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In Italia 11 detenuti per corruzione. E la prescrizione dilagante fa sì che i beni rimangano nelle tasche dei corrotti e corruttori

27/02/2014 - in corruzione

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processo_breve_ansa“I colletti bianchi non pagano mai”, lo afferma l’Espresso (articolo di Lirio Abbate e Paolo Biondani) analizzando i dati sulla prescrizione in Italia e il bilancio delle carceri. Sugli oltre 60 mila detenuti solo 11 sono condannati per reati corruzione, 26 per concussione, 46 per peculato (cioè per furto di denaro pubblico), 27 per abuso d’ufficio aggravato secondo i dati del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria raccolti (aggiornati al novembre 2013).

A godere della prescrizione, ovvero l’estinzione del reato perché il processo è durato oltre i limiti previsti dalla legge, sono soprattutto dirigenti e funzionari pubblici che nonostante l’accertamento del reato stesso rimangono impuniti. Ma c’è di più: i beni sequestrati in fase di indagine provenienti da corruzione e concussione tornano nelle loro tasche, con un enorme danno per le finanze pubbliche.

Facendo le dovute premesse sull’importanza formale della prescrizione come mezzo di tutela per evitare che un essere umano possa essere perseguitato con processi infiniti, è innegabile che l’Italia ne abusi (siamo l’unico Paese al mondo in cui continua a decorrere in tutti e tre i gradi di giudizio). Totale: 128mila processi prescritti nell’ultimo anno giudiziario. E le riforme apportate non hanno fatto che peggiorare la situazione.

Nessun giustizialismo, ma la ferma denuncia dell’abuso di prescrizione per tutti i tipi di reati. In particolare – come esplicitato nell’Agenda di Riparte il futuro su cui invitiamo tutti a commentare - non è ammissibile che in uno Stato come il nostro, riconosciuto ad alto tasso di corruzione da tutti i report e le classifiche internazionali (da Transparency International alla Commissione europea) e dalla stessa Corte dei Conti, i colletti bianchi corrotti corruttori possano farla molto spesso franca. A pagare il prezzo siamo noi cittadini, vittime diffuse di un reato che si ripercuote sulla qualità della nostra vita sottraendo allo Stato le risorse destinate a servirla, tutelarla, migliorarla.

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Laura Ghisellini