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Dati sugli Open data: a che punto siamo e cosa serve?

04/07/2014 - in trasparenza

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I risultati della ricerca dell’edizione 2013-14 dell’Osservatorio eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano dimostrano che c’è molta strada da fare sulla strada dell’Open Government. Innanzitutto sarà necessario individuare modelli organizzativi ed economici, omogenei su tutto il territorio nazionale, per rendere la gestione sostenibile alla PA. Inoltre, per far sì che i cittadini comprendano l’utilità di questi nuovi strumenti e partecipino all’innovazione, sarà  d’obbligo creare concrete forme di partecipazione.
Dall’analisi di oltre 730.000 commenti pubblicati sui social network da utenti italiani che discutevano di questi temi tra novembre 2013 e maggio 2014 emerge un giudizio complessivamente negativo sulla PA, tanto più se digitale, ma le riforme annunciate negli ultimi mesi hanno portato un repentino cambio di atteggiamento. Inoltre dalla ricerca emerge che:

- Il 76% dei Comuni ritiene che la diffusione dei dati aperti consentirà una maggiore visibilità sull’operato dell’Ente pubblico

La trasparenza non è, e non deve essere, un semplice adempimento burocratico, ma un modo per il Comune di farsi conoscere e creare fiducia. Il 76% dei Comuni sembra averlo compreso, ma siamo ancora lontani dal creare “Municipi dalle mura di vetro”.

- l’89% dei Comuni pubblica dati in formati difficilmente modificabili

Si definiscono open data quei file che permettono di “estrarre” facilmente informazioni e “riutilizzarle” in altre banche dati. Informazioni di questo tipo devono essere alla portata di tutti e facilmente leggibili. Il decreto trasparenza 33/13 dice espressamente che le informazioni devono essere di “buona qualità” ma l’89% dei Comuni sembra non aver recepito questo importante aspetto.

- il 72% dei Comuni con più di 10.000 abitanti afferma di aver attivato o voler attivare dei processi partecipativi. Tuttavia meno del 50% ha definito obiettivi, strumenti e regole per farlo

Partecipare non è semplice e non lo è neanche avviare processi di partecipazione. Per questo la campagna Riparte il futuro ha chiesto a tutti i sindaci neo-eletti alle scorse elezioni di adottare e attuare la delibera “trasparenza a costo zero”  sull’incontro tra società civile e potere pubblico: in particolare si chiede  l’organizzazione delle giornate della trasparenza, l’aggiornamento dei piani anticorruzione e il dialogo con il responsabile anticorruzione. Su queste basi è più facile avere obiettivi e strumenti chiari, e le regole sono quelle del monitoraggio civico da un lato e della proposta politica dall’altro.

- il 64% dei Comuni dichiara di non utilizzare nessun social network, ma nel 2014, il 59% dei Comuni capoluogo ha attivato un profilo ufficiale su Facebook, il 28% in più rispetto al 2013, e il 63% ha un account su Twitter, con un incremento del 74% rispetto al 2013.

I social network sono degli strumenti utilissimi per comunicare velocemente ed efficacemente aggiornamenti, informazioni, novità. Dotarsi di questi strumenti significa impegnarsi ad essere oggi più vicino al cittadino. Non dovrebbe più essere necessario sottolinearlo.