Articoli con il tag “mafia

Libera, Cgil-Cisl-Uil: “Autoriciclaggio: niente sconti a chi ci ruba il futuro. Il Governo faccia un passo indietro”

24/09/2014 - in Libera e Gruppo Abele, Politico e digitale

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palazzo-chigi

La formulazione delle norme sull’autoriciclaggio contenute nel disegno di legge approvato dal Governo il 29 agosto scorso – così come emerge dagli organi di stampa – rappresenta un grave passo indietro nella lotta alla corruzione e alla criminalità economica e mafiosa del nostro Paese. Il limite previsto per i reati (presupposto del riciclaggio) puniti con almeno 5 anni di reclusione, infatti, taglierebbe fuori dalla contestazione dell’autoriciclaggio molti delitti, tra i quali quelli di corruzione, di truffa, di appropriazione indebita e la totalità dei reati in materia di evasione fiscale.

Si perderebbe anche l’efficacia preventiva del nuovo delitto e delle relative sanzioni: un evasore fiscale, che con i soldi sottratti al fisco si compra una villa, solo per fare un esempio, invece di vedersi contestare anche il delitto di autoriciclaggio, reclusione compresa, con il testo approvato dal governo la farebbe franca. Non solo: la prevista non punibilità “quando il denaro, i beni o le altre utilità sono destinate all’utilizzo o al godimento personale” finirebbe per vanificare i processi anche nei casi di autoriciclaggio contestabili per i delitti più gravi, compresi quelli di mafia, e comprometterebbe l’efficacia delle norme sull’aggressione ai patrimoni accumulati illecitamente.

C’è già un’altra norma approvata lo scorso 2 luglio dalla Commissione Finanze della Camera, all’interno del disegno di legge “Disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all’estero, nonché per il potenziamento della lotta all’evasione fiscale” – alla cui stesura hanno collaborato anche autorevoli magistrati – che consentirebbe di evitare queste paradossali conseguenze. La norma contiene, infatti, una formulazione della punibilità del delitto di autoriciclaggio che è indipendente dalla sanzione prevista per il reato presupposto, senza alcun ostacolo al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura. Il Governo faccia un passo indietro: niente compromessi e niente sconti per chi ci ruba il futuro.

Corruzione, evasione fiscale e mafie sono la vera zavorra di questo paese, che frena investimenti, sviluppo e creazione di nuovi posti di lavoro. Colpire in maniera davvero efficace l’autoriciclaggio, come il falso in bilancio, significa sbloccare l’economia sana e pulita e restituire fiducia nelle istituzioni.

E’ quanto si legge in una nota congiunta di Libera, Cgil, Cisl e Uil in merito alle norme previste dal disegno di legge del Governo in materia di autoriciclaggio.


3,5 miliardi di beni confiscati alla mafia bloccati dalla lentezza della giustizia

22/09/2014 - in corruzione, trasparenza

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bene-confiscatoCi sono 3,5 miliardi di beni confiscati e non utilizzati a causa della lentezza della giustizia penale. A dirlo è lo stesso ministero della Giustizia all’interno del Fondo unico per la giustizia.

“In parte perché, ha spiegato il ministero per la Giustizia – e si legge sull’Huffington Post Italia -, una parte di quei valori attendono che i processi ai mafiosi arrivino alla Cassazione per sapere se davvero devono essere incamerati dallo Stato. E in parte perché mancano i decreti attuativi – il Fug è stato creato nel 2009 e da allora ha trasferito a Viminale e Giustizia 800 milioni di euro. Il caso è stato sollevato da una interrogazione parlamentare del deputato Stefano D’Ambruoso (Scelta civica)”.

Oltre al danno, la beffa viene da dire leggendo su La Repubblica di quel che è accaduto a Genova: nei famosi vicoli del centro storico è avvenuta circa sei mesi fa la più grande confisca mai avvenuta nel Nord Italia. 96 appartamenti, un tempo appartenenti alla famiglia Canfarotta, dove si praticava prostiruzione sono stati sottoposti a confisca. Tuttavia, in attesa di essere destinati a nuovo utilizzo, sono tornati… alla loro funzione. “Non sappiamo oggi a chi sono intestati quei contratti – si legge su La Repubblica -, sappiamo però che in molti alloggi è ripresa l’attività di prostituzione, e il fenomeno è sulla bocca di tanti”. Con l’aggravante che, negli ultimi anni, a stipulare i contratti d’affitto sono state le stesse Istituzioni nella persona dell’amministratore giudiziario che gestiva i beni in attesa della confisca e agiva con l’autorizzazione del Tribunale.

“Noi chiediamo, se questa è la situazione, che le istituzioni facciano più controlli – hanno dichiarato Daniela Vallarino e Andrea Piccardo, presidente e vicepresidente del Civ del quartiere genovese della Maddalena, che da dietro le vetrine dei loro negozi vedono ciò che accade – Questa dei beni confiscati è un’enorme opportunità: se il Comune riuscirà a prenderli in gestione e trasformarli in nuovi alloggi, botteghe, presidi di legalità, sarà un forte segnale contro il degrado. E invece ora è tutto fermo, intanto l’illegalità si espande e il tessuto commerciale ne risente. Un esempio? Via dei Macelli: era la strada della gastronomia d’eccellenza, oggi con l’allargarsi della prostituzione e dello spaccio si sta abbandonando al degrado. Ma noi ci siamo, c’è un’incredibile rete di associazioni pronte a collaborare con le istituzioni, a partire proprio dal lavoro sugli appartamenti confiscati: come ci si muoverà? Quando si deciderà di superare l’immobilismo e queste situazioni imbarazzanti?”.

Un esempio eloquente per ricordare al governo che è necessario affrontare i nodi della giustizia penale al più presto. Da essi dipende la ripresa del Paese: in uno Stato in cui non c’è certezza del diritto non si creano le basi necessarie per far ripartire l’economia. Il riutilizzo dei beni confiscati è una delle principali risorse, non solo in termini simbolici, su cui ricostruire la fiducia e il futuro.

L’importanza  della corretta e trasparente gestione dei beni confiscati emerge anche come quinto punto della delibera “trasparenza a costo zero”, strumento che Riparte il futuro propone ai Comuni, chiedendo che sia possibile il monitoraggio civico da parte della società civile su come vengono gestiti questi beni che tornano alla collettività.


Ancora poche firme e saremo 210 mila a chiedere che il vitalizio per i condannati per mafia e corruzione venga abolito: arriviamoci oggi stesso!

17/09/2014 - in corruzione, Politico e digitale

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stopvitalizio_voltiLa petizione #stopvitalizio sta andando molto bene, tanto da accendervi intorno anche l’interesse delle maggiori cariche dello Stato. Qualcosa quindi si inizia a muovere e, l’obiettivo che ci siamo posti di eliminare il vitalizio per i deputati e senatori condannati per mafia e corruzione, sembra sempre più alla nostra portata.

Non è però il momento di fermarci, mancano davvero poche firme per arrivare a quota 210 mila adesioni: aiutateci a raggiungere questo obiettivo oggi stesso. Condividete via mail, sulla vostra pagina Facebook o sul vostro account Twitter la campagna www.riparteilfuturo.it/stopvitalizio e invitate a firmare chi ancora non lo ha fatto.


Festa dell’Unità, Laura Boldrini: “Stop vitalizio ai politici condannati per mafia e corruzione subito alla Camera”

05/09/2014 - in corruzione

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Boldrini stopvitalizio

“Tra i primi provvedimenti da adottare alla Camera alla ripresa dei lavori mi piacerebbe che ci fosse la cancellazione del vitalizio per i parlamentari condannati in via definitiva per mafia o corruzione, come chiede la petizione lanciata da “Riparte il futuro”. Sono le parole di Laura Boldrini in diretta dalla Festa dell’Unità di Bologna.

Intervistata da Radio Anch’io per l’evento ”Cittadini e istituzioni protagonisti cambiamento” la presidente della Camera dei deputati, non ha dubbi: quella del vitalizio ai parlamentari condannati in via definitiva per reati di mafia e corruzione è una vera e propria “vergogna” che va cancellata. “È una vergogna che dobbiamo superare, se vogliamo che i cittadini tornino ad avere fiducia nelle istituzioni”.

La petizione #StopVitalizio chiede proprio questo. Quasi 200mila persone hanno già firmato. Dobbiamo essere sempre di più.

Firma la petizione e condividila con tutti i tuoi contatti.


Roma, a fine ottobre tornano gli Stati Generali dell’antimafia

04/09/2014 - in Libera e Gruppo Abele

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contromafie riparte il futuro

Contromafie, gli Stati generali dell’antimafia è un appuntamento che Libera offre al movimento antimafia italiano, europeo e non solo, in cui le associazioni e le realtà impegnate contro le diverse forme di criminalità organizzata e transnazionale e le connesse pratiche di corruzione, si ritrovano per confrontare strategie e percorsi, mettere a punto proposte di natura giuridica ed amministrativa, elaborare azioni di contrasto civile e non violento, valorizzare le buone prassi ed esperienze maturate in tema di libertà, cittadinanza, informazione, legalità, giustizia e solidarietà.

La terza edizione di Contromafie giunge a distanza di cinque anni dalla precedente e deve registrare un contesto sociale e politico mutato profondamente per le pesanti ripercussioni causate dalla recessione economica mondiale, purtroppo ancora in atto, i cui effetti devastanti sono stati accentuati dallo smarrimento di riferimenti etici e valoriali, dalla mancanza di anticorpi civili e culturali, in grado di contrastare, soprattutto nelle nuove generazioni, il fascino perverso del modello apparentemente vincente del crimine e dell’illegalità.

Contromafie non è un convegno, non è una vetrina, ma è piuttosto uno spazio e un tempo per il confronto, lo studio, l’approfondimento: sotto i riflettori finiscono progetti, percorsi, idee, per fare il punto insieme dei risultati conseguiti dall’antimafia civile, sociale e responsabile. Contromafie è un luogo per presentare alle istituzioni le modifiche legislative e regolamentari, frutto del lavoro quotidiano ed elaborare le soluzioni condivise ai problemi e alle difficoltà che nel nostro Paese incontra chi punta a valorizzare l’essere umano e la sua dignità, affrancandolo dalla schiavitù del giogo mafioso e dalla corruzione, definita “peste” dal Cardinale Carlo Maria Martini prima e da Papa Francesco poi.

In particolare, quest’ultimo tema è da diversi anni centrale nell’impegno della rete associativa afferente a Libera, come è testimoniato dalle campagne “Corrotti” e “Riparte il futuro”, dove l’analisi dei fenomeni corruttivi s’apre alla valorizzazione dell’impegno di singoli e realtà nel contrasto quotidiano alle prassi di corruttela. Ad esse si è andata affiancando un’iniziativa nazionale come “Miseria Ladra” che denuncia la stretta connessione tra presenza delle mafie e l’impoverimento del contesto sociale ed economico e rilancia la necessità di un nuovo welfare che restituisca dignità e diritti ai cittadini del nostro Paese.

Si capisce così la stretta correlazione tra il “contro” e il “per” nella mission di Contromafie: non una semplice contrapposizione alle mafie e alla corruzione, pur necessaria, ma una contemporanea presa di coscienza del ruolo fondamentale che oggi giocano parole come “libertà” e “dignità”, “cittadinanza” e “responsabilità”, “informazione” e “democrazia”, “legalità” e “trasparenza”, “giustizia” e “verità”, “solidarietà” e “sviluppo”, la cui piena realizzazione è la sola via per arrivare alla sconfitta di mafie e corruzione.

Anche per la terza edizione, Contromafie propone quattro giorni di studio e confronto che si sviluppano secondo le sei aree tematiche che ne accompagnano i lavori fin dal 2006 (per una parola di libertà e dignità, per un sapere di cittadinanza e responsabilità, per un dovere di informazione e democrazia, per una politica di legalità e trasparenza, per una domanda di giustizia e verità, per una economia di solidarietà e sviluppo) come luoghi di approfondimento e di scambio, attraverso la suddivisione in sessioni e gruppi.


Grazie a tutti: insieme a voi rinnoviamo l’impegno e la voglia di andare avanti

01/09/2014 - in corruzione

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La notizia delle minacce di morte a Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, le due associazioni che promuovono questa campagna, ha portato tutti noi a dare l’unica risposta possibile: quella del rinnovo del nostro impegno quotidiano contro mafie e corruzione.

Al tempo stesso ci siamo commossi per i tanti messaggi di solidarietà e amicizia che abbiamo ricevuto da ogni parte d’Italia, di persona e via web. Vogliamo ringraziare di cuore tutti voi, perché è merito del vostro sostegno se riusciamo ogni volta a trovare nuove forze e nuovo entusiasmo per andare sempre più avanti in questo lavoro difficile, ma anche ricco di grandi soddisfazioni.

Grazie a tutti.

Il team di Riparte il futuro


Giustizia: lettera aperta di Libera e Gruppo Abele al Governo rivoluzione@governo.it

07/08/2014 - in corruzione, Politico e digitale

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Renzi Orlando giustizia

Il 30 giugno scorso il governo ha esplicitato i punti fondamentali per una riforma dell’ordinamento giudiziario lanciando una consultazione che si chiuderà il 31 agosto: chi vuole partecipare può inviare proposte e suggerimenti al Governo mandando un’e-mail all’indirizzo rivoluzione@governo.it.

Noi crediamo che non ci sia bisogno di nuove consultazioni per sapere cosa pensano i cittadini sulla corruzione: oltre mezzo milione di firmatari su Riparte il futuro, la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione, chiede al governo di agire subito. Ecco perché abbiamo deciso di recapitare questa lettera a Matteo Renzi e al ministro Andrea Orlando all’indirizzo rivoluzione@governo.it: per ricordare loro le priorità irrinunciabili di una reale riforma della giustizia. Punti sottoscritti da una mobilitazione che continua a crescere e che non smetterà di farsi sentire.

Facciamoci sentire: inviamo tutti questo testo a rivoluzione@governo.it

All’attenzione del presidente del Consiglio, on. Matteo Renzi
e del ministro della Giustizia, on. Andrea Orlando

rivoluzione@governo.it

Gentile presidente del Consiglio,

Gentile ministro della Giustizia,

Il governo ha lanciato lo scorso 30 giugno consultazioni pubbliche sulla riforma della giustizia. Consultazioni che, fino a settembre, dovrebbero permettere alla società civile di entrare nel vivo del dibattito sul tema.

Vi scriviamo a nome dell’oltre mezzo milione di italiani che aderendo a Riparte il futuro, la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione, hanno già espresso la loro opinione da tempo, sottoscrivendo le tante proposte che abbiamo lanciato dal gennaio del 2013 ad oggi.

Ora vogliamo sollecitare la vostra attenzione su pochi punti, chiari e semplici, che vogliamo condividere ancora una volta con voi perché sono le priorità irrinunciabili per contrastare finalmente e in modo strutturale la corruzione (www.riparteilfuturo.it/agenda).

Ecco cosa vi chiedono i cittadini che sostengono Riparte il futuro:
1) intervenire quanto prima sui meccanismi della prescrizione, che oggi nega di fatto il diritto alla giustizia, affinché si assicuri la certezza delle pene;
2) l’Italia deve adeguarsi alle convenzioni internazionali cui pure aderisce per contrastare finalmente i conflitti d’interesse dei funzionari pubblici e dei rappresentanti eletti dai cittadini;
3) intervenire sui “reati civetta” per togliere ai corruttori le loro armi: evasione fiscale, falso in bilancio, autoriciclaggio;
4) una Pubblica amministrazione trasparente, introducendo in Italia il Freedom of Information Act (www.foia4italy.it).
5) protezione efficace per chi denuncia la corruzione sul luogo di lavoro – whistleblower – esponendosi così a ritorsioni e minacce.

Tre ulteriori proposte sui temi della lotta alle mafie, sostenute da tempo da Libera, sono poi cruciali:
- l’inasprimento delle sanzioni per i reati di mafia (416 bis del codice penale) e di scambio elettorale politico-mafioso (416 ter del codice penale);
- il rafforzamento dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che va affidata alla presidenza del Consiglio dei ministri per garantire il pieno ed effettivo riutilizzo sociale dei patrimoni sottratti ai clan;
- l’istituzione del 21 marzo di ogni anno come Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Siamo certi che il Governo vorrà prendere in considerazione le richieste concrete avanzate da oltre 570mila cittadini.

Con i migliori saluti,
Riparte il futuro

www.riparteilfuturo.it


Quando troppo relativismo fa male: la risposta all’intervista de La Repubblica a Michael Herzfeld

05/08/2014 - in corruzione

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20130408100521786Su La Repubblica di oggi Marino Niola intervista Michael Herzfeld, esperto antropologo culturalista della Harvard University noto per i suoi studi sul Mediterraneo. L’articolo riporta alcune dichiarazioni di Herzfeld sui temi della corruzione e della criminalità organizzata che vorremmo commentare.

Herzfeld comincia criticando il concetto di cultura mediterranea ed evidenziando come sotto la parola “mediterraneo” abbiamo fatto convergere una serie di categorie che, piuttosto che vere e verificabili, servivano a distinguere un mondo superiore da uno “arretrato”. Fin qui il pensiero è condivisibile: per troppo tempo il Sud (se guardiamo all’Europa, tutta Italia è Sud) è stato letto solamente dall’esterno in termini negativi, mentre i primi tentativi di lettura interna hanno talvolta peccato dell’intenzione contraria, volendo costruire un’identità immodificabile e avversa.

Diventa invece difficile concordare con Herzfeld quando spinge troppo in là le categorie antropologiche del relativismo, scivolando nell’approccio culturalista allo studio della criminalità organizzata tipico del periodo post seconda guerra mondiale. Già Gaetano Mosca nel 1948 definiva la criminalità organizzata, piuttosto che un’organizzazione fatta da persone per perseguire fini illegittimi, un “sentimento” diffuso, un modo di essere del Sud. C’è voluto molto tempo per abbandonare questa prospettiva. Herzfeld non è quindi il primo (e non sarà l’ultimo) a misurare questi fenomeni sulla base della sola opinione pubblica, definendo “corruzione” ciò che in un determinato momento è considerato tale.

L’azione criminale è ancora più efficace quando riesce ad avere la cultura e l’opinione pubblica dalla propria parte. Non è una coincidenza se il superlatitante Matteo Messina Denaro si descriva come “agnostico”: le religioni sono in calo di popolarità, definirsi religioso oggi è meno d’appeal del suo contrario.

Il relativismo è un valore, un metodo, uno strumento di apertura mentale. Ma non può diventare l’arma per smettere di distinguere chi è mafioso e chi invece combatte la mafia. Chi corrompe e si fa corrompere e chi lotta contro la corruzione. L’etica, che, per quanto campo minato, è luogo inevitabile dell’essere umano con cui fare i conti.

Mentre si aprono le iscrizioni alla nuova edizione del Master in Analisi, Prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione, che da cinque anni forma allievi in grado di non scivolare in riflessioni semplicistiche, è ancora forte un approccio che non ha nulla di nuovo (le riflessioni di Mosca sono appunto dell’immediato dopoguerra) e che rischia di confondere. Ben vengano tuttavia le provocazioni:  servono a evitare gli “ideologismi della legalità”, che rischiano di pensare mafiosi e corrotti come qualcosa di diverso dell’essere umano.

Leonardo Ferrante

Per una lettura approfondita:

Alberto Vannucci, Atlante della Corruzione, Ega edizioni

Alessandra Dino, La mafia devota. Chiesa, religione, cosa nostra, Laterza


Stop vitalizi agli ex parlamentari condannati per mafia e corruzione: i casi eccellenti

02/08/2014 - in corruzione

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Secondo i dati forniti da Camera e Senato, nel 2013 il totale dei vitalizi erogati dai due rami del Parlamento sono 2450: 1543 per Montecitorio e 907 per Palazzo Madama. Ad essi andrebbero aggiunte le pensioni destinate a vedovi e famigliari di ex parlamentari deceduti. Il totale delle somme erogate è di 7.968.001 euro (arrotondato per difetto) al mese: 4.866.684,7 per la Camera, 3.101.317,6 per il Senato.

Lo stipendio mensile, per una rendita che durerà per tutta la vita, può oscillare dai 1700 euro netti agli oltre 7mila. I dati vengono pubblicati periodicamente ad esempio dall’Espresso su materiale fornito dal Parlamento italiano. Qui la tabella di tutti i nomi per il 2013.

Un piccolo aneddoto fece notizia al merito qualche mese fa nelle parole di Matteo Renzi che a Porta a porta raccontò: “Gerry Scotti mi ha scritto che è stato deputato per cinque anni e che vuole rinunciare al vitalizio, ma non può farlo. E’ il segnale di una persona che si rende conto che è il momento di dare qualcosa in più“.

Secondo l’articolo 54 della Costituzione italiana “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”. Ecco. Riparte il futuro chiede che venga sospesa l’erogazione di qualsiasi vitalizio agli ex parlamentari condannati in via definitiva per mafia e corruzione. Una richiesta sottoscritta già da più di 10mila persone in meno di 24 ore.

Basta la modifica dei Regolamenti del Senato e della Camera per cancellare il pagamento dei vitalizi a senatori e deputati condannati in via definitiva per gravi reati come appunto mafia, corruzione, truffe con fondi pubblici e frodi fiscali. Un privilegio di cui continuano a beneficiare nomi noti a tutti. Ecco alcuni esempi.

Marcello Dell'Utri

Marcello Dell’Utri

A maggio la Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa per il fondatore di Forza Italia. Attualmente sta scontando la pena nel carcere di Parma. L’ex senatore era stato arrestato il 12 aprile scorso a Beirut, in un albergo dove soggiornava con il suo vero nome, dopo essere stato rintracciato grazie al suo telefono. Michel Suleiman, presidente libanese, ha concesso l’estradizione in Italia il 23 maggio.
Marcello Dell’Utri continua a percepire 4400 euro al mese di vitalizio.

Gianni De Michelis

Gianni De Michelis

Coinvolto negli scandali di Tangentopoli, ha patteggiato un anno e sei mesi per corruzione nell’inchiesta sulle tangenti autostradali del Veneto e sei mesi nell’ambito dello scandalo Enimont. La pena è stata sospesa con la condizionale. Prende ad oggi 5174.79 euro al mese di vitalizio.

Cesare Previti

Cesare Previti

Avvocato, eletto con Forza Italia al Senato nel 1994, alla Camera nel 1996, 2001 e 2006 e ministro della Difesa nel primo governo Berlusconi. Condannato in via definitiva a 6 anni per tangenti nel processo Imi-Sir, ovvero tra ai più gravi processo per corruzione giudiziaria dell’Italia repubblicana. Condannato all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, nel 2007 fu costretto a dare le dimissioni dalla Camera. Previti è ad oggi intestatario di un assegno mensile di poco meno di 4mila euro al mese (3979.06 euro)

Angela Gennaro

Firma ora per chiedere la sospensione di qualsiasi vitalizio ai politici condannati


Stop al vitalizio agli ex parlamentari condannati per mafia e corruzione

01/08/2014 - in corruzione, Politico e digitale

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Basta una semplice modifica dei Regolamenti del Senato e della Camera per cancellare una vergogna: il pagamento dei vitalizi a senatori e deputati condannati in via definitiva per gravi reati,come mafia, corruzione, truffe con fondi pubblici e frodi fiscali.

Un privilegio di cui continuano a beneficiare nomi noti a tutti. Chiediamo che Camera e Senato prevedano nei rispettivi regolamenti la cessazione immediata di qualsiasi erogazione nei confronti di ex senatori ed ex deputati condannati in via definitiva per reati così gravi come quelli di mafia e corruzione. Basta una semplice modifica ai Regolamenti parlamentari, ma soprattutto la volontà politica di agire. Lo stesso presidente del Senato Pietro Grasso ha più volte sottolineato e proposto la fattibilità di questa riforma.

L’articolo 54 della Costituzione recita: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore“. I politici condannati per mafia e corruzione hanno violato la nostra Costituzione. Mezzo milione di cittadini chiede da tempo a gran voce, con Riparte il futuro, a tutti i dipendenti pubblici – e quindi anche ai rappresentanti politici – codici etici più efficaci e concretamente applicati.

Questo sarebbe il primo passo.

Firma ora per chiedere la sospensione immediata di qualsiasi vitalizio ai politici condannati.


Dalle nuove rivelazioni del boss Antonio Iovine: la vera forza delle mafie sta fuori da esse e la corruzione è il collante

30/05/2014 - in corruzione

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Antonio Iovine, il boss camorrista divenuto collaboratore di giustizia (non “pentito”, come erroneamente si ripete spesso, perché non è detto che alla volontà di collaborare corrisponda un reale pentimento) sta rilasciando in questi giorni numerose dichiarazioni.

Ai PM di Napoli descrive un sistema capillare che evidenzia come la vera forza delle mafie sia radicata fuori dalle mafie stesse e si nasconda nei reticoli della corruzione, della malapolitica, della cattiva imprenditoria. In questo territorio nebbioso dei cosiddetti “affari sporchi” i mafiosi giocano il ruolo di garanti del patto. Lo fanno usando la forza ma solo se necessario (basta sapere che è possibile usarla), potendo contare sulla disponibilità di denaro contante e mediando tra le parti. Ma le mafie da sole non bastano e non sono mai bastate, e lo si capisce bene dalle stesse parole di Iovine: “I funzionari pubblici sono stati costantemente corrotti – dice – e hanno assecondato le richieste che provenivano o direttamente da me e da altri capi del clan” e da “nostri affiliati”. Iovine riconosce il ruolo degli “imprenditori interni a questo sistema”, che lui stesso definisce “malato”, dove “spesso si confondono i ruoli fra il camorrista, l’imprenditore, il politico, il funzionario”.
Per capire che cosa sono le mafie oggi, bisogna guardare questo grafico

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Non tutti i puntini della rete sono mafiosi, ma vi partecipano confondendosi con gli altri. Questo rende ancora più difficile spezzare il patto criminale.

Perciò la campagna “Riparte il futuro” si concentra sul tema della corruzione: per spezzare i legami del reticolo, gli accordi mafiosi che trovano nel comportamento di corrotti e corruttori il viatico per entrare nell’economia legale e nella politica.

Per approfondire il metodo della “social network analysis” agli studi sulle mafie: Rocco Sciarrone – Mafie vecchie mafie nuove

Leonardo Ferrante

 


Pene più severe per i reati di mafia: sarà presentato in settimana il ddl

05/05/2014 - in corruzione

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Tra oggi e domani sarà presentato in Consiglio dei Ministri il disegno di legge che inasprisce il reato di associazione mafiosa, ovvero le pene previste dall’art.416 bis del codice penale. Il provvedimento, annunciato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando e ripreso dallo stesso in un’audizione alla Camera, innalzerebbe questo reato fino a 15 anni (contro i 12 attuali).

In questo modo, come auspicato da Libera all’indomani dell’approvazione del nuovo testo del 416 ter, sarà possibile inasprire anche le pene relative allo scambio elettorale politico-mafioso facendo salvo il principio di “proporzionalità della pena”, uno dei fondamenti del diritto penale. Inoltre, il disegno di legge dovrebbe ridare valore penale anche al reato di autoriciclaggio, che si alzerebbe da un minimo di 6 a un massimo di 10 anni.

Questo provvedimento, urgente e fondamentale per una seria lotta alla corruzione, rientra nel quarto punto dell’agenda di Riparte il futuro sul perseguimento dei “reati civetta.

Attraverso Riparte il futuro, monitoreremo l’impegno del Governo su questi impegni così necessari.

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Pietro Grasso: dopo le dichiarazioni di La Barbera e la solidarietà dei senatori, un nuovo invito ad approvare presto il 416ter

24/01/2014 - in corruzione

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“Era tutto pronto: i telecomandi, l’esplosivo e il furgone modificato per compiere un attentato contro il giudice. Doveva avvenire a Monreale, dove c’era la casa dei suoceri”, con queste parole il collaboratore di giustizia Gioacchino La Barbera ha rivelato nella 18° udienza del processo sulla trattativa Stato-mafia che tra i bersagli di Cosa Nostra c’era anche Pietro Grasso, ex procuratore di Palermo oggi presidente del Senato.

Ieri mattina, dopo la prima fase di discussione sulla riforma del 416 ter sul voto di scambio politico-mafioso, molti senatori hanno dichiarato in Aula la solidarietà al Presidente, con parole sentite e commosse per ricordare il suo impegno in una battaglia ancora aperta.
La votazione del provvedimento, un passo necessario per impedire che le mafie entrino nella politica mediante la compravendita dei voti, è stata purtroppo rinviata a martedì 28.
375.000 firmatari della petizione Riparte il futuro avevano chiesto che la legge fosse modificata in 100 giorni dopo le elezioni dello scorso febbraio.
Non è andata così ma nessuno ha intenzione di rinunciare, neanche molti dei parlamentari che ancora oggi in Parlamento indossano il braccialetto bianco simbolo dell’impegno preso con tanti cittadini (vedi lo stesso Pietro Grasso in foto).

Pietro Grasso ha commentato così su Facebook:

Ringrazio i senatori di tutte le forze politiche, il presidente Letta e la presidente Boldrini per la vicinanza nei miei confronti dopo le dichiarazioni rese oggi dal pentito La Barbera. Questi gesti mi hanno colpito e commosso. In questo momento il mio abbraccio va ai tanti magistrati in prima linea a Palermo, a Trapani, a Caltanissetta e in tutte le sedi dove si combatte, a rischio della vita, la criminalità in ogni sua forma.
Un motivo in più per approvare rapidamente e tutti insieme le norme contro il voto di scambio politico-mafioso, contro la criminalità e la corruzione.

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