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Giorgio Squinzi: “qualsiasi macchia si fa all’Expo non è grave, è imperdonabile perché la si fa a danno dell’intero Paese”

30/05/2014 - in corruzione

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“La grande occasione per fare vetrina e sistema è a Milano e si chiama Expo. Tutto il mondo verrà in casa nostra: imprese, visitatori, istituzioni, scuole. Per molti che non ci conoscono questa non sarà un’esposizione universale o una grande fiera della tecnologia, sarà l’Italia. Perciò qualsiasi macchia si fa all’Expo non è grave, è imperdonabile perché la si fa a danno dell’intero Paese”. Giorgio Squinzi, Presidente di Confindustria, si è espresso chiaramente in occasione dell’Assemblea 2014 contro il problema corruzione, balzato alle cronache in queste settimane per le vicende legate all’Esposizione Universale del 2015 e non solo, ma sempre presente nelle pieghe del nostro Paese, soprattutto quando il dibattito si spegne per far posto ad altre emergenze.
Secondo Squinzi non servono nuove leggi o poteri speciali, citando la famosa massima di Tacito secondo cui “più corrotto è uno stato, più numerose sono le sue leggi”. ” Il muro invisibile di cui scriveva Tacito è ancora lì. Bisogna abbatterlo!”, sentenzia Squinzi, insistendo sull’importanza di semplificare, allargare gli spazi di mercato, ridurre tempi e l’arbitrio della burocrazia, ricorrere alla trasparenza.

Il numero uno di Confindustria attacca duramente gli imprenditori che ricorrono alla corruzione per aggiudicarsi appalti e lavori. “Chi corrompe fa male alla comunità e al mercato, e crea un grave danno alla concorrenza e ai suoi colleghi. Queste persone non possono stare in Confindustria”. L’anno scorso lo avevamo incontrato anche noi a Treviglio e anche in quell’occasione, interrogato sullo stesso tema allora ai margini del dibattito politico e mediatico, aveva insistito sull’importanza del “buon esempio” che devono dare gli imprenditori.

“L’intervento, quando il danno è fatto, alla Pubblica Amministrazione, alle imprese ai contribuenti, è indispensabile ma non cura il male alla sua radice. Occorre uno scatto morale nostro in primo luogo, poi del Paese tutto se vogliamo liberarci dell’alleanza perversa tra complicazione e corruzione  ” , conclude Squinzi.


“Spesso le cose non sono così negative come vengono rappresentate”, intervista a un pioniere di internet Stefano Quintarelli

17/04/2014 - in corruzione

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Stefano Quintarelli è stato uno dei pionieri nell’introduzione di internet in Italia. Nel 1994 ha fondato I.NET, il primo internet service provider commerciale italiano, ed è stato direttore dell’Area digital del Gruppo 24 Ore, da cui si è dimesso quando fu candidato a commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, in segno di protesta contro la tradizione di designare le cariche senza valutazione dei curricula. È stato votato dal Corriere della Sera-Economia come uno dei 30 imprenditori più innovativi in Italia. Nel 2013 è stato eletto deputato nella circoscrizione Veneto 1 come indipendente nella lista di Scelta Civica. I suoi blog sono http://blog.quintarelli.it/ e http://stefanoquintarelli.tumblr.com/

Stefano Quintarelli ha deciso di sostenere la campagna Riparte il futuro contro la corruzione in Italia. In questa intervista ci spiega le sue ragioni.

Di cosa ha bisogno l’Italia per ripartire?
Di determinazione e coraggio. Di prendere coscienza dei nostri problemi e del fatto che c’è una grande opportunità come il miliardo di nuovi borghesi nel mondo che sognano l’Italia.

L’Italia è 69esima al mondo per livello di corruzione percepito secondo la classifica di Transparency International. Tu che percezione hai della corruzione nel nostro Paese?
Io ho vissuto in diversi Paesi del mondo. Alcuni di questi figurano davanti all’Italia nelle classifiche di percezione della corruzione, ma poi nei fatti sono peggiori. Penso che dati debbano essere presi con le molle e che i media dovrebbero cominciare a fornire una rappresentazione più aderente alla realtà e non cercare lo scandalo ad ogni costo. Vorrei che i media ponessero l’accento non solo sui fatti negativi, ma anche sui passi avanti del Paese, per dare ottimismo. Ovviamente c’è tanta corruzione, non è voglio dire il contrario, credo però che non siamo realmente 69esimi al mondo.

Dicci tre priorità per affrontare il problema corruzione in Italia.
Trasparenza nei dati. Penso che sia questa la via maestra nella lotta alla corruzione. Trasparenza nei processi di scelta dei dirigenti pubblici. Vorrei che in Italia accadesse come in Inghilterra, dove c’è il Commissioner for public appointments e i profili dei candidati ad una carica pubblica vengono resi noti sui giornali nazionali e internazionali. Una commissione seleziona i migliori da proporre alla politica, che infine, a propria discrezione, individua il dirigente pubblico.

La disoccupazione giovanile è alle stelle e la corruzione incide fortemente su questo dato perché penalizza meriti e talenti, sottrae opportunità e diminuisce la fiducia degli investitori soprattutto stranieri: cosa ne pensi?
Per quanto riguarda gli investitori stranieri sono convinto che ciò che li sfiducia maggiormente nei confronti del nostro Paese sia la tremenda lentezza della giustizia civile. Per quanto riguarda i meriti non riconosciuti, come dicevo prima, bisogna insistere su una procedura di selezione più rigorosa, nel pubblico come nel privato.

Un dato sommario della Corte dei Conti indica che ogni anno la corruzione erode 60 miliardi alle casse dello Stato, a cui si sommano costi indiretti non quantificabili. Come pensi che l’Italia dovrebbe impiegare quel denaro se lo avesse a disposizione?
Dovrebbe assolutamente usarli per ridurre il proprio debito pubblico, perché sta ammazzando le prospettive dei giovani insieme agli stessi interessi che paghiamo sul debito.

E tu, se riavessi indietro i tuoi 1.000 euro all’anno, come li vorresti utilizzare?
Farei qualcosa per le mie figlie.

Perché hai deciso di firmare Riparte il futuro?
Perché mi sembra un’iniziativa giusta

Cosa vuoi dire alle circa 470.000 persone che hanno firmato Riparte il futuro?
State facendo la cosa giusta, dobbiamo guardare con ottimismo al futuro perché abbiamo un’opportunità enorme. La mia esortazione è di essere curiosi, di andare a guardare alla fonte delle notizie e scoprirete che spesso le cose non sono così negative come vengono rappresentate.

 


Burocrazia portami via: quando moduli e permessi soffocano l’impresa (e favoriscono la corruzione)

06/03/2014 - in corruzione

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Burocrazia portami via. Lo sapevate che in Italia ci vogliono di media 62 giorni per ottenere il permesso di svolgere un’attività? Un tempo che farebbe passare la voglia anche ai più intraprendenti di noi, a quelli che, nonostante la crisi e un’economia totalmente in stallo, hanno ancora voglia di crederci. Altro dato allarmante: il costo medio per aprire un’impresa in Italia è il 14,5 % del PIL pro-capite. Tre volte la media UE.
Lo annuncia Matteo Renzi: sarà battaglia contro la burocrazia. E il punto figura in tutte le classifiche delle priorità del nostro Paese. Anche in quelli dei bravi Quattrogatti.info, che con le loro infografiche propongono i 30 punti da cui ripartire: #campagna3030.

Speriamo che si dica e si faccia.

In quella zona d’ombra che sta tra le buone intenzioni e la messa in pratica di un’iniziativa sguazza la corruzione, che abbonda nelle pile di moduli, bolli, pratiche, certificazioni, permessi e via dicendo.
La burocrazia aumenta esponenzialmente la probabilità di corruzione creando un duplice danno all’impresa: da un lato rallenta l’imprenditoria e ne fa lievitare i costi, dall’altro inquina tutto il mercato, la sana competizione, peggiorando gravemente l’immagine dell’Italia agli occhi degli investitori, soprattutto stranieri. A farne le spese sono in particolare i giovani italiani, a cui la voglia di fare non mancherebbe affatto ma che sono schiacciati da un livello di disoccupazione che ha battuto tutti i record. La scelta di andare all’estero, fuor di retorica, diventa più che mai strategica: la burocrazia li fa scappare via…

Non c’è battaglia alla burocrazia che possa prescindere la battaglia alla corruzione: le due cose si completano (o meglio dovrebbero completarsi) a vicenda.

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Giorgio Squinzi sulla lotta alla corruzione: gli imprenditori devono dare un esempio molto preciso. Assemblea Confindustria Treviglio

07/10/2013 - in corruzione

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Abbiamo incontrato il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi all’assemblea di Treviglio (7 ottobre 2013).
Durante il suo intervento Squinzi ha analizzato la drammatica situazione italiana: “La nostra speranza è che ci sia una continuità politica che permetta un’azione vera di intervento per affrontare i nodi dell’economia reale [...] Dateci un Paese normale – ha detto Squinzi – e vi faremo vedere, noi imprenditori italiani, cosa siamo capaci di fare”.
Al termine del discorso gli abbiamo chiesto come si pone Confindustria di fronte all’emergenza corruzione, uno tra i più gravi freni alla crescita economica e uno dei principali motivi per cui gli investitori non sentono la fiducia necessaria per mettere a rischio i propri capitali nel nostro sistema-paese.


Giovani Imprenditoria e Innovazione. Riparte il futuro alle summer school di “GIÀ”

19/09/2013 - in corruzione, Libera e Gruppo Abele

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Conoscete la Summer School “GIÀ – Giovani Imprenditoria ed Innovazione”? Si tratta di un’iniziativa formativa promossa da Libera in SICILIA, CALABRIA, CAMPANIA e PUGLIA, in collaborazione con le università locali e con vari partner istituzionali, dell’associazionismo e del mondo delle imprese.

La crescita di un territorio deve fondarsi su azioni in grado di coniugare coesione sociale e sviluppo economico: partendo da questo principio, il progetto ha l’ obiettivo di formare i giovani affinché siano in grado di basare la propria azione imprenditoriale sulla responsabilità sociale e l’innovazione.

La campagna “Riparte il futuro”, nata dalla presa di coscienza che senza combattere la corruzione non si innescherà mai una ripresa sotanziale del sistema-paese, parteciperà a uno dei seminari pugliesi, per parlare insieme al referente Leonardo Ferrante di quanto ci costa la corruzione in termini di opportunità. E soprattutto di quanto costa ai giovani e a chi tra loro intende fare impresa.

gia“Il progressivo depauperamento della creatività e dalle energie dei giovani condanna il Sud e, in particolare, le sue aree interne ad una crescente emarginazione” – si legge nella presentazione del progetto didattico. -  “Molti giovani sono rassegnati al fatto che il loro futuro debba essere lontano dai luoghi dove sono nati e cresciuti o, peggio, vengono meno in loro ragioni di fiducia e di speranza. Il crescente disagio che percepiamo è, infatti, in prevalenza legato alla mancanza di prospettive per il futuro. La chiave di volta per lo sviluppo del Mezzogiorno è proprio nell’affidare le potenzialità del territorio alle energie e creatività imprenditoriali dei suoi giovani. La linfa vitale di qualunque programma di coesione e sviluppo territoriale si genera con il pieno coinvolgimento di ampie fasce di giovani mobili- tando intelligenze, passioni e volontà per il cambiamento.”

Scarica il programma di Già 2013 (pdf)

 


Stabilimenti e progetti che chiudono. Investimenti che svaniscono o volano all’estero. La corruzione resta

22/08/2013 - in dall'estero

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“Burocrazia opprimente, costo del lavoro gravato da troppe tasse, giustizia farraginosa: ecco perché gli imprenditori stranieri amano sempre meno l’Italia”. L’incipit dell’approfondimento di Valentina Santarpia pubblicato sul Corriere della Sera del 21 agosto è una constatazione amara. Il contatore che tiene traccia delle chiusure degli stabilimenti e dei progetti che si verificano ogni giorno in Italia sta scattando con una velocità crescente, che inquieta e rattrista. Cosa sta succedendo? Abbiamo perso l’inventiva, la voglia, la capacità inprenditoriale, le risorse? No: le esportiamo.
Le statistiche internazionali rivelano come gli investimenti italiani all’estero continuano a crescere nel 2013. Nel Regno Unito ad esempio l’Italia figura come il terzo investitore, dopo Usa e Giappone, con imprese e capitali in grande fermento, eccellenze volate via.
D’altro canto questo flusso è solo in uscita: nessun investitore straniero infatti ha più il coraggio di investire in un Paese dominato da quei fattori scoraggianti – la burocrazia insormontabile, le tasse, la giustizia farraginosa – di cui si parla nell’articolo del Corriere. È necessario aggiungere alla lista il fattore X, la corruzione, che come un deus ex machina dirige le manovre che ci stanno portando al declino.

Siamo al 78° posto nella classifica Ocse per capacità di attrazione degli investimenti dall’estero e terzultimi in Europa per livello di corruzione percepito.  Pochi investimenti, al limite inesistenti, comportano la diminuzione esponenziale delle opportunità di crescita e innovazione e il mercato del lavoro ne risente direttamente. I livelli record di disoccupazione raggiunti, specialmente per quanto riguarda la disoccupazione giovanile (39,1% a giugno), ci danno la conferma del circolo deleterio in cui siamo finiti. Ma non possiamo né dobbiamo perdere le speranze.

L’emergenza investimenti è oggetto di Destinazione Italia, la micro task force di tre consulenti istituita presso il ministero dello Sviluppo economico, per far sì che gli investitori ricomincino a fidarsi del nostro paese e a ritenerlo attraente. Il Corriere si sofferma sul dettaglio dei provvedimenti, che mirano a agevolare le procedure in ambito fiscale, legale e per quanto riguarda il credito. A settembre la task force consegnerà un progetto a Letta e speriamo che dall’idea si passi all’azione senza riprodurre le trafile estenuanti che portano tante buone iniziative imprenditoriali alla rinuncia. Solo per fare alcuni esempi la Britishgas ha rinunciato l’anno scorso al rigassificatore da 800 milioni a Brindisi. Bridgestone ha annunciato che vuole chiudere lo stabilimento di Bari. Il colosso farmaceutico americano Merck Sharp & Dome a Pavia. E la lista prosegue.

Nel frattempo, fuori dalle aule ministeriali, la campagna Riparte il futuro continua a porre l’accento sull’importanza della lotta alla corruzione, fattore indispensabile per la ripresa economica del nostro paese. Riducendo la corruzione a vantaggio della sana competitività, aumenterebbero gli investimenti e le opportunità di crescita e lavoro, specialmente per la fascia più penalizzata ovvero quella giovanile.

Primo passo: essere consapevoli della reale natura del problema. La lotta alla corruzione non è soltanto una questione di legalità e di moralità, è un’urgenza economica. Secondo passo: firmare la petizione online.


“Dovete resistere alle lusinghe della corruzione”. Pietro Grasso ai giovani imprenditori

10/06/2013 - in corruzione

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“Dovrete sapere resistere alle lusinghe della corruzione, che si faranno sempre più insistenti negli spazi di mercato contratti dalla crisi”, ha detto Pietro Grasso alla platea dei giovani imprenditori, in occasione del convegno di Confindustria tenutosi lo scorso sabato a Santa Margherita Ligure.
In questa fase di gravissima crisi economica è importante riconoscere – come sostiene il presidente del Senato – che il tema della corruzione non appartiene solo alla sfera etica ma rappresenta un vero e proprio freno agli investimenti, all’iniziativa imprenditoriale, alla sana competitività, alla meritocrazia, tutti ingredienti fondamentali della crescita. L’ “assoluto rigore etico” di cui ha parlato Grasso nel suo discorso non è dunque una medaglia al valore ma una condizione vincolante per la ripresa del Paese.
Pietro Grasso è stato tra i primi sottoscrittori della campagna Riparte il futuro contro la corruzione, accettando di rispettare gli impegni richiesti dalla petizione fin dalla fase di candidatura alle elezioni politiche di febbraio. Nel giorno dell’insediamento alle Camere, ha inoltre presentato un articolato DDL comprendente le istanze di Riparte il futuro, prima ancora di occupare la seconda carica dello Stato. Parte del testo è confluito oggi nella proposta di legge che l’intergruppo dei braccialetti bianchi sta discutendo in Commissione giustizia alla Camera.

“La nostra produzione nazionale potrà riprendere a crescere solo se basata su solide fondamenta, che partono da una rinnovata capacità di investire sui fattori di crescita nazionali, quei fattori sani che sapranno ridare slancio a tutto il circuito produttivo” ha detto Grasso rivolgendosi ai giovani imprenditori. “Non sarete lasciati soli in questo difficile compito. La crescita richiede infatti una visione pragmatica ed unitaria, fondata su una pi strutturale cooperazione tra gli attori politici e le forze produttive e sulla riscoperta di un nuovo rapporto fiduciario tra le imprese e la politica, tra chi produce e chi decide”. Parlando di sfide culturali, prima ancora che economiche, il presidente ha sottolineato quanto sia importante che gli imprenditori “si ritrovino in quelle scelte ed in quei valori fondamentali come il rifiuto della corruzione, il contrasto all’evasione fiscale, la rinuncia agli impieghi irregolari, che costituiscono le condizioni necessarie per una economia realmente libera ed anche sana”.
“Solo se mossi da questo senso di responsabilità sociale, prima ancora che professionale – Grasso si è rivolto alla platea con i toni dell’appello – potrete liberare il nostro mercato dalle molte catene e dai molti vincoli che il radicamento di comportamenti scorretti sul piano etico quotidianamente pone sul nostro cammino”. Infine il presidente ha fatto riferimento alle risorse preziose sottratte alla collettività dalla criminalità organizzata, da ridestinare alla finanza pubblica attraverso il sequestro e la confisca.

Laura Ghisellini

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Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, sta con ‘Riparte il futuro’

17/05/2013 - in corruzione

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Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, ha accettato il braccialetto bianco di Riparte il futuro, come simbolo del suo sostegno alla campagna che ha già raccolto oltre 300.000 firme (FIRMA QUA>>). La corruzione infatti non è solo un’emergenza sociale ma un freno che blocca il futuro economico dell’Italia e che ogni giorno sottrae ingenti capitali, nonché opportunità di crescita e lavoro.
Nel video la consegna del braccialetto da parte di Leonardo Ferrante, responsabile scientifico della campagna.