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Renzi al Parlamento Europeo: “Dobbiamo cominciare il futuro”. Noi chiediamo di farlo “ripartire”

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a Strasburgo per inaugurare il semestre di presidenza europeaCi siamo: il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha dato ufficialmente il via al semestre europeo di presidenza italiana. Lo ha fatto di fronte agli europarlamentari con un discorso d’apertura atipico. Renzi non ha infatti trattato nello specifico i temi presenti nel programma italiano di presidenza, bensì ha cercato di spiegare al resto del continente qual è l’idea di Europa che il suo governo vuole veicolare. Bisogna allontanarsi dal “selfie del volto della noia” che attualmente l’Unione europea rappresenta e cercare di portare in ogni Paese un cambio di passo.

Bisogna “cominciare il futuro” perchè “il futuro ha bisogno di noi”, ha detto il premier, nel sui discorso motivazionale. In quest’ottica servono “il coraggio e l’orgoglio di un grande Paese che non va in Europa per chiedere, ma per dare”. Il premier ha descritto l’Italia come una nazione che ha l’entusiasmo e la volontà di cambiare.

Tuttavia, dopo gli scandali di corruzione delle ultime settimane, la volontà non basta più. Servono atti concreti che possano donare credibilità al nostro Paese oltre i confini. Con l’inizio del semestre italiano auguriamo dunque al governo Renzi buon lavoro, con la speranza di vedere il tema della lotta alla corruzione in cima alla sua agenda. È necessario dare vita ad un processo di eliminazione e non più di studio o contenimento del fenomeno, come chiedono i 530.000 firmatari di Riparte il futuro.

A fare da garante a questo obiettivo abbiamo il neoeletto presidente dell’Europarlamento, Martin Shulz, che in fase pre-elettorale ha accettato gli impegni proposti dalla campagna di Libera e Gruppo Abele. Insieme a lui due dei 14 vicepresidenti, David Sassoli e Sylvie Guillaume, e altri 59 europarlamentari di tutti i Paesi con al polso il braccialetto bianco simbolo del loro impegno: potenziare la legge comunitaria per la prevenzione e il contrasto alla corruzione.

Guarda l’appello di Don Ciotti per l’inserimento della lotta alla corruzione nel programma del semestre europeo

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Don Ciotti: “La lotta alla corruzione in cima all’agenda del semestre europeo a guida italiana”

02/07/2014 - in corruzione

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Don Ciotti
“Riparte il futuro è un modo di esserci, di metterci la propria faccia”. Parola di Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, che rilancia l’appello a tutti i cittadini ad essere sempre di più a sostengo di Riparte il futuro. E si rivolge direttamente a politica e istituzioni in occasione dell’apertura del semestre europeo di presidenza italiana a Strasburgo.

“Vogliamo o non vogliamo lottare contro la corruzione?”, tuona Ciotti. “C’è una volontà forte e politica al di là delle parole delle promesse e dei grandi programmi? Allora chiediamo, nel semestre affidato all’Italia, di mettere al primo punto dell’agenda la lotta alla corruzione nei territori dell’Unione Europea. Questo è un segno di libertà, dignità e attenzione per tutte le persone”.

62 eurodeputati, ricorda il presidente di Libera, hanno aderito alle richieste di Riparte il futuro: a portare il braccialetto bianco simbolo della mobilitazione e degli impegni anticorruzione è il 10% del Parlamento europeo. A loro “chiediamo di portare avanti gli impegni presi con i cittadini: la costituzione di un intergruppo contro la corruzione, la riedizione della CRIM, una direttiva europea a tutela di chi denuncia gli episodi di corruzione cui si trova ad assistere sul luogo di lavoro e l’istituzione della Giornata europea in memoria delle vittime innocenti di mafia e criminalità” il 21 marzo, come si celebra in Italia dal 1996.

Ciotti fa un appello anche alle amministrazioni locali: “Tra i nuovi sindaci eletti alle ultime elezioni ci sono solo 75 sindaci braccialetti bianchi. Ci aspettavamo di più. Questa non è una critica ma un’esortazione: ognuno deve mettersi in gioco e dimostrare rispetto ai suoi cittadini chiarezza, trasparenza e lealtà. Riparte il futuro è un modo di esserci e di metterci la faccia per dimostrare tutto questo”.


Linee guida anticorruzione: un rinvio grave o un’opportunità di partecipazione?

01/07/2014 - in corruzione

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Ci si aspettava un disegno di legge da discutere con il Parlamento, poi si è parlato di un decreto legge rivoluzionario, e infine il risultato del lavoro del governo sta tutto nelle linee guida sulla giustizia appena pubblicate sul sito del governo che porteranno, entro due mesi, alla riforma. Si spera.

Un ennesimo ritardo? Difficile da capire. Bisogna vedere se in questi tempi sarà davvero attuata la “prima riforma partecipata”, come ha dichiarato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Non conforta che durante la conferenza stampa il passaggio sulle questioni anticorruzione è stato particolarmente “veloce”, e ha riguardato due dei 12 punti presentati: autoriciclaggio e falso in bilancio (come norme contro la criminalità economica, punto 8) e riforma della prescrizione e accelerazione del procedimento penale (punto 9).

Accettiamo volentieri la sfida della partecipazione, anche da sotto l’ombrellone se necessario, e fin da subito attendiamo che i disegni di legge vengano pubblicati sul sito del governo. Senza quelli non possiamo inviare le nostre proposte, ovvero quelle degli oltre 520mila firmatari di Riparte il futuro.

Ci aspettiamo di venire ascoltati e di poter incidere fortemente in questo percorso aperto e di “trasparenza totale”, per concludere con le parole di Renzi.
Stay tuned e FIRMA >>

Leonardo Ferrante

Elezioni 2013 , comizio di Renzi a Napoli


Matteo Renzi contro i politici corrotti: “il colpevole e deve fare un passo indietro”

16/06/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

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renzi_direzioneDurante la direzione del Partito Democratico, il segretario Matteo Renzi ha detto la sua sul caso di corruzione legato al Mose di Venezia, che ha investito anche il partito, lanciando un appello ai suoi. “Sulla corruzione siamo quelli che non fanno sconti a nessuno, neanche a noi stessi” ha detto il presidente del Consiglio. “Quando uno di noi, iscritto o meno, patteggia per una operazione di finanziamento illecito, chiediamo di fare un passo indietro. Chi patteggia – ha aggiunto Renzi – significa che è colpevole, chi è colpevole è giusto che non faccia il sindaco”.

All’indomani della discussione in Consiglio dei ministri del pacchetto di riforme anti-corruzione che prevede di affrontare autoriciclaggio, falso in bilancio, Daspo per politici e imprenditori corrotti (ovvero l’esclusione dalle future gare d’appalto), Matteo Renzi dichiara di voler tenere una linea dura contro i politici corrotti.

Tuttavia fino ad oggi non è stato affatto facile allontanare i colpevoli dai loro incarichi istituzionali.

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Matteo Renzi: “Un politico indagato per corruzione lo indagherei per alto tradimento”

06/06/2014 - in corruzione

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Ieri Matteo Renzi, alla conferenza stampa dopo il G7, si espresso sul tema della corruzione, tornato protagonista sui giornali (ma quotidianamente presente nella vita del nostro Paese, anche quando l’attenzione dei media si spegne) con gli scandali Expo e Mose. Prima ancora di riaprire il solito dibattito “sociologico” sulla riforma delle regole serve allontanare dai propri incarichi chi ha rubato, sostiene il premier Renzi.
“I ladri vanno processati e bisogna aspettare che vengano condannati”, ma come fare se i tempi della prescrizione impediscono che si giunga a conclusione dell’iter processuale? In questo caso la riforma è prioritaria. Cosa ne pensi?

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Nuova legge anticorruzione: mentre scoppia il caso Mose, il lavoro del Parlamento si arena e il Governo proverà a intervenire

04/06/2014 - in corruzione

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APERTURA-DDL-anticorruzione

Pochi giorni fa il Governo è intervenuto nel dibattito parlamentare sulla riforma della legge anticorruzione cominciato all’indomani del voto . Il sottosegretario Cosimo Ferri ha interrotto la discussione che si stava sfilacciando proponendo di affrontare come Governo il problema dell’autoriciclaggio, sottraendolo ai compiti del Parlamento.

La data della consegna di questo testo (se ne è parlato molto, ma di nero su bianco si è visto ben poco) è prevista per il 10 giugno, ma sembra che il Governo voglia andare oltre il tema dell’autoriciclaggio e proporre un testo più completo in materia di lotta alla corruzione. Lo stesso ministro della Giustizia Orlando, dalle colonne del Secolo XIX, parla oggi di ripenalizzare il falso in bilancio, dimostrando che il discorso è andato ampliandosi.

Stando alle dichiarazioni del capogruppo di Scelta Civica, Gianluca Susta, il lavoro parlamentare “è finito in un binario morto”.

Insomma, il Parlamento non si è rivelato in grado di risolvere il nodo gordiano delle riforme anticorruzione. Mentre nel frattempo scoppia l’ennesimo caso che getta ombre di corruzione sul paese:  l’inchiesta sul Mose di Venezia.

Auspichiamo che il governo sappia farsi carico di questa responsabilità: come Libera e Gruppo Abele, attraverso la campagna Riparte il futuro, continueremo a monitorare questo processo, assieme a quasi 520mila cittadini che vogliono un’Italia libera dalla corruzione.

Una legge completa non può che contenere quegli strumenti indispensabili sia sul lato della prevenzione che del contrasto, due facce della stessa indispensabile medaglia.

 


Il governo Renzi sta lavorando per aumentare i poteri dell’Anac e di Raffaele Cantone

30/05/2014 - in Dialogo con l'ANAC

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raffaele_cantoneIl governo sta lavorando per realizzare la task force guidata da Raffaele Cantone per vigilare sulla trasparenza e gli appalti di Expo 2015. Matteo Renzi aveva promesso in campagna elettorale un decreto legge “per dare i poteri a Cantone” e “ampliare le competenze dell’anticorruzione”.

Secondo La Repubblica, “la prima mossa sarà quella di completare la squadra dell’Autorità nazionale. Proprio in queste ore, a palazzo Chigi, si stanno valutando gli identikit dei quattro componenti che andranno ad affiancare Raffaele Cantone nella sua caccia agli appalti sporchi e alla violazione della trasparenza. Massimo riserbo sui nomi che si insedieranno nella struttura di piazza Augusto Imperatore. Per la quale, poi, lo staff legislativo della presidenza che fa capo ad Antonella Manzione sta studiando due diversi interventi, il primo per Expo, il secondo per l’attività dell’Anac in Italia. In entrambi i casi si tratta di poteri importanti, che trasformeranno Cantone e la sua struttura in un centro di controllo degli appalti in Italia, con la possibilità di imporre regole stringenti di trasparenza e di sanzione qualora esse vengano ignorate o violate”.

Proprio per frenare l’ondata di giudizi negativi che gravita attorno alla gestione dell’Expo, “la rosa dei poteri sarà ampia. Cantone potrà controllare innanzitutto i bandi di gara, una stesura e un contenuto che potrebbero già nascondere anomalie e possibili favoritismi per un’impresa. Il commissario poi potrà partecipare alle commissioni di gara, e quindi verificare dall’interno che non si verifichino anomalie nelle aggiudicazioni. Quanto agli appalti già in corso, Cantone avrà un ulteriore potere di controllo specifico che gli consentirà di capire se, nel corso dell’opera, non ci siano state maggiorazioni di spesa o varianti ingiustificate. Ovviamente, a tutte le gare, saranno applicate rigide regole di trasparenza. Tutto sul web, perché tutti possano controllare. Cantone, che lo aveva chiesto esplicitamente a Renzi, otterrà anche una specifica task force di esperti delle polizie, a partire dalla Gdf, per le verifiche. Non avrà, invece, né un potere di revoca degli appalti, né accederà alle carte dei magistrati”.

Il decreto legge di Renzi sarà anche fondamentale per il consolidamento dei poteri che verranno riconosciuti alla stessa Anac. Due i principali cambiamenti. “Il primo: la struttura anti-corruzione conquisterà i poteri sanzionatori, per cui potrà ‘punire’ chi non rispetta le regole di trasparenza, irrogando sanzioni economiche e imponendo misure interdittive, come la sospensione dal servizio dei funzionari inadempienti. L’Anac poi, utilizzando la polizia giudiziaria, potrà anche compiere delle ispezioni sugli amministratori pubblici per verificare se rispettano le regole imposte dalla legge anti-corruzione”.

 


Trasparenza al fotofinish: sono finalmente online le informazioni sul Governo, ma che fatica…

22/05/2014 - in trasparenza

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Si accende il semaforo verde della trasparenza per il governo Renzi, mentre sui giornali impazza il voyerismo per scoprire quanto guadagna ciascuno dei ministri e chi è il più ricco. Al di là della curiosità (qui potete soddisfare la vostra), va chiarito perché queste informazioni sono importanti a livello politico e le ragioni per cui vengono messe online secondo la normativa vigente.

L’obbligo di trasparenza per il governo è fissato dal decreto legislativo 33/2013 di riordino sulla disciplina in materia. L’articolo 14 di tale decreto obbliga infatti tutti gli organi di indirizzo politico a pubblicare atto di nomina, cv, compensi connessi al ruolo, assunzione di altre cariche e vari dati secondari. Per adempiere a tale obbligo è fissato un tempo massimo di tre mesi dalla nomina.

Tre mesi che per il governo Renzi sarebbero scaduti proprio oggi. Deadline rispettata dunque, per il Presidente del Consiglio e i suoi, ma sul limite del fotofinish.

Libera e Gruppo Abele da tempo stavano monitorando la situazione dopo aver lanciato lo scorso marzo una petizione lampo – #Trasparenzi –  tramite la campagna anticorruzione Riparte il futuro, invitando il governo a rispettare la norma velocemente visto l’impegno preso a parole in diretta alla trasmissione Ballarò.
Appena alle 17 di ieri la situazione risultava totalmente diversa e molto eterogenea tra i ministri. Il premier Matteo Renzi e la ministro per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi, chiudevano agli ultimi posti la la classifica. Figuravano online competenze e atto di nomina del Presidente ma mancavano curriculum, compensi connessi, altre cariche e dichiarazione patrimoniale. La Boschi aveva in più di lui solo una dichiarazione sui compensi connessi.

Oggi è tutto online, ogni profilo risulta completo, ma va detto che i primi ad aver rispettato l’obbligo sono stati Luciano Pizzetti, sottosegretario per i Rapporti con il Parlamento, Gianclaudio Bressa, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e Marco Minniti, sottosegretario con delega ai Servizi.

Ciò che la normativa intende realizzare è il modello dell’open government, che permette a tutti i cittadini di esercitare il proprio diritto di sapere (attenzione: il diritto di sapere è diverso dal gossip!). Lo stesso Presidente Renzi a più riprese ha detto di voler fare degli open data e della trasparenza un pilastro del proprio governo e della futura riforma della Pubblica amministrazione.
Confidiamo che la prossima volta non arrivi alla scadenza col fiatone.

Intanto Riparte il futuro lancia la stessa sfida ai candidati alle prossime elezioni amministrative e europee: già oltre 300 di loro hanno già accettato di pubblicare online cv, reddito, patrimonio, situazione giudiziaria e conflitti di interesse. Questo consentirà ai cittadini di esercitare il proprio diritto di sapere già nell’urna elettorale!

CHIEDI LA TRASPARENZA AI CANDIDATI >>

 


“C’è bisogno di gente che tiri fuori i soldi”, Matteo Renzi sui dati della disoccuppazione

03/04/2014 - in corruzione

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Matteo-Renzi-elezioni

“C’è bisogno di gente che tiri fuori i soldi. Avete visto i dati sulla disoccupazione? Come politici abbiamo il dovere di dare risposte a questi ragazzi e a queste ragazze, ma anche ai cinquantenni che quando vengono espulsi dal mercato del lavoro fanno fatica a ricollocarsi”, queste le parole che il premier Matteo Renzi ha pronunciato commentando da Londra l’aggiornamento Istat sui dati drammatici della disoccupazione, specialmente giovanile.
Confrontandosi con esponenti politici e del mondo della finanza londinese, il paragone Italia-Uk è balzato all’occhio: “Abbiamo ancora molto da fare – ha detto Renzi – nel 2011 l’Uk era all’11% e l’Italia all’8,4%, ora è al 7%” e noi al 12,3%. In questi anni abbiamo perso troppa strada. È il momento di rimettersi a correre” e ha posto a più riprese l’accento sull‘importanza di attrarre investimenti, condizione necessaria per creare nuovi posti di lavoro.
“C’è grandissima domanda di Italia in questo Paese  – ha commentato il premier -  e credo che questo sia il messaggio di speranza vero arrivato da Londra. Tanta gente vuole investire e crede nell’Italia non solo in Inghilterra ma in tutto il mondo. Dobbiamo essere capaci di attrarre questo flusso di denaro”.

Va notato che le statistiche internazionali rivelano come gli investimenti in uscita, dall’Italia all’estero, sono costantemente cresciuti nel 2013. Nel Regno Unito ad esempio figuriamo come il terzo investitore, dopo Usa e Giappone, con imprese e capitali in grande fermento. Tutte eccellenze volate via. D’altro canto questo flusso è solo in uscita: nessun investitore straniero infatti ha più il coraggio di investire in un Paese dominato da quei fattori scoraggianti come la burocrazia insormontabile, le tasse, la giustizia farraginosa. È necessario aggiungere alla lista il fattore X, la corruzione, che come un deus ex machina dirige le manovre che ci stanno portando al declino.

Siamo al 78° posto nella classifica Ocse per capacità di attrazione degli investimenti dall’estero e terzultimi in Europa per livello di corruzione percepito.  Pochi investimenti, al limite inesistenti, comportano la diminuzione esponenziale delle opportunità di crescita e innovazione e il mercato del lavoro ne risente direttamente. I livelli record di disoccupazione raggiunti ci danno la conferma del circolo deleterio in cui siamo finiti. Ma non possiamo né dobbiamo perdere le speranze.
“C’è bisogno di gente che tiri fuori i soldi”, dice Renzi ed è vero, ma c’è bisogno ancora prima di ammettere le cause reali per cui nessuno investe più nel nostro Paese e intervenire al più presto.

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I giovani in Italia non lavorano o faticano a fare carriera: la corruzione sottrae investimenti e opportunità

02/04/2014 - in corruzione

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L’Italia non è un Paese per giovani. Lo dicono i dati Istat di febbraio sulla disoccupazione giovanile, che è sempre oltre il 42%. E lo dice anche Mercer  (azienda leader nei servizi di consulenza sulle risorse umane) che ha analizzato retribuzioni e career system in circa 350 aziende multinazionali.

Secondo il rapporto i più penalizzati sono i neolaureati che nel 76% dei casi si avvicinano al mondo del lavoro passando per uno stage e quasi mai con un inserimento diretto. Con la scusa di dover sopperire alla scarsa attitudine pratica di chi esce dall’Università italiana, le aziende testano le risorse per poi valutare se assumerle o meno (per saperne di più leggi sul blog del Corriere).

Qualora assunti i giovani italiani si trovano di fronte un percorso molto lungo per fare “carriera”. Il divario tra le retribuzioni dei dipendenti base e quelle dei vertici è tra i più marcati rispetto alla media europea: 164mila euro per un executive contro i 28mila per un entry level. Si definiscono così non i giovani al primo impiego ma coloro che, laureati o meno, vantano già altre esperienze lavorative. Per fare un paragone in Germania i top manager prendono 162mila euro contro i 42mila euro dei nuovi entrati.

Aggiungiamo una considerazione sostanziale. La campagna Riparte il futuro ha più volte sottolineato come il problema della disoccupazione giovanile, uno dei più gravi sintomi dell’agonia dell’Italia, è direttamente proporzionale alla corruzione che continua a imperversare. Oltre a inquinare la vita politica e sociale, penalizzando i meriti e i talenti, la corruzione infatti aumenta la sfiducia degli investitori stranieri nel nostro sistema-Paese e diminuisce, di conseguenza, l’afflusso di capitali dall’estero. Facendoci perdere importanti opportunità di sviluppo e lavoro, specialmente per coloro che per primi potrebbero trovare impiego nei nuovi business, la corruzione è da considerarsi una delle cause principali della disoccupazione giovanile.

Ecco perché chiediamo che la lotta alla corruzione sia una priorità assoluta nella nuova agenda di governo. Intervenire subito sul fenomeno corruttivo significa agire al cuore del problema della disoccupazione giovanile, anziché continuare con espedienti a posteriori che evidentemente non funzionano. Quei 15-24enni privati delle opportunità sono la personificazione della sconfitta del nostro Paese in termini di sviluppo economico, innovazione, progresso.

Ieri il premier Matteo Renzi ha commentato così l’aggiornamento dell’Istat:  «È un dato sconvolgente. In un anno si sono persi mille posti di lavoro al giorno. Ci sono dei segnali di ripresa ma non sono sufficienti [..] per questo è fondamentale correre sulle riforme, non è una necessità personale, ma serve al Paese. L’Italia può ripartire, ma c’è bisogno di correre».

Restituire alle nuove generazioni le opportunità, sottraendole al meccanismo fallimentare della corruzione, è l’unica speranza per il futuro: firmiamo perché governo e Parlamento procedano senza tergiversare nella lotta al fenomeno che blocca il futuro del Paese. FIRMA! >>

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È ufficiale: Raffaele Cantone guiderà l’Autorità nazionale anticorruzione

27/03/2014 - in Dialogo con l'ANAC

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raffaele-cantoneL’avevamo scritto giorni fa, quando il Presidente Matteo Renzi dalle colonne de “la Repubblica” aveva preannunciato la nomina di Raffaele Cantone a guida dell’Anac.

In un momento in cui è fondamentale dare un segnale chiaro al Paese contro corruzione e mafie, la Commissione affari costituzionali del Senato ha approvato all’unanimità la nomina del magistrato napoletano. Auspichiamo (qui il nostro appello www.riparteilfuturo.it/fatepresto) che nelle stesse forme la Camera proceda alla modifica della norma sul voto di scambio, senza ulteriori indugi e tentennamenti, soprattutto alla vigilia di importanti elezioni, europee e amministrative.

Ci auguriamo che Raffaele Cantone, sostenitore della prima ora di Riparte il futuro, riesca a rendere l’Anac quell’organismo di controllo strategico previsto dalla legge. Allo stesso tempo, chiediamo alle istituzioni di garantire all’Authorithy le migliori risorse umane, economiche e tecniche affinché possa esercitare al meglio il suo ruolo.

Cantone non può che essere l’interlocutore chiave per chi, oggi, è chiamato a occuparsi di spending review e tagli di spesa. Il primo vero e urgente taglio è infatti quello ai costi della corruzione. Lo abbiamo proposto qualche giorno fa e oggi lo ribadiamo ancora una volta con forza.

 


A che punto siamo con la riforma del 416ter – la rassegna stampa di #riparteilfuturo

27/03/2014 - in corruzione

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Articolo La Stampa“Qui sta il lavoro di una vita, la mia, perchè questa è l’unica strada per spezzare il legame con la mafia, in quanto chi accetta il vincolo lo fa per denaro, per un’altra utilità, ma anche mettendo se stesso a disposizione dei mafiosi”. Così il senatore Pd Giuseppe Lumia difende su La Repubblica (leggi l’articolo) il testo del 416ter approvato a maggioranza al Senato e attorno al quale si è accesa la discussione che nelle ultime ore ha coinvolto tutti i gruppi parlamentari.

In particolare disaccordo con il nuovo testo della legge in contrasto al voto di scambio è Forza Italia, che ha presentato oltre 1.000 emendamenti allo scopo di rallentare il cammino della riforma. La campagna Riparte il Futuro ha chiesto vengano ritirati attraverso la petizione lampo #fatepresto che ha raccolto oltre 10.000 firme in circa 24 ore.

Su La Stampa (leggi l’articolo) di stamane si legge che “Francesco Paolo Sisto, di Forza Italia, è arciconvinto che il testo sia stato trasformato al Senato in «uno strumento liberticida». Così i deputati di Fi si sono iscritti in blocco a parlare. Il loro ostruzionismo è stato però arginato dal Pd grazie a un codicillo regolamentare: rinviato alla prossima settimana, il ddl “si potrà esaminare ad aprile, ma con tempi contingentati”.

Il M5S non ha comunque gradito la posticipazione, affermando che – anziché rimandare – l’Aula poteva continuare a lavorare sulla riforma. Intanto, il premier, Matteo Renzi, ha rassicurato sull’impegno del governo nei confronti dell’approvazione del 416ter e, come riporta L’Unità (leggi l’articolo), ha dichiarato che «Sul voto di scambio il Parlamento sta lavorando per trovare una formula migliore. L’impegno della maggioranza è che sarà approvata una legge il più velocemente possibile». Il premier lancia quasi un monito a Fi ma anche agli alleati: «Sarà un valore condiviso quando i partiti di maggioranza, ma anche di opposizione, saranno in grado di non utilizzare questi temi come temi di scontro, ma condivisione. Credo che ci arriveremo»”.

 


Spending review: sulla sanità Cottarelli incontri Cantone

20/03/2014 - in corruzione

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Un consiglio vorremmo darlo anche noi al commissario Cottarelli: non appena Raffaele Cantone si insedierà ufficialmente alla guida dell’Anac, fissi un incontro con lui. Perché il responsabile dell’anticorruzione può davvero essere il referente privilegiato di chi si occupa di spending review. Il costo della corruzione in Italia è elevatissimo e limitare al massimo quella perdita di denaro è un dovere non solo etico, ma prima di tutto economico: le revisione della spesa deve partire in prima istanza dall’eliminazione degli sprechi e i soldi destinati a tangenti e illeciti vari sono forse il più drammatico spreco che l’Italia conosca.

Non ci ha convinti del tutto il progetto di revisione della spesa presentato da Carlo Cottarelli, perché – accanto all’eliminazione di quelli che si configurano come inutili sprechi – è basato ancora troppo sui tagli alla spesa pubblica. I tagli erano stati anticipati ieri da Graziano Delrio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, sulle pagine del Corriere della Sera. E in particolare, si è fatto riferimento a probabili tagli alla sanità che, secondo il braccio destro di Matteo Renzi, “andranno a riduzione delle tasse, come l’Irpef regionale, e in parte in investimenti“.

La sanità, più che di riduzione dei fondi disponibili, avrebbe bisogno di un efficace contenimento degli sprechi e delle perdite in molti casi determinati dal dilagare dell’illegalità e dei fenomeni di corruzione. Applicando al solo mondo della salute le ormai note stime della Corte dei Conti che quantificano in 60 miliardi annui il “giro d’affari” della corruzione, si potrebbe configurare una perdita di 4-5 miliardi di euro in tangenti e ruberie.

Una cifra così ingente rappresenta un vero furto ai danni di quei cittadini che si aspettano non gli ennesimi tagli bensì il recupero di risorse vitali. Indispensabile potrebbe allora essere la riduzione delle centrali appaltanti (oggi quasi 35.000) se portasse alla contrazione dei costi degli acquisti e soprattutto se eliminasse il rischio di tangenti, conseguenza anche della difficoltà di controllare una tale mole di enti che gestiscono appalti.
Un’opinione pubblica da anni abituata ai tagli lineari che hanno caratterizzato l’operato degli ultimi governi si aspetta ora molto più coraggio: perché affrontare corruzione e malaffare è difficile, rischioso, ma è anche la strada obbligata per far recuperare efficienza, credibilità e denaro all’indebitata Italia.

Federico Anghelé