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A 16 anni combatte la corruzione con un plugin: la storia di Nick e della sua Greenhouse

05/08/2014 - in dall'estero, Politico e digitale

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Alcuni politici sono rossi, altri sono blu ma tutti sono verdi… come il colore dei soldi. È questo il motto di Greenhouse, un progetto innovativo per combattere la corruzione negli Stati Uniti e diffondere le tematiche della trasparenza, nato dall’intuizione di uno studente appassionato di politica e tecnologia. A soli 16 anni Nick Rubin sta facendo parlare di sé nelle stanze governative e forse qualche pezzo grosso del Congresso ha più di una ragione per temere le sue mosse.

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Il plugin di Nick, che si può gratuitamente installare sul proprio browser, consente infatti di monitorare l’influenza indebita dei finanziamenti nella politica americana. Come? Semplice: leggendo ad esempio un articolo online, basta passare il mouse sul nome di un politico per visualizzare una finestra pop-up in cui sono riportati in forma schematica tutti i contributi ricevuti dal politico in fase elettorale, anche disaggregati per settore e per dimensione, nonché i progetti di riforma da lui sostenuti. Basterà incrociare le informazioni per capire quali sono le reali motivazioni che stanno dietro ad alcune scelte: quando il dato è verde si può intuire che i “verdoni” hanno avuto il loro peso politico nella strategia.

Schermata 2014-08-05 alle 12.59.18Insomma, lavorando dopo la scuola e nei fine settimana, Nick sta presentando al mondo uno strumento alla portata di tutti per monitorare la trasparenza delle Istituzioni USA e informare le persone di tutte le età. L’algoritmo si basa sui dati forniti dallo Stato nelle elezioni 2012 ma grazie alla partnership con OpenSecrets.org si può accedere anche all’aggiornamento 2014. Il modello è in fase di evoluzione e potrebbe venir replicato anche in altri Paesi. La condizione vincolante è poter accedere ai dati organizzati, cosa che purtroppo è alquanto complessa. Ne sappiamo qualcosa qui in Italia dove il percorso verso gli open data istituzionali è lento e tortuoso.

“Quali sono le tue opinioni politiche, e come hanno influito sulla progettazione di Greenhouse?” – gli ha chiesto Vice – “Voglio un sistema che funzioni, come tutti gli altri ragazzi della mia età. Voglio che Greenhouse sia uno strumento apartitico. Ciò che mi preoccupa è l’enorme quantità di denaro pompato nel sistema: è davvero tanto. Durante lo sviluppo ho guardato dietro questi numeri e ho visto quanto denaro circola, è spaventoso [..] Credo che una maggiore trasparenza aiuterà a risolvere il problema. Il facile accesso ai dati consente agli elettori di prendere decisioni migliori. Una volta che le persone sono informate, possono respingere i funzionari eletti che sono motivati dal denaro anziché dai principi. ”

Il futuro riparte dalla lotta alla corruzione… e soprattutto riparte dai giovani, è proprio il caso di dirlo.

Laura Ghisellini


Il piano di monitoraggio finanziario “Capaci”: 200 grandi opere controllate mediante sistemi informatici

31/07/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

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capaci_logoSentendo la parola “Capaci” a ciascuno di noi torna in mente la strage in cui persero la vita il giudice Falcone, sua moglie Morvillo e i tre agenti della scorta Schifani, Dicillo e Montinaro. Ma da oggi questa parola è anche l’anagramma di “Creating Automated Procedures Against Criminal Infiltration of public contracts”, cioè il sistema di monitoraggio istiuzionale introdotto dal decreto di riforma della Pubblica Amministrazione di giugno  che mira a mappare i flussi finanziari relativi a circa 200 grandi opere pubbliche del Paese.

La scelta del nome è forse un modo per sottolineare come oggi la lotta alle infiltrazioni criminali passi anche per procedure automatiche che si fondano sull’elaborazione dei dati, in grado di ridurre il rischio umano. Questo nuovo sistema, infatti, monitorando e tracciando i flussi finanziari, intrecciando in maniera complessa vari database, dovrebbe automaticamente restituire segnali di allarme e bandiere rosse quando risultano informazioni non coerenti. Un meccanismo che probabilmente,negli intenti di chi l’ha organizzato, mira a evitare parzialmente il rischio che corre colui che indaga su corruzione, crimine organizzato, mafie. La storia conta tanti esempi di uomini che hanno pagato questo rischio a caro prezzo, tra cui lo stesso giudice Falcone.

Sicuramente non sarà mai possibile sostituire la valutazione umana, per la famosa norma secondo la quale “fatta la legge, trovato l’inganno”. Sarà comunque necessario metterci la testa, le migliori competenze, e un certo rischio. Ma sicuramente l’analisi dei “big data”, per dirla all’americana (Obama ha vinto una campagna elettorale introducendo questi temi), può essere molto utile: quella della digitalizzazione è una frontiera ancora tutta da esplorare, in Italia. Non possiamo che agurarci una crescita esponenziale di queste esperienze, e soprattutto che diventino la norma, non solo sperimentazioni parziali.

Il sistema è stato messo a punto da Consorzio Cbi e Abi e presto diventerà obbligatorio per tutti i soggetti coinvolti, su richiesta del Ministero dell’Interno e di altri soggetti istituzionali quali la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Dipartimento per la Programmazione ed il Coordinamento della Politica Economica (DIPE), il Ministero Economia e Finanze, il Dipartimento del Tesoro, il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, il Comitato di Sorveglianza Grandi Opere, e la Direzione Investigativa Antimafia (DIA).

Leonardo Ferrante


Trasparenza a costo zero: le nostre richieste per la chiarezza economica dei Comuni

29/07/2014 - in Politico e digitale, trasparenza

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trasparenza-5La seconda richiesta che Riparte il futuro fa ai Comuni aderenti all’interno della delibera “trasparenza a costo zero”   – qualche giorno fa vi abbiamo parlato dell’Anagrafe degli eletti - ha lo scopo di far sapere ai cittadini quanto e come le Istituzioni spendono i nostri soldi e su che base prendono le decisioni per utilizzarli.

Quello che chiediamo è dunque di rendere trasparenti e più accessibili i dati economici dei Comuni italiani, partendo dagli obblighi di legge sulla pubblicazione dei bilanci online e dei dati sugli enti pubblici vigilati, enti privati in controllo pubblico, partecipazioni in società di diritto privato ma proponendo di fare sforzo in più. La materia è complessa, cerchiamo di capire meglio.

Con l’espressione “bilancio online”, la legge intende il resoconto economico completo delle voci di spesa in formato unitario e aggregato. Inoltre questo file deve essere in formato “open data”, ossia non può essere, ad esempio, un pdf immagine (lo stesso formato pdf non è un vero e proprio formato aperto). L’informazione fornita deve essere utilizzabile, riutilizzabile, estraibile, individuabile immediatamente nel documento tramite la funzione “cerca”.

La stessa legge chiede poi che sia annessa una tabella sintetica delle spese dell’anno precedente, anche questa in formato open data, che contenga tempi, costi unitari e indicatori di realizzazione delle opere pubbliche, così come previsto dal d. lgs 33/13 (art 29 e art 22).

In sintesi deve essere pubblicato un documento che riassuma tutte le operazioni fornendo, per ciascuna di esse, le informazioni chiave che permettono ad esempio di capire quante risorse sono state date per assegnazione diretta e quante per appalti. O quante volte quella stessa azienda ha vinto bandi e per quali entità e settori.

Altrettanto importante è che vengano messi sotto la lente d’ingrandimento i dati relativi a quegli enti che, in quanto gestori di settori fondamentali (ad esempio i rifiuti), incidono profondamente nei bilanci e nelle operazioni delle amministrazioni pubbliche: sono gli enti pubblici vigilati, gli enti di diritto privato controllati o vigilati dall’amministrazione, le partecipazioni in società di diritto privato. Comunemente vengono fatti ricadere sotto il nome di “partecipate”, sebbene non sia corretto perché la parola definisce solo alcuni di questi.

Secondo il decreto legislativo 33/13 (art 22), devono essere pubblicati e già disponibili online:

  • un elenco periodicamente aggiornato di questi enti;
  • la misura in cui vi partecipa (eventualmente);
  • la durata dell’impegno;
  • il peso economico annuale sul bilancio dell’amministrazione;
  • il numero dei rappresentanti dell’amministrazione negli organi di governo e loro trattamento economico;
  • i risultati di bilancio degli ultimi 3 esercizi finanziari.

In assenza di queste informazioni dettagliate, la legge prevede che venga fissato il divieto di erogazione di qualunque somma da parte dei Comuni.

Rispettare questi parametri sarebbe già molto, e tuttavia non ci basta: chiediamo infatti che le informazioni vengano messe online in maniera semplice e fruibile per tutti, nel rispetto del diritto di monitoraggio civico, pratica indispensabile affinché ciascun cittadino possa sapere come il Comune spende al meglio le proprie risorse.

Più di 530.000 persone, firmatarie della campagna Riparte il futuro, chiedono a voce alta di aver facilmente accesso a queste informazioni e di poter comprendere in maniera agevole i rapporti e le relazioni che si instaurano tra enti ed amministrazioni e quali costi apportano alla popolazione.

Attraverso semplici rappresentazioni grafiche, link che conducono direttamente a siti istituzionali e dettagliate descrizioni di chi ricopre gli incarichi in queste relazioni, sarà possibile rendere la cittadinanza finalmente attiva in un processo di monitoraggio civico praticamente a costo zero.

Francesco Quarta


Dati sugli Open data: a che punto siamo e cosa serve?

04/07/2014 - in trasparenza

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I risultati della ricerca dell’edizione 2013-14 dell’Osservatorio eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano dimostrano che c’è molta strada da fare sulla strada dell’Open Government. Innanzitutto sarà necessario individuare modelli organizzativi ed economici, omogenei su tutto il territorio nazionale, per rendere la gestione sostenibile alla PA. Inoltre, per far sì che i cittadini comprendano l’utilità di questi nuovi strumenti e partecipino all’innovazione, sarà  d’obbligo creare concrete forme di partecipazione.
Dall’analisi di oltre 730.000 commenti pubblicati sui social network da utenti italiani che discutevano di questi temi tra novembre 2013 e maggio 2014 emerge un giudizio complessivamente negativo sulla PA, tanto più se digitale, ma le riforme annunciate negli ultimi mesi hanno portato un repentino cambio di atteggiamento. Inoltre dalla ricerca emerge che:

- Il 76% dei Comuni ritiene che la diffusione dei dati aperti consentirà una maggiore visibilità sull’operato dell’Ente pubblico

La trasparenza non è, e non deve essere, un semplice adempimento burocratico, ma un modo per il Comune di farsi conoscere e creare fiducia. Il 76% dei Comuni sembra averlo compreso, ma siamo ancora lontani dal creare “Municipi dalle mura di vetro”.

- l’89% dei Comuni pubblica dati in formati difficilmente modificabili

Si definiscono open data quei file che permettono di “estrarre” facilmente informazioni e “riutilizzarle” in altre banche dati. Informazioni di questo tipo devono essere alla portata di tutti e facilmente leggibili. Il decreto trasparenza 33/13 dice espressamente che le informazioni devono essere di “buona qualità” ma l’89% dei Comuni sembra non aver recepito questo importante aspetto.

- il 72% dei Comuni con più di 10.000 abitanti afferma di aver attivato o voler attivare dei processi partecipativi. Tuttavia meno del 50% ha definito obiettivi, strumenti e regole per farlo

Partecipare non è semplice e non lo è neanche avviare processi di partecipazione. Per questo la campagna Riparte il futuro ha chiesto a tutti i sindaci neo-eletti alle scorse elezioni di adottare e attuare la delibera “trasparenza a costo zero”  sull’incontro tra società civile e potere pubblico: in particolare si chiede  l’organizzazione delle giornate della trasparenza, l’aggiornamento dei piani anticorruzione e il dialogo con il responsabile anticorruzione. Su queste basi è più facile avere obiettivi e strumenti chiari, e le regole sono quelle del monitoraggio civico da un lato e della proposta politica dall’altro.

- il 64% dei Comuni dichiara di non utilizzare nessun social network, ma nel 2014, il 59% dei Comuni capoluogo ha attivato un profilo ufficiale su Facebook, il 28% in più rispetto al 2013, e il 63% ha un account su Twitter, con un incremento del 74% rispetto al 2013.

I social network sono degli strumenti utilissimi per comunicare velocemente ed efficacemente aggiornamenti, informazioni, novità. Dotarsi di questi strumenti significa impegnarsi ad essere oggi più vicino al cittadino. Non dovrebbe più essere necessario sottolinearlo.


Al via il Forum PA 2014 “Prendiamo impegni, troviamo soluzioni”

27/05/2014 - in Politico e digitale, trasparenza

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forum-pa7Anche quest’anno torna l’appuntamento di Forum PA, che al Palacongressi dell’Eur di Roma, nei giorni 27, 28 e 29 maggio mira a costruire innovazione nel complesso mondo della Pubblica amministrazione.

Lo slogan di quest’anno sarà “Prendiamo impegni, troviamo soluzioni”. Uno dei temi chiave è l’open government, quindi l’attuazione dei principi di trasparenza, partecipazione, collaborazione che anche la campagna Riparte il futuro propone.

La sessione congressuale vedrà la partecipazione di diversi rappresentanti delle istituzioni, della politica, dell’economia, tra cui i ministri Madia, Padoan, Poletti, Pinotti, Guidi, Lorenzin, Lanzetta, Delrio.

Segnaliamo anche la presenza di Libera, all’evento “Le politiche di coesione e legalità per la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie”.

La stessa delibera “trasparenza a costo zero”, proposta da Riparte il futuro ai futuri sindaci, impegnerà gli aderenti a una gestione trasparente degli stessi beni confiscati, per quei comuni che li hanno sul proprio territorio.

Il programma completo della manifestazione è disponibile sul sito www.forumpa.it.


Il tripadvisor della sanità proposto dalla ministro Lorenzin

03/03/2014 - in corruzione, Salute-Obiettivo 100%

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«L’obiettivo è fare un passo avanti per la trasparenza e fare degli open data un mantra – ha detto il nuovo ministro della Salute Beatrice Lorenzin -. I cittadini potranno inserire nel motore di ricerca la loro malattia e la città di residenza, ottenendo informazioni sugli Irccs più vicini dove si cura la patologia. Avranno anche la possibilità di fare commenti sui servizi di cui hanno usufruito.”

Il nuovo portale www.dovesalute.gov.it censisce le strutture sanitarie italiane come una sorta di Tripadvisor della salute. Si parte dai 49 Irccs (Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) ma il servizio dovrebbe espandersi in breve tempo alle Aziende sanitarie di tutte le Regioni – che devono fornire i dati al mistero, come specifica il ministro – compresi ospedali, ambulatori, ma anche farmacie, medici di medicina generale e pediatri di famiglia.

Si potrà accedere ai curricula dei medici ma anche a informazioni utili come la presenza di parcheggi e servizi per disabili, bar, bancomat, edicola, disponibilità di camere private. Un approfondimento sarà dedicato all’oncologia e alle strutture per la terapia del dolore.

La valutazione spetterà al cittadino che potrà votare qualità dei pasti, pulizia, rispetto della privacy, disponibilità e gentilezza del personale. Inoltre i testi, ad oggi in italiano e inglese, saranno tradotti anche in spagnolo in conformità con una popolazione sempre più multietnica.

Un work in progress che terremo sott’occhio, valutando pro e contro della proposta.

Sia il livello istituzionale che la società civile devono deve fare la loro parte. La campagna Riparte il futuro si sta impegnando sul tema della trasparenza nella sanità italiana. Dal lancio della petizione “Salute – Obiettivo 100%”, firmata da circa 130.000 cittadini, le Aziende sanitarie hanno fatto uno scatto in avanti, rispondendo alle richieste, previste dalla norma anticorruzione 190/2012, e hanno fornito informazioni sui vertici dirigenziali, nominato i Responsabili anticorruzione e creato i Piani triennali (guarda qui i risultati nella tua regione mappati sul sito di Riparte il futuro in collaborazione con la rete Illuminiamo la salute e Agenas), tanto che da dicembre abbiamo registrato un +127% di conformità agli obblighi di legge.
In queste ore la campagna sta rilanciando l’appello per ottenere la trasparenza economica in linea con il decreto 33/2013.

Un’iniziativa partita dal basso con l’obiettivo di dimostrare che la trasparenza è possibile e che lo strumento degli open data, anche applicato a un settore così grande e complesso come la sanità, può essere messo in pratica in poco tempo. Riparte il futuro ce l’ha fatta in tre mesi grazie al sostegno degli italiani.

FIRMA LA PETIZIONE PER LA TRASPARENZA NELLA SANITA’ >>

Laura Ghisellini


L’85% dei parlamentari non autorizza la diffusione online di reddito e patrimonio. Ma sul sito di Riparte il futuro oltre 250 lo hanno fatto da mesi

07/08/2013 - in corruzione

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“La strada verso la trasparenza è piena di ostacoli”, scrive il 3 agosto Gianluca De Martino su Huffingtonpost.it. “Basterebbe una firma per accelerare una rivoluzione degli open data anche nei palazzi della politica. Ma l’85% dei parlamentari ha scelto di non autorizzare Camera o Senato a diffondere on line notizie su redditi, patrimonio e spese elettorali.”
Un’analisi, dati alla mano, che si intreccia con quanto fatto da Riparte il futuro lo scorso gennaio-febbraio, in pieno periodo elettorale. Ai tempi la campagna, promossa da Libera e Gruppo Abele con l’intento di mobilitare società civile e mondo politico nella lotta alla corruzione, aveva chiesto a tutti i candidati di pubblicare online curriculum vitae, reddito e patrimonio nonché la propria situazione giudiziaria e gli eventuali conflitti di interesse. Alla vigilia delle elezioni il sito si era trasformato in un vero e proprio database per documentarsi sulla storia personale e patrimoniale di circa 900 candidati di tutti i partiti. Un’operazione pioniera, nata da un’iniziativa popolare, che in poco tempo ha applicato il principio della trasparenza a un servizio alla cittadinanza.
Tutt’oggi sul sito di Riparte il futuro si possono consultare le informazioni relative a oltre 250 parlamentari eletti, tra cui i Presidenti di Camera e Senato, il Presidente del Consiglio e alcuni ministri.

Ma Huffingtonpost.it rivela che sono solo 151 (94 deputati e 57 sentaori) ad aver ufficialmente accettato di mettere online il proprio 730 sui siti di Camera e Senato. Un centinaio in meno rispetto agli aderenti a Riparte il futuro.
Per i parlamentari c’è ancora tempo per adeguarsi alla richiesta, ma il loro gesto sarà comunque un atto volontario, poiché nessuna norma lo rende obbligatorio.
Fanno eccezione i ministri che, in linea con il provvedimento preso durante il governo Monti e divenuto normativa nell’ambito del decreto trasparenza, si sono recentemente affrettati a pubblicare tali informazioni online, evitando di pagare una multa di alcune migliaia di euro.

Suggeriamo agli utenti che desiderano informarsi sulla situazione reddituale dei propri rappresentanti politici di consultare anche il database di Riparte il futuro, ad oggi più fornito di quello istituzionale.

LA TRASPARENZA È UNA CONDIZIONE INDISPENSABILE PER CONTRASTARE LA CORRUZIONE. FIRMA >>

 


Riforme istituzionali: ecco come Riparte il futuro. Riflessioni sul programma dei saggi

17/04/2013 - in corruzione

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Il Gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali, nominato da Giorgio Napolitano per fare il punto sul da farsi, ha consegnato qualche giorno fa un’ampia relazione. Molti l’hanno giudicata utile, altri meno. In ogni caso il documento – insieme a quello stilato dal Gruppo incaricato di riflettere sui temi economici – tocca vari punti chiave da cui far ripartire lo sviluppo del Paese.
I saggi hanno ascoltato anche la richiesta di Riparte il futuro, inserendo fra i punti programmatici da attuarsi nel prossimo futuro  la modifica dell’art. 416 ter sullo scambio elettorale politico-mafioso, richiesta dai quasi 180.000 firmatari della petizione online.

Abbiamo analizzato la relazione dei saggi alla luce della battaglia che abbiamo intrapreso dal 16 gennaio e che ci ha portato in pochissimi mesi a ottenere dei risultati concreti incoraggianti: circa 900 candidature trasparenti in fase di campagna elettorale e l’elezione di quasi 300 parlamentari già “Braccialetti bianchi” di Riparte il futuro (questo il simbolo dell’impegno) pronti a votare per la modifica della normativa anticorruzione entro 100 giorni dall’elezione dei Presidenti di Camera e Senato (anch’essi sottoscrittori della campagna). Ecco i punti che dimostrano quanto la lotta per la traspenza e contro la corruzione sia forndamentale per far ripartire lo sviluppo del Paese.

1) ETICA PUBBLICA pag. 4, premessa, punto 3: La commissione dei saggi mette insieme, in un senso di continuità, partecipazione democratica, efficienza e stabilità del sistema politico e il rafforzamento dell’etica pubblica. Li chiama “principi e valori che costituiscono il tessutto connettivo di ogni democrazia” e “ingredienti del successo” democratico. Al tempo stesso vengono visti come elementi capaci di garantire sviluppo economico e sociale.
Senza partecipazione ed etica pubblica infatti, viene a mancare l’efficienza istituzionale e si blocca lo sviluppo economico e sociale del Paese. Per questo la lotta alla corruzione e all’illegalità sono elementi indispensabili per rianimare il Paese, da tutti i punti di vista.

2) TRASPARENZA DEI PARTITI pag. 6, capitolo 1: la riforma dello “statuto dei partiti”, si legge nella relazione, deve andare nella direzione della trasparenza. Non si tratta di controllo, ma di conformità della logica struttura – finalità perseguita.
La trasparenza della forma partito è infatti un presupposto fondamentale per il recupero della fiducia degli elettori nei propri rappresentanti politici. Riparte il futuro ha inaugurato questo percorso di trasparenza con le elezioni di febbraio, in cui per la prima volta i cittadini hanno potuto verificare i dati personali di circa 900 candidati di tutti i partiti, e si prefigge di raggiungere altri obiettivi in questo senso, per far recuperare quel rapporto di fiducia tra partiti e elettori.

3) GRANDI OPERE pag. 7, capitolo 1: nella relazione si prevede il ricorso al “dibattito pubblico sui grandi interventi infrastrutturali” su modello francese. Il dibattito serve a ragionare sia sull’opportunità che sui modi della realizzazione dell’opera.
È dimostrato che le grandi opere, molte delle quali necessarie per un sano sviluppo del Paese, sono spesso un’opportunità di guadagno per corrotti e corruttori. Il dibattito con i cittadini e l’utilizzo degli open-data per il tracciamento delle spese e la chiarezza degli appalti sono uno strumento fondamentale di prevenzione della corruzione e di miglioramento del sistema democratico ed economico.

4) PRINCIPIO DI LEGALITA’ pag. 8, capitolo 1: la certezza e prevedibilità del diritto sono elementi necessari di legalità, che non deve essere discrezionale secondo le singole volontà del magistrato competente.
Questo è il primo riferimento alla legalità che si fa nel documento. La parola torna spesso in seguito.
Riparte il futuro, chiedendo il potenziamento della legge sullo scambio elettorale polico-mafioso, amplia l’efficacia del diritto: abbiamo bisogno di (poche) leggi, ma certe.

5) LEGGE ELETTORALE pag 12, capitolo 3: sul punto “ legge elettorale” il Gruppo di lavoro richiama alla “garanzia della scelta degli eletti da parte dei cittadini”.
Come ribadito e promosso da Riparte il futuro, ogni cittadino ha diritto di conoscere chi deve rappresentarlo nelle Istituzioni, fin dalla fase di candidatura. La governabilità passa anche per la responsabilità politica degli eletti e il sistema pubblico deve farsi garante dell’esercizio di questo diritto.

6) NUMERO DEI PARLAMENTARI pag 14, capitolo 3: il Gruppo di lavoro consiglia la riduzione a 600 parlamentari.
Il provvedimento sarebbe in linea con l’obiettivo di deburocratizzazione e di conseguenza di diminuzione delle opportunità corruttive. La burocrazia infatti è il terreno privilegiato su cui agisce il corrotto e il corruttore. Viceversa, un sistema più ragionato e leggero favorisce il corretto funzionamento della macchina pubblica.

7) FUNZIONAMENTO DELLE CAMERE pag 14 e ss, capitolo 3: il Gruppo di lavoro suggerisce di limitare il ricorso a “maxi-emendamenti”, di dare priorità ai ddl in senso logico evitando quelli non omogenei, con l’obiettivo di “miglioramento del grado di trasparenza del procedimento legislativo penale”. In seguito, allo stesso punto, si chiede maggiore trasparenza anche alle commissioni parlamentari, tramite la comunicazione pubblica dei lavori e in gemerale uspica una maggiore disciplina dei gruppi parlamentari. Infine, richiama alla pubblicazione online degli atti parlamentari.
Più trasparenza nel processo legislativo significa maggiore capacità di prevenire quei percorsi in cui si annida la corruzione, come appunto nei “maxi-emendamenti”. Anche la richiesta di trasparenza per le commissioni è un atto di prevenzione alle pratiche ambigue. Quanto ai gruppi parlamentari, il richiamo è alla responsabilità politica, pur nella tutela del divieto del vincolo di mandato. Infine, ottimo il richiamo alla conoscibilità degli atti via web e della rinuncia alla carta, con il richiamo ad una migliore disciplina della pubblicità dei lavori parlamentari.

8)AMMISSIONE MEMBRI PARLAMENTO pag 16, capitolo 3: il Gruppo di lavoro si augura che il giudizio finale sui titoli di ammissione dei membri del parlamento non spetti alle Camere, attribuendo invece la competenza a un ruolo terzo e imparziale.
Controllore e controllato non possono coincidere e fa parte dell’esercizio dell’equilibrio dei poteri, oltre che garantire una disciplina corretta dell’ineleggibilità e incompatibilità, che sono presupposti necessari alla lotta alla corruzione.

Proseguiremo nei prossimi giorni con l’analisi della relazione dei saggi.

Trasparenza, partecipazione, lotta alla corruzione, riforme legislative adeguate sono l’unica strada per sbloccare il Paese e farlo ripartire verso il futuro. Firmare Riparte il futuro, promossa da Libera e Gruppo Abele, è un modo, concreto, per ottenere dei risultati.

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Il FOIA sarà rinviato? Uniamoci per dire NO ai passi indietro sulla trasparenza

05/02/2013 - in Politico e digitale

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Il numero dei firmatari della petizione di Riparte il futuro sta correndo veloce verso gli 80mila a soli 20 giorni dal lancio e la parola “trasparenza” è entrata nella campagna elettorale anche grazie al numero sempre più alto di Braccialetti bianchi.

Mentre l’esigenza si fa sempre più evidente, poiché risponde a un gigantesco bisogno di un futuro senza corruzione per il nostro Paese, arriva la notizia di un passo indietro in sede istituzionale: le riforme del FOIA di cui vi avevamo parlato pochi giorni fa non sembrano essere così imminenti come avevamo sperato.

Il primo testo proposto del Freedom of Information Act all’italiana infatti, che comprende il rivoluzionario articolo 18 sull’obbligo di pubblicazione delle spese delle Amministrazioni Pubbliche (Ministeri compresi) in formato digitale e accessibile a tutti (open data), sembra essere messo seriamente in discussione da nuove ufficiose stesure che lo rimanderebbero di un anno. Ma noi abbiamo bisogno di futuro adesso, non possiamo permetterci rinvii. leggi tutto