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Renzi al Parlamento Europeo: “Dobbiamo cominciare il futuro”. Noi chiediamo di farlo “ripartire”

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a Strasburgo per inaugurare il semestre di presidenza europeaCi siamo: il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha dato ufficialmente il via al semestre europeo di presidenza italiana. Lo ha fatto di fronte agli europarlamentari con un discorso d’apertura atipico. Renzi non ha infatti trattato nello specifico i temi presenti nel programma italiano di presidenza, bensì ha cercato di spiegare al resto del continente qual è l’idea di Europa che il suo governo vuole veicolare. Bisogna allontanarsi dal “selfie del volto della noia” che attualmente l’Unione europea rappresenta e cercare di portare in ogni Paese un cambio di passo.

Bisogna “cominciare il futuro” perchè “il futuro ha bisogno di noi”, ha detto il premier, nel sui discorso motivazionale. In quest’ottica servono “il coraggio e l’orgoglio di un grande Paese che non va in Europa per chiedere, ma per dare”. Il premier ha descritto l’Italia come una nazione che ha l’entusiasmo e la volontà di cambiare.

Tuttavia, dopo gli scandali di corruzione delle ultime settimane, la volontà non basta più. Servono atti concreti che possano donare credibilità al nostro Paese oltre i confini. Con l’inizio del semestre italiano auguriamo dunque al governo Renzi buon lavoro, con la speranza di vedere il tema della lotta alla corruzione in cima alla sua agenda. È necessario dare vita ad un processo di eliminazione e non più di studio o contenimento del fenomeno, come chiedono i 530.000 firmatari di Riparte il futuro.

A fare da garante a questo obiettivo abbiamo il neoeletto presidente dell’Europarlamento, Martin Shulz, che in fase pre-elettorale ha accettato gli impegni proposti dalla campagna di Libera e Gruppo Abele. Insieme a lui due dei 14 vicepresidenti, David Sassoli e Sylvie Guillaume, e altri 59 europarlamentari di tutti i Paesi con al polso il braccialetto bianco simbolo del loro impegno: potenziare la legge comunitaria per la prevenzione e il contrasto alla corruzione.

Guarda l’appello di Don Ciotti per l’inserimento della lotta alla corruzione nel programma del semestre europeo

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Piano d’azione UE per reprimere crimine organizzato, corruzione e riciclaggio di denaro

24/10/2013 - in dall'estero

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«C’è la condivisione di un testo innovativo. Avremo una cornice europea di riferimento contro crimine organizzato, corruzione e riciclaggio. Una svolta epocale nella lotta ai sistemi criminali transnazionali», queste le parole con cui Salvatore Iacolino, europarlamentare del Ppe e relatore in seduta plenaria a Strasburgo, ha annunciato l’approvazione di una risoluzione di cruciale importanza per la lotta contro la criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio. Un piano d’azione UE per il periodo 2014-2020 che mira a prendere delle misure comuni per smantellare le attività criminali e le mafie sul territorio europeo. Oltre a introdurre una definizione legale per identificare univocamente queste attività, il piano intende aggredire l’azione mafiosa, recuperare i patrimoni  e spezzare i patti e le connivenze tra mafie, colletti bianchi, istituzioni, realtà finanziarie e imprese: in una parola combattere la corruzione come principale viatico delle mafie.

L’Europa fa dunque fronte comune sull’importanza di ostacolare quei sistemi criminali che minacciano la democrazia e frenano la crescita dell’economia e dell’occupazione. La stessa cosa purtroppo non si può dire per il nostro Parlamento, dove in questi giorni si è faticato persino a trovare accordo sull’elezione del Presidente della Commissione antimafia. Eppure si tratta di un’emergenza di ordine economico, oltre che di ordine istituzionale e sociale: il costo (ipotetico) delle mafie va dai 4 ai 5 punti di PIL solo per l’UE, a cui si aggiungono i miliardi perduti in corruzione (60 solo in Italia, secondo le stime della Corte dei Conti) e tutti i danni indiretti che ne derivano. Europol ha contato circa 3.600 organizzazioni criminali internazionali operanti nell’UE nel 2013, costituite per il 70% da soggetti provenienti da paesi diversi. Dati allarmanti che hanno finalmente spinto l’Europa a muoversi compatta.

“Il rapporto è il risultato di un anno e mezzo di duro lavoro – ha dichiarato l’europarlamentare Rita Borsellino, sorella di Paolo ucciso nel ’92 da Cosa nostra -  Mi ritengo soddisfatta ma si tratta solo di un primo passo. È lungo il cammino per diffondere in Europa il principio di legalità e il fatto che crimine, corruzione e riciclaggio toccano tutta la Ue. Bisogna rendere pubblico il primo rapporto della Ue sulla corruzione. Gravi sono, da questo punto di vista, i ritardi”.

Tra le varie misure previste dalla risoluzione c’è anche la creazione di una procura europea per coordinare le indagini nazionali e la lotta contro i crimini che ledono gli interessi finanziari dell’Unione, l’abolizione del segreto bancario e dei paradisi fiscali in Europa e il riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata per fini sociali. In merito a quest’ultimo punto l’ Italia può non sentirsi da meno: grazie alla petizione promossa nel 1996 da Libera e sottoscritta da oltre 1 milione di italiani, oggi nel nostro Paese possiamo vantare una legge sull’uso sociale dei beni confiscati.

Ma per una battaglia vinta ce ne sono tante ancora da affrontare a fianco di Libera e del Gruppo Abele. La prossima: quella contro la #corruzione che ogni giorno corrode speranze e futuro. FIRMA >>