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Anticorruzione e sanità – Cresce la sfiducia

24/09/2014 - in anticorruzione e sanità

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A cura di Paolo Cornaglia Ferraris >>

Medico, editorialista de La Repubblica, Presidente Camici & Pigiami ONLUS

La corruzione destabilizza il servizio sanitario. La grande quantità di danaro pubblico affidato alle Regioni (la sanità supera 80% del budget regionale) concentra su tale settore gli interessi clientelari della classe politica, quelli imprenditoriali dei vincitori d’appalto, quelli sindacali, universitari e di carriera.

La complessità degli interessi e delle interazioni della classe dirigente e dei gruppi dominanti è tale da stimolare l’atto corruttivo come scappatoia o strumento risolutivo di conflitto o competizione.

Sia a livello organizzativo che individuale esiste dunque una suscettibilità nell’esporsi alla corruzione che trova giustificazione in ogni contesto, dal superamento dei test per accedere alla facoltà di Medicina, sino alla fornitura di cibo o altri servizi. Quando questa si attua il sistema si indebolisce (forniture scadenti, carriere pilotate, demolizioni e costruzioni infinite ecc). Per esempio, nelle Regioni con alto tasso corruttivo, per migliorare la propria condizione economica, molti medici prescrivono farmaci o presidi inappropriati (non servono al paziente) solo per ricevere vantaggi o danaro. Funzionari delle ASL con laurea in medicina chiedono tangenti per rilasciare autorizzazioni, fornendole solo a chi paga anche se non è in regola. Il danno di tutto ciò sulla salute dei cittadini è conseguenza inevitabile. Tra i maggiori corruttori, le industrie farmaceutiche, i produttori di rimedi omeopatici e fitoterapici o di integratori, hanno nei medici il bersaglio maggiore.

La percezione pubblica di un livello corruttivo elevato ha come vittime maggiori i medici di famiglia, che si trovano a far fronte ad una sfiducia crescente, idee strampalate, pompate dai social media, richieste di rimedi e cure prive di senso o favole metropolitane riguardanti ogni sorta di prodotto farmaceutico o di vaccino.

L’ignoranza della gente privilegia i rimedi cosiddetti naturali, che di naturale hanno quasi nulla e di truffaldino puzzano a distanza. Non si riesce a capire perché la gente si fidi di più di un rimedio preso in erboristeria, senza nessuna garanzia di quando, come e dove foglie o radici siano state raccolte e conservate, che non di un farmaco che da 50 anni ha dimostrato di funzionare e non avere tossicità. Al danno, dunque, si aggiunge la beffa e la vittoria finale è sempre di chi sceglie la via breve, quella corruttiva, per assicurarsi i vantaggi maggiori.

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Anticorruzione e sanità – Diritto a procreare, diritto a sapere

16/09/2014 - in anticorruzione e sanità

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A cura di Paolo Cornaglia Ferraris >>

Medico, editorialista de La Repubblica, Presidente Camici & Pigiami ONLUS

La fecondazione artificiale e l’utero in affitto sono un business colossale, inutile nasconderlo. Se ne sono accorte anche le ASL. Ma esiste un diritto alla paternità e alla maternità? E se esiste è in contrasto col diritto della persona nata di conoscere le proprie radici, sapere da dove viene il DNA che ne ha condizionato corpo e mente? I donatori di ovociti e sperma sono favorevoli ad una legislazione che permetta ai nati di identificare i propri genitori biologici.

In Svezia tra il 2005 e il 2008, 125 femmine donatrici di di 157 ovociti e 80 maschi donatori di 113 provette di sperma (che non avevano donato a specifiche persone) hanno completato un questionario 2 mesi dopo la donazione e ripetuto lo stesso dopo 14 mesi. La maggioranza (71-91%) si sono dichiarati favorevoli ad un contatto con i figli biologici. Nulla sappiamo dei genitori che sono ricorsi alla donazione. Gradirebbero una ricerca del genitore biologico? Attenderanno che il figlio lo chieda o gli spiegheranno da subito che non somiglia a loro né a nessuno dei nonni e zii perché viene da qualche altro?

Mentre i legislatori si interrogano cercando di fare meno danni possibili, si continua a raccogliere sperma, ovociti e affittare uteri a coppie gay per proteggere un diritto alla genitorialità ancora controverso sotto molti punti di vista. Chi va più veloce di tutti è il business. Ci vogliono 80.000 dollari per affittare un utero in Canada, garantendosi procreatrici occidentali e almeno 28.000 euro a Girona (Barcellona) per una fecondazione eterologa veloce e senza troppi vincoli di legge. Genitori di decine di figli biologici, in maggioranza maschi, sono soddisfatti del proprio compenso, privilegiato da tratti somatici vincenti (bianchi, alti, biondi, occhi azzurri). Lo sfruttamento di giovani donne somiglia troppo da vicino a quello dei donatori di rene: motivo prevalente è la povertà. Pretendiamo di far figli anche se anziani e sterili, ma benestanti, senza capire che il DNA detta regole ben più condizionanti di ciò che comunemente si crede.

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Anticorruzione e sanità – Confessioni pubbliche

09/09/2014 - in anticorruzione e sanità

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A cura di Paolo Cornaglia Ferraris >>

Medico, editorialista de La Repubblica, Presidente Camici & Pigiami ONLUS

Un chirurgo di Potenza confessa di aver nascosto un incidente in sala operatoria. Insieme ai colleghi ha trasformato in fatalità il decesso di una settantenne operata per sostituire una valvola cardiaca. Perché quell’errore? Conta tanto l’abilità del chirurgo ma soprattutto la precisione della macchina organizzativa. Talvolta non è scrupolosa: manca personale formato, riposato, non precario, esperto. Ogni procedura va verificata da una check list, un elenco dettagliato di tutto ciò che si deve fare per ogni intervento, rigoroso, pedante, per non dimenticare nulla. Gli errori più frequenti sono quelli da cattiva organizzazione. Quelli peggiori sono fatti per danaro. A centinaia dappertutto, si opera in modo non appropriato soltanto per fare soldi. Questo è il dramma di coscienza che la chirurgia moderna affronta nei confessionali e in privato, raramente in tribunale. Chi vende le valvole cardiache a Potenza e chi ci guadagna? Sappiamo quanta corruzione abbia colpito le Molinette di Torino per prodotti simili e quel vizio non s’è perso.

Si può anche sbagliare perché si è stanchi, demotivati, pigri, frustrati e dunque negligenti. Si può essere incapaci e ciononostante dirigenti per meriti politici o sindacali. Si può essere imprudenti e in qualche caso, affrontare rischi elevati su pressione dei familiari o dei pazienti stessi. Dunque anche la generosità può essere paradossalmente causa di errore. L’errore non è quasi mai del singolo e basta ma del gruppo nel quale si lavora. I gruppi di lavoro sono stati avvelenati da politiche di assunzioni e carriere di tipo clientelare. Non si lavora bene nei gruppi in cui l’unica legge che vale è quella dell’appartenenza al partito o segreteria o sagrestia o massoneria giusta.

Si deve spendere molto di più in formazione. Si fanno convegni pagati dalle industrie e non serve a null’altro che a incrementare i loro fatturati. Ci vuole un’altra formazione, ma in troppe ASL va benissimo il sistema di clientele e carriere attuale. Per prevenire l’errore si dovrebbe agire come quando cade un aereo; con un’analisi rigorosa e spietata di cosa è accaduto. Invece si fa il contrario: si nasconde, negando l’evidenza. In tribunale si ricorre a medici azzecca garbugli che confondano le idee ai giudici. I numeri alti di denunce contro i medici, si spiegano con la pretesa della gente di guarire sempre. Ci guadagnano avvocati e periti; il paziente perde quasi sempre e perfino il medico indagato, assolto nel 98% dei casi, perde comunque serenità e capacità di lavoro.
Il sistema è: troppa pressione, poche risorse, carriere e concorsi truccati, incapaci e mediocri al potere.

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