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La riforma della prescrizione s’ha da fare: indiscrezioni sul piano del governo

06/08/2014 - in corruzione

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La riforma della giustizia, aperta a nuove consultazioni pubbliche e perciò rimandata al ritorno dalle vacanze estive, prevede di affrontare alcuni nodi cruciali che da decenni penalizzano il nostro Paese. In particolare il governo promette di affrontare, punto 9 dei 12 della scaletta, lo scottante tema della prescrizione, la vera spada di Damocle della giustizia italiana.
I dettagli della proposta sono ancora ignoti ma secondo indiscrezioni riportate oggi sui quotidiani l’intenzione sarebbe quella di far scattare la prescrizione, ovvero l’estinzione del reato perché il processo è durato oltre i limiti previsti dalla legge, dopo cinque anni per i reati puniti con la reclusione fino a cinque anni, dopo sette se la punibilità è fino a dieci, dopo dieci se è fino a quindici anni e dopo quindici per gli altri. Ferma restando la regola dell’imprescrittibilità quando la pena è l’ergastolo.

Sembra che la riforma si preoccuperà di affrontare anche l’altro vizio di fondo, ovvero il fatto che la prescrizione decorre dal momento della commissione del reato ed è quindi una mano santa per quei reati che possono essere scoperti dopo molto tempo, in primis la corruzione. La riforma dovrebbe dunque riprendere le conclusioni a cui era giunta la «commissione Fiorella» – così chiamata dal nome del professor Antonio Fiorella che ha guidato un gruppo di studio composto da giuristi, magistrati e avvocati nominato nel 2012 dall’ex Guardasigilli Paola Severino – sull’interruzione del calcolo della prescrizione nelle diverse fasi in cui si articola il procedimento penale. Si concederebbe dunque “un tempo compreso almeno tra i due e i tre anni per consentire la conclusione delle fasi preliminari e/o il compiuto svolgimento del primo grado di giudizio” anche nella «ipotesi limite» di un reato scoperto a ridosso della scadenza della prescrizione. Nelle successive fasi del giudizio le sentenze di colpevolezza farebbero scattare ulteriori proroghe.
In parole povere nel momento in cui un giudice emettesse sentenza di colpevolezza il timer della giustizia verrebbe stoppato per consentire il tempo necessario a svolgere il successivo grado di giudizio. La durata dei processi dunque non cambierebbe ma per evitare la sospensione l’accusa sarebbe incentivata a accelerare i tempi e la difesa non avrebbe più interesse a mettere in scena tecniche dilatorie per arrivare alla prescrizione.

La lotta alla corruzione non può prescindere da una significativa riforma della prescrizione. Ecco perché la campagna Riparte il futuro chiede un intervento urgente e definitivo sui tempi e sui meccanismi della prescrizione, tra i 5 punti della petizione #zeroscuse. Non dimentichiamoci che tra i 128mila processi prescritti nell’ultimo anno giudiziario (dati del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria aggiornati al novembre 2013) la maggior parte ha riguardato dirigenti e funzionari pubblici, rimasti impuntiti pur avendo compiuto un reato a danno delle Istituzioni e quindi di tutti noi cittadini.
Facendo le dovute premesse sull’importanza formale della prescrizione come mezzo di tutela per evitare che un essere umano possa essere perseguitato con processi infiniti, è innegabile che l’Italia ne abusi (siamo l’unico Paese al mondo in cui continua a decorrere in tutti e tre i gradi di giudizio).

Attendiamo dunque la pubblicazione delle linee guida del governo e il dibattito che si scatenerà di conseguenza: purché non diventi un altro pretesto per perdere dell’altro tempo.

 Laura Ghisellini


In Italia 11 detenuti per corruzione. E la prescrizione dilagante fa sì che i beni rimangano nelle tasche dei corrotti e corruttori

27/02/2014 - in corruzione

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processo_breve_ansa“I colletti bianchi non pagano mai”, lo afferma l’Espresso (articolo di Lirio Abbate e Paolo Biondani) analizzando i dati sulla prescrizione in Italia e il bilancio delle carceri. Sugli oltre 60 mila detenuti solo 11 sono condannati per reati corruzione, 26 per concussione, 46 per peculato (cioè per furto di denaro pubblico), 27 per abuso d’ufficio aggravato secondo i dati del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria raccolti (aggiornati al novembre 2013).

A godere della prescrizione, ovvero l’estinzione del reato perché il processo è durato oltre i limiti previsti dalla legge, sono soprattutto dirigenti e funzionari pubblici che nonostante l’accertamento del reato stesso rimangono impuniti. Ma c’è di più: i beni sequestrati in fase di indagine provenienti da corruzione e concussione tornano nelle loro tasche, con un enorme danno per le finanze pubbliche.

Facendo le dovute premesse sull’importanza formale della prescrizione come mezzo di tutela per evitare che un essere umano possa essere perseguitato con processi infiniti, è innegabile che l’Italia ne abusi (siamo l’unico Paese al mondo in cui continua a decorrere in tutti e tre i gradi di giudizio). Totale: 128mila processi prescritti nell’ultimo anno giudiziario. E le riforme apportate non hanno fatto che peggiorare la situazione.

Nessun giustizialismo, ma la ferma denuncia dell’abuso di prescrizione per tutti i tipi di reati. In particolare – come esplicitato nell’Agenda di Riparte il futuro su cui invitiamo tutti a commentare - non è ammissibile che in uno Stato come il nostro, riconosciuto ad alto tasso di corruzione da tutti i report e le classifiche internazionali (da Transparency International alla Commissione europea) e dalla stessa Corte dei Conti, i colletti bianchi corrotti corruttori possano farla molto spesso franca. A pagare il prezzo siamo noi cittadini, vittime diffuse di un reato che si ripercuote sulla qualità della nostra vita sottraendo allo Stato le risorse destinate a servirla, tutelarla, migliorarla.

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Laura Ghisellini