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Nel 1947 un operaio guadagnava un terzo dello stipendio di un politico. Oggi ne guadagna un tredicesimo.

28/08/2014 - in Politico e digitale, trasparenza

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Nel 1947 a Montecitorio si discuteva l’articolo 69 della Costituzione, quello relativo allo stipendio dei parlamentari. Allora i rappresentanti del popolo italiano guadagnavano il corrispettivo di un precario odierno: “25 mila lire al mese, circa 800 euro – racconta un articolo pubblicato sul sito dell’Espresso LINK. Più un gettone di presenza da 1.000 lire al giorno (30 euro), ma solo quando le commissioni si riunivano in giorni differenti rispetto all’Aula”. Il totale è presto fatto: i costituenti non riuscivano a portare a casa più di 1.300 euro al mese.

Certo, il Paese era nettamente più povero, ma sicuramente più equilibrato rispetto allo stato delle cose attuale. Un operaio di terzo livello guadagnava qualcosa come 13 mila lire al mese, un terzo di un deputato. Mentre 70 anni dopo, come dimostra la tabella elaborata dall’Espresso, chi siede in Parlamento guadagna quasi 10 volte di più di un impiegato e 13 più di una tuta blu.

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Nel primo dopoguerra, il fatto che i parlamentari ricevessero un compenso per il loro operato era considerato una garanzia di indipendenza e democrazia. In questo modo anche i meno abbienti potevano partecipare alla vita politica. Ma vista la drammatica situazione in cui versava il Paese, nel 1946 la somma fu fissata alla modesta cifra di 25 mila lire al mese. L’aumento repentino dell’inflazione, però, fu tale che in pochi mesi lo stipendio toccò quota 50mila lire.

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“La prima legge sul tema, varata nell’estate 1948 dal governo De Gasperi – racconta l’Espresso – è figlia di questa mentalità che allora ispirava la giovane e fragile democrazia italiana: ‘Ai membri del Parlamento è corrisposta una indennità mensile di L. 65.000, nonché un rimborso spese per i giorni delle sedute parlamentari alle quali essi partecipano’. Tradotto ai giorni nostri: 1.230 euro fissi più un gettone da 100 euro scarsi al giorno (5mila lire) legato alla presenza effettiva. Togliendo fine settimana più i lunedì e i venerdì, in cui le convocazioni sono rare, non più 2.500 euro al mese dunque”.

L’aria cambiò nettamente a partire dal 1955, quando il governo Segni emanò la legge sulle “Disposizioni per le concessioni di viaggio sulle ferrovie dello Stato”. “Un privilegio al quale, col passare del tempo si sarebbero aggiunti una innumerevole serie di altri benefit – molti ancora esistenti – dai biglietti aerei alla telefonia fissa (e poi mobile), dalle tessere autostradali agli sconti sui trasporti marittimi. E così nel 1963, in appena 15 anni, grazie ai bassi salari che furono alla base del miracolo economico, col suo mezzo milione al mese un parlamentare era già arrivato già a guadagnare il quintuplo di un impiegato (il cui salario si aggirava sulle 100 mila lire) e otto volte più di un operaio (poco sopra le 60 mila lire)”.

L’esplosione dei redditi dei nostri rappresentanti avvenne nel 1965, con presidente del Consiglio Aldo Moro e vicepresidente il socialista Pietro Nenni. Lo stipendio veniva infatti agganciato a quello dei presidenti di sezione della Cassazione (con imposta pari al solo 40%) e fu istituita per la prima volta la diaria (esentasse) per il rimborso delle spese di soggiorno nella capitale di 120 mila lire (1.250 euro di oggi) che, siccome la legge non lo specificava, fu accordata anche per chi risiedeva a Roma ed è così ancora oggi, sia pure con qualche modifica.

Un deciso “passo avanti” ci fu anche col governo Craxi e il taglio della scala mobile. È l’inizio della fine. Da allora sono passati circa 30 anni e il valore della busta paga dei politici è raddoppiato. Dai corrispettivi 7 mila euro degli anni ‘80, siamo giunti agli attuali 14 mila euro mensili, mentre lo stipendio medio di un impiegato ai giorni nostri è di 1.500 euro al mese e quello di un metalmeccanico non è mai cresciuto, restando intorno ai 1.110/1.200 euro al mese.

E non è tutto: ogni mese lo Stato spende quasi 8 milioni di euro per i vitalizi dei politici, tra cui quelli condannati. Per questo Riparte il futuro ha lanciato la campagna #stopvitalizio. Un condannato per mafia riceve ogni mese circa 4 mila euro. E se quel che guadagna un normale politico è incredibilmente eccessivo, questo è invece inaccettabile. Per questo bisogna essere sempre di più a pretendere che questa assurda pratica termini.

Firma e condividi la campagna sui tuoi account nei social network.


Finite le vacanze, ripartono la politica e la riforma della giustizia. Ma da dove?

25/08/2014 - in corruzione

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Ombrelloni chiusi, souvenir in valigia, un saluto agli amici del mare e un po’ di malinconia: l’estate volge al termine. È ormai tempo di tornare a lavoro, a scuola e soprattutto, dopo aver rimandato per troppe settimane le riforme più urgenti, è tempo di tornare anche a fare politica. Si comincia con il Consiglio dei ministri previsto per il 29 agosto in cui si dovranno affrontare tre punti molto attesi come come lo Sblocca-Italia, la riforma della scuola e quella della giustizia. Quest’ultima ci vede particolarmente coinvolti. Siamo 620.000 italiani infatti, un numero che non può lasciare indifferenti, a chiedere che la lotta alla corruzione venga messa al primo posto dell’agenda politica.

Ma il governo non sembra aver recepito il messaggio: è di pochi giorni fa il tweet di Matteo Renzi in cui il premier dichiara di voler partire dalla riforma della lenta giustizia civile. Un punto sacrosanto ma che rischia nuovamente di offuscare e rimandare il tema della corruzione - imprescindibile perché blocca alla radice il futuro dell’Italia. Passati pochi mesi dagli scandali Expo e Mose, che ne è stato degli anatemi indignati lanciati da tutti i maggiori rappresentanti della politica nazionale? Secondo il governo bisognava agire subito contro corrotti e corruttori ma non prima di ascoltare il parere dei cittadini mediante le “consultazioni pubbliche”. A quei tempi eravamo già mezzo milione a sottoscrivere i punti anticorruzione dell’agenda di Riparte il futuro ma abbiamo pazientemente atteso, lasciando spazio al confronto e mandando in ferie anche il governo. L’estate però è quasi finita e nel frattempo le nostre voci sono diventate 620 mila: a questo punto non ci sono più scuse, è arrivato il tempo di passare ai fatti.

Venerdì il Cdm potrà dare il via libera al pacchetto sul tema civile, già abbastanza dettagliato, ma le linee guida sulla lotta alla criminalità e più in generale sulla giustizia penale restano ancora molto vaghe, come denunciato dal MoVimento Cinque Stelle. Niente prescrizione, niente conflitti di interesse, niente autoriciclaggio. In generale nn c’è un piano definito di lotta alla corruzione.

Per questo chiediamo a tutti i cittadini di partecipare all’iniziativa #renziparliamone scrivendo direttamente a rivoluzione@governo.it il testo qui sotto oppure semplicemente firmando la petizione:

È IMPORTANTE, FALLO ANCHE TU!

All’attenzione del presidente del Consiglio, on. Matteo Renzi
e del ministro della Giustizia, on. Andrea Orlando

Gentile presidente del Consiglio,
Gentile ministro della Giustizia,

Il governo ha lanciato a inizio luglio consultazioni pubbliche sulla riforma della giustizia. Consultazioni che, fino a settembre, dovrebbero permettere alla società civile di entrare nel vivo del dibattito sul tema.

Vi scriviamo a nome dell’oltre mezzo milione di italiani che aderendo a Riparte il futuro, la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione, hanno già espresso la loro opinione da tempo, sottoscrivendo le tante proposte che abbiamo lanciato dal gennaio del 2013 ad oggi.

Ora vogliamo sollecitare la vostra attenzione su pochi punti, chiari e semplici, che vogliamo condividere ancora una volta con voi perché sono le priorità irrinunciabili per contrastare finalmente e in modo strutturale la corruzione (www.riparteilfuturo.it/agenda).

Ecco cosa vi chiedono i cittadini che sostengono Riparte il futuro:

1) intervenire quanto prima sui meccanismi della prescrizione, che oggi nega di fatto il diritto alla giustizia, affinché si assicuri la certezza delle pene;
2) l’Italia deve adeguarsi alle convenzioni internazionali cui pure aderisce per contrastare finalmente i conflitti d’interesse dei funzionari pubblici e dei rappresentanti eletti dai cittadini;
3) intervenire sui “reati civetta” per togliere ai corruttori le loro armi: evasione fiscale, falso in bilancio, autoriciclaggio;
4) una Pubblica amministrazione trasparente, introducendo in Italia il Freedom of Information Act (www.foia4italy.it).
5) protezione efficace per chi denuncia la corruzione sul luogo di lavoro – whistleblower – esponendosi così a ritorsioni e minacce.

Tre ulteriori proposte sui temi della lotta alle mafie, sostenute da tempo da Libera, sono poi cruciali:

- l’inasprimento delle sanzioni per i reati di mafia (416 bis del codice penale) e di scambio elettorale politico-mafioso (416 ter del codice penale);
- il rafforzamento dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che va affidata alla presidenza del Consiglio dei ministri per garantire il pieno ed effettivo riutilizzo sociale dei patrimoni sottratti ai clan;
- l’istituzione del 21 marzo di ogni anno come Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Siamo certi che il Governo vorrà prendere in considerazione le richieste concrete avanzate da oltre 600mila cittadini.

Con i migliori saluti,
Riparte il futuro


Quanto si parla di trasparenza in Parlamento? I dati di Openpolis

24/07/2014 - in Politico e digitale, trasparenza

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Openpolis

Fonte: Openblog

Nelle ultime settimane si è parlato tanto di trasparenza, specialmente dopo la Digital Venice Week (alla quale ha partecipato anche Riparte il futuro, aderendo alla campagna FOIA4Italy). Ma quanto se ne occupa il Parlamento? Guardando Ddl, mozioni, interrogazioni e ordini del giorno la risposta è “molto poco”.

Nell’era della politica in streaming, parlare di trasparenza è diventato di gran moda. Ma come sempre, fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e diventa importante capire quanti passi avanti siano stati effettivamente fatti in questo campo.

Una delle iniziative promosse dalla Presidenza Italiana del Consiglio europeo è stata la recente “Digital Venice Week”, una settimana di incontri internazionali a Venezia sulle politiche digitali.

Al di la di proclami, promesse e slogan, abbiamo deciso di verificare quanto in Parlamento, Deputati e Senatori lavorino effettivamente per una politica e una pubblica amministrazione più trasparente.

La risposta è molto poco: fra Camera e Senato i Disegni di Legge presentati che riguardano la trasparenza e il diritto di accesso sono stati solamente 12, di cui solamente 1 diventato legge (Decreto per il Finanziamento Pubblico ai Partiti).

Leggi tutto l’articolo su Openblog


Stati Generali della Salute, Beatrice Lorenzin: “Meno sprechi e più trasparenza”

08/04/2014 - in Politico e digitale

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lorenzinA Roma oggi e domani si svolgono i primi Stati generali della Salute. Questa mattina, durante la cerimonia d’apertura, in presenza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin, ha sottolineato come si sia scongiurato il rischio di nuovi tagli al settore sanitario all’interno del prossimo Def (Documento di Economia e Finanza).

Il ministero e il governo stesso spiegano di essersi prefissati un obiettivo concreto: stop agli sprechi. “In sanità sprecare soldi è ancora più immorale che nel resto della pubblica amministrazione” ha dichiarato Beatrice Lorenzin dal palco dell’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Il ministro della Salute ha ammesso che il sistema sanitario nazionale non può definirsi perfetto, ma che comunque resta uno dei più virtuosi al mondo. Perché, spiega, è un sistema aperto a tutti, indipendentemente dal reddito o dalla nazionalità di chi ne richiede il servizio. C’è però estrema necessità di trasparenza. “Serve maggiore trasparenza nei dati forniti, maggiore trasparenza nel controllo delle prestazioni e maggiore trasparenza nelle dirigenze e nelle governance, perchè queste vengano conferite in base al merito di chi le ricopre.”.

Poi un messaggio alle Regioni, alle quali chiede una “scossa”: “Servono impegni chiari e quantificati. Bisogna comprendere dove si risparmia, quanto si risparmia e quanto reinvestire. Se questi patti non dovessero venire rispettati, si agisce a livello centrale per sostituire chi è stato il responsabile”.

 


Casavatore (Na): un viaggio a Disneyland Paris in cambio di un appalto

04/04/2014 - in corruzione

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eurodisneySpesso la corruzione si materializza sotto forma di favori, diretti e indiretti, o semplicemente di doni, generalmente meno rintracciabili di un mero passaggio di denaro.

La notizia che riporta questa mattina Il Mattino sembra descrivere perfettamente tale situazione. A Salvatore Sannino, sindaco di Casavatore (comune a nord di Napoli), in cambio di un suo intervento che favorisse l’aggiudicazione di un appalto per dei lavori al centro sportivo di Casavatore, sarebbe stato offerto oltre al denaro anche un viaggio “all inclusive” a Disneyland Paris. A far da tramite tra la ditta e Sannino, il commercialista napoletano Giovanni De Vita, anch’esso indagato per corruzione insieme al sindaco.

Il decreto di perquisizione negli uffici del primo cittadino e del commercialista è stato firmato dai pm di Napoli John Woodcock, Giuseppina Loreto e Celeste Carrano, titolari dell’inchiesta sul centro fisioterapico Fisiodomus srl, dalla quale è scaturito questo nuovo filone d’indagine.

Cosa ne pensi? Dillo nei commenti


“Il patto scellerato tra funzionari infedeli e rappresentanti politici”. Così Scalfarotto sugli arresti per concussione a Foggia

04/04/2014 - in corruzione

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ivan_scalfarottoIl problema della corruzione in Italia tocca diversi ambiti. Uno dei più colpiti è la politica stessa che tarda nel fornire allo Stato un’arma utile a contrastare il fenomeno.

Ne è un chiaro esempio quel che è sucesso ieri a Foggia, dove gli agenti della Squadra Mobile hanno arrestato per concussione e tentata concussione un dirigente del Comune, Fernando Biagini, 52 anni, un consigliere comunale, Massimo Laccetti, 43 anni, e un imprenditore, Adriano Bruno, 46 anni. I primi due sono finiti in carcere, mentre l’imprenditore è agli arresti domiciliari.

Non possiamo dimenticare che Foggia è la città di Francesco Marcone, funzionario dell’Ufficio del registro che il 22 marzo 1995 denunciò truffe di cui venne a coscenza e 9 giorni dopo fu ucciso, per ragioni non accertate in tribunale.

Sul fatto è intervenuto il Sottosegretario di Stato al Ministero delle Riforme costituzionali e Rapporti con il Parlamento, Ivan Scalfarotto, di origini foggiane, ammettendo che “Nelle accuse formulate, emerge un meccanismo tristemente noto nei funzionamenti e nei malfunzionamenti della pubblica amministrazione: quello del patto scellerato tra funzionari infedeli e rappresentanti politici per estorcere indebite dazioni alle imprese del territorio. Un sistema criminoso e criminogeno la cui eradicazione non può essere affidata solo alla repressione, ma ad un’oculata azione di controllo e prevenzione.“

Secondo quanto riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno “i tre arrestati, con ruoli differenti – Biagini nelle sue funzioni di dirigente comunale e gli altri due quali intermediari – avrebbero costretto un imprenditore edile locale (che è stato anche vittima di intimidazioni, comunque non contestate nel provvedimento) a versare una tangente di 80mila euro in contanti per chiudere il contratto per la realizzazione di un immobile da adibire a sede di uffici giudiziari. La tangente sarebbe stata pagata in tre tranche di 50mila euro, cinquemila euro e 25mila euro. Lo stesso imprenditore sarebbe stato vittima di un tentativo di concussione”.

È convinzione degli inquirenti che gli indagati avrebbero rivolto analoghe richieste, in un recente passato, “ad un numero molto elevato di imprenditori e in molte occasioni, secondo gli investigatori, le somme sono state effettivamente pagate. Gli inquirenti auspicano quindi che le eventuali vittime di questo sistema si facciano avanti riferendo particolari utili all’accertamento della verità”.


Il pm anti-Casalesi: “Modificare il 416ter sarebbe un errore serio e incomprensibile”

02/04/2014 - in corruzione

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milita_pmLa modifica del 416 ter sullo scambio elettorale politico-mafioso è al centro del dibattito politico di questi ultimi giorni. Le implicazioni giuridiche di una norma la cui revisione è attesa da oltre vent’anni stanno mobilitando magistrati di diverso orientamento, schierati per lo più contro il testo in discussione alla Camera. Voce fuori dal coro quella di Alessandro Milita, pm napoletano in prima linea contro il clan dei Casalesi, che in un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica di oggi, ha spiegato perchè sia necessario approvare il 416ter così come uscito dal Senato.

“Mi lasci premettere che parlo da cittadino, prima ancora che da pm. Non riesco a comprendere, forse per mio limite, questa discussione. Il riferimento alla “disponibilità” del politico, che a qualcuno è sembrata generica e addirittura controproducente, interpreta invece una prassi ed un lessico della tipica fattispecie mafiosa. Va tradotto”.

“Se ho un’intercettazione – spiega il magistrato da sempre in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata campana – in cui il mafioso offre il proprio sostegno elettorale e il politico assicura “sto a disposizione”, io – fatta salva la serietà dell’accordo, e la ricerca rigorosa della prova – con il testo originario all’esame dalla Camera avevo uno strumento in più per sanzionare l’accordo. Uno strumento che aderiva alla fattispecie: utile in quanto il più, come tutti sanno, comprende il meno. E rispondente alla realtà. Per il lessico: perché il politico a caccia di voti sporchi è proprio così che dice, quando scende a patti, Sto a disposizione, e per segretezza non aggiunge altro. Poi c’è la prassi: il politico, verosimilmente, non limita il suo favore ad un affare soltanto. D’altro canto un potenziale sindaco o parlamentare, in campagna elettorale, non può conoscere prima gli appalti che andrà a gestire. Questo, direi, è quello che accade in natura. É ciò che registriamo in tante indagini. E mi interessa solo che, sulla base di quest’esperienza, si ascolti un’altra voce”.

Milita risponde a chi obietta che l’attuale testo creerebbe dei “processi alle intenzioni” che “si tratta di un rischio infondato. Vorrei ricordare che, per quanto sia ormai poco utilizzato, abbiamo tuttora nel nostro codice l’articolo 115 che punisce il semplice “accordo”, quella che chiamiamo comunemente l’intenzione, laddove il delitto non sia commesso e per il solo fatto dell’accordo”. E lancia infine un messaggio ai suoi colleghi: “Non è vero che quella norma sul voto di scambio politico mafioso, così com’è all’esame della Camera, danneggia il nostro lavoro. E se il Parlamento la cancella, ci siamo fatti un danno da soli. Serio, incomprensibile”.


Alemanno e la tangente dei filobus: emergono nuovi dettagli da un verbale

01/04/2014 - in corruzione

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[AGGIORNAMENTO 3 aprile 2014: La Procura di Roma sembra sul punto di archiviare la posizione di Alemanno, dato che gli inquirenti non avrebbero trovato riscontri a quanto dichiarato da Lorenzo Cola nell’interrogatorio. Alemanno e Pierfrancesco Guarguaglini, l’ex presidente di Finmeccanica, avrebbero infatti confermato di essersi incontrati, ma solo per discutere di come ripulire i muri della capitale dai graffiti.]

La Repubblica ha pubblicato oggi 1 aprile 2014 un’inchiesta sul verbale inedito dell’interrogatorio di Lorenzo Cola in cui l’ex facilitatore della Finmeccanica “svela come a Roma, negli anni della giunta di centro-destra, il Sistema prevedesse che non si muovesse un mattone e comunque un centesimo di spesa pubblica senza dover pagare dazio all’uomo battezzato dall’allora sindaco come grande collettore”.

Cola fa un racconto dettagliato, parlando anche di una cena in cui Gianni Alemanno “irritato per non aver concordato i pagamenti già fatti a Mancini” indica a chi versare il resto di una mazzetta. Il caso in questione è noto alle cronache e riguarda una famosa vicenda di corruzione sulla fornitura di 45 filobus per il cosiddetto “corridoio Laurentina”. La Breda-Menarini controllata da Finmeccanica pagò in quell’occasione una tangente di 700mila euro, 500mila dei quali furono destinati al tesoriere dell’allora sindaco di Roma.

Dal racconto di Cola si legge che Mancini non rispondeva più con la fedeltà che era pretesa. “Forse perchè ingelosito”, o più probabilmente e come le indagini della Procura stanno verificando, perchè chiamato a rispondere anche ad altri padroni, meno malleabili e più cattivi di Alemanno. Questi, infastidito dal comportamento del suo ex uomo di punta secondo Cola, decide di intraprendere un’altra “strada”.

Cola racconta che verso la fine del 2009, durante una cena, “Alemanno mostra di essere a conoscenza dei pagamenti intervenuti a favore di Mancini (i 500mila euro per i 45 filobus, ndr), ma il tipo di reazione che ha evidenzia che non erano pagamenti con lui concordati e manifesta molto fastidio per ciò che è avvenuto” si legge nelle carte. Un fastidio non dettato da chi scopre un giro di corruzione all’interno della sua cerchia di collaboratori, bensì (citando La Repubblica) “di chi ha scoperto di essere stato fottuto”.

Sempre secondo il verbale, quella sera fu indicato il nome di Pietro Di Paoloantonio (altro fedelissimo di Alemanno) come nuovo destinario dei 200mila euro mancanti, che, come racconta Cola, vennero in seguito recapitati.

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Formigoni: “Il Papa si riferiva alla corruzione del cuore”

31/03/2014 - in corruzione

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formigoniLa corruzione di cui parla il papa è la corruzione del cuore, l’atteggiamento di chi non si mette mai in discussione”. È questa la personale interpretazione dell’ex presidente della Regione Lombardia e oggi senatore del Nuovo Centro Destra, Roberto Formigoni, che commenta in un’intervista rilasciata a La Stampa le parole pronunciate recentemente dal Papa alla presenza di oltre 500 politici a San Pietro.

Alla domanda “lei non si sente toccato dalle parole del Papa?”, Formigoni risponde di essersi sentito coinvolto “come uomo che ha avuto il dono della fede, come cristiano che vede nel Papa il vicario di Cristo in Terra”. “E come politico? “, insiste l’intervistatore,“Come politico, come credente, come essere umano, come tutto quello che sono. È riduttivo pensare che il Papa parli solo a una parte di noi. E poi Francesco non ha fatto un discorso sulla politica: da buon parroco, ha commentato le letture del giorno”.

Commentando il fatto che il Papa non ha rivolto nemmeno un saluto ai presenti, Formigoni prosegue: “È vero che non ci ha salutati. Ma secondo me solo perché ha voluto celebrare una messa quaresimale. Per questo è parso freddo. Non penso che ci abbia voluto comunicare il segnale di una distanza particolare. Almeno io non l’ho vissuto in questo modo”.

E tu cosa ne pensi dell’omelia di Papa Francesco ai politici (leggi qui il discorso completo). Sei d’accordo con l’interpretazione di Formigoni? Dillo nei commenti:


L’omelia di Papa Francesco contro la corruzione

31/03/2014 - in corruzione

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Lo scorso 27 marzo Papa Bergoglio si è scagliato ancora una volta contro la corruzione della classe politica durante la messa celebrata nella basilica di San Pietro alla presenza di oltre 500 parlamentari e senatori, nonché doversi membri del governo. E ha aggiunto: “i peccatori pentiti sono perdonati. I corrotti no, perché rifiutano di aprirsi all’amore”.

Ecco il testo integrale dell’omelia che Jorge Mario Bergoglio ha pronunciato durante la messa. Cosa ne pensi? Dillo nei commenti.

“Le Letture che la Chiesa oggi ci offre possiamo definirle un dialogo fra i lamenti di Dio e le giustificazioni degli uomini. Dio, il Signore, si lamenta. Si lamenta di non essere stato ascoltato lungo la storia. E’ sempre lo stesso: “Ascoltate la mia voce… Io sarò il vostro Dio… Sarai felice…” – “Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio alla mia parola, anzi: procedettero ostinatamente secondo il loro cuore malvagio. Invece di rivolgersi verso di me, mi hanno voltato le spalle” (Ger 7,23-24).

È la storia dell’infedeltà del popolo di Dio. E questo lamento di Dio viene perché è stato un lavoro molto, molto grande quello del Signore per togliere dal cuore del suo popolo l’idolatria, per farlo docile alla sua Parola. Ma loro andavano su questa strada per un po’ di tempo, e poi tornavano indietro. E così per secoli e secoli, fino al momento in cui arrivò Gesù. E lo stesso è successo con il Signore, con Gesù. Alcuni dicevano: “Costui è il Figlio di Dio, è un grande Profeta!”; altri, quelli di cui parla oggi il Vangelo, dicevano: “No, è uno stregone che guarisce con il potere di Satana”. Il popolo di Dio era solo, e questa classe dirigente – i dottori della legge, i sadducei, i farisei – era chiusa nelle sue idee, nella sua pastorale, nella sua ideologia. E questa classe è quella che non ha ascoltato la Parola del Signore, e per giustificarsi dice ciò che abbiamo sentito nel Vangelo: “Quest’uomo, Gesù, scaccia i demoni con il potere di Beelzebul” (Mt 11,15).

E’ lo stesso che dire: “E’ un soldato di Beelzebul o di Satana o della cricca di Satana”, è lo stesso. Si giustificano di non aver ascoltato la chiamata del Signore. Non potevano sentirla: erano tanto, tanto chiusi, lontani dal popolo, e questo è vero. Gesù guarda il popolo e si commuove, perché lo vede come “pecore senza pastori”, così dice il Vangelo. E va dai poveri, va dagli ammalati, va da tutti, dalle vedove, dai lebbrosi a guarirli. E parla loro con una parola tale che provoca ammirazione nel popolo: “Ma questo parla come uno che ha autorità!”, parla diversamente da questa classe dirigente che si era allontanata dal popolo. Ed era soltanto con l’interesse nelle sue cose: nel suo gruppo, nel suo partito, nelle sue lotte interne. E il popolo, là… Avevano abbandonato il gregge. E questa gente era peccatrice? Sì. Sì, tutti siamo peccatori, tutti. Tutti noi che siamo qui siamo peccatori. Ma questi erano più che peccatori: il cuore di questa gente, di questo gruppetto con il tempo si era indurito tanto, tanto che era impossibile ascoltare la voce del Signore. E da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti. È tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti. E per questo si giustificano, perché Gesù, con la sua semplicità, ma con la sua forza di Dio, dava loro fastidio. E, passo dopo passo, finiscono per convincersi che dovevano uccidere Gesù, e uno di loro ha detto: “È meglio che un uomo muoia per il popolo”.

Questi hanno sbagliato strada. Hanno fatto resistenza alla salvezza di amore del Signore e così sono scivolati dalla fede, da una teologia di fede a una teologia del dovere: “Dovete fare questo, questo, questo…”. E Gesù dice loro quell’aggettivo tanto brutto: “Ipocriti! Tanti pesi opprimenti legate sulle spalle del popolo. E voi? Nemmeno con un dito li toccate! Ipocriti!”. Hanno rifiutato l’amore del Signore e questo rifiuto ha fatto sì che loro fossero su una strada che non era quella della dialettica della libertà che offriva il Signore, ma quella della logica della necessità, dove non c’è posto per il Signore. Nella dialettica della libertà c’è il Signore buono, che ci ama, ci ama tanto! Invece, nella logica della necessità non c’è posto per Dio: si deve fare, si deve fare, si deve… Sono diventati comportamentali. Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini. Gesù li chiama, loro, “sepolcri imbiancati”. Questo è il dolore del Signore, il dolore di Dio, il lamento di Dio. “Venite, adoriamo il Signore perché lui ci ama”. “Ritornate a me con tutto il cuore” – ci dice – “perché sono misericordioso e pietoso”.

Questi che si giustificano non capiscono la misericordia né la pietà. Invece, quel popolo che tanto amava Gesù, aveva bisogno di misericordia e pietà e andava a chiederla al Signore. In questa strada della Quaresima ci farà bene, a tutti noi, pensare a questo invito del Signore all’amore, a questa dialettica della libertà dove c’è l’amore, e domandarci, tutti: Ma io sono su questa strada? O ho il pericolo di giustificarmi e andare per un’altra strada?, una strada congiunturale, perché non porta a nessuna promessa. E preghiamo il Signore che ci dia la grazia di andare sempre per la strada della salvezza, di aprirci alla salvezza che viene soltanto da Dio, dalla fede, non da quello che proponevano questi “dottori del dovere”, che avevano perso la fede a reggevano il popolo con questa teologia pastorale del dovere. Chiediamo noi questa grazia: Dammi, Signore, la grazia di aprirmi alla tua salvezza. La Quaresima è per questo. Dio ci ama tutti: ci ama tutti! Fare lo sforzo di aprirci: soltanto questo ci chiede. “Aprimi la porta. Il resto lo faccio io”. Lasciamo che Lui entri in noi, ci accarezzi e ci dia la salvezza. Così sia.”