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La nuova Casa dello studente di Foggia dedicata alla memoria di Franco Marcone, un uomo integro

23/09/2013 - in corruzione, Libera e Gruppo Abele

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“A chi intitoliamo la nuova Casa dello studente?”, lo ha chiesto l’Università degli Studi di Foggia ai propri studenti e dal sondaggio è stato scelto Francesco Marcone, un funzionario onesto che credeva fermamente nel ruolo dello Stato.
Direttore dell’Ufficio del Registro di Foggia, Marcone fu freddato il 31 marzo del 1995 alle ore 19,15 nell’androne di casa sua, in pieno centro. La sua integrità era una colpa agli occhi della criminalità organizzata che agiva nella Foggia di quegli anni, dominata da forti interessi nel campo edile, luogo d’incontro di colletti bianchi e pubblica amministrazione. Franco Marcone non aveva ascoltato il canto alle sirene della corruzione e si era femamente opposto.

Dedicando alla sua memoria il nuovo stabile della Casa dello studente, i giovani di Foggia e l’Università rinnovano l’attenzione su un caso che non può trovare pace. La causa scatenante dell’omicidio di Marcone infatti non è mai stata rintracciata e la vicenda giudiziaria è stata troncata, nel 2004, con la scomparsa improvvisa di Raffaele Rinaldi, unico sospettato come esecutore materiale, morto in seguito a uno strano incidente in moto. Dieci anni di misteri, criptici indizi di risoluzione, rebus, allusioni, lettere anonime e un’archiviazione.

“Lo Stato siamo noi” ripeteva spesso Marcone, sia in pubblico, sia alla sua famiglia. Il Coordinamento di Libera Puglia ha scritto una lettera ai familiari sottolineando l’importanza di questa dedica: “linfa vitale per la nostra lotta quotidiana per la giustizia, che rinfranca i nostri animi spesso stanchi di fronte alle ingiustizie e che aiuta a credere con rinnovata fiducia in quella parte migliore della cittadinanza foggiana”.

“Sono molto lieto della scelta, confermata dal Senato Accademico di Ateneo, di intitolare la nuova casa dello studente ex IPAB “Maria Cristina di Savoia” di Foggia a Francesco Marcone assassinato 18 anni fa. Un caso insoluto, simbolo delle storie di tutte le altre vittime della mafia foggiana,” ha dichiarato il Rettore, Giuliano Volpe. “Considero questa intitolazione un bel segnale, in una città e in un territorio difficile come quello di Capitanata, per affermare, valorizzare e promuovere la cultura della legalità soprattutto tra i giovani che sono particolarmente sensibili a questa tematica.”


Vittime della corruzione: la storia di Franco Marcone, un funzionario che credeva nel ruolo dello Stato

14/03/2013 - in Libera e Gruppo Abele

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Francesco Marcone era il direttore dell’Ufficio del Registro di Foggia. Il 31 marzo del 1995 alle ore 19,15 fu freddato con due colpi di pistola nell’androne di casa sua, in pieno centro.
Sarà la figlia, Daniela Marcone, a raccontare la sua storia sabato 16 marzo a Firenze, durante il seminario di Riparte il futuro  alla XVIII Giornata della Memoria organizzata da Libera. Un’altra testimonianza emblematica, insieme a quella di Roberta Mauri, figlia di Ambrogio Mauri, che ci aiuterà a capire quanto possano essere subdoli e deleteri i danni della corruzione sulla vita di una persona.

Anche se il caso è tutt’ora avvolto in una nebbia che a distanza di 18 anni non si ancora è dissolta, anzi sembra venga costantemente alimentata con qualche espediente artificiale, si sa per certo che i mandanti dell’omicidio e probabilmente anche gli esecutori materiali sono ancora a piede libero in città.

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Franco, come tutti lo chiamavano, era un funzionario integro che credeva nel ruolo dello Stato, inteso come organismo di singoli cittadini, di fronte all’illegalità. In una città agitata in quegli anni da forti interessi nel campo edile, luogo d’incontro di colletti bianchi, notabilato urbano e pubblica amministrazione, Franco non aveva ascoltato il canto alle sirene della corruzione e si era femamente opposto.
Gli inquirenti non hanno rintracciato la causa scatenante dell’omicidio di Marcone, la cui vicenda giudiziaria si è troncata, nel 2004, con la scomparsa improvvisa di Raffaele Rinaldi, unico sospettato come esecutore materiale, morto in seguito a uno strano incidente in moto. Quello che resta, immobile, nella storia di Franco e della sua famiglia, è una valigia strapiena di domande. Le più normali: Chi? Perché? Quando? Come? E, poi, le più complesse: Da dove è partito l’ordine? Chi ha, in contumacia, deciso di condannare a morte un uomo dello Stato dal rigore estremo?

Quel che resta è un’archiviazione arrivata dopo dieci anni di misteri, “atti maledetti”, criptici indizi di risoluzione, rebus finanche, allusioni, lettere anonime.

Nel novembre del 2005, l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ha insignito la memoria di Franco Marcone con una medaglia d’oro al valor civile.


Vittime della corruzione: la storia di Ambrogio Mauri, un uomo onesto

13/03/2013 - in Libera e Gruppo Abele

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Sabato 16 marzo a Firenze si terrà la diciottesima Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie. L’evento, promosso dall’associazione Libera a cui ogni anno partecipano migliaia di persone, è un’occasione doverosa per ricordare chi è morto solo perché, con rigore e coerenza, ha avuto il coraggio di denunciare e di esporsi.

Sono previsti molti dibattiti e seminari tra cui quello organizzato da Riparte il futuro incentrato sulle vittime della corruzione. Con questo incontro la campagna comincerà a raccontare le storie che testimoniano la spietatezza del fenomeno corruttivo, spesso considerato “solo” malcostume o brutta abitudine radicata nella vita italiana. La voce che Riparte il futuro interpreta si sta facendo sempre più chiara e potente: vogliamo costruire un’Italia diversa, capace di cucire le ferite, talvolta estreme, della corruzione.

Durante il seminario (presso Aula 6 del plesso universitario di Psicologia, via della Torretta 16 Firenze. H: 15:00, qui tutti dettagli) Roberta Mauri racconterà la storia di suo padre Ambrogio, imprenditore brianzolo schiacciato da un male a cui non voleva arrendersi, fino al punto di togliersi la vita. “Lo so, è una scelta che non dovrei fare, ma ogni giorno che vengo in ufficio è una sofferenza. Mi sento inutile e quel che è peggio non credo più nel futuro”. Caso esemplare tra le vittime della corruzione, Mauri era un imprenditore dotato: sentiva forte il peso della responsabilità nei confronti dell’azienda e dei propri dipendenti, aveva uno spiccato senso del rigore, era capace e onesto. Un mix di qualità che avrebbe dovuto garantirgli forza competitiva e merito e che al contrario, in un mondo totalmente comandato dai meccanismi del favore e della tangente, ha costituito un svantaggio. Emarginato dal mercato e disilluso dal Sistema, ancor di più dopo il disincanto di Mani Pulite, Mauri è la personificazione di un messaggio diversamente violento spesso difficile da comprendere: la pratica della stretta di mano, della bustarella, del favore non è un compromesso facile, di fronte al quale basta chiudere un occhio, ma un’arma micidiale che uccide lentamente. Mauri è morto per la sua irreprensibilità e per non aver voluto accettare quella piccola quotidiana disonestà che gli avrebbe permesso un’esistenza agiata e tranquilla.

Ecco un estratto dal libro “Un uomo onesto”, di Monica Zapelli che interverrà durante il seminario.

La storia di Ambrogio Mauri comincia e finisce in Brianza. Ha solo diciannove anni quando il padre muore, gli lascia un’officina che ripara autobus, e molti debiti. Ambrogio salva l’azienda e la trasforma in una delle realtà italiane più avanzate nella produzione di mezzi pubblici di trasporto. Insieme con la ditta Mauri, cresce e cambia anche l’Italia. Dove è normale pagare tangenti, dove l’onesta è ormai solo una vecchia moneta fuori corso. Mauri sceglie di non adeguarsi, perché lui sarà sempre scelto per quello che produce e non per quello che paga sottobanco. Così facendo però lo spazio per la sua azienda si fa sempre più stretto. Anno dopo anno diventa invisibile, regolarmente ignorata nelle gare d’appalto. Poi, il ciclone di Mani Pulite investe l’Italia del malaffare e per Ambrogio sembra la fine di un incubo. Ma il risveglio è brusco e il prezzo della disillusione altissimo: pochi anni più tardi nulla è cambiato. E Mauri rimane solo, come solo – in fondo – era sempre stato”.

Roberta Mauri è tra i primi firmatari della campagna Riparte il futuro contro la corruzione. In questi anni, dalla morte del padre avvenuta nel 1997, ha trasformato la sua perdita in forza di comunicazione, testimoniando e diffondendo una storia dolorosa, che non deve essere dimenticata.
Come lei Daniela Marcone, figlia dell’ex Direttore dell’Ufficio del Registro di Foggia Francesco Marcone, ucciso nel 1995 per non aver assecondato la corruzione che ristagnava negli uffici dove prestava servizio. Anche Daniela testimonierà nel pomeriggio del 16 marzo.

Di seguito un’intervista a Roberta Mauri realizzata dalle volontarie del presidio Antonino Cassarà di Libera Piemonte.