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Il Papa condanna i corrotti: “Un giorno tutto finisce e nessuno può portarsi dall’altra parte il frutto della sua corruzione”

11/06/2014 - in corruzione

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papa_serioDopo i numerosi fatti di cronaca legati alla corruzione, che in questi giorni hanno riempito le prime pagine dei quotidiani nazionali, Papa Francesco torna a scagliarsi contro i corrotti. “Il timore di Dio è anche un allarme di fronte alla pertinacia del peccato: nessuno porta con sé dall’altra parte soldi, potere, vanità e orgoglio. Penso alle persone che hanno responsabilità sugli altri e si lasciano corrompere; penso a coloro che vivono della tratta delle persone e del lavoro schiavo, penso ai fabbricanti di armi che sono mercanti di morte. Ce ne sono qui? No. Nessuno, nessuno di questi è qui, non vengono a sentire la parola di Dio” ha dichiarato il Pontefice durante l’udienza generale sul settimo dono dello Spirito Santo (proprio “il timore di Dio”).

“Un giorno – ha ricordato Francesco – tutto finisce e nessuno può portarsi dall’altra parte il frutto della sua corruzione”. Non vi sono riferimenti espliciti ai fatti relativi all’Expo di Milano e al Mose di Venezia, ma l’attenzione che Francesco ha sempre posto nei confronti dei fatti d’attualità non può far pensare che le sue parole siano casuali. Il Papa ha poi invocato il timore di Dio per far “loro comprendere che un girono tutto finisce e che dovranno rendere conto a Dio”. “Quando una persona vive nel male, quando bestemmia contro Dio, quando sfrutta gli altri, quando li tiranneggia, quando vive soltanto per i soldi, la vanità, il potere, l’orgoglio, allora – ha ammonito il Papa – il santo timore di Dio ci mette in allerta: attenzione! Così non sarai felice”.

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Formigoni: “Il Papa si riferiva alla corruzione del cuore”

31/03/2014 - in corruzione

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formigoniLa corruzione di cui parla il papa è la corruzione del cuore, l’atteggiamento di chi non si mette mai in discussione”. È questa la personale interpretazione dell’ex presidente della Regione Lombardia e oggi senatore del Nuovo Centro Destra, Roberto Formigoni, che commenta in un’intervista rilasciata a La Stampa le parole pronunciate recentemente dal Papa alla presenza di oltre 500 politici a San Pietro.

Alla domanda “lei non si sente toccato dalle parole del Papa?”, Formigoni risponde di essersi sentito coinvolto “come uomo che ha avuto il dono della fede, come cristiano che vede nel Papa il vicario di Cristo in Terra”. “E come politico? “, insiste l’intervistatore,“Come politico, come credente, come essere umano, come tutto quello che sono. È riduttivo pensare che il Papa parli solo a una parte di noi. E poi Francesco non ha fatto un discorso sulla politica: da buon parroco, ha commentato le letture del giorno”.

Commentando il fatto che il Papa non ha rivolto nemmeno un saluto ai presenti, Formigoni prosegue: “È vero che non ci ha salutati. Ma secondo me solo perché ha voluto celebrare una messa quaresimale. Per questo è parso freddo. Non penso che ci abbia voluto comunicare il segnale di una distanza particolare. Almeno io non l’ho vissuto in questo modo”.

E tu cosa ne pensi dell’omelia di Papa Francesco ai politici (leggi qui il discorso completo). Sei d’accordo con l’interpretazione di Formigoni? Dillo nei commenti:


L’omelia di Papa Francesco contro la corruzione

31/03/2014 - in corruzione

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Lo scorso 27 marzo Papa Bergoglio si è scagliato ancora una volta contro la corruzione della classe politica durante la messa celebrata nella basilica di San Pietro alla presenza di oltre 500 parlamentari e senatori, nonché doversi membri del governo. E ha aggiunto: “i peccatori pentiti sono perdonati. I corrotti no, perché rifiutano di aprirsi all’amore”.

Ecco il testo integrale dell’omelia che Jorge Mario Bergoglio ha pronunciato durante la messa. Cosa ne pensi? Dillo nei commenti.

“Le Letture che la Chiesa oggi ci offre possiamo definirle un dialogo fra i lamenti di Dio e le giustificazioni degli uomini. Dio, il Signore, si lamenta. Si lamenta di non essere stato ascoltato lungo la storia. E’ sempre lo stesso: “Ascoltate la mia voce… Io sarò il vostro Dio… Sarai felice…” – “Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio alla mia parola, anzi: procedettero ostinatamente secondo il loro cuore malvagio. Invece di rivolgersi verso di me, mi hanno voltato le spalle” (Ger 7,23-24).

È la storia dell’infedeltà del popolo di Dio. E questo lamento di Dio viene perché è stato un lavoro molto, molto grande quello del Signore per togliere dal cuore del suo popolo l’idolatria, per farlo docile alla sua Parola. Ma loro andavano su questa strada per un po’ di tempo, e poi tornavano indietro. E così per secoli e secoli, fino al momento in cui arrivò Gesù. E lo stesso è successo con il Signore, con Gesù. Alcuni dicevano: “Costui è il Figlio di Dio, è un grande Profeta!”; altri, quelli di cui parla oggi il Vangelo, dicevano: “No, è uno stregone che guarisce con il potere di Satana”. Il popolo di Dio era solo, e questa classe dirigente – i dottori della legge, i sadducei, i farisei – era chiusa nelle sue idee, nella sua pastorale, nella sua ideologia. E questa classe è quella che non ha ascoltato la Parola del Signore, e per giustificarsi dice ciò che abbiamo sentito nel Vangelo: “Quest’uomo, Gesù, scaccia i demoni con il potere di Beelzebul” (Mt 11,15).

E’ lo stesso che dire: “E’ un soldato di Beelzebul o di Satana o della cricca di Satana”, è lo stesso. Si giustificano di non aver ascoltato la chiamata del Signore. Non potevano sentirla: erano tanto, tanto chiusi, lontani dal popolo, e questo è vero. Gesù guarda il popolo e si commuove, perché lo vede come “pecore senza pastori”, così dice il Vangelo. E va dai poveri, va dagli ammalati, va da tutti, dalle vedove, dai lebbrosi a guarirli. E parla loro con una parola tale che provoca ammirazione nel popolo: “Ma questo parla come uno che ha autorità!”, parla diversamente da questa classe dirigente che si era allontanata dal popolo. Ed era soltanto con l’interesse nelle sue cose: nel suo gruppo, nel suo partito, nelle sue lotte interne. E il popolo, là… Avevano abbandonato il gregge. E questa gente era peccatrice? Sì. Sì, tutti siamo peccatori, tutti. Tutti noi che siamo qui siamo peccatori. Ma questi erano più che peccatori: il cuore di questa gente, di questo gruppetto con il tempo si era indurito tanto, tanto che era impossibile ascoltare la voce del Signore. E da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti. È tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti. E per questo si giustificano, perché Gesù, con la sua semplicità, ma con la sua forza di Dio, dava loro fastidio. E, passo dopo passo, finiscono per convincersi che dovevano uccidere Gesù, e uno di loro ha detto: “È meglio che un uomo muoia per il popolo”.

Questi hanno sbagliato strada. Hanno fatto resistenza alla salvezza di amore del Signore e così sono scivolati dalla fede, da una teologia di fede a una teologia del dovere: “Dovete fare questo, questo, questo…”. E Gesù dice loro quell’aggettivo tanto brutto: “Ipocriti! Tanti pesi opprimenti legate sulle spalle del popolo. E voi? Nemmeno con un dito li toccate! Ipocriti!”. Hanno rifiutato l’amore del Signore e questo rifiuto ha fatto sì che loro fossero su una strada che non era quella della dialettica della libertà che offriva il Signore, ma quella della logica della necessità, dove non c’è posto per il Signore. Nella dialettica della libertà c’è il Signore buono, che ci ama, ci ama tanto! Invece, nella logica della necessità non c’è posto per Dio: si deve fare, si deve fare, si deve… Sono diventati comportamentali. Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini. Gesù li chiama, loro, “sepolcri imbiancati”. Questo è il dolore del Signore, il dolore di Dio, il lamento di Dio. “Venite, adoriamo il Signore perché lui ci ama”. “Ritornate a me con tutto il cuore” – ci dice – “perché sono misericordioso e pietoso”.

Questi che si giustificano non capiscono la misericordia né la pietà. Invece, quel popolo che tanto amava Gesù, aveva bisogno di misericordia e pietà e andava a chiederla al Signore. In questa strada della Quaresima ci farà bene, a tutti noi, pensare a questo invito del Signore all’amore, a questa dialettica della libertà dove c’è l’amore, e domandarci, tutti: Ma io sono su questa strada? O ho il pericolo di giustificarmi e andare per un’altra strada?, una strada congiunturale, perché non porta a nessuna promessa. E preghiamo il Signore che ci dia la grazia di andare sempre per la strada della salvezza, di aprirci alla salvezza che viene soltanto da Dio, dalla fede, non da quello che proponevano questi “dottori del dovere”, che avevano perso la fede a reggevano il popolo con questa teologia pastorale del dovere. Chiediamo noi questa grazia: Dammi, Signore, la grazia di aprirmi alla tua salvezza. La Quaresima è per questo. Dio ci ama tutti: ci ama tutti! Fare lo sforzo di aprirci: soltanto questo ci chiede. “Aprimi la porta. Il resto lo faccio io”. Lasciamo che Lui entri in noi, ci accarezzi e ci dia la salvezza. Così sia.”


Papa Francesco: “Chi pratica le tangenti ha perso la dignità e dà ai figli pane sporco”

08/11/2013 - in corruzione

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Papa Francesco, durante la messa di stamattina a Santa Marta, ha lanciato un lungo appello contro  la “dea tangente” prendendo spunto dalla parabola dell’amministratore disonesto. Non è la prima volta che il Papa si esprime senza mezzi termini contro la corruzione, un fenomeno dilagante che distrugge le migliori risorse di un Paese a livello morale, economico, sociale e istituzionale. Un morbo devastante per l’Italia in primis, considerando che siamo terzultimi in Europa per livello di corruzione percepito secondo Transparency International e pressoché sordi agli allarmi ripetutamente lanciati dalla Corte dei Conti così come dagli organi di controllo internazionali.

“Chi pratica le tangenti ha perso la dignità e dà ai figli “pane sporco. [...] Si incomincia forse con una piccola bustarella, ma è come la droga, eh! Dunque l’abitudine alle tangenti diventa una dipendenza”. Prosegue il Pontefice: “Forse oggi ci farà bene a tutti noi pregare per tanti bambini e ragazzi che ricevono dai loro genitori pane sporco: anche questi sono affamati, sono affamati di dignità! Pregare perché il Signore cambi il cuore di questi devoti della dea tangente e se ne accorgano che la dignità viene dal lavoro degno, dal lavoro onesto, dal lavoro di ogni giorno e non da queste strade più facili che alla fine ti tolgono tutto”.

Parole valide per tutti, cattolici e non, e che dovrebbero risvegliare le coscienze (la lotta comincia cambiando la mentalità del Paese) e invitare la politica affinché riprenda il percorso di riforma interrotto con la legge 190 del 2012 e richiesto a gran voce dagli oltre 310.000 firmatari della petizione nazionale “Riparte il futuro” promossa da Libera e Gruppo Abele.
Le firme continuano a crescere… ma dobbiamo fare in modo che il messaggio arrivi alle orecchie di tutti (anche di Papa Francesco, visto che la pensa come noi).

Firmiamo e diffondiamo tra amici e parenti!