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Il pm anti-Casalesi: “Modificare il 416ter sarebbe un errore serio e incomprensibile”

02/04/2014 - in corruzione

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milita_pmLa modifica del 416 ter sullo scambio elettorale politico-mafioso è al centro del dibattito politico di questi ultimi giorni. Le implicazioni giuridiche di una norma la cui revisione è attesa da oltre vent’anni stanno mobilitando magistrati di diverso orientamento, schierati per lo più contro il testo in discussione alla Camera. Voce fuori dal coro quella di Alessandro Milita, pm napoletano in prima linea contro il clan dei Casalesi, che in un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica di oggi, ha spiegato perchè sia necessario approvare il 416ter così come uscito dal Senato.

“Mi lasci premettere che parlo da cittadino, prima ancora che da pm. Non riesco a comprendere, forse per mio limite, questa discussione. Il riferimento alla “disponibilità” del politico, che a qualcuno è sembrata generica e addirittura controproducente, interpreta invece una prassi ed un lessico della tipica fattispecie mafiosa. Va tradotto”.

“Se ho un’intercettazione – spiega il magistrato da sempre in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata campana – in cui il mafioso offre il proprio sostegno elettorale e il politico assicura “sto a disposizione”, io – fatta salva la serietà dell’accordo, e la ricerca rigorosa della prova – con il testo originario all’esame dalla Camera avevo uno strumento in più per sanzionare l’accordo. Uno strumento che aderiva alla fattispecie: utile in quanto il più, come tutti sanno, comprende il meno. E rispondente alla realtà. Per il lessico: perché il politico a caccia di voti sporchi è proprio così che dice, quando scende a patti, Sto a disposizione, e per segretezza non aggiunge altro. Poi c’è la prassi: il politico, verosimilmente, non limita il suo favore ad un affare soltanto. D’altro canto un potenziale sindaco o parlamentare, in campagna elettorale, non può conoscere prima gli appalti che andrà a gestire. Questo, direi, è quello che accade in natura. É ciò che registriamo in tante indagini. E mi interessa solo che, sulla base di quest’esperienza, si ascolti un’altra voce”.

Milita risponde a chi obietta che l’attuale testo creerebbe dei “processi alle intenzioni” che “si tratta di un rischio infondato. Vorrei ricordare che, per quanto sia ormai poco utilizzato, abbiamo tuttora nel nostro codice l’articolo 115 che punisce il semplice “accordo”, quella che chiamiamo comunemente l’intenzione, laddove il delitto non sia commesso e per il solo fatto dell’accordo”. E lancia infine un messaggio ai suoi colleghi: “Non è vero che quella norma sul voto di scambio politico mafioso, così com’è all’esame della Camera, danneggia il nostro lavoro. E se il Parlamento la cancella, ci siamo fatti un danno da soli. Serio, incomprensibile”.