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Hai mai pensato di denunciare la corruzione di cui sei stato testimone?

16/06/2014 - in corruzione, video

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Gli scandali di Expo 2015 a Milano e del Mose di Venezia riaccendono i riflettori sull’emergenza corruzione in Italia.

Scoprire la corruzione non è semplice. Ma capita, soprattutto all’estero, che ci siano cittadini che vogliano denunciare ciò di cui si trovano ad essere testimoni. Si definisce whistleblower, e già il fatto che la parola non abbia un convincente corrispettivo in italiano la dice lunga.

Abbiamo provato a raccontarvelo in questo video: guardatelo e condividetelo con i vostri amici. Aiuterete a promuovere la cultura della trasparenza.

Whistleblowing from riparte il futuro on Vimeo.

Whistleblower vuol dire letteralmente “suonatore di fischietto”: si tratta di quel lavoratore che denuncia un illecito di cui è venuto a conoscenza all’interno dell’organizzazione in cui lavora, pubblica o privata che sia. Negli Stati Uniti chi denuncia è protetto da leggi federali e nazionali e, in molti casi, viene addirittura ricompensato in denaro dallo Stato. In Italia invece, come anche in altri Paesi d’Europa, c’è ancora tanta strada da fare.

In questi giorni, sulla scia dello scandalo Expo, ha visto la luce “Expoleaks”: una vera e propria piattaforma per il whistleblowing promossa da IRPI – Investigative Reporting Project Italy e da Wired Italia. Si tratta di uno strumento a disposizione di chi voglia e abbia il coraggio di raccontare in totale anonimato a dei giornalisti indipendenti eventuali illeciti di cui è venuto a conoscenza sul lavoro.

I rischi corsi da chi si oppone alla corruzione sono ancora troppo alti. Spesso chi denuncia viene visto come un traditore e le ripercussioni sulla vita lavorativa e privata sono ingiustificabili: mobbing, minacce e isolamento diventano pratiche subite quotidianamente.

In Italia e in Europa si può e si deve fare di più per tutelare chi ha il coraggio di denunciare e per promuovere la cultura della trasparenza e della cooperazione.

Aiutaci a diffondere questa iniziativa: abbiamo già convinto 62 nuovi parlamentari europei – di cui 22 italiani – a impegnarsi a Bruxelles e Strasburgo per una direttiva sul whistleblowing. E ora chiediamo risposte concrete al Governo Renzi.

Non possiamo più accettare che chi rompe il muro dell’omertà perda il lavoro o rischi la vita.