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Se rubi denaro pubblico in Italia hai lo 0,4% di possibilità di finire in galera

12/09/2014 - in corruzione

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dati_penitenziariIn Italia i detenuti sono 60 mila, tra cui solo 11 accusati di corruzione, 26 per concussione, 46 per peculato (furto di denaro pubblico) e 27 per abuso di ufficio aggravato. È un dato che stride con il livello di corruzione presente in Italia, ma arriva direttamente dal Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria, come riportato da L’Espresso poco tempo fa.

In occasione del workshop Ambrosetti, che si è tenuto qualche giorno fa a Cernobbio, l’ex pm di Mani Pulite Piercamillo Davigo è tornato su questo punto, mettendo in evidenza come nel nostro Paese chi ruba denaro pubblico ha solo lo 0,4% di possibilità di finire in galera, contro una media europea del 4,1%.

La causa principale è quell’anomalia tutta italiana nota nei tribunali come “prescrizione”. Nei Paesi civili la prescrizione è infatti un evento eccezionale, mentre in Italia è diventata una regola che tutela specialmente gli imputati eccellenti e la criminalità dei colletti bianchi. Nell’inchiesta de L’Espresso “In Italia potente è uguale a impunito”, Lirio Abbate e Paolo Biondani spiegavano come la prescrizione provochi pure danni alle casse dello Stato: “le somme, in molti casi si parla di decine di milioni di euro, sequestrati agli imputati in fase di indagine perché ritenute provento della corruzione o concussione, una volta dichiarato prescritto il reato devono essere restituite agli “illegittimi” proprietari. E così, grazie alle leggi-vergogna sulla prescrizione, le tante caste, cricche, logge o lobby della politica e dell’economia possono continuare a rubare. Mentre restano senza giustizia i cittadini danneggiati da truffe, raggiri finanziari, evasioni fiscali o previdenziali, corruzioni, appalti truccati, scandali sanitari, omicidi colposi, traffici di rifiuti pericolosi, disastri ambientali, morti sul lavoro, violenze in famiglia, perfino abusi sui bambini”.

Ancora una volta sono i dati a raccontarci che, in Italia, la lotta alla corruzione non è sufficientemente supportata e che per darle più spessore serve quella “battaglia culturale” a cui spesso fa riferimento il presidente dell’Anac Raffaele Cantone. Riparte il futuro ha proprio questo intento, rendere coscienti gli italiani del danno che provoca la corruzione nei confronti non solo della nostra economia, ma anche della nostra società.

Firma Riparte il futuro su www.riparteilfuturo.it


Giustizia: lettera aperta di Libera e Gruppo Abele al Governo rivoluzione@governo.it

07/08/2014 - in corruzione, Politico e digitale

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Renzi Orlando giustizia

Il 30 giugno scorso il governo ha esplicitato i punti fondamentali per una riforma dell’ordinamento giudiziario lanciando una consultazione che si chiuderà il 31 agosto: chi vuole partecipare può inviare proposte e suggerimenti al Governo mandando un’e-mail all’indirizzo rivoluzione@governo.it.

Noi crediamo che non ci sia bisogno di nuove consultazioni per sapere cosa pensano i cittadini sulla corruzione: oltre mezzo milione di firmatari su Riparte il futuro, la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione, chiede al governo di agire subito. Ecco perché abbiamo deciso di recapitare questa lettera a Matteo Renzi e al ministro Andrea Orlando all’indirizzo rivoluzione@governo.it: per ricordare loro le priorità irrinunciabili di una reale riforma della giustizia. Punti sottoscritti da una mobilitazione che continua a crescere e che non smetterà di farsi sentire.

Facciamoci sentire: inviamo tutti questo testo a rivoluzione@governo.it

All’attenzione del presidente del Consiglio, on. Matteo Renzi
e del ministro della Giustizia, on. Andrea Orlando

rivoluzione@governo.it

Gentile presidente del Consiglio,

Gentile ministro della Giustizia,

Il governo ha lanciato lo scorso 30 giugno consultazioni pubbliche sulla riforma della giustizia. Consultazioni che, fino a settembre, dovrebbero permettere alla società civile di entrare nel vivo del dibattito sul tema.

Vi scriviamo a nome dell’oltre mezzo milione di italiani che aderendo a Riparte il futuro, la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione, hanno già espresso la loro opinione da tempo, sottoscrivendo le tante proposte che abbiamo lanciato dal gennaio del 2013 ad oggi.

Ora vogliamo sollecitare la vostra attenzione su pochi punti, chiari e semplici, che vogliamo condividere ancora una volta con voi perché sono le priorità irrinunciabili per contrastare finalmente e in modo strutturale la corruzione (www.riparteilfuturo.it/agenda).

Ecco cosa vi chiedono i cittadini che sostengono Riparte il futuro:
1) intervenire quanto prima sui meccanismi della prescrizione, che oggi nega di fatto il diritto alla giustizia, affinché si assicuri la certezza delle pene;
2) l’Italia deve adeguarsi alle convenzioni internazionali cui pure aderisce per contrastare finalmente i conflitti d’interesse dei funzionari pubblici e dei rappresentanti eletti dai cittadini;
3) intervenire sui “reati civetta” per togliere ai corruttori le loro armi: evasione fiscale, falso in bilancio, autoriciclaggio;
4) una Pubblica amministrazione trasparente, introducendo in Italia il Freedom of Information Act (www.foia4italy.it).
5) protezione efficace per chi denuncia la corruzione sul luogo di lavoro – whistleblower – esponendosi così a ritorsioni e minacce.

Tre ulteriori proposte sui temi della lotta alle mafie, sostenute da tempo da Libera, sono poi cruciali:
- l’inasprimento delle sanzioni per i reati di mafia (416 bis del codice penale) e di scambio elettorale politico-mafioso (416 ter del codice penale);
- il rafforzamento dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che va affidata alla presidenza del Consiglio dei ministri per garantire il pieno ed effettivo riutilizzo sociale dei patrimoni sottratti ai clan;
- l’istituzione del 21 marzo di ogni anno come Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Siamo certi che il Governo vorrà prendere in considerazione le richieste concrete avanzate da oltre 570mila cittadini.

Con i migliori saluti,
Riparte il futuro

www.riparteilfuturo.it


La riforma della prescrizione s’ha da fare: indiscrezioni sul piano del governo

06/08/2014 - in corruzione

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La riforma della giustizia, aperta a nuove consultazioni pubbliche e perciò rimandata al ritorno dalle vacanze estive, prevede di affrontare alcuni nodi cruciali che da decenni penalizzano il nostro Paese. In particolare il governo promette di affrontare, punto 9 dei 12 della scaletta, lo scottante tema della prescrizione, la vera spada di Damocle della giustizia italiana.
I dettagli della proposta sono ancora ignoti ma secondo indiscrezioni riportate oggi sui quotidiani l’intenzione sarebbe quella di far scattare la prescrizione, ovvero l’estinzione del reato perché il processo è durato oltre i limiti previsti dalla legge, dopo cinque anni per i reati puniti con la reclusione fino a cinque anni, dopo sette se la punibilità è fino a dieci, dopo dieci se è fino a quindici anni e dopo quindici per gli altri. Ferma restando la regola dell’imprescrittibilità quando la pena è l’ergastolo.

Sembra che la riforma si preoccuperà di affrontare anche l’altro vizio di fondo, ovvero il fatto che la prescrizione decorre dal momento della commissione del reato ed è quindi una mano santa per quei reati che possono essere scoperti dopo molto tempo, in primis la corruzione. La riforma dovrebbe dunque riprendere le conclusioni a cui era giunta la «commissione Fiorella» – così chiamata dal nome del professor Antonio Fiorella che ha guidato un gruppo di studio composto da giuristi, magistrati e avvocati nominato nel 2012 dall’ex Guardasigilli Paola Severino – sull’interruzione del calcolo della prescrizione nelle diverse fasi in cui si articola il procedimento penale. Si concederebbe dunque “un tempo compreso almeno tra i due e i tre anni per consentire la conclusione delle fasi preliminari e/o il compiuto svolgimento del primo grado di giudizio” anche nella «ipotesi limite» di un reato scoperto a ridosso della scadenza della prescrizione. Nelle successive fasi del giudizio le sentenze di colpevolezza farebbero scattare ulteriori proroghe.
In parole povere nel momento in cui un giudice emettesse sentenza di colpevolezza il timer della giustizia verrebbe stoppato per consentire il tempo necessario a svolgere il successivo grado di giudizio. La durata dei processi dunque non cambierebbe ma per evitare la sospensione l’accusa sarebbe incentivata a accelerare i tempi e la difesa non avrebbe più interesse a mettere in scena tecniche dilatorie per arrivare alla prescrizione.

La lotta alla corruzione non può prescindere da una significativa riforma della prescrizione. Ecco perché la campagna Riparte il futuro chiede un intervento urgente e definitivo sui tempi e sui meccanismi della prescrizione, tra i 5 punti della petizione #zeroscuse. Non dimentichiamoci che tra i 128mila processi prescritti nell’ultimo anno giudiziario (dati del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria aggiornati al novembre 2013) la maggior parte ha riguardato dirigenti e funzionari pubblici, rimasti impuntiti pur avendo compiuto un reato a danno delle Istituzioni e quindi di tutti noi cittadini.
Facendo le dovute premesse sull’importanza formale della prescrizione come mezzo di tutela per evitare che un essere umano possa essere perseguitato con processi infiniti, è innegabile che l’Italia ne abusi (siamo l’unico Paese al mondo in cui continua a decorrere in tutti e tre i gradi di giudizio).

Attendiamo dunque la pubblicazione delle linee guida del governo e il dibattito che si scatenerà di conseguenza: purché non diventi un altro pretesto per perdere dell’altro tempo.

 Laura Ghisellini


Trasparenza e prescrizione: l’Italia non può attendere. Tutti i pareri illustri da Cantone a Soro

04/07/2014 - in corruzione

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Laura-Boldrini-e-Antonello-Soro_h_partbMentre Renzi rinvia le riforme e lancia una processo di partecipazione pubblica sulle linee guida cresce in Italia il confronto sul tema. Abbiamo provato a dare uno spaccato dei temi e delle opinioni.

Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, torna sul tema del cattivo utilizzo della prescrizione, “un segnale devastante” specie quando contribuisce a rendere inefficaci processi per corruzione e abuso d’ufficio. Gli fa ecol Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia, che amplia il discorso: “Ciò che manca oggi in Italia è la risposta del processo penale. Occorre renderlo più funzionale – spiega – con una sentenza che arrivi in tempi ragionevoli. Bisogna abolire il grado di appello, che esiste solo da noi, far funzionare i riti alternativi ed agire sulla prescrizione, che è il vero buco nero della repressione penale”. Entrambi erano ospiti ad un convegno organizzato dalla Corte dei Conti.

cantone_poltronaSul suo ruolo Cantone (foto a destra) continua: “non ci sono poteri straordinari, ma poteri nuovi. Non ci sono neanche vestiti da Superman o la bacchetta magica, non è un problema che si risolve in sei mesi o in sei anni. Occorre però avviare un sistema virtuoso”.

Altro punto dolente, secondo Cantone, “è il ricorso all’esternalizzazione dei servizi pubblici: persino i servizi cimiteriali vengono esternalizzati dagli enti locali”. Sugli appalti, sottolinea, “serve una trasparenza a 360 gradi”. Quanto al Codice degli appalti, secondo Cantone, “il tema vero riguarda i grandi eventi, le uniche opere pubbliche che si fanno in questo momento. Mi sembra un paradosso che nel Codice non siano previsti i grandi eventi. So comunque che si sta lavorando per introdurre due direttive europee per provare a riscrivere il Codice ed entro fine anno potrebbe arrivare una legge delega”.

Tanta prudenza traspare invece dalle riflessioni del garante della Privacy, Antonello Soro (foto di apertura).

Che esista un conflitto fisiologico tra diritto alla trasparenza e quello alla privacy lo si comprende dalle sue parole: “il clima emergenziale può portare a brutti consigli e bisogna stare attenti a non pensare che la trasparenza assoluta sia un bene, ma dev’essere di qualità, deve servire al cittadino per il controllo, non alla gogna mediatica”.

squitieriInfine il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri (foto a sinistra), che pochi giorni fa aveva detto che non è un problema di leggi ma di applicazione delle stesse si schiera contro “un’ulteriore riduzione dei tempi di controllo degli atti da parte della Corte: sarebbe devastante e ci creerebbe grandi difficoltà. Abbiamo tempi tecnici da rispettare e la Corte è in grande sofferenza di organico. Siamo in pochi, il lavoro aumenta e il controllo è toccato negativamente”.

Tanti punti di vista, ma resta unica una certezza: le riforme vanno fatte, certo con ragionevolezza, ma l’Italia non può più attendere.


Contro la corruzione ora tocca a Renzi: ma che sia la #voltabuona e non solo un doloroso rinvio al prossimo scandalo

25/06/2014 - in corruzione

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Il governo ha promesso un pacchetto di leggi anticorruzione nei prossimi giorni. Siamo felici di questa presa di posizione dell’esecutivo, ma chiediamo che le riforme e le risposte contro la corruzione siano finalmente serie e strutturali. E dobbiamo farci sentire perché il rischio che anche questa non sia la volta buona è alto.

Vogliamo che sia la #voltabuona e non solo un doloroso rinvio al prossimo scandalo. Non ci sono più scuse: vogliamo la cura, non un placebo. Dobbiamo chiederlo.

Cinque sono i punti di riforma su cui il Governo non può prescindere:

1) PRESCRIZIONE

Prescrizione non è assoluzione. E invece troppe volte è intervenuta a inceppare il corso della legge lasciando impuniti i colpevoli, specie per i reati di corruzione. Ecco perché chiediamo un intervento urgente e definitivo sui tempi e sui meccanismi della prescrizione: occorre che smetta di decorrere in caso di qualunque azione penale, come ad esempio il rinvio a giudizio.

2) CONFLITTO DI INTERESSI

Basterebbe adeguarsi alle convenzioni internazionali a cui l’Italia aderisce. Otterremmo trasparenza e contrasteremmo finalmente i conflitti d’interessi dei funzionari pubblici e dei rappresentanti eletti dai cittadini nelle istituzioni.

3) COMBATTERE RICICLAGGIO E AUTORICICLAGGIO

Le tangenti si pagano anche con i capitali in nero. E i capitali in nero si accumulano grazie ad esempio all’autoriciclaggio, l’evasione fiscale e il falso in bilancio. Sono questi i “reati civetta” che vanno sconfitti per togliere ai corruttori le loro armi.

4) TRASPARENZA

Vogliamo una Pubblica amministrazione davvero trasparente: chiediamo che vengano messi online, in formato open data e chiaramente leggibili da tutti i cittadini i dati sull’organizzazione dell’amministrazione, sul bilancio, sull’utilizzo delle risorse, sui concorsi e sui bandi d’appalto. Chiediamo un Freedom of Information Act italiano.

5) WHISTLEBLOWING

Chi rompe il muro dell’omertà non deve mai più essere lasciato solo. Ecco perché abbiamo chiesto in Italia e in Europa risposte concrete sul whistleblowing: per chi cioè, denunciando la corruzione sul luogo di lavoro, contribuisce a smascherare gravi illeciti ma si espone a ritorsioni, rivalse, minacce.

Facciamo sentire la nostra voce. Chiediamo al governo che sia la #voltabuona contro la corruzione!

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#MaipiuMose appello di Libera: non c’è più tempo, subito una nuova legge anticorruzione

05/06/2014 - in corruzione

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Ieri Expo, oggi il Mose, la corruzione ci ha impoverito e ci impoverisce ogni giorno: inquina i processi della politica e dell’economia e minaccia il prestigio e la credibilità delle istituzioni. Non c’è piu’ tempo serve una terapia d’urto: Governo e Parlamento devono passare dalle buone intenzioni ai fatti. Subito nuovi reati, come l’autoriciclaggio e la reintroduzione del falso in bilancio, con sanzioni adeguate. Più poteri, più risorse e personale all’ Autorità anticorruzione, che deve innanzitutto prevenire i fenomeni illegali. Ma soprattutto uno stop immediato alla “tagliola” della prescrizione, che smetta di decorrere dal momento dell’esercito dell’azione penale (richiesta di rinvio a giudizio o di giudizio immediato, citazione diretta, presentazione per giudizio direttissimo …). La corruzione è l’incubatrice del potere della mafia e il suo avamposto. Ecco perché la si deve combattere su tutta la linea, perché in Italia la corruzione non è un problema ma è il problema”. In una nota Ufficio di presidenza di Libera rilancia le proposte per combattere la corruzione dopo le recenti vicende giudiziarie di Milano e Venezia.

Auspichiamo che il governo e Parlamento sappiano farsi carico di questa responsabilità: Libera e Gruppo Abele, attraverso la campagna Riparte il futuro, lanciano una nuova petizione per chiedere una nuova legge completa ed efficace per combattere la corruzione. Riparte il futuro continuerà a monitorare questo processo, assieme a quasi 520mila cittadini che vogliono un’Italia libera dalla corruzione

FIRMA #MAIPIUMOSE

www.riparteilfuturo.it/maipiumose


Illegalità sanitaria sui giornali: si parla di indagini e arresti ma quasi mai di condanne

25/03/2014 - in corruzione

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Riprendiamo lo studio di Avviso Pubblico che abbiamo trattato alcuni giorni fa riguardo la copertura regionale degli episodi di illegalità nel settore sanitario da parte delle testate locali (2012 anno di riferimento).

Di che cosa si parla in questi articoli, a livello giudiziario?

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Dalla mappatura emerge come spesso le cronache si limitino a riportare la fase delle indagini e degli arresti, difficilmente si parla di condanne e denunce.

La motivazione è soprattutto politica e rivela come sia difficile molte volte arrivare a condanna (anche solo di primo grado) nel nostro Paese. Questo accade sia a causa dei brevi termini della prescrizione, che per l’impianto normativo, spesso poco efficace. Il dato è in accordo con quello del Ministero della Giustizia, che ha contato solo 300 condanne nel 2010 per questo genere di reati.

Inoltre il fatto che le denunce non siano molte dimostra la mancanza di istituti come il whistleblowing, che permette la tutela di chi sceglie di denunciare.

Cosa ne pensi? Dì la tua nei commenti.

FIRMA LA PETIZIONE PER LA TRASPARENZA NELLA SANITA’ >>


In Italia 11 detenuti per corruzione. E la prescrizione dilagante fa sì che i beni rimangano nelle tasche dei corrotti e corruttori

27/02/2014 - in corruzione

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processo_breve_ansa“I colletti bianchi non pagano mai”, lo afferma l’Espresso (articolo di Lirio Abbate e Paolo Biondani) analizzando i dati sulla prescrizione in Italia e il bilancio delle carceri. Sugli oltre 60 mila detenuti solo 11 sono condannati per reati corruzione, 26 per concussione, 46 per peculato (cioè per furto di denaro pubblico), 27 per abuso d’ufficio aggravato secondo i dati del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria raccolti (aggiornati al novembre 2013).

A godere della prescrizione, ovvero l’estinzione del reato perché il processo è durato oltre i limiti previsti dalla legge, sono soprattutto dirigenti e funzionari pubblici che nonostante l’accertamento del reato stesso rimangono impuniti. Ma c’è di più: i beni sequestrati in fase di indagine provenienti da corruzione e concussione tornano nelle loro tasche, con un enorme danno per le finanze pubbliche.

Facendo le dovute premesse sull’importanza formale della prescrizione come mezzo di tutela per evitare che un essere umano possa essere perseguitato con processi infiniti, è innegabile che l’Italia ne abusi (siamo l’unico Paese al mondo in cui continua a decorrere in tutti e tre i gradi di giudizio). Totale: 128mila processi prescritti nell’ultimo anno giudiziario. E le riforme apportate non hanno fatto che peggiorare la situazione.

Nessun giustizialismo, ma la ferma denuncia dell’abuso di prescrizione per tutti i tipi di reati. In particolare – come esplicitato nell’Agenda di Riparte il futuro su cui invitiamo tutti a commentare - non è ammissibile che in uno Stato come il nostro, riconosciuto ad alto tasso di corruzione da tutti i report e le classifiche internazionali (da Transparency International alla Commissione europea) e dalla stessa Corte dei Conti, i colletti bianchi corrotti corruttori possano farla molto spesso franca. A pagare il prezzo siamo noi cittadini, vittime diffuse di un reato che si ripercuote sulla qualità della nostra vita sottraendo allo Stato le risorse destinate a servirla, tutelarla, migliorarla.

Firma ora per partecipare alla battaglia di civiltà contro la corruzione di Riparte il futuro >>

Laura Ghisellini