Articoli con il tag “Matteo Renzi

Spending review, Cottarelli: “Per il Ssn risparmi immediati di tre miliardi”

19/03/2014 - in corruzione

commenti

Tagli sì, tagli no, tagli forse. Il Servizio Sanitario nazionale è ancora una volta sotto la lente di ingrandimento della politica. L’esecutivo annuncia riforme e cambiamenti, e molte coperture dipendono da due parole che l’Italia ha cominciato a ripetere come un mantra dai tempi (recenti) di Mario Monti: spending review.

Carlo Cottarelli

La spending, come noto, ha tanto di commissario dedicato, Carlo Cottarelli, che ieri, nel corso di un’audizione presso la commissione Bilancio di Palazzo Madama, ha parlato di sanità. “Il Ssn è ancora sostenibile“, spiega Cottarelli. “Non serve un cambiamento di sistema. Ma si può migliorare con i costi standard“. Implementando “l’efficienza in alcune regioni” e prevedendo risparmi immediati per lo Stato di tre miliardi per il 2014, “che su base annua sarebbero di sette“.

Continua a leggere su quotidianosanità.it


Per Raffaele Cantone la lotta alla corruzione va rilanciata. Ecco le mosse che servono

11/03/2014 - in Dialogo con l'ANAC

commenti

Sarà forse il Consiglio dei ministri di domani a nominare Raffaele Cantone presidente dell’ANAC, l’Autorità nazionale contro la corruzione. Dopo le anticipazioni del premier Renzi al programma “Che tempo che fa” sembra ormai certo che spetterà al giudice anticamorra il compito di guidare l’autorità che sostituisce la Civit.

L’incarico di Cantone non sarà di certo facile: da una parte, perché l’Italia è considerata uno dei paesi più corrotti d’Europa; dall’altra, perché gli strumenti messi a disposizione dell’Anac per vigilare, prevenire e contrastare sono ancora limitati.

La nomina di Cantone fa comunque ben sperare perché si tratta di una persona competente, che si è distinta nella lotta alla criminalità organizzata e che conosce bene la portata del fenomeno corruttivo. “Nessuno – ha scritto di recente il giudice napoletano sul settimanale “L’espresso” – investe dove si pagano tangenti e la burocrazia più o meno corrotta la fa da padrona”.

Cantone ha ben chiaro quali siano le ricadute economiche della corruzione e in che modo essa limiti gli investimenti stranieri nel nostro Paese. Ma soprattutto, Cantone ha ben chiaro tutto quel che manca alla legge Severino (190/2012) per poter essere davvero efficace contro la corruzione: seppur riconoscendo il passo avanti compiuto sul piano della prevenzione, ne lamenta la timidezza sul fronte repressivo. “In quella legge (…) non si erano affrontati altri nodi ritenuti indispensabili per sconfiggere la corruzione. Non erano stati corretti i troppo brevi termini di prescrizione dei reati; non era stata modificata la norma sul falso di bilancio, di fatto depenalizzato nel 2001, né si era introdotto il delitto di autoriciclaggio che consentisse di punire chi investiva personalmente i proventi dei crimini. Nemmeno, infine, erano stati previsti meccanismi premiali, analoghi a quelli in vigore per i reati di mafia, per chi collabora con l’autorità giudiziaria rivelando le tangenti”.

Non potrà essere Cantone, una volta a capo dell’Anac, a rivedere il quadro normativo di riferimento. Tuttavia, che a presiedere l’Autorità preposta alla vigilanza contro la corruzione sia messo un magistrato che ha chiesto con forza e autorevolezza di rilanciare le politiche anticorruzione, è un segno importante che Riparte il futuro intende sostenere e rafforzare.

Federico Anghelé


Nuovo governo Renzi: chiediamo cv e reddito dei ministri subito online

11/03/2014 - in Politico e digitale

commenti

Matteo Renzi #opengoverno from Angela Gennaro on Vimeo.

AGGIORNAMENTO: La petizione #Opengoverno ha superato le 60.000 firme!

Caro presidente Renzi,

con la nomina di viceministri e sottosegretari, la squadra di governo è ora completa. C’è una cosa che il presidente del Consiglio può fare da subito per dimostrare discontinuità e cambiamento: quello di far pubblicare già dalla settimana prossima, sul sito di Palazzo Chigi, il curriculum vitae e la situazione patrimoniale e reddituale di ministri, viceministri e sottosegretari. La legge prevede che tali informazioni debbano essere rese pubbliche entro 3 mesi dalla nomina. Per valutare competenze e potenziali conflitti d’interessi di chi guida il Paese, i cittadini hanno però diritto a essere informati e a verificare fin da subito.

Il primo ad adeguarsi alle norme internazionali in materia di trasparenza e conflitto d’interesse fu Mario Monti, che, da premier, varò un provvedimento di vera svolta: vincolò tutti i membri del suo Governo a rendere pubbliche, nelle prime settimane di attività, alcune informazioni indispensabili a valutarne la storia professionale, gli incarichi ricoperti, la situazione patrimoniale e reddituale.

Uno degli ultimi atti licenziati dal presidente Monti è stato proprio quel decreto 33/13 che ha imposto per legge a tutti gli enti pubblici massima trasparenza sul loro funzionamento, le loro spese, il personale impiegato. Regole che valgono anche per chi ricopre incarichi politici ed elettivi a carattere locale o nazionale. I primi ad adeguarsi alla nuova normativa sono stati poi i ministri e i sottosegretari del governo Letta che hanno reso pubblici online i dati previsti dalla legge. I più lo hanno fatto allo scadere dei tre mesi dal varo del governo.

Ora il premier Renzi ha la possibilità di dimostrare che bruciare le tappe vuol dire arrivare primi anche in materia di trasparenza.

FIRMA ANCHE TU LA RICHIESTA A MATTEO RENZI >>

Screen Shot 2014-03-05 at 10.33.10

 


Perché Riparte il futuro ha lanciato la petizione #opengoverno rivolta a Matteo Renzi

10/03/2014 - in corruzione

commenti

Ci ha scritto un lettore, Dario Maggi, ponendo alcune domande sui motivi della petizione rivolta a Matteo Renzi, che in pochi giorni ha raggiunto quasi 60.000 firme. Ringraziando Dario per il suo articolato parere critico gli rispondiamo pubblicamente cogliendo l’occasione per esplicitare le ragioni che ci hanno portato a rivolgerci al neopresidente del Consiglio chiedendo di pubblicare subito online i redditi e i cv di tutti i membri del governo.

In sintesi Dario Maggi chiede:

- come mai tra le petizioni lanciate dalla campagna Riparte il futuro contro la corruzione se ne aggiunge una sulla trasparenza? Aggiunta che appare fatta “ad hoc”, per poter inserire la petizione Governo Renzi in un certo contesto?

- perché chiedere di “pubblicare immediatamente, sul sito di Palazzo Chigi, il curriculum vitae e la situazione patrimoniale e reddituale del premier e di ministri, viceministri e sottosegretari” visto che la legge prevede che tali informazioni debbano essere rese pubbliche entro 3 mesi dalla nomina? Dove sta l’urgenza?

- è possibile che le motivazioni di questa petizione siano riconducibili a opzioni di tipo politico?

Prima di tutto, sgomberiamo il campo da ogni fraintendimento: fin dal suo lancio nel gennaio del 2013 Riparte il futuro si è rivolta, in modo bipartisan, a tutte le forze politiche e a diverse istituzioni. Ci siamo indirizzati di volta in volta a Mario Monti quando era presidente del Consiglio, ai candidati di tutti i partiti e schieramenti in occasione delle politiche del 2013, alla Commissione di saggi nominata dal presidente della Repubblica, a Pietro Grasso e a Laura Boldrini quali presidenti delle Camere, a Enrico Letta e ai ministri del suo governo. Ci siamo poi relazionati con l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) e con le diverse Aziende sanitarie e continueremo a farlo anche con altri enti della Pubblica amministrazione. La prospettiva di Riparte il futuro è quella della società civile, che svolge il suo ruolo interpellando e monitorando chi ha responsabilità politiche e decisionali.

La lotta alla corruzione non ha, e non deve avere, alcun colore politico, ma essere obiettivo di tutti. Se oggi ci rivolgiamo a Matteo Renzi è nel suo ruolo di premier che, come per i suoi predecessori, gli conferisce il mandato di varare nuove leggi e regolamenti e gli dà l’onere di mostrare segni concreti che valgano da esempio per la cittadinanza. Essere trasparenti è senza dubbio un segno importante. E sarebbe ancor più incisivo mostrarsi trasparenti indipendentemente dalle prescrizioni di legge, che – come abbiamo ricordato anche noi – prevedono che i membri del governo pubblicizzino cv e situazioni patrimoniali e reddituali entro tre mesi dall’assunzione dell’incarico.

Nessun accanimento, quindi, nei confronti del premier Renzi ma semmai la fiducia condizionata verso un uomo politico che si è assunto l’impegno di cambiare il Paese.

Quanto alla scelta della tematica della  trasparenza, riteniamo che –  grazie alle potenzialità del web – sia uno degli strumenti fondamentali che possono contribuire a ricostruire il rapporto di fiducia tra classe politica e società civile. Inoltre è dimostrato da studi e ricerche come la trasparenza dei politici sia il primo antidoto alla corruzione. Ecco perché uniamo sempre i due temi. La lotta all’opacità non passa infatti solo per il contrasto, ma anche per la prevenzione, che ha nelle politiche di trasparenza la propria pietra angolare.

I cittadini hanno quindi il diritto di conoscere le competenze di ministri e sottosegretari, di valutarne incarichi professionali e ruoli ricoperti. In assenza di una legge forte che normi il conflitto d’interesse, infatti, moltissimi possono essere i conflitti d’interesse potenziali dei rappresentanti dell’Esecutivo. Renderli espliciti non significa dichiararsi inadatti a governare: corrisponde semmai a prevenire possibili critiche, a evitare ogni ombra sul proprio operato e, all’occorrenza astenersi dal prendere decisioni laddove il conflitto sia evidente.

Riparte il futuro ha inaugurato, un anno fa, la prassi delle candidature trasparenti. I tempi oggi potrebbero essere maturi perché, contestualmente alla nomina di ministri e sottosegretari, i cittadini abbiano la possibilità di vagliare incarichi e competenze dei membri del governo e conoscerne reddito e patrimonio.

 


Bene Raffaele Cantone a capo dell’ANAC. Ma per sconfiggere la corruzione occorre un impegno a 360 gradi

10/03/2014 - in Dialogo con l'ANAC

commenti

raffaele-cantone1

Ieri a “Che tempo che fa” il Presidente del consiglio Matteo Renzi  ha preannunciato la nomina del giudice Raffaele Cantone a “capo dell’Autorità nazionale anticorruzione”. Il premier pare quindi voler dare seguito immediato a uno degli impegni promessi a Roberto Saviano su “la Repubblica”.

Attendiamo che sia dato seguito ufficiale all’impegno preso. L’esperienza, la competenza, l’autorevolezza dimostrata dal giudice anticamorra potranno certo giovare all’Autorità nazionale anticorruzione e al Paese intero. Tuttavia, il Presidente dell’ANAC non può che muoversi all’interno del quadro normativo esistente: non compete a lui riformare leggi che sono ancora insufficienti a contrastare il fenomeno corruttivo.

Valorizzare davvero il ruolo e il contributo di Cantone dovrebbe perciò corrispondere a riprendere il percorso di riforma appena inaugurato dalla Legge anticorruzione 190/2012, colmandone le evidenti lacune: dalla modifica dell’impianto normativo in tema di contrasto al potenziamento del sistema di prevenzione della corruzione.

È quindi compito del Parlamento (e in parte dello stesso governo) garantire quelle modifiche legislative che possono aversi solamente nei luoghi istituzionali predisposti, funzione che non può essere “esternalizzata”. Allo stesso tempo, anche all’ANAC vanno garantiti poteri e risorse adeguate al fine di dotare l’Autorità di un’azione efficace. Sicuramente la nomina del giudice Cantone garantirà la rappresentatività necessaria, ma quello di cui l’Italia ha bisogno non si esaurisce semplicemente con l’affidamento di un ruolo formale.

Ci auguriamo quindi che questa prima scelta inauguri un ciclo d’impegno, perché, come sempre più evidentemente dimostrato dai fatti, nessun tipo di riforma è possibile in presenza di corruzione. La lotta al fenomeno non può che essere continuativa e fatta a tutti i livelli.

In chiusura, una breve biografia di Raffaele Cantone:
Napoletano, è magistrato dal 1991, fino al 2007 impegnato nella Direzione distrettuale antimafia ed oggi giudice di Corte di Cassazione. Nel corso della sua attività si è contraddistinto per l’impegno contro la camorra e in special modo nei confronti del clan dei Casalesi. Ha inoltre fatto parte della “Commissione per l’elaborazione di proposte per la lotta, anche patrimoniale, alla criminalità” che poco più di un mese fa ha prodotto il report “Per una moderna politica antimafia”, ricco di spunti utili anche sul tema dell’anticorruzione.

 


La lotta alla corruzione annunciata da Renzi: autoriciclaggio e Commissario anticorruzione. Un commento a mente fredda

05/03/2014 - in corruzione

commenti

Schermata 2014-03-05 alle 14.54.20

Domenica 2 marzo, su “la Repubblica”, il Presidente Renzi ha risposto agli interrogativi di Roberto Saviano sull’impegno del nuovo governo contro la criminalità organizzata. Due dei cinque impegni presi da Renzi riguardano anche la lotta alla corruzione.

Il primo punto riguarda l’introduzione del reato di autoriciclaggio. La riforma era già considerata urgente dal recente documento della Commissione Garofoli. È infatti fondamentale agire sui capitali criminali e sui proventi della corruzione per combattere davvero il fenomeno. Il codice penale italiano già prevede pene in caso di riciclaggio, ossia quando una seconda persona, diversa dall’autore, “sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti dal delitto, o operazioni in relazione ad essi, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza criminale”. In parole semplici, è reato quando attraverso una serie di passaggi complessi una seconda persona riesce a “far perdere le tracce” di quel denaro e del modo in cui è stato generato, che quindi ricompare “pulito”.

Non è invece reato se autore di questo processo è la stessa persona che ha generato quei profitti illecitamente. È evidente che esiste un enorme vuoto normativo a cui dare subito risposta, come chiesto anche nell’agenda di Riparte il futuro.

Solo un mese fa Ivan lo Bello, vicepresidente di Confindustria, evidenziava come questa fosse la prima riforma da compiere sul tema della lotta alla corruzione.

Il secondo punto indicato dal premier è un richiamo al rispetto, da parte di tutti gli enti della Pubblica Amministrazione e non solo, della Legge anticorruzione 190 del 2012.
È sicuramente importante che la legge vada applicata, ma senza dimenticare che siamo ancora lontani da una legge perfetta, efficace e in linea con gli standard comunitari. Ci saremmo dunque aspettati un forte messaggio volto a riprendere il processo di riforma, sia sul lato delle misure preventive che di contrasto.

Poco chiara appare la connessa proposta d’introdurre un Commissario anticorruzione, che nell’articolo di “Repubblica” è detto previsto dalla legge, ma che in realtà non compare nel testo della norma. Probabilmente ci si riferisce alla nomina di un nuovo presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) che ricopra le vesti di Commissario.

Va detto che storicamente l’Italia ha già avuto un Alto Commissario anticorruzione, previsto dalla Legge 3/03, e soppresso nel 2008 senza riuscire a dare importanti contributi. L’anno seguente, a seguito della Legge 150 del 2009, per ovviare almeno in parte a questa mancanza, nasce la Civit, ossia la Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche. Con la Legge anticorruzione del 2012 è affidato alla Civit anche il ruolo di Autorità Nazionale Anticorruzione. Nel novembre 2013 assumerà quindi il nome di ANAC per maggiore uniformità dell’appellativo al ruolo (il nome esteso è “Autorità Nazionale AntiCorruzione e per la valutazione e la trasparenza delle pubbliche amministrazioni”).

Ci auguriamo quindi, in uno scenario già complesso e spesso in evoluzione dal punto di vista burocratico, che il Commissario annunciato riuscirà a garantire un surplus d’impegno sul tema e non sia solo un’altra figura con incarico formale.

Inoltre ci poniamo anche questa spinosa domanda: poiché la nomina del Commissario è governativa, come si intende garantire l’indipendenza di un ruolo così strategico?

Anche a questa domanda i cittadini vorrebbero una risposta.

 


Disoccupazione “allucinante” secondo Renzi, quasi la metà dei giovani senza lavoro

28/02/2014 - in corruzione

commenti

disoccupazionegiovani-unicitta-it

“Allucinante, subito il Jobs Act”. Parola di premier, parola di Matteo Renzi che oggi twitta: “La disoccupazione è al 12,9%. Cifra allucinante, la più alta da 35 anni”. Il tasso di disoccupazione diffuso oggi dall’Istat è davvero da record: nel gennaio 2014 si è toccato il livello più alto dal lontano 1977. Record anche per la disoccupazione giovanile, che arriva al 42,4%.

Un dramma nei fatti e nei numeri. È la crisi? Sì, certo. Sono ancora i numeri a dirlo, snocciolati dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori: negli ultimi tre anni la contrazione dei consumi delle famiglie toccherà il -9,2%. Una caduta della spesa di 65,4 miliardi di euro, centesimo più, centesimo meno.

È la crisi, certo, in salsa tutta italiana: una congiuntura economica negativa globale che si inserisce in un contesto malato. La Corte dei Conti stima che la corruzione costa all’Italia 60 miliardi di euro l’anno, ma si tratta di una quantificazione sommaria. Non solo: si tratta di reati che restano per lo più impuniti grazie all’inesorabile arrivo della prescrizione.

I capitali stranieri non arrivano (e quelli nazionali, in verità, espatriano). E a scomparire, sempre più, sono anche le opportunità di investimento, quindi di sviluppo e innovazione. La traduzione è: meno posti di lavoro, soprattutto tra i giovani. Non è un caso nè una fatalità: l’Ocse mette l’Italia al 78simo posto per la capacità di attrazione degli investimenti dall’estero. E in Europa siamo al terzultimo posto per livello di corruzione percepito. L’alto indice di percezione della corruzione – certificato da Transparency International  - porta con sé la mancanza di fiducia degli investitori stranieri, che non trovano nel Belpaese un luogo interessante in cui far confluire i capitali. L’evasione fiscale, la burocrazia e l’incredibile lentezza del sistema giudiziario sono causa e complemento di questo drammatico quadro.

Secondo il World Economic Forum, per il 2012-2013 il “Global Competitiveness Index” italiano è stato di 42 su 142 con un punteggio di 4.46 su 7. L’indice fornisce un’istantanea complessiva del panorama di competitività e di sviluppo di un Paese: le istituzioni, le infrastrutture, il contesto macroeconomico, la salute e l’educazione primaria, l’educazione secondaria e la formazione, l’efficienza del mercato dei beni, quella del mercato del lavoro, lo sviluppo del mercato finanziario, la preparazione tecnologica, l’ampiezza del mercato, la sofisticatezza del business e l’innovazione. L’Italia, insomma, ha ancora molta strada da fare per avvicinarsi a quella cifra, 7, che attesterebbe una competitività finalmente performante e che darebbe risposte concrete alle prospettive di lavoro e crescita di giovani e non. E questa strada, tortuosa ma non impossibile da percorrere, passa proprio dalla lotta alla corruzione.

Angela Gennaro


5 braccialetti bianchi nel nuovo governo Renzi: rispettino l’impegno contro la corruzione!

24/02/2014 - in corruzione

commenti

new_BB_Ministri

Sono cinque i Braccialetti bianchi che compaiono tra le file del nuovo governo Renzi. Tre deputati e due senatori che fin dai tempi delle elezioni politiche del febbraio 2013 hanno sottoscritto il patto con i cittadini firmatari della petizione Riparte il futuro promossa da Libera e Gruppo Abele: impegnarsi dai seggi parlamentari a portare avanti la battaglia contro la corruzione in Italia, un problema urgentissimo che dovrebbe essere al primo posto dell’agenda politica.

Sono Federica Mogherini, oggi ministro degli Esteri, Roberta Pinotti, ministro della Difesa, Stefania Giannini, ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Dario Franceschini, ministro dei Beni e attività culturali e turismo e Marianna Madia, ministro della Semplificazione e Pubblica Amministrazione. A loro rinnoviamo l’appello perché, forti del nuovo ruolo ricoperto, portino avanti la battaglia promossa a gran voce dalla società civile, che sta faticosamente raggiungendo importanti risultati.

Riparte il futuro è infatti impegnata sul fronte delle riforme per l’approvazione del nuovo testo del 416ter sullo scambio elettorale politico-mafioso e sul fronte della trasparenza con la petizione rivolta alle Aziende sanitarie nazionali.

Oggi pomeriggio il premier Matteo Renzi presenterà il suo piano d’azione nel discorso per la fiducia e ci auguriamo che la parola “corruzione”, e soprattutto “anticorruzione”, siano protagoniste, più di quanto non lo siano state fino a oggi. La lotta alla corruzione non è soltanto una questione di legalità e di moralità ma è anche, e soprattutto, un’emergenza economica da cui dipende il futuro del Paese, nonché la qualità della vita quotidiana degli italiani.

Fuori dalle aule ministeriali, la campagna Riparte il futuro continua a porre l’accento sull’importanza della lotta alla corruzione, fattore indispensabile per la ripresa del nostro paese. Riducendo la corruzione a vantaggio della sana competitività, aumenterebbero gli investimenti e le opportunità di crescita e lavoro, specialmente per la fascia più penalizzata ovvero quella giovanile. Inoltre la corruzione danneggia i servizi, sottrae fondi pubblici destinati alla sanità, alla cultura alla ricerca e permette l’ingresso delle mafie nelle Istituzioni.

Primo passo: essere consapevoli della reale natura del problema.
Secondo passo: affrontarla di petto. Questo chiediamo al governo Renzi.

FIRMA RIPARTE IL FUTURO >>

 

 


In attesa di sapere chi sarà Premier, la lotta alla corruzione compare tra i punti dell’”Impegno Italia”

13/02/2014 - in corruzione

commenti

renzi-letta-960x640

Chi sarà Presidente del Consiglio la settimana prossima? Il responso lo avremo solo tra qualche ora, dopo il discorso che Matteo Renzi terrà alla Direzione del Partito democratico di cui è segretario. Tra le indiscrezioni filtrare in queste ore, la disponibilità da parte del Sindaco di Firenze – dato da molti come futuro premier – ad adottare il programma presentato negli scorsi giorni da Enrico Letta con l’evocativo nome di Impegno Italia.

Impegno Italia contiene una specifica sezione dedicata ai temi della legalità tra cui il problema corruzione, che Riparte il futuro considera uno dei principali punti da affrontare per far ripartire il Paese.  

Secondo il Presidente Letta, nei prossimi mesi l’Italia dovrebbe disciplinare le lobby in modo da superare l’attuale opacità che può celarsi tra gruppi d’interesse e istituzioni. Inoltre, va modificata l’attuale normativa in materia di conflitti d’interesse con una regolamentazione più stretta che riveda le incompatibilità per chi ricopre ruoli di vertice nella pubblica amministrazione e nelle istituzioni. Entro il 2014 il Governo si impegna inoltre a varare una legge sul falso in bilancio, a rafforzare la legge 190/2012 sulla repressione e prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione e a introdurre i reati di autoriciclaggio e autoimpiego.

Molti dei provvedimenti che il Governo s’impegnerebbe a portare avanti sono contenuti anche nell’Agenda di Riparte il futuro, segno che l’esperienza della campagna, forte del sostegno di circa 380.000 italiani, è stata recepita dalle Istituzione come stimolo e ispirazione.

Partecipare a questa battaglia di civiltà è semplice: si comincia con una firma online!