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Alemanno e la tangente dei filobus: emergono nuovi dettagli da un verbale

01/04/2014 - in corruzione

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[AGGIORNAMENTO 3 aprile 2014: La Procura di Roma sembra sul punto di archiviare la posizione di Alemanno, dato che gli inquirenti non avrebbero trovato riscontri a quanto dichiarato da Lorenzo Cola nell’interrogatorio. Alemanno e Pierfrancesco Guarguaglini, l’ex presidente di Finmeccanica, avrebbero infatti confermato di essersi incontrati, ma solo per discutere di come ripulire i muri della capitale dai graffiti.]

La Repubblica ha pubblicato oggi 1 aprile 2014 un’inchiesta sul verbale inedito dell’interrogatorio di Lorenzo Cola in cui l’ex facilitatore della Finmeccanica “svela come a Roma, negli anni della giunta di centro-destra, il Sistema prevedesse che non si muovesse un mattone e comunque un centesimo di spesa pubblica senza dover pagare dazio all’uomo battezzato dall’allora sindaco come grande collettore”.

Cola fa un racconto dettagliato, parlando anche di una cena in cui Gianni Alemanno “irritato per non aver concordato i pagamenti già fatti a Mancini” indica a chi versare il resto di una mazzetta. Il caso in questione è noto alle cronache e riguarda una famosa vicenda di corruzione sulla fornitura di 45 filobus per il cosiddetto “corridoio Laurentina”. La Breda-Menarini controllata da Finmeccanica pagò in quell’occasione una tangente di 700mila euro, 500mila dei quali furono destinati al tesoriere dell’allora sindaco di Roma.

Dal racconto di Cola si legge che Mancini non rispondeva più con la fedeltà che era pretesa. “Forse perchè ingelosito”, o più probabilmente e come le indagini della Procura stanno verificando, perchè chiamato a rispondere anche ad altri padroni, meno malleabili e più cattivi di Alemanno. Questi, infastidito dal comportamento del suo ex uomo di punta secondo Cola, decide di intraprendere un’altra “strada”.

Cola racconta che verso la fine del 2009, durante una cena, “Alemanno mostra di essere a conoscenza dei pagamenti intervenuti a favore di Mancini (i 500mila euro per i 45 filobus, ndr), ma il tipo di reazione che ha evidenzia che non erano pagamenti con lui concordati e manifesta molto fastidio per ciò che è avvenuto” si legge nelle carte. Un fastidio non dettato da chi scopre un giro di corruzione all’interno della sua cerchia di collaboratori, bensì (citando La Repubblica) “di chi ha scoperto di essere stato fottuto”.

Sempre secondo il verbale, quella sera fu indicato il nome di Pietro Di Paoloantonio (altro fedelissimo di Alemanno) come nuovo destinario dei 200mila euro mancanti, che, come racconta Cola, vennero in seguito recapitati.

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