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Festival del giornalismo di Perugia: si parlerà anche di Riparte il futuro con Luigi Ciotti, Gian Antonio Stella e i massimi esperti di open data

29/04/2014 - in Politico e digitale

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Si parlerà anche di corruzione all’ottava edizione del Festival internazionale del giornalismo di Perugia dal 30 aprile al 4 maggio. Un’occasione importante che raccoglierà nel capoluogo umbro oltre 500 speaker da tutto il mondo, più di 200 eventi, tutto rigorosamente a ingresso libero, per affrontare il presente e il futuro dei media in relazione alla politica e all’attualità. E si parlerà anche un po’ di Riparte il futuro.

Innanzitutto sarà presente il fondatore delle associazioni promotrici, Luigi Ciotti, che dialogherà con il giornalista Gian Antonio Stella proprio sul tema fulcro della campagna: la lotta alla corruzione. Titolo dell’incontro una domanda che ha assunto nostro malgrado un tono retorico: da Mani Pulite a oggi cos’è cambiato? Il fondatore di Libera e Gruppo Abele e Stella, che si è soffermato spesso sulla battaglia di Riparte il futuro sulle pagine del Corriere, affronteranno il problema che resta al centro di un dibattito senza torvare mai soluzioni definitive. Che cosa non ha funzionato nella lotta contro un fenomeno che tutti a parole vogliono combattere? L’appuntamento da non perdere è il  30 aprile dalle 21 alle 22.30 presso la Sala dei Notari in piazza VI novembre a Perugia.

Sempre il 30 aprile, dalle 11 alle 14 presso l’Hotel San Gallo, sarà Leonardo Ferrante, responsabile scientifico di Riparte il futuro, a portare l’esempio della campagna che è già diventata la più grande mobilitazione digitale mai organizzata in Italia. Tema dell’incontro “Il ruolo degli Open Data per rilevare e prevenire la corruzione”, in cui si discuterà, assieme ad altri importanti esponenti di questo settore in grande divenire, di trasparenza, accesso civico e in particolare di come gli open data possono essere utilizzati dalla società civile.

Il giornalismo gioca un ruolo fondamentale nell’evoluzione dei tempi. Perciò, anche nella lotta alla corruzione, priorità per il futuro del Paese, il giornalismo e in particolare il data journalism devono avere il proprio ruolo e la propria responsabilità.

Ci vediamo a Perugia!


I ragazzi di Pippo Fava, giornalista assassinato da Cosa nostra, continuano a ascoltare e a diffondere la sua voce

07/01/2014 - in corruzione

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Sono passati 30 anni dall’omicidio di Pippo Fava, giornalista catanese (nato in provincia di Siracusa) ucciso da Cosa nostra per aver perseguito un obiettivo naturale della professione giornalistica ovvero raccontare la verità. Ricordare questa tragica ricorrenza a livello nazionale deve servire a  mantenere viva la forza del suo esempio.
Il 5 gennaio, giorno in cui nel 1984 Fava fu freddato con cinque colpi di pistola alla nuca mentre andava a prendere la nipote alle prove di teatro, Rai Tre ha mandato in onda un docufilm dal titolo “I ragazzi di Pippo Fava“, di Gualtiero Peirce e Antonio Roccuzzo, prodotto da Cyrano New Media con RaiFiction, regia di Franza Di Rosa.

Ritorniamo su questa notizia per due ragioni. Una per suggerire la visione del docufilm a chi se lo fosse perso (può rivederlo per intero sul sito della Rai >>), la seconda per porre l’accento sulla importante iniziativa dei ragazzi di Wikimafia che, lanciando una petizione last minute, hanno fatto sì che la Rai rivedesse il proprio palinsesto spostando la proiezione del documentario in prima serata, anziché in seconda.

“Rispetto a quanto annunciato qualche settimana fa, il documentario con cui la RAI omaggerà la figura del giornalista (I ragazzi di Pippo Fava) non andrà in onda in prima serata alle 21:30, bensì in seconda, alle 23:40. Al suo posto è stato programmato il film d’animazione “Rango“ – scrivevano i ragazzi di Wikimafia rivolgendosi direttamente a Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi del cda RaiCiò ci lascia alquanto perplessi: il servizio pubblico, e in particolare RaiTre, che si fregia di puntare tutto sulla diffusione della cultura e del sapere, preferisce mandare in seconda serata Pippo Fava e gli preferisce un cartone della Paramount Pictures. [...] Siamo certi di trovare in voi gli interlocutori più adatti per capire questo nostro disagio come giovani cittadini italiani e, anzitutto, come contribuenti che finanziano il servizio pubblico attraverso il canone. Vi chiediamo di fare tutto quello che siete tecnicamente in grado di fare per modificare la programmazione e permettere la trasmissione in prima serata della storia di Pippo Fava. Lo merita lui e lo meritano anche i nostri coetanei che quando è morto non erano ancora nati.” Grazie alle 700 firme raccolte in pochi giorni la Rai ha accolto la richiesta.

All’esempio di professionalità e impegno civile di Pippo Fava, che scelse per il suo giornale “I siciliani” una redazione di ventenni nell’intenzione di trasferirgli un progetto professionale e di vita, si aggiunge la tenacia dei ragazzi di Wikimafia e di chi, come i 350.000 firmatari della petizione Riparte il futuro, sceglie ogni giorno da che parte stare. La lotta all’illegalità, alla corruzione e alla criminalità organizzata, facce di uno stesso mostro da combattere, comincia con una firma e con una grande sfida culturale a cui siamo tutti chiamati. Il buon giornalismo, l’informazione tesa alla verità, è un ingrediente essenziale per vincere questa battaglia.

Io ho un concetto etico del giornalismo – scrisse Pippo Fava ne “Lo spirito di un giornale” – Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo.”

LG