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Politica e ‘ndrangheta a Milano: due episodi che sottolineano l’urgenza della riforma del 416ter

03/04/2014 - in corruzione

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Sono di questi giorni due casi di cronaca che riguardano Milano e che intrecciano politica e ‘ndrangheta. Il primo è l’arresto per accusa di corruzione e turbativa d’asta di Ernesto Palermo, consigliere comunale considerato colluso con le cosche, e del sindaco di Valmadrera (Lecco) Marco Rusconi, noto tra l’altro per il suo impegno (di facciata, evidentemente) volto a promuovere iniziative antimafia sul territorio (per approfondire leggi qui).

Il secondo caso è direttamente legato al tema del voto di scambio politico mafioso e parla di 500 voti che sarebbero stati garantiti da un clan ‘ndranghetista a un consigliere comunale per le elezioni del 2011, sempre a Milano (per approfondire leggi qui).

Ora più che mai, in vista delle elezioni europee e soprattutto amministrative, è fondamentale spezzare ogni legame tra politica e mafie, cominciando dal recidere a monte il patto elettorale che risparmia i politici dalla competizione elettorale e permette ai mafiosi di entrare nella vita economica e politica del Paese, a Nord come a Sud.

Non possiamo andare al voto senza una legge sul voto di scambio forte, che garantisca la libertà in cabina elettorale e soprattutto tenga corrotti e corruttori (specie se mafiosi) fuori dalla porta delle Istituzioni.

La campagna Riparte il futuro è impegnata in prima linea, con il supporto di oltre 450.000 italiani, a chiedere alla politica di procedere subito trasformando in legge il testo già approvato dalla maggioranza al Senato perché entri in vigore prima delle elezioni di maggio. Il Paese attende da 20 anni questa riforma, è arrivato il momento di portarla a buon fine.

FIRMA PER CHIEDERE LA RIFORMA IMMEDIATA DEL 416TER >>

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Sedriano: quando un comune si scioglie (anche) per corruzione

16/10/2013 - in corruzione

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Oggi la Lombardia entra di diritto nell’elenco delle regioni che hanno al loro interno enti locali sciolti per mafia. Lo fa “grazie” a un piccolo comune di 11mila abitanti, Sedriano, che balza alle cronache per l’arresto del primo cittadino Alfredo Celeste con l’accusa di corruzione aggravata e di personaggi vicini all’Amministrazione comunale per associazione mafiosa.
Il Sindaco rifiuta l’accusa e vedremo come si svilupperà la vicenda nei prossimi giorni.

È comunque evidente, e i recenti fatti lo dimostrano, che la corruzione pubblica è il viatico principale delle mafie al Nord così come al Sud. La corruzione infatti permette l’infiltrazione e il radicamento della malavita organizzata nella vita pubblica, economica e sociale su tutto il territorio nazionale. I clan trovano infatti nello scambio corruttivo la loro forza e legittimazione e il reato diventa di “stampo mafioso”. Altrimenti si tratterebbe di “semplice” criminalità organizzata.

Al politico corrotto può risultare conveniente che il corruttore sia un mafioso (o un ‘ndranghetista, come nel caso di Sedriano), perché dallo scambio, oltre ai beni economici, può ottenere protezione elettorale e nuove possibilità di arricchimento grazie al mercato illegale. La sua scelta corruttiva fa poi lievitare costi sociali ed economici, per quanto già elevatissimi, della corruzione, proprio a causa della presenza criminale.

Mentre tuona la provocazione del PM Teresi in cui fa appello ai boss affinché mollino i politici – “loro la fanno franca mentre solo voi pagate con l’ergastolo” – chiediamo alla politica di tornare ad impegnarsi per affrontare l’urgenza: recidere ogni legame tra mafie e istituzioni statali (dalla fase elettorale alla gestione quotidiana della cosa pubblica), quindi di attuare una seria e concreta strategia di lotta alla corruzione a tutti i livelli.

Leonardo Ferrante

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Giornata della memoria: Gian Carlo Caselli sul voto di scambio politico-mafioso

14/03/2013 - in Libera e Gruppo Abele

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Il 16 Marzo a Firenze, durante la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie promossa dall’associazione Libera, Riparte il futuro organizza un seminario per parlare del pesante prezzo che quotidianamente paghiamo a causa della corruzione. Oltre all’intervento del Prof. Alberto Vannucci, autore del libro edito da EGA “Atlante della corruzione” e alla testimonianza di Roberta Mauri e Daniela Marcone, figlie di vittime della corruzione, parteciperà al seminario anche Gian Carlo Caselli, Procuratore Capo presso il Tribunale di Torino.
Noto magistrato anti-mafia, Caselli è proprio in questi giorni impegnato nella maxi-inchiesta Minotauro sulle infiltrazioni dell’ndrangheta in Piemonte, tra voto di scambio, favori e appalti.

Sarà l’occasione per affrontare con un occhio rivolto all’attualità il tema del voto di scambio politico-mafioso, protagonista della seconda fase della campagna Riparte il futuro. Una folta delegazione di braccialetti bianchi infatti, i 274 parlamentari che in campagna elettorale hanno accettato di aderire a Riparte il futuro, sta per portare in Parlamento l’istanza chiesta a gran voce da oltre 160.000 italiani: cominciare a modificare la normativa anti-corruzione a partire dalla legge simbolo della lotta ovvero il 416 ter sullo scambio elettorale politico mafioso.

Sarà interessante parlarne proprio con Gian Carlo Caselli, che in questi giorni sta seguendo personalmente il processo MInotauro sulla ‘ndrangheta a Torino, procedimento che sta portando alla luce intricati e inquietanti risvolti in cui sono coinvolti sindaci, assessori, onorevoli e terminali della malavita.

Il tema del voto di scambio politico-mafioso è di importanza cruciale perché riguarda quel patto malavitoso che consente l’ingresso della criminalità organizzata  nelle Istituzioni. Firmare affinché i parlamentari, anche coloro che non hanno ancora risposto all’appello di Riparte il futuro, accettino di impegnarsi per modificare la normativa sul voto di scambio entro i primi 100 giorni dall’inizio della legislatura è il primo passo per colpire al cuore la corruzione.

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