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Petros Màrkaris: “La lotta alla corruzione deve essere inserita nel nostro sistema educativo”

22/05/2014 - in corruzione, dall'estero, election day

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Petros Màrkaris è un giallista di fama internazionale. “Abbiamo bisogno di più iniziative come Restarting the future”, spiega aderendo all’appello di Libera e Gruppo Abele. “Dobbiamo insistere perché la lotta alla corruzione venga inserita nel nostro sistema educativo e iniziative come questa possono esercitare forti pressioni”.

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Màrkaris, corruzione ed evasione fiscale sono due costanti nei suoi racconti. Qual è la peggiore delle conseguenze che la corruzione ha comportato nella società greca? E in quella europea?
Corruzione ed evasione fiscale sono malattie ed esistono in tutti i Paesi. Dal mio punto di vista ci sono due metodi coordinati per combatterle. Il primo è l’educazione. Potrebbe essere una buona idea introdurre nelle scuole l’argomento della corruzione e dell’evasione fiscale, così da insegnare ai giovani le disastrose conseguenze nella società che comportano queste due malattie. Il secondo metodo è il loro contrasto attraverso un efficiente sistema legale ed una severa applicazione della legge. Questo è quanto non sta succedendo o sta succedendo in maniera inadeguata in Paesi come la Grecia.

Secondo l’Eurobarometro, un quarto della popolazione europea considera normale offrire favori ad ufficiali pubblici per ottenere in cambio dei servizi, come si può sradicare questa mentalità?
L’unico modo è svegliare la coscienza del popolo fin dalla giovane età. Il problema è che viviamo in un mondo con un’economia globalizzata e per molti il denaro è l’unica forma di successo. È la stessa cosa col doping nello sport. I favori e la corruzione spalancano le porte ai successi facili, proprio come le sostanze dopanti nello sport.

Secondo lei la società civile sta giocando un ruolo attivo nella lotta alla corruzione e al crimine organizzato?
Per niente. Un sacco di persone si voltano da un’altra parte. Nel frattempo il denaro sporco ha raggiunto un enorme potere che può corrompere le persone davvero facilmente. I politici e la gente comune fanno semplicemente uso del denaro sporco senza curarsi molto della sua provenienza. In molti casi le misure e i procedimenti legali sono solo fumo negli occhi.

Pensa che iniziatize come Restarting the future possano cambiare qualcosa?
Sì, e abbiamo bisogno di più iniziative di questo tipo. Come ho detto prima, dobbiamo insistere perchè la lotta alla corruzione venga inserita nel nostro sistema educativo e iniziative come questa possono esercitare forti pressioni.

La crisi ha sensibilizzato maggiormente la coscienza del popolo greco rispetto a questi problemi?
Si sa, nessuno è innocente. Tutti siamo a conoscenza della corruzione e dell’evasione fiscale. Il problema è che molte persone si girano da un’altra parte. Dal punto di vista legale la situazione attuale è nettamente migliore, ma sono ancora gli onesti a pagarne il prezzo. Il ricco ha depositato i suoi soldi all’estero e quelli che lottano per sopravvivere stanno pagando tasse più alte. E nonostante la crisi la corruzione esiste ancora.

Il crimine organizzato e la corruzione sono fenomeni sempre più “transnazionali”, pensa che l’Ue debba avere un ruolo più serio nella lotta alla corruzione e al crimine organizzato?
Assolutamente sì.

Come?
Beh, l’Ue potrebbe creare un dipartimento per contrastare la corruzione e l’evasione fiscale. Ne hanno per ogni cosa che si riesca ad immaginare, ma non uno per contrastare la corruzione e l’evasione fiscale. Tuttavia per prevenire l’evasione fiscale servono regole applicabili a tutti i membri dell’Ue, ma quel che manca è la buona volonta dei politici per combatterla efficientemente. Farò un esempio. La Grecia sta tassando i profitti individuali e delle aziende a più del 42%. Nessuno sta evitando che un’azienda delocalizzi in Lussemburgo e paghi solo il 15%. E’ completamente legale, ma il singolo non ha scelta. Resta per la ragione che penserà che non sta facendo niente di male ad evadere le tasse, dal momento che non ha altra alternativa rispetto a quella di delocalizzare in un altro Paese.