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Quanto ci costa (davvero) la corruzione?

11/04/2014 - in corruzione

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AlbertoVannucciQuanto vale la corruzione? Prova a rispondere a questa annosa domanda il prof. Alberto Vannucci sul Fatto Quotidiano, sostenitore della prima ora della campagna e autore de “L’atlante della corruzione”, EGA edizioni, la “bibbia” di Riparte il futuro.

Nell’articolo si parla di due degli ultimi fatti di cronaca che hanno visto dirigenti corrotti gonfiare i prezzi per forniture e servizi pagati con denaro pubblico. Il primo caso è quello dell’Enac, dove già dalle intercettazioni emergono alcune stime: “A noi ce danno 900 mila euro e io il lavoro lo faccio fa’ a un altro per 62 mila… lui guadagna il 91 per cento”. “Hanno fatto co’ tremila euro un lavoro de settantacinquemila, sulle facciate”. E ancora, rassicurandosi a vicenda che non c’è nulla da temere, tanto si è sempre fatto così: “Ma lo sanno tutti, dai… siamo la barzelletta dell’Urbe…”.

Ma non si tratta dell’unico caso. Secondo gli inquirenti l’extra guadagno della corruzione targata Enac ha raggiunto livelli ben più alti: “appalto da 66mila euro per alloggi di servizio affidato in subappalto per soli 4500 euro; ristrutturazione di una recinzione pagata 866 mila euro ma realizzata in subappalto per 71 mila euro; lavori da quasi 900 mila euro subappaltati per 90mila; costruzione di un hangar con standard di qualità talmente bassi che dopo un anno già cadeva a pezzi”. Profitti che oscillano tra il 900 e il 1.500 per cento.

Un’Asl di Foggia è riuscita a fare ancora peggio. Grazie a qualche tangente da 20 mila euro, si è riuscito a far acquistare “929 flaconi di disinfettante per sala operatoria a 1920 euro l’uno, a fronte di un prezzo di 48 sterline – circa 60 euro – praticato dal produttore inglese: più del 3000 per cento l’extra-profitto della corruzione. Un saccheggio da guiness dei primati, capace di far arrossire di vergogna primari e funzionari da poco condannati nella stessa Asl, che si sarebbero contentati di gonfiare il prezzo pagato per un taglia-aghi del valore commerciale di 240 euro fino a 3240 euro (appena il 1300 per cento di ricarica)”.

Sono dati spaventosi e comunque ristretti al caso. Sappiamo tutti che il problema della corruzione in Italia è molto più esteso e, se questa dovesse essere la media da seguire, è ben più preoccupante di quanto descritto dalla Corte dei Conti, convinta che le rendite della corruzione si attestino al 40%. Vannucci ricorda che nel 2011 i contratti per opere, forniture e servizi pubblici sono stati pari al 15,9 per cento del Pil, circa 251 miliardi di euro e che “prosciugare anche di poco le rendite della corruzione porterebbe a un risparmio di qualche decina di miliardi di euro nel bilanci dello Stato”.

Proprio per questo dal presidente dell’Enac, Vito Riggio, ci si aspettava qualcosa di più che una semplice presa di distanza dai fatti di Ciampino. “Siamo dispiaciuti – ha dichiarato -, ma siamo certi che si tratta di un episodio circoscritto. Finora la struttura dell’Enac è stata immune da questi episodi”. “Strana rimozione – incalza Vannucci -, visto che è ancora fresco il ricordo della tangente di 40mila euro che sarebbe stata versata all’allora consigliere Enac Franco Ponzato in cambio del certificato di operatore aereo, necessario a un imprenditore per partecipare – vittoria assicurata, manco a dirlo – una gara d’appalto per il servizio di collegamento all’Isola d’Elba”.


“Il patto scellerato tra funzionari infedeli e rappresentanti politici”. Così Scalfarotto sugli arresti per concussione a Foggia

04/04/2014 - in corruzione

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ivan_scalfarottoIl problema della corruzione in Italia tocca diversi ambiti. Uno dei più colpiti è la politica stessa che tarda nel fornire allo Stato un’arma utile a contrastare il fenomeno.

Ne è un chiaro esempio quel che è sucesso ieri a Foggia, dove gli agenti della Squadra Mobile hanno arrestato per concussione e tentata concussione un dirigente del Comune, Fernando Biagini, 52 anni, un consigliere comunale, Massimo Laccetti, 43 anni, e un imprenditore, Adriano Bruno, 46 anni. I primi due sono finiti in carcere, mentre l’imprenditore è agli arresti domiciliari.

Non possiamo dimenticare che Foggia è la città di Francesco Marcone, funzionario dell’Ufficio del registro che il 22 marzo 1995 denunciò truffe di cui venne a coscenza e 9 giorni dopo fu ucciso, per ragioni non accertate in tribunale.

Sul fatto è intervenuto il Sottosegretario di Stato al Ministero delle Riforme costituzionali e Rapporti con il Parlamento, Ivan Scalfarotto, di origini foggiane, ammettendo che “Nelle accuse formulate, emerge un meccanismo tristemente noto nei funzionamenti e nei malfunzionamenti della pubblica amministrazione: quello del patto scellerato tra funzionari infedeli e rappresentanti politici per estorcere indebite dazioni alle imprese del territorio. Un sistema criminoso e criminogeno la cui eradicazione non può essere affidata solo alla repressione, ma ad un’oculata azione di controllo e prevenzione.“

Secondo quanto riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno “i tre arrestati, con ruoli differenti – Biagini nelle sue funzioni di dirigente comunale e gli altri due quali intermediari – avrebbero costretto un imprenditore edile locale (che è stato anche vittima di intimidazioni, comunque non contestate nel provvedimento) a versare una tangente di 80mila euro in contanti per chiudere il contratto per la realizzazione di un immobile da adibire a sede di uffici giudiziari. La tangente sarebbe stata pagata in tre tranche di 50mila euro, cinquemila euro e 25mila euro. Lo stesso imprenditore sarebbe stato vittima di un tentativo di concussione”.

È convinzione degli inquirenti che gli indagati avrebbero rivolto analoghe richieste, in un recente passato, “ad un numero molto elevato di imprenditori e in molte occasioni, secondo gli investigatori, le somme sono state effettivamente pagate. Gli inquirenti auspicano quindi che le eventuali vittime di questo sistema si facciano avanti riferendo particolari utili all’accertamento della verità”.