Articoli con il tag “grandi opere

Arriva OpenExpo (con due anni di ritardo) e Renzi lo annuncia su Twitter “dati e informazioni per tutti “

12/09/2014 - in trasparenza

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“OpenExpo con la trasparenza online disponibili dati e informazioni per tutti #italiariparte” con questo tweet il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha annunciato ieri il lancio del nuovo sito di Open Expo che offre tutte le informazioni sui lavori dell’evento planetario che si terrà a Milano nel 2015.

“Open Expo è una iniziativa di Expo 2015 volta ad assicurare la totale trasparenza all’Esposizione Universale del 2015 attraverso la pubblicazione in formato aperto di tutte le informazioni riguardanti la gestione, la progettazione, l’organizzazione e lo svolgimento dell’evento – si legge nella sezione ‘Cos’è Open Expo’ del sito -. In questa logica OpenExpo2015. it intende arricchire le informazioni già rilasciate da Expo 2015 S. p. A nella sezione Amministrazione trasparente rendendo disponibili i dati relativi alla gestione economica dell’evento (entrate e uscite, acquisti, pagamenti e relativi beneficiari), alle opere realizzate (cantieri, descrizione delle opere, importi previsti per la loro realizzazione) e alle eventuali varianti nello svolgimento della manifestazione (numero di visitatori, mobilità e trasporto pubblico). Sul portale OpenExpo2015. it sono inoltre disponibili infografiche dinamiche costantemente aggiornate che consentono a chiunque di avere un idea chiara, a colpo d’occhio dello stato di avanzamento dei lavori e, più in generale, dell’andamento dell’intero evento”.

Benissimo, si tratta di un’ottima iniziativa. Peccato che, come vi avevamo raccontato ai tempi dello scandalo, Open Expo arrivi con almeno due anni di ritardo sulla tabella di marcia. Doveva infatti partire nel 2012 per garantire trasparenza degli appalti in via preventiva e non a cose fatte. Ma poi non se ne è più parlato, fino agli arresti di maggio. Le sue funzioni sarebbero state molto utili a evitare quanto accaduto.
Tuttavia piangere sul latte versato non serve a niente e speriamo che questo portale possa essere veramente efficace e aggiornato. Nei prossimi giorni ne valuteremo le prestazioni e vi faremo sapere!

Stay tuned

 


Il piano di monitoraggio finanziario “Capaci”: 200 grandi opere controllate mediante sistemi informatici

31/07/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

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capaci_logoSentendo la parola “Capaci” a ciascuno di noi torna in mente la strage in cui persero la vita il giudice Falcone, sua moglie Morvillo e i tre agenti della scorta Schifani, Dicillo e Montinaro. Ma da oggi questa parola è anche l’anagramma di “Creating Automated Procedures Against Criminal Infiltration of public contracts”, cioè il sistema di monitoraggio istiuzionale introdotto dal decreto di riforma della Pubblica Amministrazione di giugno  che mira a mappare i flussi finanziari relativi a circa 200 grandi opere pubbliche del Paese.

La scelta del nome è forse un modo per sottolineare come oggi la lotta alle infiltrazioni criminali passi anche per procedure automatiche che si fondano sull’elaborazione dei dati, in grado di ridurre il rischio umano. Questo nuovo sistema, infatti, monitorando e tracciando i flussi finanziari, intrecciando in maniera complessa vari database, dovrebbe automaticamente restituire segnali di allarme e bandiere rosse quando risultano informazioni non coerenti. Un meccanismo che probabilmente,negli intenti di chi l’ha organizzato, mira a evitare parzialmente il rischio che corre colui che indaga su corruzione, crimine organizzato, mafie. La storia conta tanti esempi di uomini che hanno pagato questo rischio a caro prezzo, tra cui lo stesso giudice Falcone.

Sicuramente non sarà mai possibile sostituire la valutazione umana, per la famosa norma secondo la quale “fatta la legge, trovato l’inganno”. Sarà comunque necessario metterci la testa, le migliori competenze, e un certo rischio. Ma sicuramente l’analisi dei “big data”, per dirla all’americana (Obama ha vinto una campagna elettorale introducendo questi temi), può essere molto utile: quella della digitalizzazione è una frontiera ancora tutta da esplorare, in Italia. Non possiamo che agurarci una crescita esponenziale di queste esperienze, e soprattutto che diventino la norma, non solo sperimentazioni parziali.

Il sistema è stato messo a punto da Consorzio Cbi e Abi e presto diventerà obbligatorio per tutti i soggetti coinvolti, su richiesta del Ministero dell’Interno e di altri soggetti istituzionali quali la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Dipartimento per la Programmazione ed il Coordinamento della Politica Economica (DIPE), il Ministero Economia e Finanze, il Dipartimento del Tesoro, il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, il Comitato di Sorveglianza Grandi Opere, e la Direzione Investigativa Antimafia (DIA).

Leonardo Ferrante


C’è qualcosa che non va se un’opera pubblica è “in fase di completamento”… da 40 anni. Rizzoli presenta “Corruzione a norma di legge”

08/07/2014 - in corruzione

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2980443-9788817075701Se qualcuno si chiedesse come sia possibile che le grandi opere siano totalmente pervase di corruzione nostrana, come sia possibile che personaggi poco limpidi (con più di qualche scheletro nell’armadio) riescano sempre ad avere per le mani denaro pubblico o come sia possibile che per oltre quarant’anni abbiamo creduto che il Mose di Venezia fosse in fase di completamento, troverà finalmente qualche risposta nell’ultima fatica di Giorgio Barbieri e Francesco Giavazzi: il saggio “Corruzione a norma di legge. La lobby delle grandi opere che affonda l’Italia” da ieri in libreria per Rizzoli.

La storia del Mose è solo l’epicentro intorno al quale i due autori ruotano per raccontare come il sistema degli appalti italiano sia malato e, purtroppo, lontano da una cura. Non si può essere infatti ottimisti di fronte a notizie come il ritorno di Patrizio Cuccioletta alla carica di Magistrato alle acque.  Per ordine di Altero Matteoli di Forza Italia, nonostante le accuse di irregolarità per cui era stato rimosso nel 2001, Cuccioletta è stato rimesso alcuni anni dopo al suo posto, come se niente fosse successo. Nel suo primo mandato Cuccioletta aveva collezionato “234 giornate lavorative di assenza su 381” e aveva fatto “un uso improprio dei poteri d’urgenza”. Proprio quella “urgenza” che sembra rappresentare una sorta di “password della corruzione” intorno all’affare Mose.

Nel presentare il libro sul Corriere della Sera, Gian Antonio Stella parla delle “disinvolte scorciatoie per scansare ogni intralcio normativo in nome dell’urgenza («Le opere per salvare Venezia verranno ultimate entro il 1995», giurava Craxi nel 1986), col risultato che chi oggi chiede se «una scelta tecnologica fatta quarant’anni fa sia tuttora idonea, soprattutto alla luce dell’analisi costi-benefici», si sente rispondere che «è troppo tardi, ma è una domanda che, in quarant’anni, mai è stato consentito porre, sempre con la scusa che ‘ormai i lavori sono quasi finiti’»”.

Stella spiega poi come gli autori distinguano due tipi di corruzione. Il primo è quello classico, la tangente, per cui talvolta scatta l’arresto. Mentre il secondo è più pericoloso e ambiguo «perché – come si legge nel libro – nessuna legge viene violata sono le leggi stesse a essere state corrotte, cioè scritte e approvate per il tornaconto dei privati contro l’interesse dello Stato, o per alcuni privati a svantaggio di altri. Di fronte a questo tipo di corruzione la giustizia non possiede armi. Nel momento in cui la regola corrotta viene applicata nessuno commette alcun reato; i reati semmai sono stati compiuti quando il Parlamento ha approvato le leggi, ma sono più difficili da dimostrare e sanzionare».

Corruzione a norma di legge
di Giorgio Barbieri, Francesco Giavazzi
Rizzoli 2014, 238 pp. 15.00 €

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Tra luci e ombre, il Brasile è al centro del campo. L’analisi fuori dai luoghi comuni di Diego Corrado, economista

24/06/2014 - in corruzione, dall'estero

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Il Brasile è al centro del campo, con un Mondiale in corso, un’Olimpiade in programma e un’economia in costante crescita, anche se più contenuta rispetto agli anni del boom. Tra la corruzione e i tanti problemi di ordine sociale da un lato e le buone strategie governative per incentivare gli investimenti dall’altro, la terra dei verde-oro sta dimostrando forte volontà di cambiamento e sotto alcuni punti di vista ci sta dando l’esempio.  Abbiamo chiesto al Prof. Diego Corrado, economista esperto di diritto dell’impresa e internazionalizzazione verso l’America Latina, autore del libro  Brasile senza maschere edito dall’Università Bocconi, un’analisi sincera e un confronto con il nostro Paese, alla vigilia di Expo2015.

Le stime valutano che nonostante lo sforzo ingente il mondiale porterà un modesto incremento del Pil, che i nuovi posti di lavoro saranno meno del previsto e l’inflazione aumenterà il costo della vita per gli anni a venire. Non è stato un buon affare?
Senz’altro il Brasile si trova in un momento diverso dal 2007 , anno in cui la World Cup fu assegnata a un paese allora sulla cresta dell’onda. Quest’onda oggi si è molto ridimensionata ma non è finita. La crescita è del 4% di media negli ultimi 10 anni, ha toccato punte del 7,5 nel 2010 e adesso è tra lo 0.9 e il 2. L’inflazione resta alta ma niente di drammatico. Certo questo ha fatto sorgere una grande incertezza per la classe media brasiliana che si era illusa di avere davanti un futuro solo roseo e adesso rivendica diritti che prima non sapeva neppure di avere. Ma scendere in piazza è una costante della storia brasiliana, storicamente fatta di forti movimenti, di società civile che si organizza.
Sfatiamo un mito: che gli eventi sportivi portino in sé grandissimi benefici concreti è una cosa che viene venduta e cavalcata dai politici che li conquistano. Portano sicuramente consenso, spesa pubblica, prestigio, ma la letteratura economica è molto più cauta rispetto ai benefici materiali. Più che i reali guadagni, il Brasile di Lula di 7 anni fa, quando ottenne l’assegnazione, aveva bisogno di una consacrazione internazionale. Di fronte all’iperinflazione, all’instabilità, alla violenza, all’estrema disuguaglianza voleva dire: non siamo più un paese pittoresco, folcloristico e pieno di problemi, ma siamo una potenza.

La Corte dei conti sta indagando su sospetti extracosti e sovraffatturazioni legati alle grandi opere mentre il governo offre un conteggio in chiaro sul portale della trasparenza. Come  si sta muovendo il paese in termini di prevenzione e contrasto della corruzione?
Anche in Brasile, come in Italia, c’è un sistema istituzionale inefficiente che favorisce pratiche corruttive. Sono tante le cose che abbiamo in comune. Cito però un fatto in cui  loro ci hanno dato una bella lezione: quando di recente alcuni esponenti governativi di primo piano del Partido de los Trabajadores sono stati coinvolti in un grave scandalo di corruzione, la giustizia li ha condannati, e fatto inaudito, a novembre scorso sono stati rinchiusi nel carcere di Brasilia. Noi abbiamo avuto Tangentopoli ma molti dei politici che sono andati alla sbarra non sono poi mai finiti in carcere. E ancora: nel primo anno del suo governo, Dilma Roussef ha sostituito 7 ministri, tra cui  quello dell’economia e dello sport, che per un motivo e per un altro sono divenuti oggetto di critiche su episodi oscuri. Invece di insabbiare il fatto, la Presidente non ha esitato a rimuovere dall’incarico personaggi “chiacchierati”. In particolare per Antonio Palocci, ministro di rilievo del governo, è bastata un’inchiesta del Folha de Sao Paulo in cui è emerso che il suo patrimonio era inspiegabilmente aumentato di 20 volte negli ultimi 5-6 anni. Nessuna accusa, nessun processo: di fronte alla pressione dell’opinione pubblica Dilma Roussef lo ha fatto fuori.

Il problema corruzione è innanzitutto di ordine economico. In particolare rappresenta un grave deterrente agli investimenti specialmente stranieri perché penalizza la fiducia. Questa regola non vale però per i paesi del BRICS che pur essendo messi peggio dell’Italia a livello di corruzione, secondo le classifiche, attirano molti investimenti… Come mai?
La risposta è “il nuovo”: quando uno pensa di investire nel Brasile è a conoscenza delle ombre ma vede un anche delle luci, vede un Paese che si sta muovendo verso una direzione. Il reddito medio del Brasile è un terzo di quello italiano, sono messi molto peggio di noi, ma la tendenza è la crescita. La popolazione si rivolge per la prima volta al mercato dei consumi, vuole affermare il proprio status, mette in tavola per i propri amici una buona bottiglia di Chianti, acquista i mobili di design italiani, compra da Armani, Gucci, Prada. Il prodotto “importados” è per loro un simbolo di inclusione, partecipazione, contro l’emarginazione che hanno subito fino a pochi anni fa. L’imprenditore sa bene che non sta andando a investire in Svizzera o in Danimarca e se non è uno sprovveduto si fa i suoi conti. E trova un ambiente normativo dove tra mille difficoltà si fanno passi avanti. Ad esempio c’è un sistema molto pesante a livello burocratico per arginare il riciclaggio di denaro sporco. Il Brasile non è un paese “arrivato” ma è un paese che si è incamminato.

Anche l’Italia si sta cimentando in un grande evento planetario, l’Expo, ma con dei risultati discutibili…
È una questione di Governance. Senza andare a vedere quello che è accaduto poche settimane fa, gli scandali balzati alle cronache, il problema è che non siamo riusciti a fare un investimento progettando un utilizzo a lungo termine. L’esempio delle ultime Olimpiadi di Londra è eloquente: gli inglesi avevano già previsto, prima ancora di costruirle, che le palazzine per ospitare gli atleti sarebbero diventate appartamenti agevolati per le famiglie e così via…
In Italia dobbiamo ragionare sulle norme che creano delle Istituzioni etiche e trasparenti. Ci deve essere un’organizzazione in grado di prevenire e isolare le tentazioni che il singolo può avere e che purtroppo esistono nella natura umana. Fare etica degli affari non vuol dire fare “i buoni” ma vuol dire basarsi su principi, regole e norme per fare business. Non è facile, perché si rischia l’irrigidimento burocratico, ma la strada è quella.


Scesi dal 55 al 10% i finanziamenti esteri per i lavori pubblici italiani. Troppa corruzione, le banche non si fidano

13/06/2014 - in corruzione, dall'estero

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“The rule of law”, è questo ciò che manca al nostro Paese per guadagnarsi la fiducia (e di conseguenza i capitali) degli investitori stranieri, delle banche e degli operatori finanziari esteri.
Nell’ultimo anno, secondo l’indagine dell’Aibe (Associazione fra le Banche Estere in Italia), i finanziamenti esteri per i lavori pubblici  sono crollati dal 55% al 10% ed è sensibilmente scesa anche la raccolta estera nel private equity (18%, circa 855 milioni di euro).

Del resto come fidarsi di un Paese in cui –  come dimostrano le cronache degli ultimi giorni su Mose e Expo – le regole non vengono rispettate, la giustizia non è garantita, la burocrazia alimenta la corruzione, la competizione è falsata? Sulla scia del sentimento di indignazione sociale e sull’onda mediatica di questi giorni, governo e Parlamento sembrano aver recepito la necessità di intervenire subito.
Anche la nostra campagna si batte da un anno e mezzo – compresi i periodi in cui i riflettori della cronaca si sono spenti e la corruzione ha continuato a crescere indisturbata – per portare questa battaglia all’attenzione delle Istituzioni. La corruzione è un’ emergenza di ordine economico, da preporre a ogni intervento contro la “crisi”, è tempo di ammetterlo.
Proprio in queste ore il Consiglio dei ministri è riunito per decidere sul potenziamento dei compiti dell’Anac, Autorità nazionale anticorruzione, e vedremo cosa otterremo.

«I dati reali del 2013 e l’analisi delle aspettative indicano con chiarezza che siamo nel mezzo di un punto di svolta decisivo – ha dichiarato il presidente di Aibe Guido Rosa – O è la volta buona per avviare concretamente le riforme strutturali di sistema, piegando ritardi storici e contraddizioni politiche alla fiducia del cambiamento, per fare dell’Italia un Paese più attraente per gli operatori esteri, o la delusione che deriverebbe dall’ennesimo vanificarsi di crescenti attese sulle nuove spinte propulsive di governo rischia di portare ad un definitivo declino».

A far fare dietrofront agli operatori è soprattutto «la corruzione che – denuncia Rosa – porta a ipotizzare che sarebbe meglio abbandonare ogni attenzione alle grandi opere per gli insopportabili inquinamenti e deviazioni che ne derivano, in una irrisolta questione morale tra le classi dirigenti e i pubblici poteri».

Ma ci sono altre criticità che ostacolano i finanziamenti: «Le distorsioni burocratico-amministrative, il potere discrezionale di interpretare norme in continua sovrapposizione sono l’habitat dove si annida la corruzione dei pubblici poteri, nella loro inadeguatezza ad esercitare il primato della politica anche nell’utilizzo di strumenti finanziari innovativi. In particolare, per gli operatori esteri sono difficili da accettare le incertezze interpretative della giustizia civile, che determinano sovrapposizioni di interventi arbitrari e punitivi.” Molto critica anche nei confronti del Fisco che penalizza la nuova imprenditoria e la competitività. Ma è la burocrazia, secondo Rosa, la vera bestia nera che scoraggia i principali operatori finanziari internazionali dall’impiegare capitali nel nostro Paese.

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La corruzione non risparmia la bellezza. Dalla Reggia di Venaria scatta l’allarme restauri

16/10/2013 - in corruzione

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Le grandi opere pubbliche a causa della crisi non si costruiscono più. Eppure – a patto che siano adeguate, utili, strategiche e correttamente monitorate – rappresenterebbero una grande ricchezza per la crescita del Paese. La situazione economica attuale frena i nuovi cantieri (salvo rari casi) e ci costringe a ragionare su che cosa manchi veramente all’Italia di oggi. Il 13 ottobre Renzo Piano, ospite nella trasmissione “Che tempo che fa”, sottolineava l’importanza di tornare a valorizzare l’esistente, anziché costruire nuove opere. Ed è vero: il patrimonio architettonico italiano dovrebbe essere valorizzato al massimo, innovato, riportato in vita e restituito alla collettività. Dovrebbe essere strappato all’abbandono, all’incuria, alla dimenticanza, alla perdita di senso e valore.
Ma è necessario tenere gli occhi ben aperti: dove noi vediamo bellezza, possibilità di rinascita e di innovazione, i corrotti e corruttori vedono aprirsi nuove opportunità di arricchimento.

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L’ultimo scandalo, su ci sta indagando la magistratura, arriva dal Piemonte dove l’inchiesta in piedi dal 2011 per i reati di turbativa d’asta e truffa aggravata per i lavori di restauro della reggia di Venaria Reale e di altri palazzi storici ha portato all’arresto di cinque persone. Tra questi l’ex sovrintendente Francesco Pernice, attualmente direttore del Settore Conservazione dei Beni architettonici e Impianti del Consorzio di valorizzazione e direttore delle Reggia da circa vent’anni. Insieme a lui anche l’ex presidente della Giunta piemontese Ezio Enrietti e altri funzionari e dirigenti coinvolti nelle gare d’appalto.

Il caso locale fa scattare un allarme sull’intera situazione nazionale per cui è necessario alzare il livello di attenzione: anche nel mondo degli appalti per restauri, che possono essere definite “grandi opere minori”, è importante istituire sistemi di monitoraggio che informino in maniera diffusa sui costi, sui sub-contratti, su tempi certi, sulle procedure di aggiudicazione, per permettere a tutti di sapere in che modo vengono spese le risorse pubbliche. Accendere una luce ed essere trasparenti è il primo strumento per prevenire la corruzione e l’illegalità in questo settore.
La corruzione non risparmia il patrimonio artistico nazionale, anzi, come è accaduto nel caso piemontese, trova nell’imponente bellezza che tutto il mondo ci invidia un territorio fragile da contaminare e corrodere.

Leonardo Ferrante

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Riforme istituzionali: ecco come Riparte il futuro. Riflessioni sul programma dei saggi

17/04/2013 - in corruzione

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Il Gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali, nominato da Giorgio Napolitano per fare il punto sul da farsi, ha consegnato qualche giorno fa un’ampia relazione. Molti l’hanno giudicata utile, altri meno. In ogni caso il documento – insieme a quello stilato dal Gruppo incaricato di riflettere sui temi economici – tocca vari punti chiave da cui far ripartire lo sviluppo del Paese.
I saggi hanno ascoltato anche la richiesta di Riparte il futuro, inserendo fra i punti programmatici da attuarsi nel prossimo futuro  la modifica dell’art. 416 ter sullo scambio elettorale politico-mafioso, richiesta dai quasi 180.000 firmatari della petizione online.

Abbiamo analizzato la relazione dei saggi alla luce della battaglia che abbiamo intrapreso dal 16 gennaio e che ci ha portato in pochissimi mesi a ottenere dei risultati concreti incoraggianti: circa 900 candidature trasparenti in fase di campagna elettorale e l’elezione di quasi 300 parlamentari già “Braccialetti bianchi” di Riparte il futuro (questo il simbolo dell’impegno) pronti a votare per la modifica della normativa anticorruzione entro 100 giorni dall’elezione dei Presidenti di Camera e Senato (anch’essi sottoscrittori della campagna). Ecco i punti che dimostrano quanto la lotta per la traspenza e contro la corruzione sia forndamentale per far ripartire lo sviluppo del Paese.

1) ETICA PUBBLICA pag. 4, premessa, punto 3: La commissione dei saggi mette insieme, in un senso di continuità, partecipazione democratica, efficienza e stabilità del sistema politico e il rafforzamento dell’etica pubblica. Li chiama “principi e valori che costituiscono il tessutto connettivo di ogni democrazia” e “ingredienti del successo” democratico. Al tempo stesso vengono visti come elementi capaci di garantire sviluppo economico e sociale.
Senza partecipazione ed etica pubblica infatti, viene a mancare l’efficienza istituzionale e si blocca lo sviluppo economico e sociale del Paese. Per questo la lotta alla corruzione e all’illegalità sono elementi indispensabili per rianimare il Paese, da tutti i punti di vista.

2) TRASPARENZA DEI PARTITI pag. 6, capitolo 1: la riforma dello “statuto dei partiti”, si legge nella relazione, deve andare nella direzione della trasparenza. Non si tratta di controllo, ma di conformità della logica struttura – finalità perseguita.
La trasparenza della forma partito è infatti un presupposto fondamentale per il recupero della fiducia degli elettori nei propri rappresentanti politici. Riparte il futuro ha inaugurato questo percorso di trasparenza con le elezioni di febbraio, in cui per la prima volta i cittadini hanno potuto verificare i dati personali di circa 900 candidati di tutti i partiti, e si prefigge di raggiungere altri obiettivi in questo senso, per far recuperare quel rapporto di fiducia tra partiti e elettori.

3) GRANDI OPERE pag. 7, capitolo 1: nella relazione si prevede il ricorso al “dibattito pubblico sui grandi interventi infrastrutturali” su modello francese. Il dibattito serve a ragionare sia sull’opportunità che sui modi della realizzazione dell’opera.
È dimostrato che le grandi opere, molte delle quali necessarie per un sano sviluppo del Paese, sono spesso un’opportunità di guadagno per corrotti e corruttori. Il dibattito con i cittadini e l’utilizzo degli open-data per il tracciamento delle spese e la chiarezza degli appalti sono uno strumento fondamentale di prevenzione della corruzione e di miglioramento del sistema democratico ed economico.

4) PRINCIPIO DI LEGALITA’ pag. 8, capitolo 1: la certezza e prevedibilità del diritto sono elementi necessari di legalità, che non deve essere discrezionale secondo le singole volontà del magistrato competente.
Questo è il primo riferimento alla legalità che si fa nel documento. La parola torna spesso in seguito.
Riparte il futuro, chiedendo il potenziamento della legge sullo scambio elettorale polico-mafioso, amplia l’efficacia del diritto: abbiamo bisogno di (poche) leggi, ma certe.

5) LEGGE ELETTORALE pag 12, capitolo 3: sul punto “ legge elettorale” il Gruppo di lavoro richiama alla “garanzia della scelta degli eletti da parte dei cittadini”.
Come ribadito e promosso da Riparte il futuro, ogni cittadino ha diritto di conoscere chi deve rappresentarlo nelle Istituzioni, fin dalla fase di candidatura. La governabilità passa anche per la responsabilità politica degli eletti e il sistema pubblico deve farsi garante dell’esercizio di questo diritto.

6) NUMERO DEI PARLAMENTARI pag 14, capitolo 3: il Gruppo di lavoro consiglia la riduzione a 600 parlamentari.
Il provvedimento sarebbe in linea con l’obiettivo di deburocratizzazione e di conseguenza di diminuzione delle opportunità corruttive. La burocrazia infatti è il terreno privilegiato su cui agisce il corrotto e il corruttore. Viceversa, un sistema più ragionato e leggero favorisce il corretto funzionamento della macchina pubblica.

7) FUNZIONAMENTO DELLE CAMERE pag 14 e ss, capitolo 3: il Gruppo di lavoro suggerisce di limitare il ricorso a “maxi-emendamenti”, di dare priorità ai ddl in senso logico evitando quelli non omogenei, con l’obiettivo di “miglioramento del grado di trasparenza del procedimento legislativo penale”. In seguito, allo stesso punto, si chiede maggiore trasparenza anche alle commissioni parlamentari, tramite la comunicazione pubblica dei lavori e in gemerale uspica una maggiore disciplina dei gruppi parlamentari. Infine, richiama alla pubblicazione online degli atti parlamentari.
Più trasparenza nel processo legislativo significa maggiore capacità di prevenire quei percorsi in cui si annida la corruzione, come appunto nei “maxi-emendamenti”. Anche la richiesta di trasparenza per le commissioni è un atto di prevenzione alle pratiche ambigue. Quanto ai gruppi parlamentari, il richiamo è alla responsabilità politica, pur nella tutela del divieto del vincolo di mandato. Infine, ottimo il richiamo alla conoscibilità degli atti via web e della rinuncia alla carta, con il richiamo ad una migliore disciplina della pubblicità dei lavori parlamentari.

8)AMMISSIONE MEMBRI PARLAMENTO pag 16, capitolo 3: il Gruppo di lavoro si augura che il giudizio finale sui titoli di ammissione dei membri del parlamento non spetti alle Camere, attribuendo invece la competenza a un ruolo terzo e imparziale.
Controllore e controllato non possono coincidere e fa parte dell’esercizio dell’equilibrio dei poteri, oltre che garantire una disciplina corretta dell’ineleggibilità e incompatibilità, che sono presupposti necessari alla lotta alla corruzione.

Proseguiremo nei prossimi giorni con l’analisi della relazione dei saggi.

Trasparenza, partecipazione, lotta alla corruzione, riforme legislative adeguate sono l’unica strada per sbloccare il Paese e farlo ripartire verso il futuro. Firmare Riparte il futuro, promossa da Libera e Gruppo Abele, è un modo, concreto, per ottenere dei risultati.

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