Articoli con il tag “Giorgio Orsoni

Mose: la prescrizione potrebbe mandare il fumo il processo al sindaco Giorgio Orsoni

01/07/2014 - in corruzione

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In questa settimana ci saranno importanti sviluppi sul caso Mose. Soprattutto si decideranno le sorti – almeno per il momento – di alcuni dei principali coinvolti nell’inchiesta. Si saprà ad esempio se saranno confermati gli arresti domiciliari per l’ex-eurodeputata di Forza Italia Amalia Sartori, adesso che è formalmente iniziata l’VIII legislatura ed è effettivamente scaduta la sua immunità.
Si saprà anche la decisione  del Tribunale del Riesame sul ricorso presentato dall’ingegnere Alessandro Mazzi, secondo la Procura di Venezia il principale collegamento tra il sistema “tangenti-Mose” e gli ambienti politici romani. E non solo.

Nonostante la cronaca quotidiana non riporti più molti dettagli sulle vicende giudiziarie dello scandalo, sembra che per la maggior parte dei coinvolti il quadro indiziario regga, compreso quello di Giorgio Orsoni. Dopo che il gup di Venezia ha respinto il patteggiamento a 4 mesi e 15mila euro di multa poiché “la pena è risultata “incongrua rispetto alla gravità dei fatti”, l’ex sindaco si prepara ad affrontare il processo.

Processo che rischia di portare a una scadenza dei termini poiché gli episodi di finanziamento illecito dei partiti che gli vengono contestati risalgono a oltre cinque anni fa e dopo sette anni e mezzo, si sa, scatta la prescrizione. Anche se in primo grado fosse condannato, l’appello potrebbe sforare i tempi.

La lotta alla corruzione non può prescindere da una significativa riforma della prescrizione. Ecco perché chiediamo un intervento urgente e definitivo sui tempi e sui meccanismi della prescrizione: occorre che smetta di decorrere in caso di qualunque azione penale, come ad esempio il rinvio a giudizio.

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Matteo Renzi contro i politici corrotti: “il colpevole e deve fare un passo indietro”

16/06/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

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renzi_direzioneDurante la direzione del Partito Democratico, il segretario Matteo Renzi ha detto la sua sul caso di corruzione legato al Mose di Venezia, che ha investito anche il partito, lanciando un appello ai suoi. “Sulla corruzione siamo quelli che non fanno sconti a nessuno, neanche a noi stessi” ha detto il presidente del Consiglio. “Quando uno di noi, iscritto o meno, patteggia per una operazione di finanziamento illecito, chiediamo di fare un passo indietro. Chi patteggia – ha aggiunto Renzi – significa che è colpevole, chi è colpevole è giusto che non faccia il sindaco”.

All’indomani della discussione in Consiglio dei ministri del pacchetto di riforme anti-corruzione che prevede di affrontare autoriciclaggio, falso in bilancio, Daspo per politici e imprenditori corrotti (ovvero l’esclusione dalle future gare d’appalto), Matteo Renzi dichiara di voler tenere una linea dura contro i politici corrotti.

Tuttavia fino ad oggi non è stato affatto facile allontanare i colpevoli dai loro incarichi istituzionali.

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Venezia, il caso Mose: 35 arresti per corruzione, concussione, riciclaggio tra cui il sindaco Giorgio Orsoni

04/06/2014 - in corruzione

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Corruzione, concussione, riciclaggio. Mazzette a politici, commercialisti, protagonisti della finanza che conta, generali a tre stelle delle Fiamme Gialle. Tutto all’ombra degli appalti per il Mose, il sistema di dighe mobili progettato per difendere Venezia dall’acqua alta e realizzato dal Consorzio Venezia Nuova quale concessionario unico”. E’ così che Il Gazzettino riassume in poche righe l’affaire Mose, quello che il quotidiano del Nord Est rinomina la “Tangentopoli veneta”, ma che tocca anche Roma e Milano. Dalle prime ore di questa mattina, il Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle di Venezia conta 35 arresti, un centinaio di indagati e altrettante perquisizioni.

A finire in manette anche nomi illustri come “l’attuale assessore regionale alle Infrastrutture di Forza Italia, Renato Chisso, di Favaro, il sindaco di Venezia del Pd Giorgio Orsoni, il consigliere regionale Pd, Giampietro Marchese di Jesolo, il presidente del Coveco, una delle cooperative consorziate in Cvn, Franco Morbiolo di Cona, il generale in pensione Emilio Spaziante, casertano, fino al 4 settembre 2013 comandante in seconda della Guardia di Finanza e il vicentino Roberto Meneguzzo, fondatore e amministratore della Palladio Finanziaria spa, la holding diventata punto di riferimento della finanza dell’intero Nordest e non solo, che ha recitato la parte del leone in partite finanziarie del calibro di Fonsai e Generali. Richiesta di arresto anche per l’ex governatore del Veneto ed ex ministro all’Agricoltura e ai Beni culturali, ora senatore di Forza Italia, il padovano Giancarlo Galan, ma per poter procedere occorre il beneplacito dell’apposita Commissione di Palazzo Madama. Manette anche per Enzo Casarin, ex sindaco di Martellago e già arrestato e condannato per una vicenda di concussione, attualmente dirigente della segreteria di Chisso. Casarin è stato portato in caserma a Marghera”. Tra le notizie trapelate anche quella di un avviso di garanzia all’ex ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli.

Naturalmente ancora una volta a fare le spese di quest’ondata di corruzione sono stati i cittadini. Stando alle due inchieste confluite in un unico filone, si parla di fondi neri milionari, creati truccando le gare e facendo lievitare i costi non solo del Mose ma anche delle opere connesse alla salvaguardia di Venezia e finanziate con la Legge speciale. “Soldi depositati su conti criptati e affidati alla “discrezione” di istituti bancari con sede nei paradisi fiscali. Già un anno fa la domanda, retorica, che si erano posti gli inquirenti era: a cosa serviva tutto quel denaro fantasma? La risposta era contenuta nella ponderosa relazione trasmessa dal pm al gip, costellata da numerosi omissis motivati da esigenze investigative, dietro i quali si nascondevano nomi cosiddetti eccellenti di corruttori e corrotti”.

Un altro danno incommensurabile che grava sulle tasche degli italiani e sull’immagine dell’Italia stessa agli occhi del mondo.
“Immobile e imperitura”, come la definì lo scrittore Bruno Barilli, Venezia bisognava rispettarla…