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Disoccupazione: a luglio l’Italia è maglia nera nell’Eurozona e in tre anni hanno chiuso 63mila imprese

10/09/2014 - in dall'estero

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Il problema disoccupazione nell’area Ocse non migliora. Anche a luglio il tasso di disoccupazione è salito al 7,4% (dal 7,3% di giugno) portando a 44,8 milioni la cifra dei disoccupati:  ancora ben al di sopra dei livelli pre-crisi (nel luglio 2008 erano 10,2 milioni in meno).
Nell’Eurozona i cambiamenti sono impercettibili, con un tasso di disoccupazione stabile all’11,5%. Tranne in Italia, come sottolinea la stessa Ocse, in cui è cresciuto di 0,3 punti. Ci facciamo sempre notare, noi.

E per quanto riguarda le nuove generazioni? Il tasso di disoccupazione giovanile resta stabile al 14,9% ma con punte «eccezionalmente elevate» in Stati come la Spagna (53,8%), la Grecia (53,1% a maggio), l’Italia (42,9%), il Portogallo (35,5%) e la Slovacchia (31,7%).

Tutti Paesi ad alto livello di corruzione secondo la classifica di Transparency International sull’indice di percezione della corruzione. E non si tratta certo di una casualità visto che questo problema come abbiamo sottolineato più volte, è uno dei principali freni alla ripresa economica. Oltre a inquinare le Istituzioni, inibisce gli investimenti e penalizza il mercato del lavoro, l’impresa e soprattutto i giovani, che nei nuovi business potrebbero trovare impiego e opportunità. Lo ha ribadito pochi giorni fa anche Kenneth Rogoff, una delle voci più autorevoli di Harvard: “il problema dell’Italia non è il debito, è la corruzione”

Secondo l’analisi sulle prestazioni delle piccole e medie imprese italiane, condotta dalla stessa Ocse, dal 2008 al 2010 in Italian hanno chiuso 63 mila imprese, con la perdita di 610 mila posti di lavoro. E pensare che le aziende con meno di 250 dipendenti sono da sempre considerate la “spina dorsale dell’economia italiana” e rappresentano “il 99,9% delle imprese della penisola, l’80% dell’occupazione e il 67% del valore aggiunto, tra le quote maggiori dell’area Ocse”. Lo spirito imprenditoriale scorre nel nostro sangue da decenni ed è frustrante vedere come le energie dei giovani italiani siano castrate in patria e valorizzate all’estero, per chi ha la forza e la possibilità di andare a competere su altri mercati, più meritocratici, meno tartassati, meno corrotti.

Cosa ci aspetta nei prossimi mesi? Ecco le previsioni:

LG


Disoccupazione giovanile: un ‘danno’ da 162 miliardi di euro all’economia europea

04/09/2014 - in dall'estero

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La disoccupazione giovanile in Italia ha causato  nel 2012 la maggior perdita economica d’Europa. Sono infatti 35,2 i miliardi di euro persi nel 2012 (2,6 miliardi in più rispetto al 2011) a causa dei giovani senza lavoro. Seguono Francia (23,2 miliardi), Regno Unito (18,7 miliardi) e Spagna (17,3 miliardi). Sommando le perdite di tutti i Paesi europei si arriva alla mastodontica cifra di 162 miliardi di euro. Dato che è cresciuto di 10 miliardi di euro rispetto all’anno precedente.

È quanto riporta Eurofound nel suo dossier “Mappatura del passaggio alla vita adulta in Europa. La Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e lavoro ha contato circa 14,6 milioni di “NEET” in Europa, ovvero quei giovani che nel 2012 non studiavano, non lavoravano né seguivano corsi di formazione. Una cifra che corrisponde al 15,9% della popolazione nella fascia d’età tra i 15 e i 29 anni.

Secondo lo studio, a gennaio 2014 il 23% dei giovani tra i 15 e i 24 anni in cerca di lavoro non era ancora riuscito a trovarlo. Dai dati si evince una forte differenza tra Nord e Sud dell’Europa: il confronto è nettamente a favore della fascia settentrionale, dove il passaggio tra la scuola è il mondo del lavoro è agevolato da scelte mirate delle amministrazioni pubbliche, cosa che permette ai giovani di uscire prima di casa e passare alla vita adulta. Diversamente accade per i giovani orientali e mediterranei, che vivono ancora un passaggio difficile e problematico dalla scuola al lavoro, associato a una conquista molto lenta e tardiva dell’indipendenza e dell’autonomia.

Non è un caso che dove il livello di corruzione percepita è più alto, anche la disoccupazione giovanile è maggiore. Una relazione di diretta proporzionalità che la nostra campagna ha sottolineato più volte.
L’obiettivo ultimo della nostra battaglia infatti, sostenuta da oltre 620.000 cittadini, è mettere in luce questa relazione e combattere tangenti e favoritismi per ridare un futuro al Paese e ai nostri giovani.

 


I lavoratori low-cost della camorra per ricostruire L’Aquila

26/06/2014 - in corruzione

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l'aquilaMassimizzare i profitti derivanti dagli appalti milionari. È per questo che i sette imprenditori coinvolti nell’inchiesta “Dirty job” della Direzione distrettuale antimafia de L’Aquila si rivolgevano alla camorra. In particolare era il clan dei Casalesi a fornire maestranza a basso costo con l’accusa di “contiguità con il clan dei Casalesi”. Si parla di un giro d’affari di circa 10 milioni di euro, dove gli operai impiegati erano costretti a restituire la metà dello stipendio che percepivano sulla carta.

In totale gli indagati dovrebbero essere circa una ventina tra imprenditori e lavoratori impiegati nei cantieri, tre sono finiti in carcere e quattro ai domiciliari per estorsione aggravata dal metodo mafioso, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Gli arresti arrivano proprio a pochi giorni dalla notizia di imprese colluse nella ricostruzione di beni culturali e chiese nel centro del capoluogo abruzzese.

A fornire i lavoratori alle ditte aquilane erano i Di Tella di Caserta, costruttori campani incensurati, ma con forti legami con il clan dei Casalesi, che reperivano manodopera solo a Casapesenna e Casal di Principe. I lavoratori percepivano dalle ditte abruzzesi buste paga con importi corretti, ma i Di Tella gestivano a parte una contabilità occulta. La metà dello stipendio veniva infatti restituita attraverso prelievi bancomat.

Secondo quanto si è appreso, c’è stato il contributo di un collaboratore di giustizia che ha sottolineato i rapporti tra Alfonso Di Tella e il clan Michele Zagaria e altri casalesi. Per il procuratore distrettuale antimafia, Fausto Cardella, «questa indagine fotografa la situazione di un tipo di infiltrazione, quella del clan dei Casalesi, di cui da oggi potremo parlare con più cognizione di causa. Inoltre è un’indagine che valorizza i rapporti tra le procure distrettuali e quella nazionale. Senza la banca dati non sarebbe stato possibile realizzarla in questo modo”.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori dello Scico e del Gico dell’Aquila, gli imprenditori aquilani avrebbero percepito il 30 per cento degli appalti senza fare nulla, ovvero per il semplice fatto di esserseli aggiudicati. Il 70 per cento andava ai Di Tella che provvedevano a realizzarli. “La vera forza delle mafie sta fuori dalle mafie, in quella zona grigia che le circonda, e assume rapporti a scopo di profitto”, ha detto il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, nel commentare la notizia.

 


Giovani Imprenditoria e Innovazione. Riparte il futuro alle summer school di “GIÀ”

19/09/2013 - in corruzione, Libera e Gruppo Abele

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Conoscete la Summer School “GIÀ – Giovani Imprenditoria ed Innovazione”? Si tratta di un’iniziativa formativa promossa da Libera in SICILIA, CALABRIA, CAMPANIA e PUGLIA, in collaborazione con le università locali e con vari partner istituzionali, dell’associazionismo e del mondo delle imprese.

La crescita di un territorio deve fondarsi su azioni in grado di coniugare coesione sociale e sviluppo economico: partendo da questo principio, il progetto ha l’ obiettivo di formare i giovani affinché siano in grado di basare la propria azione imprenditoriale sulla responsabilità sociale e l’innovazione.

La campagna “Riparte il futuro”, nata dalla presa di coscienza che senza combattere la corruzione non si innescherà mai una ripresa sotanziale del sistema-paese, parteciperà a uno dei seminari pugliesi, per parlare insieme al referente Leonardo Ferrante di quanto ci costa la corruzione in termini di opportunità. E soprattutto di quanto costa ai giovani e a chi tra loro intende fare impresa.

gia“Il progressivo depauperamento della creatività e dalle energie dei giovani condanna il Sud e, in particolare, le sue aree interne ad una crescente emarginazione” – si legge nella presentazione del progetto didattico. -  “Molti giovani sono rassegnati al fatto che il loro futuro debba essere lontano dai luoghi dove sono nati e cresciuti o, peggio, vengono meno in loro ragioni di fiducia e di speranza. Il crescente disagio che percepiamo è, infatti, in prevalenza legato alla mancanza di prospettive per il futuro. La chiave di volta per lo sviluppo del Mezzogiorno è proprio nell’affidare le potenzialità del territorio alle energie e creatività imprenditoriali dei suoi giovani. La linfa vitale di qualunque programma di coesione e sviluppo territoriale si genera con il pieno coinvolgimento di ampie fasce di giovani mobili- tando intelligenze, passioni e volontà per il cambiamento.”

Scarica il programma di Già 2013 (pdf)

 


Lavoro anticorruzione: la Civit assume a tempo determinato. Il bando è aperto

06/09/2013 - in Politico e digitale

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Per lottare contro la corruzione si comincia con una firma, si prosegue mettendoci la faccia ma si può anche spingersi oltre. La Civit, Commissione indipendente per la trasparenza e l’integrità delle Amministrazioni Pubbliche, già Autorità Nazionale Anticorruzione a cui il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha attribuito l’esclusivo incarico di contrastare il fenomeno corruttivo in Italia, è in cerca di due figure professionali qualificate.
Si tratta di un profilo in area giuridica e uno in area tecnica che si assumeranno l’arduo compito di monitorare le performance delle PA dove si annidano molto spesso focolai di corruzione e mala gestione.

Abbiamo sempre detto che combattere efficacemente la corruzione è una condizione indispensabile per la ripresa economica del nostro Paese, per il mercato del lavoro, per l’nnovazione. La corruzione infatti, bloccando la sana competitività, scoraggiando gli investimenti stranieri e inquinando il mercato e le Istituzioni, è una tra le principali cause della disoccupazione, specialmente giovanile.
In questo caso l’anticorruzione offre un’opportunità di lavoro ai giovani qualificati in senso diretto: il bando della Civit è infatti rivolto ai laureati under 35.

La trasparenza e le misure di prevenzione e contrasto alla corruzione sono dicipline che, combinate con l’utilizzo avanzato dello strumento digitale, stanno velocemente diventando un terreno fertile per nuove opportunità lavorative e al contempo una grande risorsa per il futuro delle Istituzioni. Chi sceglie di dedicarsi all’anticorruzione potrebbe fare la scelta giusta, non solo dal punto di vista della carriera personale.

In bocca al lupo a chi si candiderà per la Civit!

Tuttavia, se il vostro profilo non corrisponde ai requisiti richiesti ma siete comunque interessati a approfondire questi temi, l’Università di Pisa organizza un master specifico diretto dal prof. Alberto Vannucci.  Il master svolge anche un ruolo attivo nella lotta alla alla corruzione, come consulente della campagna Riparte il futuro promossa da Libera e Gruppo Abele.


Meno corruzione = Più lavoro

28/08/2013 - in corruzione

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La campagna Riparte il futuro promuove la lotta alla corruzione in Italia, condizione indispensabile per la ripresa economica del nostro paese. Riducendo la corruzione a vantaggio della sana competitività, aumenterebbero gli investimenti e le opportunità di crescita e lavoro, specialmente per la fascia più penalizzata: i giovani!

Meno corruzione = Più lavoro. Semplice equazione. Difficile da applicare.
Fai il 1° passo: FIRMA!

 


Come mai l’Italia non attira investitori esteri? Il filo diretto tra corruzione e disoccupazione

03/07/2013 - in corruzione

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Da qualunque punto di vista la si analizzi l’emergenza disoccupazione, specialmente giovanile, è il tema centrale da affrontare per la ripresa economica del paese. Le proposte di soluzione non possono trascurare un aspetto che ha ispirato la nascita della campagna Riparte il futuro e che solo in parte viene messo in luce dalle analisi degli esperti e dalle ricette politiche anti-crisi. La corruzione influisce sul mercato del lavoro ed è tra i fattori responsabili dell’aumento della disoccupazione: danneggia infatti l’immagine dell’Italia agli occhi degli investitori stranieri che non si fidano a mettere a frutto nel sistema-paese i propri capitali. Ciò sottrae opportunità a tutti coloro che nei nuovi business potrebbero trovare occupazione. I giovani, in particolare, risultano i più penalizzati.
Partendo da questa presa di coscienza, Riparte il futuro ha portato all’attenzione della politica e dei media l’importanza della lotta alla corruzione come condizione indispensabile per la ripresa economica.

A settembre 2012 Donatella Stasio lanciava l’avvertimento su Il Sole 24 Ore: “L’Italia non rialzerà la testa finché economia e politica rimarranno ostaggio di un sistema corruttivo inossidabile tanto quanto la mancanza della volontà concreta di aggredirlo. [...] Per la Banca mondiale, un’efficace lotta alla corruzione produrrebbe un aumento del reddito superiore al 2,4%; le imprese crescerebbero del 3% annuo in più; la corruzione frena gli investimenti esteri perché rappresenta una tassa del 20%. Per Transparency international, ogni grado di aumento del livello della corruzione riduce del 16% gli investimenti stranieri diretti mentre un miglioramento negli indici pari a una deviazione standar (2,38 punti) è associato a un incremento degli investimenti di oltre 4 punti e determina un incremento di oltre mezzo punto del Pil pro-capite.”

Sul Corriere della Sera di oggi 3 luglio Roberto Bagnoli mette in chiaro il tema del mancato afflusso di investimenti esteri prendendo spunto dalla divergenza di vedute tral Presidente di Confindustria Squinzi e il ministro dell’economia Saccomanni (oggi presente insieme al Presidente del Consiglio Enrico Letta e al ministro del lavoro Enrico Giovannini al vertice europeo sulla disoccupazione giovanile). Il primo meno ottimista del secondo nel vedere “la luce in fondo al tunnel”. Dal grafico si evince che tra le principali cause dei mancati investimenti esteri c’è l’inefficienza del istituzioni pubbliche e del sistema giudiziario. Entrambi sintomi strettamente connessi con il proliferare della corruzione nel nostro paese.

Finché non aggrediremo la corruzione alla radice i problemi economici dell’Italia e soprattutto quelli legati al settore lavoro non si risolveranno mai nella sostanza. Si troveranno delle soluzioni superficiali ma le fondamenta rimarranno compromesse.
FIRMARE CONTRO LA CORRUZIONE SIGNIFICA FIRMARE PER LA CRESCITA ECONOMICA E IL LAVORO >>

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Perché firmare – La corruzione mette a rischio il lavoro e i lavoratori e influisce sulla disoccupazione

09/04/2013 - in corruzione

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La corruzione influisce sul mercato del lavoro ed è tra i fattori responsabili dell’aumento della disoccupazione, oggi arrivata a livelli record.

Alcuni studi associano con un buon margine di approssimazione l’impatto negativo della corruzione su diverse variabili economiche. Ad esempio, il peggioramento di un punto dell’indice di percezione della corruzione (calcolato annualmente da Transparency International) determina una riduzione annua del prodotto interno lordo pari allo 0,39 per cento; del reddito pro-capite pari allo 0,41 per cento.

Inoltre la corruzione danneggia l’immagine dell’Italia agli occhi degli investitori stranieri che non si fidano a mettere a frutto nel Sistema-Paese i propri capitali. Ciò sottrae opportunità a tutti coloro che nei nuovi business potrebbero trovare occupazione. I giovani, in particolare, risultano i più penalizzati.

A settembre 2012 Donatella Stasio lanciava l’avvertimento su Il Sole 24 Ore: “L’Italia non rialzerà la testa finché economia e politica rimarranno ostaggio di un sistema corruttivo inossidabile tanto quanto la mancanza della volontà concreta di aggredirlo.
[...] Per la Banca mondiale, un’efficace lotta alla corruzione produrrebbe un aumento del reddito superiore al 2,4%; le imprese crescerebbero del 3% annuo in più; la corruzione frena gli investimenti esteri perché rappresenta una tassa del 20%. Per Transparency international, ogni grado di aumento del livello della corruzione riduce del 16% gli investimenti stranieri diretti mentre un miglioramento negli indici pari a una deviazione standar (2,38 punti) è associato a un incremento degli investimenti di oltre 4 punti e determina un incremento di oltre mezzo punto del Pil pro-capite.”

Al tempo stesso, in un meccanismo illegale, anche la scelta del lavoratore non segue il merito e la competenza, quanto la logica corruttiva. Dal punto di vista delle imprese, la prospettiva di poter eludere i controlli con una mazzetta trasforma in una normale strategia d’impresa la mancata applicazione delle norme sulla sicurezza dei lavoratori. Il rischio per la sicurezza si moltiplica in questo regime sciatto e illegale.

La ricerca svolta nel 2012 da Libera e Avviso Pubblico dimostra che c’è una correlazione molto forte tra il numero di morti bianche e l’entità di percezione della corruzione a livello regionale.

Non si tratta di allarmismo ma di presa di coscienza: finché non aggrediremo la corruzione alla radice i problemi economici dell’Italia e soprattutto quelli legati al settore lavoro non si risolveranno mai nella sostanza. Si troveranno delle soluzioni superficiali ma le fondamenta rimarranno compromesse.

Firma subito la petizione di “Riparte il futuro” perché la lotta alla corruzione sia una priorità dell’agenda politica italiana >>

 


Sono 480 i posti di lavoro che spariscono ogni giorno. Gli under 35 i più penalizzati

11/02/2013 - in corruzione

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Nel pieno della campagna elettorale arrivano dati pesanti dalla Confartigianato relativi al mercato del lavoro in Italia. Ed è come mettere il dito dritto nella piaga. Secondo lo studio, l’obiettivo lavoro in Italia nel 2008 era aumentare il numero degli occupati, mentre oggi è diventato evitare il cancellamento dei posti di lavoro che abbiamo. Un bel cambio di prospettiva e di prospettive: a fine 2012 gli occupati erano secondo l’Istat 22 milioni e 723 mila, 818 mila in meno rispetto al 2008. Abbiamo dunque perso 480 posti di lavoro al giorno.

Si legge inoltre che tra gli occupati di tutte le età (20-64 anni), a diminuire di più sono stati gli under 35. Il calo, del 20%, equivale a un milione e mezzo di giovani disoccupati. D’altro canto gli over55 lavorativi sono cresciuti di 600 mila unità. Quali le cause di questo mancato ricambio generazionale? Aumento dell’età pensionabile sancita dalle riforme Sacconi e Fornero – come si legge nell’articolo di Enrico Marro sul Corriere della Sera – ma anche, come afferma Giorgio Merletti presidente di Confartigianato,  a causa dei “tanti vincoli burocratici e gestionali, cuneo fiscale troppo elevato, distanza tra scuola e mondo del lavoro. Inoltre, le recenti misure introdotte sulla flessibilità in entrata rischiano di comprimere ulteriormente le opportunità occupazionali”.

È necessario aggiungere un’altra voce, per nulla marginale, all’elenco delle cause della disoccupazione giovanile italiana: la corruzione.
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