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Papa Francesco: “Sui corrotti la maledizione di Dio perché hanno sfruttato i deboli”

18/06/2014 - in corruzione

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card_papa_3“Non succeda che accettiamo lo stato di corruzione come fosse solo un peccato in più: peccatore sì, corrotto no”. Era il 2005 e  monsignor Jorge Mario Bergoglio pronunciava queste parole, durante la conferenza episcopale in Argentina, senza sapere che un giorno sarebbe diventato Papa Francesco. La lotta alla corruzione è un tema che gli è sempre stato caro e che non ha affatto abbandonato dopo l’elezione a Pontefice. Anzi: la pubblicazione del libro “Guarire dalla corruzione” è una dichiarazione di impegno.

Nei mesi Papa Francesco non ha mai mancato di sferrare attacchi e moniti ai corrotti, come in occasione della messa tenuta lo scorso 27 marzo alla presenza di 493 parlamentari, quando disse senza troppe allusioni che “interessi di partito e lotte interne fanno scivolare verso la corruzione”.
Ma la cronache delle ultime settimane hanno purtroppo gettato nuove ombre sul paese, in particolar modo con le vicende legate al Mose e all’Expo2015. Fatti che non sono passati inosservati a Francesco, deciso a fare della lotta alla corruzione una pagina importante del suo papato. “Un giorno – ha ricordato Francesco – tutto finisce e nessuno può portarsi dall’altra parte il frutto della sua corruzione”.

Il Santo Padre ammette che la corruzione è un male dilagante, capace di insidiarsi in ogni settore della società, anche quello che lui presiede. “Quando leggiamo sui giornali che questo è corrotto, quell’altro è corrotto, che ha fatto quell’atto di corruzione e che la tangente va di qua e di là e anche tante cose di alcuni prelati, come cristiani il nostro dovere è chiedere perdono per loro e che il Signore gli dia la grazia di pentirsi” ha detto durante l’omelia a Santa Marta lo scorso 17 giugno, “sono i poveri che pagano la festa dei corrotti. Il conto va a loro”.

C’è però una via di salvezza anche per chi si sporca con la corruzione: “Sono traditori i corrotti, ma di più. La prima cosa nella definizione del corrotto è uno che ruba, uno che uccide. La seconda cosa: cosa spetta ai corrotti? Questa è la maledizione di Dio, perché hanno sfruttato gli innocenti, coloro che non possono difendersi e lo hanno fatto con i guanti bianchi, da lontano, senza sporcarsi le mani. La terza cosa: ma c’è una uscita, una porta d’uscita per i corrotti? Sì! ‘Quando sentì tali parole, Acab si stracciò le vesti, indossò un sacco sul suo corpo e digiunò. Si coricava con il sacco e camminava a testa bassa. Cominciò a fare penitenza”.


Il Papa condanna i corrotti: “Un giorno tutto finisce e nessuno può portarsi dall’altra parte il frutto della sua corruzione”

11/06/2014 - in corruzione

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papa_serioDopo i numerosi fatti di cronaca legati alla corruzione, che in questi giorni hanno riempito le prime pagine dei quotidiani nazionali, Papa Francesco torna a scagliarsi contro i corrotti. “Il timore di Dio è anche un allarme di fronte alla pertinacia del peccato: nessuno porta con sé dall’altra parte soldi, potere, vanità e orgoglio. Penso alle persone che hanno responsabilità sugli altri e si lasciano corrompere; penso a coloro che vivono della tratta delle persone e del lavoro schiavo, penso ai fabbricanti di armi che sono mercanti di morte. Ce ne sono qui? No. Nessuno, nessuno di questi è qui, non vengono a sentire la parola di Dio” ha dichiarato il Pontefice durante l’udienza generale sul settimo dono dello Spirito Santo (proprio “il timore di Dio”).

“Un giorno – ha ricordato Francesco – tutto finisce e nessuno può portarsi dall’altra parte il frutto della sua corruzione”. Non vi sono riferimenti espliciti ai fatti relativi all’Expo di Milano e al Mose di Venezia, ma l’attenzione che Francesco ha sempre posto nei confronti dei fatti d’attualità non può far pensare che le sue parole siano casuali. Il Papa ha poi invocato il timore di Dio per far “loro comprendere che un girono tutto finisce e che dovranno rendere conto a Dio”. “Quando una persona vive nel male, quando bestemmia contro Dio, quando sfrutta gli altri, quando li tiranneggia, quando vive soltanto per i soldi, la vanità, il potere, l’orgoglio, allora – ha ammonito il Papa – il santo timore di Dio ci mette in allerta: attenzione! Così non sarai felice”.

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Formigoni: “Il Papa si riferiva alla corruzione del cuore”

31/03/2014 - in corruzione

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formigoniLa corruzione di cui parla il papa è la corruzione del cuore, l’atteggiamento di chi non si mette mai in discussione”. È questa la personale interpretazione dell’ex presidente della Regione Lombardia e oggi senatore del Nuovo Centro Destra, Roberto Formigoni, che commenta in un’intervista rilasciata a La Stampa le parole pronunciate recentemente dal Papa alla presenza di oltre 500 politici a San Pietro.

Alla domanda “lei non si sente toccato dalle parole del Papa?”, Formigoni risponde di essersi sentito coinvolto “come uomo che ha avuto il dono della fede, come cristiano che vede nel Papa il vicario di Cristo in Terra”. “E come politico? “, insiste l’intervistatore,“Come politico, come credente, come essere umano, come tutto quello che sono. È riduttivo pensare che il Papa parli solo a una parte di noi. E poi Francesco non ha fatto un discorso sulla politica: da buon parroco, ha commentato le letture del giorno”.

Commentando il fatto che il Papa non ha rivolto nemmeno un saluto ai presenti, Formigoni prosegue: “È vero che non ci ha salutati. Ma secondo me solo perché ha voluto celebrare una messa quaresimale. Per questo è parso freddo. Non penso che ci abbia voluto comunicare il segnale di una distanza particolare. Almeno io non l’ho vissuto in questo modo”.

E tu cosa ne pensi dell’omelia di Papa Francesco ai politici (leggi qui il discorso completo). Sei d’accordo con l’interpretazione di Formigoni? Dillo nei commenti:


L’omelia di Papa Francesco contro la corruzione

31/03/2014 - in corruzione

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Lo scorso 27 marzo Papa Bergoglio si è scagliato ancora una volta contro la corruzione della classe politica durante la messa celebrata nella basilica di San Pietro alla presenza di oltre 500 parlamentari e senatori, nonché doversi membri del governo. E ha aggiunto: “i peccatori pentiti sono perdonati. I corrotti no, perché rifiutano di aprirsi all’amore”.

Ecco il testo integrale dell’omelia che Jorge Mario Bergoglio ha pronunciato durante la messa. Cosa ne pensi? Dillo nei commenti.

“Le Letture che la Chiesa oggi ci offre possiamo definirle un dialogo fra i lamenti di Dio e le giustificazioni degli uomini. Dio, il Signore, si lamenta. Si lamenta di non essere stato ascoltato lungo la storia. E’ sempre lo stesso: “Ascoltate la mia voce… Io sarò il vostro Dio… Sarai felice…” – “Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio alla mia parola, anzi: procedettero ostinatamente secondo il loro cuore malvagio. Invece di rivolgersi verso di me, mi hanno voltato le spalle” (Ger 7,23-24).

È la storia dell’infedeltà del popolo di Dio. E questo lamento di Dio viene perché è stato un lavoro molto, molto grande quello del Signore per togliere dal cuore del suo popolo l’idolatria, per farlo docile alla sua Parola. Ma loro andavano su questa strada per un po’ di tempo, e poi tornavano indietro. E così per secoli e secoli, fino al momento in cui arrivò Gesù. E lo stesso è successo con il Signore, con Gesù. Alcuni dicevano: “Costui è il Figlio di Dio, è un grande Profeta!”; altri, quelli di cui parla oggi il Vangelo, dicevano: “No, è uno stregone che guarisce con il potere di Satana”. Il popolo di Dio era solo, e questa classe dirigente – i dottori della legge, i sadducei, i farisei – era chiusa nelle sue idee, nella sua pastorale, nella sua ideologia. E questa classe è quella che non ha ascoltato la Parola del Signore, e per giustificarsi dice ciò che abbiamo sentito nel Vangelo: “Quest’uomo, Gesù, scaccia i demoni con il potere di Beelzebul” (Mt 11,15).

E’ lo stesso che dire: “E’ un soldato di Beelzebul o di Satana o della cricca di Satana”, è lo stesso. Si giustificano di non aver ascoltato la chiamata del Signore. Non potevano sentirla: erano tanto, tanto chiusi, lontani dal popolo, e questo è vero. Gesù guarda il popolo e si commuove, perché lo vede come “pecore senza pastori”, così dice il Vangelo. E va dai poveri, va dagli ammalati, va da tutti, dalle vedove, dai lebbrosi a guarirli. E parla loro con una parola tale che provoca ammirazione nel popolo: “Ma questo parla come uno che ha autorità!”, parla diversamente da questa classe dirigente che si era allontanata dal popolo. Ed era soltanto con l’interesse nelle sue cose: nel suo gruppo, nel suo partito, nelle sue lotte interne. E il popolo, là… Avevano abbandonato il gregge. E questa gente era peccatrice? Sì. Sì, tutti siamo peccatori, tutti. Tutti noi che siamo qui siamo peccatori. Ma questi erano più che peccatori: il cuore di questa gente, di questo gruppetto con il tempo si era indurito tanto, tanto che era impossibile ascoltare la voce del Signore. E da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti. È tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti. E per questo si giustificano, perché Gesù, con la sua semplicità, ma con la sua forza di Dio, dava loro fastidio. E, passo dopo passo, finiscono per convincersi che dovevano uccidere Gesù, e uno di loro ha detto: “È meglio che un uomo muoia per il popolo”.

Questi hanno sbagliato strada. Hanno fatto resistenza alla salvezza di amore del Signore e così sono scivolati dalla fede, da una teologia di fede a una teologia del dovere: “Dovete fare questo, questo, questo…”. E Gesù dice loro quell’aggettivo tanto brutto: “Ipocriti! Tanti pesi opprimenti legate sulle spalle del popolo. E voi? Nemmeno con un dito li toccate! Ipocriti!”. Hanno rifiutato l’amore del Signore e questo rifiuto ha fatto sì che loro fossero su una strada che non era quella della dialettica della libertà che offriva il Signore, ma quella della logica della necessità, dove non c’è posto per il Signore. Nella dialettica della libertà c’è il Signore buono, che ci ama, ci ama tanto! Invece, nella logica della necessità non c’è posto per Dio: si deve fare, si deve fare, si deve… Sono diventati comportamentali. Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini. Gesù li chiama, loro, “sepolcri imbiancati”. Questo è il dolore del Signore, il dolore di Dio, il lamento di Dio. “Venite, adoriamo il Signore perché lui ci ama”. “Ritornate a me con tutto il cuore” – ci dice – “perché sono misericordioso e pietoso”.

Questi che si giustificano non capiscono la misericordia né la pietà. Invece, quel popolo che tanto amava Gesù, aveva bisogno di misericordia e pietà e andava a chiederla al Signore. In questa strada della Quaresima ci farà bene, a tutti noi, pensare a questo invito del Signore all’amore, a questa dialettica della libertà dove c’è l’amore, e domandarci, tutti: Ma io sono su questa strada? O ho il pericolo di giustificarmi e andare per un’altra strada?, una strada congiunturale, perché non porta a nessuna promessa. E preghiamo il Signore che ci dia la grazia di andare sempre per la strada della salvezza, di aprirci alla salvezza che viene soltanto da Dio, dalla fede, non da quello che proponevano questi “dottori del dovere”, che avevano perso la fede a reggevano il popolo con questa teologia pastorale del dovere. Chiediamo noi questa grazia: Dammi, Signore, la grazia di aprirmi alla tua salvezza. La Quaresima è per questo. Dio ci ama tutti: ci ama tutti! Fare lo sforzo di aprirci: soltanto questo ci chiede. “Aprimi la porta. Il resto lo faccio io”. Lasciamo che Lui entri in noi, ci accarezzi e ci dia la salvezza. Così sia.”


Papa Francesco: “Interessi di partito e lotte interne fanno scivolare verso la corruzione”

27/03/2014 - in corruzione

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Luigi Ciotti incontra Papa Francesco

22/01/2014 - in corruzione, Libera e Gruppo Abele

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Ieri 21 gennaio, nella residenza vaticana di Santa Marta, Papa Francesco ha incontrato in forma privata don Luigi Ciotti, promotore con Libera e Gruppo Abele della campagna Riparte il futuro contro la corruzione in Italia.
Si legge sul sito del Gruppo Abele:

“Il colloquio, cordiale e riservato, ha toccato diversi temi. Don Luigi e il Papa hanno riflettuto sulla necessità di un maggiore impegno a sostegno delle persone povere e fragili, segnate dalla violenza e dall’ingiustizia, con particolare riguardo all’attività a tutela delle donne vittime di tratta.
In un secondo tempo l’incontro si è allargato alla partecipazione di don Marcello Cozzi e don Tonio Dall’Olio, sacerdoti attivi in Libera, ed è stata l’occasione per discutere di lotta alle mafie e alla corruzione e del sostegno – argomento verso il quale Papa Francesco ha manifestato particolare sensibilità – ai famigliari delle vittime del crimine organizzato.”

Più volte il Papa ha lanciato denunce chiarissime contro la corruzione che ci ruba denaro e dignità. Ne abbiamo parlato spesso anche sul blog di Riparte il futuro, dove da un anno a questa parte raccontiamo i faticosi ma significativi passi fatti dalla società civile nella battaglia contro la corruzione.
Alla voce potente del Papa infatti si unisce quella di oltre 375.000 italiani, indifferentemente laici o cattolici, che stanno cercando da mesi di richiamare l’attenzione e l’impegno delle istituzioni su questo gravissimo problema.
Dobbiamo diventare molti di più: FIRMA!

 


Papa Francesco: “Chi pratica le tangenti ha perso la dignità e dà ai figli pane sporco”

08/11/2013 - in corruzione

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Papa Francesco, durante la messa di stamattina a Santa Marta, ha lanciato un lungo appello contro  la “dea tangente” prendendo spunto dalla parabola dell’amministratore disonesto. Non è la prima volta che il Papa si esprime senza mezzi termini contro la corruzione, un fenomeno dilagante che distrugge le migliori risorse di un Paese a livello morale, economico, sociale e istituzionale. Un morbo devastante per l’Italia in primis, considerando che siamo terzultimi in Europa per livello di corruzione percepito secondo Transparency International e pressoché sordi agli allarmi ripetutamente lanciati dalla Corte dei Conti così come dagli organi di controllo internazionali.

“Chi pratica le tangenti ha perso la dignità e dà ai figli “pane sporco. [...] Si incomincia forse con una piccola bustarella, ma è come la droga, eh! Dunque l’abitudine alle tangenti diventa una dipendenza”. Prosegue il Pontefice: “Forse oggi ci farà bene a tutti noi pregare per tanti bambini e ragazzi che ricevono dai loro genitori pane sporco: anche questi sono affamati, sono affamati di dignità! Pregare perché il Signore cambi il cuore di questi devoti della dea tangente e se ne accorgano che la dignità viene dal lavoro degno, dal lavoro onesto, dal lavoro di ogni giorno e non da queste strade più facili che alla fine ti tolgono tutto”.

Parole valide per tutti, cattolici e non, e che dovrebbero risvegliare le coscienze (la lotta comincia cambiando la mentalità del Paese) e invitare la politica affinché riprenda il percorso di riforma interrotto con la legge 190 del 2012 e richiesto a gran voce dagli oltre 310.000 firmatari della petizione nazionale “Riparte il futuro” promossa da Libera e Gruppo Abele.
Le firme continuano a crescere… ma dobbiamo fare in modo che il messaggio arrivi alle orecchie di tutti (anche di Papa Francesco, visto che la pensa come noi).

Firmiamo e diffondiamo tra amici e parenti!

 


Don Ciotti presenta il libro di Francesco, il Papa contro la corruzione

28/03/2013 - in Libera e Gruppo Abele

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“Non succeda che accettiamo lo stato di corruzione come fosse solo un peccato in più: peccatore sì, corrotto no”.

Sono parole pronunciate da un testimone eccezionale, papa Francesco I, fino a poche settimane fa Monsignor Jorge Mario Bergoglio, durante la Conferenza Episcopale Argentina del 2005. È stato appena pubblicato da EMI (Editrice missionaria italiana) il breve libro che scaturisce da quell’intervento  “Guarire dalla corruzione”, con postfazione di Pietro Grasso.

Don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera e Gruppo Abele, nonché promotore della campagna Riparte il futuro contro la corruzione, ha presentato il 26 marzo a Roma questo testo che certamente contribuirà a “graffiare le coscienze”, per un Paese libero da corrotti e corruttori. leggi tutto


“Peccatore sì, ma corrotto no”. Le parole semplici di Jorge Mario Bergoglio contro la corruzione

24/03/2013 - in corruzione

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“Il corrotto ha costruito un’autostima che si fonda esattamente su questo tipo di atteggiamenti fraudolenti: passa la vita in mezzo alle scorciatoie dell’opportunismo, al prezzo della sua stessa dignità e di quella degli altri. Il corrotto ha la faccia da non sono stato io, «faccia da santarellino», come diceva mia nonna [...] Per questo, anche se diciamo «peccatore, sì», gridiamo con forza «ma corrotto, no!»”.
Sono le parole semplici di Jorge Mario Bergoglio che appaiono nell’introduzione al libro Guarire dalla corruzione pubblicato per la prima volta in Italia da Editrice missionaria italiana con postfazione di Pietro Grasso. Un testo che approfondisce una meditazione sul tema della corruzione pronunciata pubblicamente da Bergoglio nel 2005 e che oggi, con la sua elezione al pontificato, diventa un importante documento per capire la posizione di Papa Francesco di fronte al fenomeno che corrode la politica, l’economia e la società e che – sappiamo bene – blocca il nostro futuro. L’introduzione completa è a pagina 31 de Il Sole 24 Ore di oggi.

La pubblicazione del libro, con postfazione del neo-presidente del Senato Pietro Grasso braccialetto bianco di Riparte il futuro, è la testimonianza del fatto che la lotta alla corruzione è il punto centrale da cui far partire il rinnovamento della vita politica, economica e sociale dei Paesi come il nostro, che per colpa della corruzione ristagnano in un presente senza speranze. Il punto centrale da cui far partire anche un necessario rinnovamento delle coscienze.
“Si parla di persone e di istituzioni apparentemente corrotte – dice Bergoglio – che sono entrate in un processo di decomposizione e hanno perso la loro consistenza, la loro capacità di essere, di crescere, di tendere alla pienezza, di servire alla società intera. Non è una novità: da quando l’uomo è uomo, sempre si è avuto questo fenomeno che, ovviamente, è un processo di morte: quando la vita muore, c’è corruzione. Frequentemente noto che si identifica corruzione con peccato. In realtà non è esattamente così. [...] Ci farà bene tornare a ripeterci l’un l’altro: «Peccatore sì, corrotto no!», e a dirlo con timore, perché non succeda che accettiamo lo stato di corruzione come fosse solo un peccato in più”.

Pietro Grasso, che il giorno stesso dell’insediamento al Senato, prima di essere eletto Presidente, ha presentato un articolato DDL sui temi dell’anticorruzione (comprendente la modifica del 416 ter sullo scambio elettorale politico-mafioso, impegno preso come braccialetto bianco aderente a Riparte il futuro), commenta il testo di Bergoglio così:

“Il percorso è impervio, ma ci acccompagnano ora quelle profonde riflessioni dell’allora cardinale bergoglio che fa della corruzione non solo la somma ‘quantitativa’ dei peccati, ma una mala pianta che minaccia le fondamenta su cui sono costruiti gli Stati democratici e la Chiesa stessa [...] Il suo messaggio è così chiaro che nessuno potrà più giustificarsi dicendo ‘non avevo capito’ o ‘così fan tutti’”.