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Anticorruzione e sanità – Medici maleducati

29/07/2014 - in anticorruzione e sanità

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162251540-feac67e2-90ab-45aa-9f42-f977a5f55e7c A cura di Paolo Cornaglia Ferraris >>

Medico, editorialista de La Repubblica, Presidente Camici & Pigiami ONLUS

Tutti attendono dai medici cui si rivolgono grande professionalità. Questa si apprende dai propri maestri e dentro le strutture nelle quali si è stati studenti e specializzandi. Gli studenti che abbiano assistito a maltrattamenti e visto praticare un cinismo vestito da distacco professionale, replicheranno il modello. Nelle Facoltà di Medicina esistono comportamenti che premiano capacità cliniche, scientifiche e tecniche, ma non sono premiati coloro che insegnano e praticano la buona educazione, l’ascolto, la compassione (partecipazione alla sofferenza altrui), cose spesso considerate perdite di tempo.
Serve a qualcosa contenere le ansie di malati e familiari? Serve eccome, visto che sulla qualità della relazione di cura si basa il successo di diagnosi e trattamenti, ma ciò poco si insegna. Le organizzazioni professionali mediche celebrano il primato del paziente e il prevalere del suo interesse in qualunque decisione lo riguardi. Tuttavia riconoscono che anche i medici hanno i propri interessi da salvaguardare (parcelle, carriera) e ciò diventa alla fine l’impegno prevalente. La faccia pubblica dell’etica professionale somiglia spesso a una maschera invecchiata. La professione medica non è un business come tutti gli altri, un commercio di competenze e servizi, né si può accettare che i medici considerino se stessi “manager” della vita altrui, né dirigenti che basano ogni calcolo sulle risorse disponibili o vendibili. I medici devono esercitare la propria professione entro un sistema in continua evoluzione, verissimo, ma il privilegio dato dall’autonomia con la quale interagiscono coi pazienti, il sistema di autodisciplina, la pubblica stima e lo status sociale ed economico privilegiato sono compensi che la società riconosce solo se in relazione con l’interesse dei pazienti. Nel perseguire tale interesse esclusivo, i medici perseguono dunque anche un proprio interesse. La crescita di sfiducia nata dagli scandali che svelano interessi mercantili o di carriera a danno del paziente scardinano i principi sociali su cui la professione medica si basa.

Per approfondimenti:

1 http://www.consultadibioetica.org/rapporto_medico_paziente.html

2 http://denaro.it/blog/2011/10/10/perche-l-etica-e-necessaria-in-medicina/

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Anticorruzione e sanità – Concorsi truccati

15/07/2014 - in anticorruzione e sanità

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162251540-feac67e2-90ab-45aa-9f42-f977a5f55e7cA cura di Paolo Cornaglia Ferraris >>

Medico, editorialista de La Repubblica, Presidente Camici & Pigiami ONLUS

Ogni anno i quotidiani riportano notizie di concorsi truccati in varie Università. Vigliacchi ben documentati inviano al magistrato denunce anonime, cui segue una verità che tutti conoscono: le condanne sono tardive e inutili perché tutto resterà come prima. Non si diventa professore se non ci si piega a chi è a capo della propria “scuola”. Un capo scuola è un “padrino” che spara parole e non pallottole e decide chi andrà in cattedra e chi no. Negozia coi capi delle scuole concorrenti entro regole precise: per primi figli, nipoti, amanti e cognati (43,9% dei vincitori), poi i “fedelissimi”. Tutti dovranno consolidare il potere della propria scuola nell’area di interesse. In Medicina, tale area è fatta da ospedali, farmaci, apparecchi, fondi per sanità e ricerca, perizie medico legali. Chi ha potere decide quale universitario o primario sarà nominato, quale apparecchio acquistato, quale farmaco promosso, quale sentenza condizionata. Molto il danaro in gioco, per cui abusi, violenza privata, falso ideologico e sopraffazione sono azioni correnti. La meritocrazia promessa dai Ministri che si succedono è liturgia stanca, avvilente. Perfino le sentenze di condanna lasciano tutti al proprio posto. Clamoroso il caso di GM, figlio del barone Giovanni, otorinolaringoiatra di Napoli. Dopo che la Cassazione ha condannato i membri di quella “scuola”, il figlio di quel barone continua a dirigere ciò che vuole, senza vergognarsi nemmeno di rispondere ad un’incalzante ’intervista delle Iene in TV. Sa che dirigere quella specialità a Napoli vale 3 milioni di euro all’anno e che ogni scandalo finisce nel dimenticatoio, mentre i soldi gonfiano costantemente le tasche. I concorsi sono truccati e vince il più forte: questa l’unica regola da rispettare, ciascuno l’ha imparata bene. La gente comune se ne frega. Non ha capito che quando toccherà loro un ricovero, il medico che organizza ciò da cui dipendono salute e sopravvivenza potrebbe essere il figlio ignorante d’un barone. Con tanti auguri per l’esito delle sue costose, “amorevoli”, cure”.

Per approfondimenti:

Un Paese di Baroni. Truffe ,favori, abusi di potere, logge segrete e criminalità organizzata. Come funziona l’Università italiana.
Di Davide Carlucci e Antonio Castaldo. Chiare lettere Ed.

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