Articoli con il tag “Guardia di Finanza

Ennesima ombra sull’Expo 2015. Indagato per corruzione e turbativa d’asta il commissario delegato per le Infrastrutture

18/09/2014 - in corruzione, trasparenza

commenti

expogate_card_2Questa volta a finire nel mirino della Guardia di Finanza è Antonio Acerbo, commissario delegato “Opere infrastrutturali” di Expo 2015 e responsabile del procedimento di Padiglione Italia. Al manager vengono contestati i reati di corruzione e turbativa d’asta, poichè avrebbe ricevuto utilità economiche (si legge sul sito de La Stampa) dall’imprenditore Enrico Maltauro per pilotare la gara “Progetto delle acque”. “Acerbo, secondo la ricostruzione su cui si stanno cercando riscontri, allora responsabile unico del progetto “vie d’acqua” e presidente della commissione di gara, sarebbe stato corrotto dall’imprenditore vicentino (i reati vengono contestati a partire dal 2012), complici alcuni intermediari anch’essi indagati, perché favorisse la sua azienda che poi, nel luglio 2013, vinse insieme ad altre tre società, tra cui la Tagliabue, con uno sconto del 23%. E la sezione pg della Gdf oggi si è presentata per perquisizioni e acquisizioni proprio negli uffici della Maltauro, della Tagliabue e di Expo e anche in quelli di Metropolitana Milanese. Nel frattempo, in questi ultimi giorni sono stati ascoltati a verbale una serie di testimoni”. Esiste in particolare una conversazione telefonica dello scorso marzo, tra Maltauro e l’imprenditore Frigerio, in cui il primo ammette che “non c’è nessuno che è più vecchio amico di me con Acerbo”, quasi vantandosene. Maltauro ha inoltre raccontato ai pm di aver fatto ottenere al figlio di Acerbo (il manager era dg a Palazzo Marino dal luglio 2010 nell’era Moratti) un contratto di consulenza con la sua impresa costruttrice da circa 30 mila euro. Contratto su cui inquirenti e investigatori stanno lavorando, ipotizzando possa essere una delle presunte utilità economiche ricevute dal manager. Anche in relazione all’appalto Expo per le “architetture di servizi”, tra l’altro, vinto sempre dalla Maltauro e al centro del primo troncone d’inchiesta, l’imprenditore avrebbe cercato in un primo tempo di sfruttare i suoi contatti con Acerbo.


M5S e Guardia di finanza aeronavale: tante le voci che rispondono al #parliamone di Renzi

21/08/2014 - in corruzione, Politico e digitale

commenti

renzi-cellulare_600x450Il percorso delle riforme stenta e il tema della lotta alla corruzione pare venire scalzato da quello della giustizia civile: altrettanto necessario ma certamente non escludente. L’allarme è quindi diventato rosso e il Paese risponde fortemente, ciascuno con il suo modo (fosse anche un rifiuto adeguatamente motivato), alla richiesta #parliamone di Renzi.

Cominciamo da noi: tutti possono aggiungere la propria firma alle proposte anticorruzione di Riparte il futuro. #renziparliamone è appunto l’iniziativa che permette di scrivere direttamente a rivoluzione@governo.it ribadendo le priorità della lotta alla corruzione supportate da oltre 600mila cittadini. E diverse migliaia di cittadini si stanno continuando a fare sentire proprio in queste ore.

Anche il MoVimento Cinque Stelle risponde all’appello in tono forte, restituendo al mittente l’invito del ministro Andrea Orlando di discutere ancora di riforma della giustizia. Un rifiuto tutt’altro che rassegnato, perché quello che occorre all’Italia sui temi della giustizia, secondo i grillini, è chiaro da tempo. Ecco perché, dicono, occorre passare quanto prima ai fatti. “La lotta alla criminalità e, più in generale, la giustizia penale – scrivono in un comunicato che spiega le ragioni del rifiuto – sono scivolate all’ultimo posto delle priorità”.

Al dibattito si unisce in queste ore anche la voce della Guardia di finanza del comparto areonavale, che tramite il COBAR, riporta come la priorità sia la riforma della prescrizione, presente anche nell’agenda di Riparte il futuro.

I finanzieri sostengono che questa riforma eviterebbe che il lavoro da loro svolto per assicurare corrotti e corruttori alla giustizia “continui ad essere vanificato da assoluzioni e proscioglimenti per intervenuta prescrizione dei reati”.

In diverse occasioni, sostengono, “il Parlamento italiano ha approvato o ha tentato di far approvare leggi ad personam – la depenalizzazione del falso in bilancio, il legittimo impedimento, tanto per citarne alcune – a favore di politici imputati in procedimenti penali, anche per reati di corruzione; con elevato rischio di vedere estinguere i procedimenti a carico di indagati incensurati”.

Per tutti è dunque necessario che a questa dialettica seguano le riforme, un atto dovuto per il bene del paese per non continuare a generare altra frustrazione e sfiducia.

Non possiamo più aspettare: #renziparliamone, ma a condizione di fatti chiari.


Allarme corruzione in Sicilia

04/08/2014 - in corruzione

commenti

Satellite_siciliaÈ preoccupante il quadro tracciato dalla Guardia di finanza in Sicilia. In poco più di un anno, infatti, il giro di tangenti e malaffare accertato dalle Fiamme Gialle all’interno degli uffici della Regione si aggira intorno ai 100 milioni di euro. E non va certo meglio nei comuni e negli altri enti locali. Negli ultimi 16 mesi, il comando regionale della Guardia di finanza ha segnalato frodi per 520 milioni e danni erariali per 826 milioni. Numeri che hanno costretto lo stesso governatore regionale, Rosario Crocetta, a parlare di “nuova tangentopoli”. Sono infatti numerosi i funzionari pubblici coinvolti in indagini e vicende poco chiare, ma nessuno di loro ha perso il proprio incarico o la propria poltrona, nonostante i proclami della prima ora.

Smaltimento dei rifiuti, energia, formazione, sanità e finanziamenti Ue sono i settori colpiti. “Basta leggere le cronache – commenta La Repubblica – delle indagini principali in corso delle Procure dell’isola sui fondi del Ciapi utilizzati per pagare i politici, le tangenti versate da imprenditori a deputati regionali per oliare le pratiche in materia di energia, le mazzette garantite dai re dei rifiuti per avere le autorizzazioni ambientali, gli enti di formazione in mano agli onorevoli e, nel mezzo, funzionari e dipendenti pubblici corrotti, nella peggiore della ipotesi, distratti nella migliore. Mentre la politica sembra confusa e annuncia riforme su riforme senza andare al dunque: lo scenario migliore per chi vuole continuare a fare affari illeciti all’ombra di Palazzo d’Orleans e dei Comuni dell’Isola. Cioè dei siciliani”. La Guardia di finanzia tra peculato, concussione, corruzione e abuso d’ufficio ha denunciato tra il 2013 e i primi sei mesi del 2014 ben 761 persone tra funzionari e pubblici ufficiali, politici compresi. Cinquanta le persone arrestate, per un valore “delle condotte delittuose” pari a 114 milioni di euro.

Per estirpare il fenomeno alla radice noi di Riparte il futuro chiediamo 5 interventi strutturali immediati: riforma della prescrizione, autoricilaggio, conflitti di interesse, Foia italiano, normativa sul whistleblowing.

Unisciti all’appello: FIRMA >>


Corruzione: in 5 mesi 1.435 denunce e 126 arresti della Guardia di Finanza

21/07/2014 - in corruzione

commenti

ac3os5ezmrnd0oa4csig1ssa20130415132542

A riferirlo è Saverio Capolupo, comandante generale della Guardia di finanza: negli ultimi 5 mesi 1.435 persone sono state denunciate per concussione, corruzione, peculato o abuso d’ufficio, 126 delle quali sono finite in manette. Il numero più consistente riguarda il settore degli appalti, con 400 nomi segnalati per aver commesso irregolarità nelle gare per un valore di 1,2 miliardi. Intervistato dal giornalista Gianluigi Nuzzi, il comandante apre il vaso di Pandora rivelando che da gennaio a oggi la Gdf ha già ricevuto 38mila segnalazioni di operazioni finanziarie sospette,  rese note anche dall’unità di informazione della Banca d’Italia. Per lo più si tratta di segnalazioni fatte da banche e poste, che mettono in luce quanto la criminalità economica sia di ordinaria amministrazione, benché spesso legata alla criminalità organizzata. Le misure di prevenzione patrimoniale recentemente rafforzate hanno permesso nel 2014 di sequestrare e confiscare 4 miliardi, e 2,7 miliardi di euro di beni. Tuttavia, come sottolinea Capolupo, ‘la repressione è importante, ma occorre intervenire anche sul versante della prevenzione, incidendo sull’organizzazione delle pubbliche amministrazioni e sulla trasparenza dei processi decisionali’.
Importante sarà anche il ruolo dell’Anac di Raffaele Cantone: ‘Un’Autorità cui il Governo sta dando nuovi poteri riguardo al settore degli appalti pubblici che, senz’altro, è tra i più vulnerabili alla corruzione’. Alla Guardia di finanza sarà richiesto di collaborare con l’Autorità per vigilare sull’applicazione delle misure anticorruzione e in particolare sulle procedure di appalto per l’Expo 2015.

Nel dettaglio, secondo Capolupo, oltre alla lotta al riciclaggio di capitali sporchi, sarebbe auspicabile l’introduzione nel codice penale della norma sul cosiddetto autoriciclaggio, analogamente a quanto previsto in altri Paesi. Per quanto riguarda l’evasione invece, nel 2014 sono stati già individuati 3.000 evasori totali e  l’attività di recupero sembra procedere con risultati in miglioramento costante. “Questo grazie a un cambio di strategia che ci ha fatto mettere in primo piano la qualità dei controlli rispetto alla quantità”, ha precisato Capolupo.


Giorgio Napolitano constata: “Abbiamo problemi di economia illegale, abbiamo problemi di corruzione”

20/06/2014 - in corruzione, trasparenza

commenti

giorgio-napolitano“Abbiamo problemi di economia illegale, abbiamo problemi di corruzione”. Sono parole che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha scritto in una nota diffusa sul sito del Quirinale. Il presidente ha poi elogiato la Guardia di Finanza, affermando che è uno strumento essenziale per “l’affermazione della legalità nella vita economica”.

“La Guardia di Finanza è protagonista di iniziative e indagini essenziali soprattutto contro l’evasione e la frode fiscale e per la moralizzazione della vita pubblica: e questo va detto con molta chiarezza”. Inevitabile il riferimento alla vicenda del generale Vito Bardi, indagato per corruzione dalla Procura di Napoli: “La Guardia di Finanza dà la massima attenzione a qualsiasi elemento possa emergere di responsabilità personali e di vicende non edificanti; ma guai ad accettare e a tollerare che si possa fare di tutta l’erba un fascio e che si possa in qualsiasi modo mettere in dubbio la straordinaria ricchezza e sanità del capitale umano su cui poggia la Guardia di Finanza e la serietà, la trasparenza e il disinteresse dell’operato dei suoi comandi”.

“Viviamo un momento difficile – ha concluso il capo dello Stato – per la crisi che ha investito nell’insieme lo sviluppo economico mondiale, ma in particolare ha colpito i paesi dell’Europa, della zona euro, ha colpito l’Italia; il Paese è impegnato a risalire la china, a porre termine ad una recessione che si è protratta davvero troppo a lungo procurando gravi ferite alla nostra economia, alla nostra società e alla nostra coesione sociale”.

 


Chi corrompe i controllori. Ovvero: non è un Paese per giovani

19/06/2014 - in corruzione

commenti

Episodi come quello che ha colpito pochi giorni fa la guardia di finanza o che stanno emergendo dalle rivelazioni del collaboratore di giustizia Iovine (che parla di magistratura collusa) rischiano, oltre che di spezzare il patto sano, di spazzare via la speranza di chi ogni giorno ricerca la legalità e compie il proprio dovere. “Corrompere” viene infatti da “cum-rumpere”, cioè spezzare, liquefare, distruggere. Si frantuma il patto sociale che tiene unita la società, il vincolo di fiducia tra gli uomini secondo il quale non si fa solo per se stessi.

E’ l’apice dell’egoismo, l’opposto del concetto di bene comune, per il presente e per le generazioni che verranno. Il collasso macroeconomico che si trova a vivere la generazione di 20-30 e 40enni oggi appare drammaticamente solo il più evidente degli effetti di questo processo di putrefazione sociale.

10154964_714298575288756_1558040294_n

La corruzione è un patto tra pochi e mai una stretta di mano tra due sole persone. E’ sempre una rete più grande che permette quel “male comune” che trasforma il bene di tutti in privilegio di qualcuno. A questa rete, a seconda dei contesti, vi partecipa chi ha pochi scrupoli e molti interessi: faccendieri, colletti bianchi, imprenditori corruttori, politici e funzionari corrotti, clan mafiosi.

Ciascuno, nella rete della corruzione, mette il proprio “know how”: chi la minaccia della violenza, chi l’abilità di negoziazione, chi il denaro (o la promessa di farne tanto), chi la capacità imprenditoriale, chi la possibilità di decidere (o non decidere). La corruzione è la garanzia, il collante tra tutti.

Questa rete è davvero “al sicuro” quando entra a farne parte anche chi è chiamato a controllare: forze ispettive, magistratura, livello amministrativo di monitoraggio. La presenza, nella rete, di chi viene meno al proprio ruolo di contrasto blinda il patto illegale e lo rende invisibile agli onesti. La corruzione, in questi casi, può assumere dimensioni talmente ampie da cambiare nome e divenire quella grande illegalità capace di scrivere le pagine più oscure del nostro Paese.

La reazione a queste situazioni non può quindi che essere forte, senza fraintendimenti, sottovalutazioni, riserve. La reazione è quella degli oltre 520mila firmatari di Riparte il futuro e di tutto coloro che non si arrendono.

Leonardo Ferrante


Tangenti per chiudere un occhio: in manette il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Livorno

11/06/2014 - in corruzione

commenti

Schermata 2014-06-11 alle 15.37.51

Un milione di euro tra denaro e “altre utilità” sarebbero stati intascati tra il 2006 e il 2012 dall’allora responsabile del settore Verifiche al comando provinciale di Napoli e poi Roma, il colonnello Fabio Massimo Mendella, tramite il commercialista napoletano Pietro De Riu in cambio di controlli truccati. L’accusa dei pm Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock, per cui sono scattati l’arresto di Mendella e il fermo di De Riu, è di concorso in concussione per induzione e di rivelazione del segreto d’ufficio.

L’accordo sarebbe stato stipulato con due fratelli imprenditori napoletani della società Gotha, talmente vicini a Mendella da spostare la propria sede a Livorno quando il colonnello fu nominato comandante provinciale della Finanza e trasferito nella città toscana. Posizione che occupa ancora oggi. Secondo la Digos, pur di continuare a usufruire dei vantaggi illeciti, la Gotha fece gli scatoloni.

Il procuratore capo di Napoli, Giovanni Colangelo, ha commentato: “Confermiamo l’assoluta fiducia nel lavoro della Guardia di Finanza, ovviamente a partire dai suoi vertici, tanto che abbiamo affidato congiuntamente ad essa e alla Digos l’esecuzione delle misure, e l’attività integrativa continua ad essere svolta dalle Fiamme Gialle insieme all’ufficio della Digos”.


Venezia, il caso Mose: 35 arresti per corruzione, concussione, riciclaggio tra cui il sindaco Giorgio Orsoni

04/06/2014 - in corruzione

commenti

venezia_card

Corruzione, concussione, riciclaggio. Mazzette a politici, commercialisti, protagonisti della finanza che conta, generali a tre stelle delle Fiamme Gialle. Tutto all’ombra degli appalti per il Mose, il sistema di dighe mobili progettato per difendere Venezia dall’acqua alta e realizzato dal Consorzio Venezia Nuova quale concessionario unico”. E’ così che Il Gazzettino riassume in poche righe l’affaire Mose, quello che il quotidiano del Nord Est rinomina la “Tangentopoli veneta”, ma che tocca anche Roma e Milano. Dalle prime ore di questa mattina, il Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle di Venezia conta 35 arresti, un centinaio di indagati e altrettante perquisizioni.

A finire in manette anche nomi illustri come “l’attuale assessore regionale alle Infrastrutture di Forza Italia, Renato Chisso, di Favaro, il sindaco di Venezia del Pd Giorgio Orsoni, il consigliere regionale Pd, Giampietro Marchese di Jesolo, il presidente del Coveco, una delle cooperative consorziate in Cvn, Franco Morbiolo di Cona, il generale in pensione Emilio Spaziante, casertano, fino al 4 settembre 2013 comandante in seconda della Guardia di Finanza e il vicentino Roberto Meneguzzo, fondatore e amministratore della Palladio Finanziaria spa, la holding diventata punto di riferimento della finanza dell’intero Nordest e non solo, che ha recitato la parte del leone in partite finanziarie del calibro di Fonsai e Generali. Richiesta di arresto anche per l’ex governatore del Veneto ed ex ministro all’Agricoltura e ai Beni culturali, ora senatore di Forza Italia, il padovano Giancarlo Galan, ma per poter procedere occorre il beneplacito dell’apposita Commissione di Palazzo Madama. Manette anche per Enzo Casarin, ex sindaco di Martellago e già arrestato e condannato per una vicenda di concussione, attualmente dirigente della segreteria di Chisso. Casarin è stato portato in caserma a Marghera”. Tra le notizie trapelate anche quella di un avviso di garanzia all’ex ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli.

Naturalmente ancora una volta a fare le spese di quest’ondata di corruzione sono stati i cittadini. Stando alle due inchieste confluite in un unico filone, si parla di fondi neri milionari, creati truccando le gare e facendo lievitare i costi non solo del Mose ma anche delle opere connesse alla salvaguardia di Venezia e finanziate con la Legge speciale. “Soldi depositati su conti criptati e affidati alla “discrezione” di istituti bancari con sede nei paradisi fiscali. Già un anno fa la domanda, retorica, che si erano posti gli inquirenti era: a cosa serviva tutto quel denaro fantasma? La risposta era contenuta nella ponderosa relazione trasmessa dal pm al gip, costellata da numerosi omissis motivati da esigenze investigative, dietro i quali si nascondevano nomi cosiddetti eccellenti di corruttori e corrotti”.

Un altro danno incommensurabile che grava sulle tasche degli italiani e sull’immagine dell’Italia stessa agli occhi del mondo.
“Immobile e imperitura”, come la definì lo scrittore Bruno Barilli, Venezia bisognava rispettarla… 


Tra truffe e frodi nella sanità oltre un miliardo di danno erariale. Il rapporto della Guardia di finanza

14/04/2014 - in Salute-Obiettivo 100%

commenti

sigilli_ospedaleLa Guardia di Finanza, grazie al suo rapporto dell’Ufficio Tutela e mercato, ci permette di far luce sui preoccupanti sprechi legati alla corruzione nella sanità. Nel 2013 i controlli sono stati 10.333 e hanno portato alla denuncia di 1.173 persone per contestazioni pari a 23 milioni di euro. Decisamente peggiore il dato sulle richieste di risarcimento avanzate dalla Corte dei Conti, con 177 verifiche, 742 funzionari pubblici sottoposti a procedimento e un miliardo e 5 milioni di euro di contestazioni totali. Come riporta la sezione economica del Corriere della Sera, quella provocata nei conti dello Stato dalle truffe al servizio sanitario nazionale è una “voragine”. Il trend non sembra calare nel corso del 2014. nei primi due mesi dell’anno, infatti, sono già state segnalate alla Corte dei Conti 104 persone e l’ammontare di perdite tocca già quota 150 milioni di euro.

Spesso i referti vengono truccati facendo rientrare l’intervento nella categoria autorizzata oppure per la quale è previsto un rimborso superiore al dovuto. “Il caso più eclatante riguarda le operazioni di chirurgia estetica che invece vengono spacciate per interventi su gravi patologie, spesso addirittura tumorali. Le rinoplastiche fatte passare come settoplastica sono certamente frequenti, ma c’è anche chi si è rifatto il seno, le cosce, l’addome sostenendo di essere molto malato, addirittura in pericolo di vita. Qualche settimana fa sono stati indagati il primario dell’ospedale Villa Sofia di Palermo e alcuni alti dirigenti del nosocomio proprio con l’accusa di aver falsificato le cartelle cliniche di una decina di pazienti. Tecnica usata per ottenere illecitamente i rimborsi è anche l’attestazione di ricoveri in realtà mai avvenuti oppure gli interventi effettuati in ambulatorio per i quali si richiede invece il rimborso di day hospital”.

Un altro problema è l’elusione illecita del pagamento del ticket o dei farmaci, fatto che accade più spesso di quel che si pensa. “Basti pensare che su 9.936 controlli effettuati, sono state trovate ben 7.972 posizioni “fuorilegge” che hanno provocato un “buco” nel bilancio statale di circa un milione di euro. Vuol dire 8 su 10, quindi una percentuale clamorosa. Ben più alto è il volume delle “uscite” causate dalla iperprescrizione di farmaci da parte dei medici di base. Storia emblematica è quella di Catania dove si è scoperto che «la emissione di ricette è di 7 punti superiore alla media nazionale senza che questo sia supportato da un quadro epidemiologico tale da poter giustificare l’eccessivo consumo»”.

Il report delle Fiamme Gialle pone attenzione anche sui rimborsi. “Il limite massimo stabilito dalla legge per la degenza parla di 60 giorni, dopo scatta la tariffa più bassa per il rimborso. Ma aggirare l’ostacolo per ospedali e cliniche convenzionate è evidentemente molto facile. Basta “frazionare” il ricovero e per il paziente a carico dello Stato la tariffa rimarrà sempre al massimo. Si tratta di un “sistema” illecito non facile da scoprire che provoca danni da milioni di euro. Prima della scadenza dei due mesi, il malato viene “dimesso” e accettato nuovamente qualche giorno dopo. In realtà in alcuni casi è accaduto che non si sia addirittura mosso dalla struttura”.

Naturalmente non può mancare il capitolo riguardante gli appalti pubblici. “Sono decine e decine le inchieste aperte in tutta Italia, prima fra tutte spicca quella sulla Regione Lombardia con il disvelamento dell’accordo tra politica e imprenditoria. Tra i casi citati nel rapporto della Guardia di Finanza c’è quello che riguarda la Asl di Brindisi dove la Corte dei Conti ha evidenziato «l’alterazione, mediante vari e, a volte, sofisticati meccanismi fraudolenti, della libera concorrenza tra le imprese partecipanti alle gare per l’aggiudicazione dei lavori, con immediata ripercussione sull’entità della spesa sostenuta, a tutto personale vantaggio degli agenti pubblici coinvolti e delle imprese conniventi e a corrispondente grave detrimento del patrimonio pubblico, ove si consideri il cospicuo valore complessivo (circa 35 milioni di Euro) degli appalti oggetto di indagine»”.

Cosa ne pensi? Dì la tua nei commenti e sostieni la battaglia di Riparte il futuro contro la corruzione nella sanità >>