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Lo scandalo da un trilione di dollari “scoperto” dalla campagna ONE di Bono Vox. Il prossimo G20 risponderà all’appello?

15/09/2014 - in dall'estero

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Quanti zeri ha un trilione di dollari? Dodici, secondo le convenzioni USA, ovvero mille miliardi. Una cifra difficile da concepire (sono circa 762 milardi di euro) ma che rappresenta il prezzo di uno scandalo globale, messo in luce dalla campagna ONE, co-fondata dal front man degli U2, Bono Vox.
Un trilione è infatti la stima di costo annuale imputabile alla corruzione – e a tutti i suoi derivati – nei Paesi in via di sviluppo, secondo il rapporto lanciato pochi giorni fa. Si tratta, come nel caso dei 60 miliardi stimati in via approssimativa dalla Corte dei Conti nel nostro Paese, di un dato arbitrario che definisce solo un ordine di grandezza. Serve per sottoporre la gravità della questione all’attenzione delle Istituzioni mondiali. L’obiettivo della campagna infatti è proporre al G20 che si terrà a novembre a Brisbane, in Australia, 4 punti programmatici.

Il ragionamento vale per tutti, Italia compresa: con delle politiche specifiche per aumentare la trasparenza, contrastare la segretezza finanziaria, regolare lo sfruttamento delle risorse naturali, ostacolare il riciclaggio, le perdite potrebbero essere drasticamente ridotte. Inoltre i Paesi potrebbero riacquistare la fiducia necessaria per attirare investimenti diretti esteri (IDE) e potrebbero vedere aumentare il proprio PIL. La stima di ONE parla di un incoraggiante 0,6 annuo.  Tutti i dati globali dimostrano che l’afflusso di investimenti stranieri è inversamente proporzionale al livello di corruzione percepito in un determinato Paese. Inoltre, poiché nel caso dei Paesi analizzati da ONE le risorse sottratte dalla corruzione potrebbero finanziare la lotta contro la povertà estrema, malattie e fame, la posta in gioco si pesa in termini di vite umane.

Investito nel settore sanitario il trilione potrebbe evitare 3,6 milioni di morti all’anno tra il 2015 e il 2025 nei Paesi a basso reddito e consentirebbe di imboccare la strada giusta per combattere la mortalità infantile. Solo nei paesi dell’Africa sub-sahariana sarebbe possibile procurare farmaci antiretrovirali a 11 milioni di persone affette da HIV/AIDS, oltre a 165 milioni di vaccini per altri tipi di malattie. Nel campo della scuola, invece, grazie alla lotta alla corruzione si potrebbero recuperare capitali utili per assumere 500 mila insegnanti, garantendo un’istruzione primaria a oltre 10 milioni di bambini.

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Cosa chiede ONE al G20?

1) ANTIRICICLAGGIO – Accendere un faro sulle società di comodo.
Le cosiddette società fantasma sono utilizzate per riciclare il denaro sporco ad esempio proveniente dalla vendita di armi, dal traffico di droga o dalla tratta di esseri umani. In molti Stati del mondo si può aprire una società di comodo semplicemente compilando dei documenti, talvolta meno di quanti ne servano per aprire un conto in banca. Per porre fine a questa situazione ogni paese del G20 dovrebbe garantire la massima trasparenza, permettendo la consultazione pubblica di tutti i documenti costitutivi e degli altri atti adottati dalle società.

2) TRASPARENZA DELLA RENDICONTAZIONE – Denunciare pubblicamente quanto viene pagato.
L’Africa è un paese molto ricco di risorse naturali ma una cattiva gestione di queste non fa altro che causare danni alla popolazione accentrando la ricchezza nelle mani di pochi speculatori corrotti. Per ovviare a questa situazione è necessario garantire la totale trasparenza delle informazioni  sui guadagni ottenuti dai governi. I paesi del G20 dovrebbero introdurre delle procedure obbligatorie per la rendicontazione delle transazioni concluse tra le aziende straniere e i paesi africani.L’obiettivo potrebbe essere a lungo termine la creazione di un sistema di rendicontazione adottato a livello globale.

3) Combattere l’evasione fiscale
La segretezza finanziaria garantita dalle normative in molti paesi in via di sviluppo incentivano e “proteggono” l’evasione fiscale. Questo fenomeno falsa il valore delle importazioni e delle esportazioni a causa del “trade mispricing”. Circa 3,2 trilioni di dollari, provenienti da attività connesse a paesi in via di sviluppo, si troverebbero secondo il rapporto in paradisi fiscali. L’introduzione di regole di trasparenza, attraverso l’applicazione dell’Automatic Information Excange (AIE) consentirebbero di individuare l’evasione fiscale e di contrastarne gli effetti.

4) TRASPARENZA DELLE ISTITUZIONI – Rendere pubblici i dati raccolti dal Governo
La pubblicazione dei dati delle Istituzioni contrasta la segretezza e aumenta la fiducia dei cittadini. Per realizzare questo obiettivo i Governi del G20 dovrebbero adottare la Open Data Charter, introdotta durante la riunione del G8 del 2003. Questa Carta ha lo scopo di rendere disponibili online i dati raccolti e gestiti dalle pubbliche amministrazioni nazionali e di facilitarne l’utilizzo per cittadini e imprese.

La sostanza di queste richieste coincide con quella della campagna Riparte il futuro, che sollecita cittadini e istituzioni di fronte all’evidenza di un calcolo:

la lotta alla corruzione potrebbe sbloccare direttamente le risorse necessarie per creare nuovi posti di lavoro (prima emergenza nel nostro Paese) e per creare – indirettamente – le condizioni di fiducia e efficienza necessarie per far ripartire impresa e sviluppo. Siamo più che d’accordo con Bono Vox e sosteniamo appieno la sua iniziativa.
La lotta alla corruzione, da che mondo e mondo, conviene a tutti per ragioni di massima importanza. 

Laura Ghisellini

 

 

 

 


“C’è bisogno di gente che tiri fuori i soldi”, Matteo Renzi sui dati della disoccuppazione

03/04/2014 - in corruzione

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“C’è bisogno di gente che tiri fuori i soldi. Avete visto i dati sulla disoccupazione? Come politici abbiamo il dovere di dare risposte a questi ragazzi e a queste ragazze, ma anche ai cinquantenni che quando vengono espulsi dal mercato del lavoro fanno fatica a ricollocarsi”, queste le parole che il premier Matteo Renzi ha pronunciato commentando da Londra l’aggiornamento Istat sui dati drammatici della disoccupazione, specialmente giovanile.
Confrontandosi con esponenti politici e del mondo della finanza londinese, il paragone Italia-Uk è balzato all’occhio: “Abbiamo ancora molto da fare – ha detto Renzi – nel 2011 l’Uk era all’11% e l’Italia all’8,4%, ora è al 7%” e noi al 12,3%. In questi anni abbiamo perso troppa strada. È il momento di rimettersi a correre” e ha posto a più riprese l’accento sull‘importanza di attrarre investimenti, condizione necessaria per creare nuovi posti di lavoro.
“C’è grandissima domanda di Italia in questo Paese  – ha commentato il premier -  e credo che questo sia il messaggio di speranza vero arrivato da Londra. Tanta gente vuole investire e crede nell’Italia non solo in Inghilterra ma in tutto il mondo. Dobbiamo essere capaci di attrarre questo flusso di denaro”.

Va notato che le statistiche internazionali rivelano come gli investimenti in uscita, dall’Italia all’estero, sono costantemente cresciuti nel 2013. Nel Regno Unito ad esempio figuriamo come il terzo investitore, dopo Usa e Giappone, con imprese e capitali in grande fermento. Tutte eccellenze volate via. D’altro canto questo flusso è solo in uscita: nessun investitore straniero infatti ha più il coraggio di investire in un Paese dominato da quei fattori scoraggianti come la burocrazia insormontabile, le tasse, la giustizia farraginosa. È necessario aggiungere alla lista il fattore X, la corruzione, che come un deus ex machina dirige le manovre che ci stanno portando al declino.

Siamo al 78° posto nella classifica Ocse per capacità di attrazione degli investimenti dall’estero e terzultimi in Europa per livello di corruzione percepito.  Pochi investimenti, al limite inesistenti, comportano la diminuzione esponenziale delle opportunità di crescita e innovazione e il mercato del lavoro ne risente direttamente. I livelli record di disoccupazione raggiunti ci danno la conferma del circolo deleterio in cui siamo finiti. Ma non possiamo né dobbiamo perdere le speranze.
“C’è bisogno di gente che tiri fuori i soldi”, dice Renzi ed è vero, ma c’è bisogno ancora prima di ammettere le cause reali per cui nessuno investe più nel nostro Paese e intervenire al più presto.

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Disoccupazione “allucinante” secondo Renzi, quasi la metà dei giovani senza lavoro

28/02/2014 - in corruzione

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“Allucinante, subito il Jobs Act”. Parola di premier, parola di Matteo Renzi che oggi twitta: “La disoccupazione è al 12,9%. Cifra allucinante, la più alta da 35 anni”. Il tasso di disoccupazione diffuso oggi dall’Istat è davvero da record: nel gennaio 2014 si è toccato il livello più alto dal lontano 1977. Record anche per la disoccupazione giovanile, che arriva al 42,4%.

Un dramma nei fatti e nei numeri. È la crisi? Sì, certo. Sono ancora i numeri a dirlo, snocciolati dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori: negli ultimi tre anni la contrazione dei consumi delle famiglie toccherà il -9,2%. Una caduta della spesa di 65,4 miliardi di euro, centesimo più, centesimo meno.

È la crisi, certo, in salsa tutta italiana: una congiuntura economica negativa globale che si inserisce in un contesto malato. La Corte dei Conti stima che la corruzione costa all’Italia 60 miliardi di euro l’anno, ma si tratta di una quantificazione sommaria. Non solo: si tratta di reati che restano per lo più impuniti grazie all’inesorabile arrivo della prescrizione.

I capitali stranieri non arrivano (e quelli nazionali, in verità, espatriano). E a scomparire, sempre più, sono anche le opportunità di investimento, quindi di sviluppo e innovazione. La traduzione è: meno posti di lavoro, soprattutto tra i giovani. Non è un caso nè una fatalità: l’Ocse mette l’Italia al 78simo posto per la capacità di attrazione degli investimenti dall’estero. E in Europa siamo al terzultimo posto per livello di corruzione percepito. L’alto indice di percezione della corruzione – certificato da Transparency International  - porta con sé la mancanza di fiducia degli investitori stranieri, che non trovano nel Belpaese un luogo interessante in cui far confluire i capitali. L’evasione fiscale, la burocrazia e l’incredibile lentezza del sistema giudiziario sono causa e complemento di questo drammatico quadro.

Secondo il World Economic Forum, per il 2012-2013 il “Global Competitiveness Index” italiano è stato di 42 su 142 con un punteggio di 4.46 su 7. L’indice fornisce un’istantanea complessiva del panorama di competitività e di sviluppo di un Paese: le istituzioni, le infrastrutture, il contesto macroeconomico, la salute e l’educazione primaria, l’educazione secondaria e la formazione, l’efficienza del mercato dei beni, quella del mercato del lavoro, lo sviluppo del mercato finanziario, la preparazione tecnologica, l’ampiezza del mercato, la sofisticatezza del business e l’innovazione. L’Italia, insomma, ha ancora molta strada da fare per avvicinarsi a quella cifra, 7, che attesterebbe una competitività finalmente performante e che darebbe risposte concrete alle prospettive di lavoro e crescita di giovani e non. E questa strada, tortuosa ma non impossibile da percorrere, passa proprio dalla lotta alla corruzione.

Angela Gennaro


Letta: “Incentivare gli investimenti stranieri”. Ma per farlo è necessaria una seria lotta alla corruzione

02/10/2013 - in Politico e digitale

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Nel discorso per la fiducia pronunciato stamattina a Palazzo Madama, in un giorno cruciale per la politica, il Premier Letta ha sottolineato l’importanza di incentivare gli investimenti dall’estero. A questo obiettivo è infatti dedicato il progetto “Destinazione Italia” che il Presidente del Consiglio ha presentato alla comunità finanziaria mondiale la scorsa settimana.

Pochi investimenti (al limite inesistenti in questo periodo nel nostro Paese) comportano la diminuzione esponenziale delle opportunità di crescita e innovazione e il mercato del lavoro ne risente profondamente. A farne le spese sono in particolare i giovani – la disoccupazione giovanile ha superato ad agosto il 40% (Istat) – che proprio nei mancati business finanziati dagli imprenditori stranieri potrebbero trovare occupazione.

Da sempre Riparte il futuro sostiene che senza una seria lotta alla corruzione, non menzionata nel discorso del Presidente Letta, è molto difficile che gli investitori stranieri tornino a sentire la fiducia necessaria per mettere a rischio i propri capitali nel nostro Paese. La percezione di un’elevata corruzione, le lungaggini della burocrazia, l’incertezza nell’applicazione delle regole e della legge sono tutti fattori che allontanano gli investitori e di conseguenza le opportunità.

Soltanto gli imprenditori con minori scrupoli sono disposti a impegnare ugualmente i propri capitali in paesi ad alto rischio di tangenti: di fronte a ogni intralcio o contrarietà nei rapporti coi funzionari, non faranno altro che alimentare il fenomeno corruttivo già dilagante.
Per queste ragioni la certezza del diritto e la lotta alla corruzione devono essere punti d’impegno prioritari per il Paese, come ribadito più volte anche dalla Corte dei Conti. Dire di voler puntare il massimo sulla ripresa dell’economia non può prescindere da una capillare strategia anticorruzione che favorisca la competitività, la meritocrazia e il progredire dell’imprenditoria sana.

Qui di seguito lo stralcio del discorso per la fiducia in cui si affrontano questi temi:

L’azione congiunturale e le riforme strutturali devono essere collegate strettamente, dobbiamo completare gli interventi già avviati nei campi della giustizia civile, della regolamentazione e della riforma della pubblica amministrazione. Su questa traccia muove il Piano Destinazione Italia, presentato personalmente alla comunità finanziaria mondiale la scorsa settimana.

Si tratta di un pacchetto di certezze con tre priorità assolute: assicurare agli investitori stranieri e ai nostri imprenditori la certezza del fisco, essenziale per la pianificazione degli investimenti; la certezza dei tempi, appunto con la riforma della giustizia civile; la certezza delle regole, per esempio con la riforma della Conferenza dei servizi e con un Testo unico sulla normativa del lavoro.


Meno corruzione = Più lavoro

28/08/2013 - in corruzione

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La campagna Riparte il futuro promuove la lotta alla corruzione in Italia, condizione indispensabile per la ripresa economica del nostro paese. Riducendo la corruzione a vantaggio della sana competitività, aumenterebbero gli investimenti e le opportunità di crescita e lavoro, specialmente per la fascia più penalizzata: i giovani!

Meno corruzione = Più lavoro. Semplice equazione. Difficile da applicare.
Fai il 1° passo: FIRMA!

 


Stabilimenti e progetti che chiudono. Investimenti che svaniscono o volano all’estero. La corruzione resta

22/08/2013 - in dall'estero

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“Burocrazia opprimente, costo del lavoro gravato da troppe tasse, giustizia farraginosa: ecco perché gli imprenditori stranieri amano sempre meno l’Italia”. L’incipit dell’approfondimento di Valentina Santarpia pubblicato sul Corriere della Sera del 21 agosto è una constatazione amara. Il contatore che tiene traccia delle chiusure degli stabilimenti e dei progetti che si verificano ogni giorno in Italia sta scattando con una velocità crescente, che inquieta e rattrista. Cosa sta succedendo? Abbiamo perso l’inventiva, la voglia, la capacità inprenditoriale, le risorse? No: le esportiamo.
Le statistiche internazionali rivelano come gli investimenti italiani all’estero continuano a crescere nel 2013. Nel Regno Unito ad esempio l’Italia figura come il terzo investitore, dopo Usa e Giappone, con imprese e capitali in grande fermento, eccellenze volate via.
D’altro canto questo flusso è solo in uscita: nessun investitore straniero infatti ha più il coraggio di investire in un Paese dominato da quei fattori scoraggianti – la burocrazia insormontabile, le tasse, la giustizia farraginosa – di cui si parla nell’articolo del Corriere. È necessario aggiungere alla lista il fattore X, la corruzione, che come un deus ex machina dirige le manovre che ci stanno portando al declino.

Siamo al 78° posto nella classifica Ocse per capacità di attrazione degli investimenti dall’estero e terzultimi in Europa per livello di corruzione percepito.  Pochi investimenti, al limite inesistenti, comportano la diminuzione esponenziale delle opportunità di crescita e innovazione e il mercato del lavoro ne risente direttamente. I livelli record di disoccupazione raggiunti, specialmente per quanto riguarda la disoccupazione giovanile (39,1% a giugno), ci danno la conferma del circolo deleterio in cui siamo finiti. Ma non possiamo né dobbiamo perdere le speranze.

L’emergenza investimenti è oggetto di Destinazione Italia, la micro task force di tre consulenti istituita presso il ministero dello Sviluppo economico, per far sì che gli investitori ricomincino a fidarsi del nostro paese e a ritenerlo attraente. Il Corriere si sofferma sul dettaglio dei provvedimenti, che mirano a agevolare le procedure in ambito fiscale, legale e per quanto riguarda il credito. A settembre la task force consegnerà un progetto a Letta e speriamo che dall’idea si passi all’azione senza riprodurre le trafile estenuanti che portano tante buone iniziative imprenditoriali alla rinuncia. Solo per fare alcuni esempi la Britishgas ha rinunciato l’anno scorso al rigassificatore da 800 milioni a Brindisi. Bridgestone ha annunciato che vuole chiudere lo stabilimento di Bari. Il colosso farmaceutico americano Merck Sharp & Dome a Pavia. E la lista prosegue.

Nel frattempo, fuori dalle aule ministeriali, la campagna Riparte il futuro continua a porre l’accento sull’importanza della lotta alla corruzione, fattore indispensabile per la ripresa economica del nostro paese. Riducendo la corruzione a vantaggio della sana competitività, aumenterebbero gli investimenti e le opportunità di crescita e lavoro, specialmente per la fascia più penalizzata ovvero quella giovanile.

Primo passo: essere consapevoli della reale natura del problema. La lotta alla corruzione non è soltanto una questione di legalità e di moralità, è un’urgenza economica. Secondo passo: firmare la petizione online.


La legge anticorruzione è insufficiente? Risponde Mario Monti

03/05/2013 - in corruzione

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Ieri, alla presentazione del rapporto Ocse sulla situazione dell’economia italiana, abbiamo inetrvistato Mario Monti.
“Credo che questa legge debba essere migliorata”, ha detto l’ex presidente del Consiglio. “Ogni rapporto internazionale sottolinea che un regime moderno di legislazione preventiva e repressiva contro la corruzione è una delle componenti più importanti per determinare la volontà delle imprese internazionali a investire in un Paese”.

La corruzione diminuisce la fiducia degli investitori stranieri. Di conseguenza il mancato afflusso di capitali dall’estero penalizza le opportunità di sviluppo e lavoro, specialmente per i giovani.
FIRMA LA PETIZIONE CONTRO LA CORRUZIONE >>


La corruzione fa aumentare la disoccupazione giovanile. Ecco come l’Italia perde le opportunità

19/02/2013 - in corruzione

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Oltre a inquinare la vita politica e sociale, penalizzando i meriti e i talenti, la corruzione aumenta la sfiducia degli investitori stranieri nel nostro sistema-Paese e diminuisce, di conseguenza, l’afflusso di capitali dall’estero.
Facendoci perdere importanti opportunità di sviluppo e lavoro, specialmente per i giovani che per primi potrebbero trovare impiego nei nuovi business, la corruzione è da considerarsi una delle cause principali della disoccupazione giovanile.

Oltre ai costi intrinseci, i famosi “60 miliardi di euro all’anno” stimati dalla Corte dei Conti a cui abbiamo spesso fatto riferimento, la corruzione impedisce che si sviluppi un altro elemento necessario, insieme al capitale, alla crescita della produttività di un Paese: le idee. In un Paese in cui vengono preferite le idee e le persone “sbagliate” perché “raccomandate”, le idee e le persone “giuste” non trovano spazio e lo cercano piuttosto all’estero.

Come dice Greg Ip, uno dei più grandi giornalisti economici al mondo: “gli investitori devono sapere che se investono oggi, negli anni a venire essi potranno goderne dei frutti. Ciò richiede leggi trasparenti, tribunali imparziali, e il diritto di proprietà. … Per esempio, il governo Svedese spende più della metà del PIL nazionale, mentre il governo messicano spende solo un quarto del suo PIL. Ma il governo svedese è efficiente ed onesto mentre quello messicano è inefficiente e pervaso dalla corruzione. Ecco una delle ragioni per cui la Svezia è ricca e il Messico è povero”.

Anche una recente ricerca di Ernst & Young, una fra le più importanti società di consulenza al mondo, ha provato che il secondo fattore che conta nella scelta, da parte di un manager, della località in cui basare le attività di un’impresa è la “stability and transparency of political, legal and regulatory environment”. In altre parole, il c.d. “rule of law”.

La corruzione è la negazione più alta del rule of law, che penalizza l’afflusso di capitali, impedisce la crescita economica e diminuisce le opportunità di lavoro.

I dati lo confermano (Eurostat + CPI Transparency International): in media, dove c’è maggior corruzione c’è maggiore disoccupazione giovanile.

SCARICA L’INFOGRAFICA DI RIPARTE IL FUTURO SULLA CORRELAZIONE TRA CORRUZIONE E DISOCCUPAZIONE GIOVANILE >>

Per ripartire, senza dover andare via dall’Italia, uniamoci contro la corruzione che blocca il futuro del nostro Paese: firmiamo ora!


La corruzione blocca gli investimenti stranieri e centinaia di migliaia di posti di lavoro se ne vanno

21/01/2013 - in corruzione

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Anche per gli alti livelli dell’economia internazionale funziona come tra amici: se non ti fidi, non investi nel rapporto. L’Italia, con il suo alto Indice di percezione della corruzione (Transparency International), e con 60miliardi perduti secondo la Corte dei Conti in questa “tassa occulta”, non invita alla fiducia gli investitori stranieri.

La relazione tra corruzione e diminuzione dell’afflusso di capitale straniero è chiara dai dati e da questa si innesca un meccanismo fallimentare a catena: se gli investimenti stranieri scarseggiano perdiamo opportunità di sviluppo e innovazione che genererebbero migliaia di nuovi posti di lavoro, specialmente per i giovani.
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