Articoli con il tag “legge anticorruzione

Benefici per i whistleblower e “agenti provocatori”, così Cantone vuole combattere la corruzione

18/08/2014 - in corruzione, trasparenza

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raffaele_cantoneIl decreto organizzativo dovrebbe arrivare non più tardi di settembre, ma il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, ne ha già chiari i passaggi principali. Il primo è quello dell’istituzione di “agenti provocatori”, agenti che andranno a testare la correttezza di amministratori pubblici e imprenditori offrendo loro soldi o tangenti e che, nel caso la corruzione dovesse andare a buon fine, farebbero scattare la denuncia. Anche per questo Cantone auspica una collaborazione più diretta con Confindustria. “Dobbiamo trovare un modus operandi comune – ha detto il presidente dell’Anac -. I primi a dover ritenere conveniente la battaglia contro la corruzione sono gli imprenditori, che a volte non si rendono conto di commettere un reato”.

C’è poi l’ipotesi messa in campo di veri e propri benefici da parte dello Stato per chi denuncia episodi di corruzione, ma per rendere questa pratica più sicura serve, come da tempo chiede Riparte il futuro, una norma che tuteli specificamente i whistleblower.

Infine un’ultima battuta sul controllo delle amministrazioni, sul quale l’Anac intende incentrare le prossime politiche: “Ora possiamo sanzionare quelle che non adottano il codice etico o presentano un piano trasparenza puramente formale” ha dichiarato Cantone.


Renzi sulla riforma della giustizia: “Siamo in fase di ascolto, poi si decide sul serio”

30/07/2014 - in corruzione

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La riforma della giustizia è in una “fase di ascolto”: parole del presidente del Consiglio Renzi, che nella sua newsletter personale conferma la strategia del governo di aprire alla partecipazione pubblica e di aspettare settembre per procedere con la riforma. Un rinvio a cui Libera e Gruppo Abele, attraverso la campagna Riparte il futuro, hanno risposto lanciando la petizione #zeroscuse: la società civile si è già abbondantemente espressa, chiedendo da oltre un anno e mezzo impegno concreto e leggi certe, come riportato sull’agenda anticorruzione. Che bisogno c’è di nuove consultazioni? Non sono bastati gli scandali Expo e Mose?

Renzi continua sottolineando come, passata questa fase, “si decide, sul serio”. E certo non potranno rimanere inascoltati oltre 530mila cittadini che lo chiedono a gran voce.

Da notare, nella newsletter del Presidente, il riferimento alla riforma della prescrizione, uno dei nodi chiave dell’agenda di Riparte il futuro e tema spesso assente nel dibattito pubblico. Per dirla con le parole del Premier deve essere garantita “la certezza del diritto eliminando il ricorso alle prescrizioni perché il tempo non può sconfiggere la legge e sottolineando l’etica della responsabilità nei confronti di quegli operatori della giustizia che si comportano con dolo o colpa grave”.

Siamo tutti d’accordo, quindi procediamo! Che la riforma sia d’iniziativa governativa o parlamentare non importa, purché si faccia. Per questo continueremo a monitorare le istituzioni democratiche chiedendo impegno certo e tempi rapidi. Unisciti all’appello #Zeroscuse>>


Braccio di ferro Parlamento-governo sul tema corruzione: il M5S accerela con l’appoggio del PD Casson

09/07/2014 - in corruzione

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A fine giugno, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha aperto per due mesi le consultazioni pubbliche sulla riforma della giustizia, fondata su 12 linee programmatiche, compreso il tema della lotta alla corruzione.

Ma due mesi sono lunghi e il rischio di un nulla di fatto sta convincendo parte del Parlamento a riprendere il cammino delle riforme tra le mura di Palazzo Madama, sede del Senato. A guida della proposta il MoVimento 5 Stelle, che al grido di “non c’è più tempo da perdere” e ricordando l’appello sottoscritto da 531mila firmatari di Riparte il futuro cerca una strada ritagliando spazi di tempo e di forze tra le altre riforme in questi giorni in discussione.

Un segnale importante, quello del MoVimento, che richiama all’azione e sottolinea l’urgenza di affrontare in concreto il tema anticorruzione, e che trova il sostegno del vice-presidente della Commissione Giustizia Felice Casson, di area PD.
Resta chiara la posizione di Libera e Gruppo Abele: occorre una riforma forte, in tempi quanto più rapidi possibili, capace di potenziare sia il lato del contrasto che quello della prevenzione. Che sia ad opera del Governo o del Parlamento, poco ci cambia. Come società civile richiamiamo all’impegno concreto tutta la politica, nella consapevolezza che ogni giorno che passa è un intollerabile costo per l’economia e la società italiana.

Leonardo Ferrante

In foto alcuni senatori 5 stelle.

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C’è qualcosa che non va se un’opera pubblica è “in fase di completamento”… da 40 anni. Rizzoli presenta “Corruzione a norma di legge”

08/07/2014 - in corruzione

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2980443-9788817075701Se qualcuno si chiedesse come sia possibile che le grandi opere siano totalmente pervase di corruzione nostrana, come sia possibile che personaggi poco limpidi (con più di qualche scheletro nell’armadio) riescano sempre ad avere per le mani denaro pubblico o come sia possibile che per oltre quarant’anni abbiamo creduto che il Mose di Venezia fosse in fase di completamento, troverà finalmente qualche risposta nell’ultima fatica di Giorgio Barbieri e Francesco Giavazzi: il saggio “Corruzione a norma di legge. La lobby delle grandi opere che affonda l’Italia” da ieri in libreria per Rizzoli.

La storia del Mose è solo l’epicentro intorno al quale i due autori ruotano per raccontare come il sistema degli appalti italiano sia malato e, purtroppo, lontano da una cura. Non si può essere infatti ottimisti di fronte a notizie come il ritorno di Patrizio Cuccioletta alla carica di Magistrato alle acque.  Per ordine di Altero Matteoli di Forza Italia, nonostante le accuse di irregolarità per cui era stato rimosso nel 2001, Cuccioletta è stato rimesso alcuni anni dopo al suo posto, come se niente fosse successo. Nel suo primo mandato Cuccioletta aveva collezionato “234 giornate lavorative di assenza su 381” e aveva fatto “un uso improprio dei poteri d’urgenza”. Proprio quella “urgenza” che sembra rappresentare una sorta di “password della corruzione” intorno all’affare Mose.

Nel presentare il libro sul Corriere della Sera, Gian Antonio Stella parla delle “disinvolte scorciatoie per scansare ogni intralcio normativo in nome dell’urgenza («Le opere per salvare Venezia verranno ultimate entro il 1995», giurava Craxi nel 1986), col risultato che chi oggi chiede se «una scelta tecnologica fatta quarant’anni fa sia tuttora idonea, soprattutto alla luce dell’analisi costi-benefici», si sente rispondere che «è troppo tardi, ma è una domanda che, in quarant’anni, mai è stato consentito porre, sempre con la scusa che ‘ormai i lavori sono quasi finiti’»”.

Stella spiega poi come gli autori distinguano due tipi di corruzione. Il primo è quello classico, la tangente, per cui talvolta scatta l’arresto. Mentre il secondo è più pericoloso e ambiguo «perché – come si legge nel libro – nessuna legge viene violata sono le leggi stesse a essere state corrotte, cioè scritte e approvate per il tornaconto dei privati contro l’interesse dello Stato, o per alcuni privati a svantaggio di altri. Di fronte a questo tipo di corruzione la giustizia non possiede armi. Nel momento in cui la regola corrotta viene applicata nessuno commette alcun reato; i reati semmai sono stati compiuti quando il Parlamento ha approvato le leggi, ma sono più difficili da dimostrare e sanzionare».

Corruzione a norma di legge
di Giorgio Barbieri, Francesco Giavazzi
Rizzoli 2014, 238 pp. 15.00 €

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Trasparenza e prescrizione: l’Italia non può attendere. Tutti i pareri illustri da Cantone a Soro

04/07/2014 - in corruzione

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Laura-Boldrini-e-Antonello-Soro_h_partbMentre Renzi rinvia le riforme e lancia una processo di partecipazione pubblica sulle linee guida cresce in Italia il confronto sul tema. Abbiamo provato a dare uno spaccato dei temi e delle opinioni.

Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, torna sul tema del cattivo utilizzo della prescrizione, “un segnale devastante” specie quando contribuisce a rendere inefficaci processi per corruzione e abuso d’ufficio. Gli fa ecol Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia, che amplia il discorso: “Ciò che manca oggi in Italia è la risposta del processo penale. Occorre renderlo più funzionale – spiega – con una sentenza che arrivi in tempi ragionevoli. Bisogna abolire il grado di appello, che esiste solo da noi, far funzionare i riti alternativi ed agire sulla prescrizione, che è il vero buco nero della repressione penale”. Entrambi erano ospiti ad un convegno organizzato dalla Corte dei Conti.

cantone_poltronaSul suo ruolo Cantone (foto a destra) continua: “non ci sono poteri straordinari, ma poteri nuovi. Non ci sono neanche vestiti da Superman o la bacchetta magica, non è un problema che si risolve in sei mesi o in sei anni. Occorre però avviare un sistema virtuoso”.

Altro punto dolente, secondo Cantone, “è il ricorso all’esternalizzazione dei servizi pubblici: persino i servizi cimiteriali vengono esternalizzati dagli enti locali”. Sugli appalti, sottolinea, “serve una trasparenza a 360 gradi”. Quanto al Codice degli appalti, secondo Cantone, “il tema vero riguarda i grandi eventi, le uniche opere pubbliche che si fanno in questo momento. Mi sembra un paradosso che nel Codice non siano previsti i grandi eventi. So comunque che si sta lavorando per introdurre due direttive europee per provare a riscrivere il Codice ed entro fine anno potrebbe arrivare una legge delega”.

Tanta prudenza traspare invece dalle riflessioni del garante della Privacy, Antonello Soro (foto di apertura).

Che esista un conflitto fisiologico tra diritto alla trasparenza e quello alla privacy lo si comprende dalle sue parole: “il clima emergenziale può portare a brutti consigli e bisogna stare attenti a non pensare che la trasparenza assoluta sia un bene, ma dev’essere di qualità, deve servire al cittadino per il controllo, non alla gogna mediatica”.

squitieriInfine il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri (foto a sinistra), che pochi giorni fa aveva detto che non è un problema di leggi ma di applicazione delle stesse si schiera contro “un’ulteriore riduzione dei tempi di controllo degli atti da parte della Corte: sarebbe devastante e ci creerebbe grandi difficoltà. Abbiamo tempi tecnici da rispettare e la Corte è in grande sofferenza di organico. Siamo in pochi, il lavoro aumenta e il controllo è toccato negativamente”.

Tanti punti di vista, ma resta unica una certezza: le riforme vanno fatte, certo con ragionevolezza, ma l’Italia non può più attendere.


Linee guida anticorruzione: un rinvio grave o un’opportunità di partecipazione?

01/07/2014 - in corruzione

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Ci si aspettava un disegno di legge da discutere con il Parlamento, poi si è parlato di un decreto legge rivoluzionario, e infine il risultato del lavoro del governo sta tutto nelle linee guida sulla giustizia appena pubblicate sul sito del governo che porteranno, entro due mesi, alla riforma. Si spera.

Un ennesimo ritardo? Difficile da capire. Bisogna vedere se in questi tempi sarà davvero attuata la “prima riforma partecipata”, come ha dichiarato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Non conforta che durante la conferenza stampa il passaggio sulle questioni anticorruzione è stato particolarmente “veloce”, e ha riguardato due dei 12 punti presentati: autoriciclaggio e falso in bilancio (come norme contro la criminalità economica, punto 8) e riforma della prescrizione e accelerazione del procedimento penale (punto 9).

Accettiamo volentieri la sfida della partecipazione, anche da sotto l’ombrellone se necessario, e fin da subito attendiamo che i disegni di legge vengano pubblicati sul sito del governo. Senza quelli non possiamo inviare le nostre proposte, ovvero quelle degli oltre 520mila firmatari di Riparte il futuro.

Ci aspettiamo di venire ascoltati e di poter incidere fortemente in questo percorso aperto e di “trasparenza totale”, per concludere con le parole di Renzi.
Stay tuned e FIRMA >>

Leonardo Ferrante

Elezioni 2013 , comizio di Renzi a Napoli


Matteo Renzi contro i politici corrotti: “il colpevole e deve fare un passo indietro”

16/06/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

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renzi_direzioneDurante la direzione del Partito Democratico, il segretario Matteo Renzi ha detto la sua sul caso di corruzione legato al Mose di Venezia, che ha investito anche il partito, lanciando un appello ai suoi. “Sulla corruzione siamo quelli che non fanno sconti a nessuno, neanche a noi stessi” ha detto il presidente del Consiglio. “Quando uno di noi, iscritto o meno, patteggia per una operazione di finanziamento illecito, chiediamo di fare un passo indietro. Chi patteggia – ha aggiunto Renzi – significa che è colpevole, chi è colpevole è giusto che non faccia il sindaco”.

All’indomani della discussione in Consiglio dei ministri del pacchetto di riforme anti-corruzione che prevede di affrontare autoriciclaggio, falso in bilancio, Daspo per politici e imprenditori corrotti (ovvero l’esclusione dalle future gare d’appalto), Matteo Renzi dichiara di voler tenere una linea dura contro i politici corrotti.

Tuttavia fino ad oggi non è stato affatto facile allontanare i colpevoli dai loro incarichi istituzionali.

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Anticorruzione: a che punto siamo? Ecco la tabella di marcia per passare dalle parole alle riforme

11/06/2014 - in corruzione

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Se ne parla da tanto tempo, troppo, ma finalmente le riforme anticorruzione sembrano essere alla porta. Si comincia questo venerdì 13 (con buona pace dei corrotti scaramantici) quando saranno affidati poteri straordinari all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) guidata da Raffaele Cantone, per garantire un efficace controllo degli appalti Expo.

Così come accade negli altri paesi europei, anche l’Authority italiana avrà effettivi poteri sanzionatori e ispettivi. Tuttavia la discussione sul potere di revoca degli appalti sarà rimandata. Lo stesso Cantone ha ribadito a RepIdee la difficoltà di agire in senso retroattivo: “per il passato non è possibile revocare gli appalti in assenza di una legge ad hoc. Cosa che invece può già farsi in futuro”. Significa che, superata questa fase di emergenza, occorrerà ancora lavorare sull’organicità delle norme.

I tempi sembrano ridursi anche per elaborare il pacchetto di riforme indispensabili al contrasto della corruzione: autoriciclaggio, falso in bilancio, Daspo per politici e imprenditori corrotti (ovvero l’esclusione dalle future gare d’appalto). Su quest’ultima misura si è espresso anche il numero uno di Confindustria Giorgio Squinzi, che auspica un Daspo anche per gli imprenditori “costretti” a cedere alla corruzione. Speriamo che entro la prossima settimana qualcuno di questi buoni propositi venga messo nero su bianco, oltre a essere ribadito da tutti nelle dichiarazioni.

Stanno lavorando sia Governo che Parlamento e occorrerà anche capire come dialogheranno i testi che verranno proposti da ciascuno. Lo stesso Pietro Grasso – che ha lanciato la “mozione La torre” su decadenza e incandidabilità per chi viene processato con sentenza definitiva per mafia o corruzione – è intervenuto chiedendo di “dare a magistratura e politica gli strumenti giuridici affinché i responsabili siano effettivamente puniti senza che intervenga la prescrizione e agire sulla prevenzione a livello amministrativo”.

È quindi tempo di passare dalle intenzioni alle norme come chiedono i 520mila firmatari di Riparte il futuro. Per questo abbiamo lanciato la petizione #maipiumose, affinché l’Italia si doti di una legge efficace, che disciplini adeguatamente i contratti. Chiediamo anche una prescrizione efficace: il tema è complesso ma non può e non deve uscire dall’agenda politica perché rappresenta un nodo di cruciale importanza.


#MaipiuMose appello di Libera: non c’è più tempo, subito una nuova legge anticorruzione

05/06/2014 - in corruzione

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Ieri Expo, oggi il Mose, la corruzione ci ha impoverito e ci impoverisce ogni giorno: inquina i processi della politica e dell’economia e minaccia il prestigio e la credibilità delle istituzioni. Non c’è piu’ tempo serve una terapia d’urto: Governo e Parlamento devono passare dalle buone intenzioni ai fatti. Subito nuovi reati, come l’autoriciclaggio e la reintroduzione del falso in bilancio, con sanzioni adeguate. Più poteri, più risorse e personale all’ Autorità anticorruzione, che deve innanzitutto prevenire i fenomeni illegali. Ma soprattutto uno stop immediato alla “tagliola” della prescrizione, che smetta di decorrere dal momento dell’esercito dell’azione penale (richiesta di rinvio a giudizio o di giudizio immediato, citazione diretta, presentazione per giudizio direttissimo …). La corruzione è l’incubatrice del potere della mafia e il suo avamposto. Ecco perché la si deve combattere su tutta la linea, perché in Italia la corruzione non è un problema ma è il problema”. In una nota Ufficio di presidenza di Libera rilancia le proposte per combattere la corruzione dopo le recenti vicende giudiziarie di Milano e Venezia.

Auspichiamo che il governo e Parlamento sappiano farsi carico di questa responsabilità: Libera e Gruppo Abele, attraverso la campagna Riparte il futuro, lanciano una nuova petizione per chiedere una nuova legge completa ed efficace per combattere la corruzione. Riparte il futuro continuerà a monitorare questo processo, assieme a quasi 520mila cittadini che vogliono un’Italia libera dalla corruzione

FIRMA #MAIPIUMOSE

www.riparteilfuturo.it/maipiumose


Mose: 31 anni di mazzette e rimborsi ingiustificati. Tutti soldi pubblici, naturalmente

05/06/2014 - in corruzione

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Mose_cantiereQuando parliamo dei costi della corruzione nel nostro Paese dobbiamo costantemente far riferimento a dati ufficiosi poiché impossibili da quantificare esattamente. La corruzione infatti trascina con sé costi indiretti che sfuggono al contatore. Per quanto riguarda l’affaire “Mose” è relativamente facile verificare quanto i costi di realizzazione dell’opera si siano gonfiati a causa del giro di tangenti e mazzette che sta venendo alla luce nelle ultime ore. Rimasto dopo 31 anni ancora incompiuto, il Mose doveva rispondere a un’”emergenza” ed è diventato una storia senza fine, un buco nero di corruzione.

Nel 1988, l’allora vicepresidente del Consiglio Gianni De Michelis, prese un impegno: “La scadenza? Resta quella del 1995. Certo, potrebbe esserci un piccolo slittamento…”. Il “piccolo slittamento” c’è stato eccome e sappiamo anche quanto ci è venuto a costare. Il Mose prevedeva un costo iniziale di 1,3 miliardi di euro (attuali, allora c’era ancora la Lira) e adesso ha già sfondato il tetto dei 5 miliardi e si teme che non ne basteranno 6. Secondo quanto scoperto dalla Guardia di Finanza, alla base di questa lievitazione dei prezzi ci sarebbe di tutto e di più: ad esempio il compenso da un milione di euro all’allora presidente Giovanni Mazzacurati a titolo di “una tantum” insieme ai periodici rimborsi spesa (tutti naturalmente privi di giustificazione contabile), case affittate in California, consulenze distribuite ad amici e parenti e la super-liquidazione da 7 milioni di euro (incassata, tra l’altro, dopo il suo arresto).
Tutti soldi pubblici, naturalmente
.

Il Mose è solo l’ultimo esempio di grande opera trasformata in ghiotta occasione di corruzione. In Italia ormai si fa fatica a contarle: Expo2015, G8 alla Maddalena e all’Aquila, Mondiali di nuoto, ecc. Eppure nelle nostre carceri i detenuti per reati economici e fiscali sono 156, lo 0,4% del totale. Una percentuale dieci volte più bassa rispetto alla media europea del 4,1%. Il Paese con il maggior numero di “colletti bianchi” in carcere è la Germania, mentre l’Italia ne conta un numero 55 volte inferiore e non è certo un merito.

 


Nuova legge anticorruzione: mentre scoppia il caso Mose, il lavoro del Parlamento si arena e il Governo proverà a intervenire

04/06/2014 - in corruzione

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Pochi giorni fa il Governo è intervenuto nel dibattito parlamentare sulla riforma della legge anticorruzione cominciato all’indomani del voto . Il sottosegretario Cosimo Ferri ha interrotto la discussione che si stava sfilacciando proponendo di affrontare come Governo il problema dell’autoriciclaggio, sottraendolo ai compiti del Parlamento.

La data della consegna di questo testo (se ne è parlato molto, ma di nero su bianco si è visto ben poco) è prevista per il 10 giugno, ma sembra che il Governo voglia andare oltre il tema dell’autoriciclaggio e proporre un testo più completo in materia di lotta alla corruzione. Lo stesso ministro della Giustizia Orlando, dalle colonne del Secolo XIX, parla oggi di ripenalizzare il falso in bilancio, dimostrando che il discorso è andato ampliandosi.

Stando alle dichiarazioni del capogruppo di Scelta Civica, Gianluca Susta, il lavoro parlamentare “è finito in un binario morto”.

Insomma, il Parlamento non si è rivelato in grado di risolvere il nodo gordiano delle riforme anticorruzione. Mentre nel frattempo scoppia l’ennesimo caso che getta ombre di corruzione sul paese:  l’inchiesta sul Mose di Venezia.

Auspichiamo che il governo sappia farsi carico di questa responsabilità: come Libera e Gruppo Abele, attraverso la campagna Riparte il futuro, continueremo a monitorare questo processo, assieme a quasi 520mila cittadini che vogliono un’Italia libera dalla corruzione.

Una legge completa non può che contenere quegli strumenti indispensabili sia sul lato della prevenzione che del contrasto, due facce della stessa indispensabile medaglia.

 


Con un occhio alle elezioni e uno al Parlamento: riprende al Senato l’iter della riforma anticorruzione

26/05/2014 - in corruzione

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COSTI POLITICA,SVILUPPO,STABILITA',DICEMBRE DI FUOCO AL SENATOLo hanno annunciato in molti e da diversi schieramenti politici: appena chiuse le elezioni, si tornerà a ragionare di anticorruzione alla Commissione giustizia del Senato.

E infatti è all’ordine del giorno di oggi la discussione di tutti quei disegni di legge, presentati ormai diversi mesi fa, che affrontano il tema: dalla proposta lanciata da Grasso, il giorno prima della sua elezione a Presidente del Senato, a quella di Lumia. Da quella di Airola all’altra di Giarrusso. Dal ddl Buccarella a quello De Cristofaro.

L’obiettivo è lo stesso: dotare l’Italia di una norma efficace sia sul lato del contrasto che della prevenzione.
Come sempre sostenuto da Libera e Gruppo Abele entrambi questi aspetti devono andare di pari passo, poiché sono complementari e indispensabili.

La campagna Riparte il futuro avrà un faro puntato su questo processo, affinché produca quello che ormai 515 mila cittadini italiani chiedono da tempo: trasparenza e integrità. L’Italia non può più attendere.

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Il pm anti-Casalesi: “Modificare il 416ter sarebbe un errore serio e incomprensibile”

02/04/2014 - in corruzione

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milita_pmLa modifica del 416 ter sullo scambio elettorale politico-mafioso è al centro del dibattito politico di questi ultimi giorni. Le implicazioni giuridiche di una norma la cui revisione è attesa da oltre vent’anni stanno mobilitando magistrati di diverso orientamento, schierati per lo più contro il testo in discussione alla Camera. Voce fuori dal coro quella di Alessandro Milita, pm napoletano in prima linea contro il clan dei Casalesi, che in un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica di oggi, ha spiegato perchè sia necessario approvare il 416ter così come uscito dal Senato.

“Mi lasci premettere che parlo da cittadino, prima ancora che da pm. Non riesco a comprendere, forse per mio limite, questa discussione. Il riferimento alla “disponibilità” del politico, che a qualcuno è sembrata generica e addirittura controproducente, interpreta invece una prassi ed un lessico della tipica fattispecie mafiosa. Va tradotto”.

“Se ho un’intercettazione – spiega il magistrato da sempre in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata campana – in cui il mafioso offre il proprio sostegno elettorale e il politico assicura “sto a disposizione”, io – fatta salva la serietà dell’accordo, e la ricerca rigorosa della prova – con il testo originario all’esame dalla Camera avevo uno strumento in più per sanzionare l’accordo. Uno strumento che aderiva alla fattispecie: utile in quanto il più, come tutti sanno, comprende il meno. E rispondente alla realtà. Per il lessico: perché il politico a caccia di voti sporchi è proprio così che dice, quando scende a patti, Sto a disposizione, e per segretezza non aggiunge altro. Poi c’è la prassi: il politico, verosimilmente, non limita il suo favore ad un affare soltanto. D’altro canto un potenziale sindaco o parlamentare, in campagna elettorale, non può conoscere prima gli appalti che andrà a gestire. Questo, direi, è quello che accade in natura. É ciò che registriamo in tante indagini. E mi interessa solo che, sulla base di quest’esperienza, si ascolti un’altra voce”.

Milita risponde a chi obietta che l’attuale testo creerebbe dei “processi alle intenzioni” che “si tratta di un rischio infondato. Vorrei ricordare che, per quanto sia ormai poco utilizzato, abbiamo tuttora nel nostro codice l’articolo 115 che punisce il semplice “accordo”, quella che chiamiamo comunemente l’intenzione, laddove il delitto non sia commesso e per il solo fatto dell’accordo”. E lancia infine un messaggio ai suoi colleghi: “Non è vero che quella norma sul voto di scambio politico mafioso, così com’è all’esame della Camera, danneggia il nostro lavoro. E se il Parlamento la cancella, ci siamo fatti un danno da soli. Serio, incomprensibile”.