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Anticorruzione e sanità – Rifiutare i vaccini? Ignoranza e diffidenza

26/08/2014 - in anticorruzione e sanità

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A cura di Paolo Cornaglia Ferraris >>

Medico, editorialista de La Repubblica, Presidente Camici & Pigiami ONLUS

I vaccini sono il più efficace strumento di prevenzione delle malattie infettive e delle loro complicanze. Un’alta copertura vaccinale permette ai Paesi che l’hanno realizzata di salvare molte vite. La paura dei vaccini e il loro rifiuto hanno portato ad un aumento dei rischi individuali e sociali. Sotto una copertura di 80% dei nati cominciamo a contare almeno un morto all’anno per morbillo o pertosse. La memoria di queste morti è persa; nessun giornalista segnala che il rischio di effetti indesiderati da vaccini è più basso del rischio di veder i propri figli vittime di malattie epidemiche.

Il rifiuto a vaccinare i figli poggia su ignoranza e diffidenza. Si ignorano i benefici e si diffida delle industrie farmaceutiche che producono i vaccini. Campagne contro l’influenza aviaria, suina, cinese ecc sono state gonfiate da interessi industriali a vendere milioni di dosi inutili, tanto che ora molti pensano che la stessa cosa accada per morbillo, parotite, pertosse o epatite B. Se i benefici delle società che vaccinano gratis il 100% dei nati fossero noti e paragonati ai Paesi che non lo fanno, il rifiuto diminuirebbe. Lo sforzo per informare ed educare deve migliorare. La gente deve potersi fidare del servizio pubblico e dei vaccini. Senza finanziare programmi educativi si lascia spazio alla “paura” finanziata dall’industria, errore madornale della sanità pubblica.

Fa rabbia diagnosticare una polmonite da morbillo in un neonato che ha contratto la malattia da un bambino non vaccinato; fa sgomento contare i casi di encefalite morbillosa, da decenni ridotta a malattia rara. Ma rabbia e sgomento non servono. Di fronte a genitori che si oppongono alle vaccinazioni ci vuole pazienza, ascolto, capacità di convincimento e rassicurazione sul fatto che la relazione di pediatri e medici pubblici con l’industria non è inquinata da conflitti d’interesse e corruzione. I baroni e gli opinion leader facciano molti passi indietro. Ascoltare i loro mea culpa farebbe assai meglio che sentirli ancora pontificare nelle sale congressuali sponsorizzate, con viaggio, albergo, cena e dopocena pagati.

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