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Cantone e Cottarelli bacchettano le PA sprecone: spendono milioni per luce, gas e telefono

06/08/2014 - in corruzione

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Il Comune di Perugia ha speso 10.508.333 euro di energia elettrica. Il Comune di Trieste 602.590 euro di telefonia mobile . Si tratta di “sprechi intollerabili” per Raffaele Cantone e Carlo Cottarelli che  lo scorso giugno hanno inviato una lettera a 200 amministrazioni pubbliche, come riporta il quotidiano La Repubblica. I due commissari anticorruzione e alla spending review (che avevamo sperato collaborassero) non si sono limitati al rimprovero ma hanno minacciato sanzioni ai funzionari che hanno siglato contratti d’acquisto di beni e servizi in violazione delle norme. Noi cittadini concordiamo appieno con la definizione di “sprechi intollerabili” e aggiungiamo: i rimproveri non bastano.

Oltre ai casi di Perugia e Trieste ecco altri modi in cui è stato allegramente dilapidato il denaro pubblico: l’Università di Milano ha speso 10 milioni in energia elettrica e sette milioni e mezzo per il gas. Il Comune di Roma quasi 6 milioni di elettricità, l’Università di Genova quasi 7, la Provincia di Pesaro Urbino quasi 2, il Comune di Sondrio, quello di Como, l’Università Roma Tre e la Provincia di Lecce oltre un milione.

Per la rubrica “quanto ci piace chiacchierare” l’Azienda Ospedaliera romana San Camillo-Forlanini ha speso 237 mila euro di bolletta, 190.000 euro la Regione Lazio, sette milioni e mezzo il dipartimento di Pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno.

I regolamenti parlano chiaro: gli enti pubblici e le società controllate al 100% da organi della pubblica amministrazione sono tenuti a fare economia e ad assicurarsi che le spese siano funzionali al buon andamento dei servizi. Saremmo curiosi di sapere dagli abitanti di Perugia se ritengono che la spesa di 10 milioni di euro di energia elettrica sia economica e adeguata ai servizi erogati dal Comune.

Inoltre, per tutti gli acquisti, gli enti pubblici devono far riferimento alla Consip, che è l’organo di controllo centrale delle spese delle Pa. Sono autorizzati ad agire autonomamente solo dimostrando di poter acquistare a prezzi inferiori da quelli proposti dalla Consip, sempre in base al principio della massima economia. I contratti vanno poi registrati sul portale anticorruzione perché è in queste trattative con le società esterne fornitrici che si annida un alto rischio corruzione. E di certo le spese abnormi contestate da Cantone e Cottarelli fanno suonare più di un campanello di allarme.

La sanzione prevista per i funzionari responsabili dei contratti scellerati che non risponderanno alla lettera nei tempi previsti ammonta a 25.000 euro. Chi “fornisca dati non veritieri” invece sarà multato per 51.000 euro. Cifre irrisorie se si pensa a tutti i soldi pagati (dai cittadini) per illuminare Perugia e le altre città come se fosse sempre Natale…

Laura Ghisellini


Il piano di monitoraggio finanziario “Capaci”: 200 grandi opere controllate mediante sistemi informatici

31/07/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

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capaci_logoSentendo la parola “Capaci” a ciascuno di noi torna in mente la strage in cui persero la vita il giudice Falcone, sua moglie Morvillo e i tre agenti della scorta Schifani, Dicillo e Montinaro. Ma da oggi questa parola è anche l’anagramma di “Creating Automated Procedures Against Criminal Infiltration of public contracts”, cioè il sistema di monitoraggio istiuzionale introdotto dal decreto di riforma della Pubblica Amministrazione di giugno  che mira a mappare i flussi finanziari relativi a circa 200 grandi opere pubbliche del Paese.

La scelta del nome è forse un modo per sottolineare come oggi la lotta alle infiltrazioni criminali passi anche per procedure automatiche che si fondano sull’elaborazione dei dati, in grado di ridurre il rischio umano. Questo nuovo sistema, infatti, monitorando e tracciando i flussi finanziari, intrecciando in maniera complessa vari database, dovrebbe automaticamente restituire segnali di allarme e bandiere rosse quando risultano informazioni non coerenti. Un meccanismo che probabilmente,negli intenti di chi l’ha organizzato, mira a evitare parzialmente il rischio che corre colui che indaga su corruzione, crimine organizzato, mafie. La storia conta tanti esempi di uomini che hanno pagato questo rischio a caro prezzo, tra cui lo stesso giudice Falcone.

Sicuramente non sarà mai possibile sostituire la valutazione umana, per la famosa norma secondo la quale “fatta la legge, trovato l’inganno”. Sarà comunque necessario metterci la testa, le migliori competenze, e un certo rischio. Ma sicuramente l’analisi dei “big data”, per dirla all’americana (Obama ha vinto una campagna elettorale introducendo questi temi), può essere molto utile: quella della digitalizzazione è una frontiera ancora tutta da esplorare, in Italia. Non possiamo che agurarci una crescita esponenziale di queste esperienze, e soprattutto che diventino la norma, non solo sperimentazioni parziali.

Il sistema è stato messo a punto da Consorzio Cbi e Abi e presto diventerà obbligatorio per tutti i soggetti coinvolti, su richiesta del Ministero dell’Interno e di altri soggetti istituzionali quali la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Dipartimento per la Programmazione ed il Coordinamento della Politica Economica (DIPE), il Ministero Economia e Finanze, il Dipartimento del Tesoro, il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, il Comitato di Sorveglianza Grandi Opere, e la Direzione Investigativa Antimafia (DIA).

Leonardo Ferrante


Palermo: scoperto giro di corruzione nello smaltimento dei rifiuti

18/07/2014 - in corruzione

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rifiutiLa polizia di Palermo ha arrestato per corruzione un funzionario pubblico e quattro imprenditori accusati a vario titolo di corruzione nell’ambito dei procedimenti amministrativi per il rilascio o il rinnovo di autorizzazioni in materia di smaltimento dei rifiuti. Si tratta dell’ultimo atto di un’indagine iniziata nel 2011 alla quale ha partecipato anche la polizia di Agrigento. Grazie all’articolata stratificazione normativa e al complesso apparato burocratico, il funzionario corrotto riusciva ad agevolare gli imprenditori “amici” preservandoli dall’ordinaria attività di controllo e monitoraggio circa la gestione delle discariche e dello smaltimento di rifiuti, consentendo loro di uscire indenni da tutti i controlli previsti, nonostante l’assenza dei requisiti richiesti.

Secondo il Rapporto ecomafia 2014 di Legambiente sono in aumento i reati nel ciclo dei rifiuti, passando nel 2013 da 5.025 a 5.744, +14,3%, con 6.971 denunce (+15,9%) e 90 arresti (+3,4%). Salgono anche i sequestri: 2.318, +3,9%.

Cosa ne pensi? Cosa succede sul tuo territorio? Dillo nei commenti.


Il valore della partecipazione politica: intervista a Roberto Montà, presidente di Avviso Pubblico

16/07/2014 - in trasparenza

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Trasparenza e contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione: questi i due elementi che Roberto Montà, presidente di Avviso Pubblico, considera fondamentali e necessari per portare avanti una politica sana e a servizio di tutti i cittadini.
Avviso Pubblico riunisce più di 250 realtà amministrative e si pone come obiettivo la costruzione di percorsi di legalità all’interno delle istituzioni, la creazione di reti di cittadini consapevoli e partecipi che dicano NO alle dinamiche speculative criminali.

Montà ha incontrato i ragazzi della Scuola estiva del Gruppo Abele che lo hanno intervistato per Riparte il futuro :

Partecipazione e comunità: in che modo il comune deve dialogare con le comunità che risiedono sul territorio e affrontare le marginalità?

C’è una certa marginalità socio-culturale che va letta e su cui bisogna lavorare. Noi stiamo cercando di fare una mappa della partecipazione: censire i portatori di interessi, capire chi sono i soggetti con cui l’amministrazione si relaziona e cercare strumenti che aiutino la partecipazione. Dobbiamo inoltre costruire politiche rappresentative degli interessi di imprese virtuosi e cittadini partecipi in modo da indirizzare successivamente le nostre scelte. Dall’altro lato è necessario individuare nuclei di marginalità, che hanno la percezione che la politica risponda a dinamiche datate e che venga considerata un centro di collocamento.

La commissione bilancio dell’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato l’impignorabilità della prima casa. Cosa ne pensa?

Ritengo che la casa sia un bene fondamentale, un diritto primario dei cittadini che non deve venire meno. Abbiamo avuto esempi sul nostro territorio di imprese che sono fallite lasciando i cittadini nella disperazione […]. Non ci può essere un paese a “due velocità”. L’amministrazione non può essere indifferente rispetto alla perdita dei risparmi delle famiglie dovuta al fallimento di certe aziende private e pubbliche [..]. Inoltre la criminalità organizzata attecchisce all’interno di queste crepe create dalla disperazione e dalla crisi e non possiamo permettere che questo accada.

Cosa può dirci sullo scandalo “LE GRU” di Grugliasco?

Non so, ero un bambino. Di certo è stato un grande business su più fronti, da cui tutti hanno attinto, con responsabilità della politica, dell’amministrazione in termini autorizzativi e del sistema produttivo ed economico. Quando facevo l’assessore, incontrai un responsabile delle cooperative che avevano costruito il centro commerciale. Rimasi colpito da una sua battuta: “dal punto di vista della mia azienda… magari ce ne fossero per noi di occasioni del genere…” mentre per l’amministrazione pubblica fu un disastro che portò a numerosi arresti. Il concetto “la misura è l’affare” è la sconfitta del paese. Il fatto che quella fosse considerata una grande occasione mi ha sconvolto. Siamo passati per “la città dei corrotti”, ancora oggi mi viene ricordato. Era il più grande centro commerciale d’Italia e Grugliasco viene ricollegata, dopo anni, a questo scandalo.

E per quanto riguarda le grandi opere?

Le grandi opere in parte sono sporcate e in parte no, basta guardare i grandi scandali di oggi. Il problema è che ormai un certo tipo di relazione ha contaminato questi progetti. Ma sono l’espressione di un fenomeno che parte dal piccolo, in cui la tangente è ormai considerata la normalità.

Avviso Pubblico appoggia la campagna di Legambiente “Abbatti l’abuso”, come sta procedendo la campagna?

L’abuso edilizio è un elemento drammatico di vittoria dell’illegalità; noi sosteniamo questa campagna dove le istituzioni difendono in concreto la legalità del territorio, con i rischi e le problematiche che ne conseguono. In taluni posti contrastare l’abuso edilizio e l’idea stessa che il territorio sia a disponibilità di chi è più forte (e più furbo) è un messaggio complicato. Siamo vicini agli amministratori che contrastano l’abuso edilizio e che portano avanti espropri a danno dei mafiosi, sapendo che a volte il prezzo da pagare è alto. Il compito dell’associazione è dunque quello di sostenere chi sta seguendo la strada “giusta” e di fornir loro un supporto.

Cristina (25 anni, Biella)
Achraf ( 20 anni, Torino)
Samuele ( 22 anni, Asti)

 


Foia4Italy, quando la conoscenza è potere: è arrivato il momento della trasparenza

09/07/2014 - in Politico e digitale

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Questa è una storia che parte da lontano. Dall’Atene dell’Antica Grecia, e dalle basi della cultura e della democrazia. “Sono un avvocato, ma sono prima di tutto un boulomenos”, esordisce Ernesto Belisario (che insegna diritto amministrativo e delle tecnologie e si occupa dei profili giuridici di PA digitale, Open Government, Open Data e Social Media) presentando a Venezia il #Foia4Italy alla #digitalVenice week in corso.

È ancora una volta la mobilitazione della società civile, questa volta al grido di #Foia4Italy: 32 associazioni e una vera e propria proposta da cui partire per un Freedom of Information Act nel nostro paese. “Negli ultimi anni è stato fatto molto per la trasparenza, ma l’iniziativa FOIA4Italy non si accontenta e chiede di più perché la linea di confine tra cittadinanza e sudditanza è ancora molto sottile, si legge sul sito dell’iniziativa. “Il nostro interesse legittimo è poterci occupare delle nostre comunità. Chiediamo di sapere per poter analizzare, capire e agire. FOIA4Italy è un’iniziativa senza affiliazioni politiche nata dalla società civile“.Il boulomenos è, nell’Atene culla della democrazia, “colui che desidera”. Che chiede e che agisce. Che si attiva. “Siamo tutti boulomenoi e chiediamo oggi un Freedom of Information Act italiano”.

È una storia che parte da lontano e si aggancia a parole che da giovani si ripetono senza forse a volte comprenderne veramente il significato: “La conoscenza è potere”. È un punto chiaro e cruciale dell’agenda di Riparte il futuro: “È necessario rivoluzionare il modo d’intendere la Pubblica Amministrazione,dando vita a un nuovo rapporto tra istituzioni e cittadini per mezzo del web, che rende possibile diffondere e usufruire direttamente di migliaia di dati messi in rete”. Il modello è quello delle leggi sulla libertà di informazione e l’obettivo è una Pubblica Amministrazione aperta, inclusiva, facilmente conoscibile perché una casa dalle mura di vetro, “ma impermeabile all’illegalità, quindi con porte blindate per tenerne fuori corrotti, corruttori e clan criminali”.

La società civile chiede trasparenza, e da Venezia arriva la conferma: il “momentum” è arrivato. Lo diceva Obama nel 2009 (prima dello scandalo NSA): “Government should be participatory. Public engagement enhances the Government’s effectiveness and improves the quality of its decisions. Knowledge is widely dispersed in society, and public officials benefit from having access to that dispersed knowledge”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi quando era ancora in corsa per la direzione del Pd: “La prima cosa in assoluto che farei da premier è adottare il Freedom of Information Act”. Lo ricorda qui Guido Romeo, editor di Wired e fondatore di Diritto di sapere insieme ad Andrea Menapace. Renzi è premier dal 22 febbraio del 2014 ma il Freedom of Information Act non ha visto ancora la luce.

Gli ingredienti di un’amministrazione trasparente sono ricordati dall’agenda di Riparte il futuro: rendere pubblici le regole di funzionamento e l’organizzazione interna, compresi i nomi dei componenti degli organi di indirizzo politico; i dati relativi ai bandi concorsuali, gli esiti di gare e concorsi, informazioni sulle aziende che partecipano ai bandi; i dati sull’uso delle risorse (rendere tutto pubblico, dai criteri di acquisizione degli incarichi agli atti formali che certificano i vantaggi economici per persone fisiche e enti pubblici e privati); i dati di bilancio.

Non solo: questi dati devono essere accessibili e soprattutto open, ovvero disponibili gratuitamente, utilizzabili, riutilizzabili e facilmente leggibili, sviluppando apposite piattaforme che spieghino, ad esempio, come vengono spesi i fondi pubblici. Il Foia è un tipo di legge già adottata in 90 Paesi democratici che “rende la conoscenza delle informazioni raccolte dal governo un diritto universale, ponendolo alle fondamenta della libertà di espressione dei cittadini”.

Ora testo presentato da Foia4Italy, ricorda ancora Guido Romeo da Venezia, “sarà presto sottoposto a un crowdsourcing nazionale volto a migliorarlo ancora, accompagnato da una campagna pubblica per sostenerne l’adozione entro l’anno. In questo modo si aprirà un’azione di scrittura collettiva, nel solco della migliore tradizione dell’Open Government, che vede nella partecipazione e nella cooperazione due pilastri a favore della trasparenza”.

Angela Gennaro


Dati sugli Open data: a che punto siamo e cosa serve?

04/07/2014 - in trasparenza

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I risultati della ricerca dell’edizione 2013-14 dell’Osservatorio eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano dimostrano che c’è molta strada da fare sulla strada dell’Open Government. Innanzitutto sarà necessario individuare modelli organizzativi ed economici, omogenei su tutto il territorio nazionale, per rendere la gestione sostenibile alla PA. Inoltre, per far sì che i cittadini comprendano l’utilità di questi nuovi strumenti e partecipino all’innovazione, sarà  d’obbligo creare concrete forme di partecipazione.
Dall’analisi di oltre 730.000 commenti pubblicati sui social network da utenti italiani che discutevano di questi temi tra novembre 2013 e maggio 2014 emerge un giudizio complessivamente negativo sulla PA, tanto più se digitale, ma le riforme annunciate negli ultimi mesi hanno portato un repentino cambio di atteggiamento. Inoltre dalla ricerca emerge che:

- Il 76% dei Comuni ritiene che la diffusione dei dati aperti consentirà una maggiore visibilità sull’operato dell’Ente pubblico

La trasparenza non è, e non deve essere, un semplice adempimento burocratico, ma un modo per il Comune di farsi conoscere e creare fiducia. Il 76% dei Comuni sembra averlo compreso, ma siamo ancora lontani dal creare “Municipi dalle mura di vetro”.

- l’89% dei Comuni pubblica dati in formati difficilmente modificabili

Si definiscono open data quei file che permettono di “estrarre” facilmente informazioni e “riutilizzarle” in altre banche dati. Informazioni di questo tipo devono essere alla portata di tutti e facilmente leggibili. Il decreto trasparenza 33/13 dice espressamente che le informazioni devono essere di “buona qualità” ma l’89% dei Comuni sembra non aver recepito questo importante aspetto.

- il 72% dei Comuni con più di 10.000 abitanti afferma di aver attivato o voler attivare dei processi partecipativi. Tuttavia meno del 50% ha definito obiettivi, strumenti e regole per farlo

Partecipare non è semplice e non lo è neanche avviare processi di partecipazione. Per questo la campagna Riparte il futuro ha chiesto a tutti i sindaci neo-eletti alle scorse elezioni di adottare e attuare la delibera “trasparenza a costo zero”  sull’incontro tra società civile e potere pubblico: in particolare si chiede  l’organizzazione delle giornate della trasparenza, l’aggiornamento dei piani anticorruzione e il dialogo con il responsabile anticorruzione. Su queste basi è più facile avere obiettivi e strumenti chiari, e le regole sono quelle del monitoraggio civico da un lato e della proposta politica dall’altro.

- il 64% dei Comuni dichiara di non utilizzare nessun social network, ma nel 2014, il 59% dei Comuni capoluogo ha attivato un profilo ufficiale su Facebook, il 28% in più rispetto al 2013, e il 63% ha un account su Twitter, con un incremento del 74% rispetto al 2013.

I social network sono degli strumenti utilissimi per comunicare velocemente ed efficacemente aggiornamenti, informazioni, novità. Dotarsi di questi strumenti significa impegnarsi ad essere oggi più vicino al cittadino. Non dovrebbe più essere necessario sottolinearlo.


I siti dei Comuni non sono trasparenti come dovrebbero. Cantone fissa una deadline: il 15 settembre

23/06/2014 - in Dialogo con l'ANAC, trasparenza

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“Criticità in termini di completezza e di qualità dei contenuti e diffuse carenze”: Raffaele Cantone ha inviato delle lettere piuttosto eloquenti – per quanto possa essere eloquente il linguaggio istituzionale – ai grandi Comuni italiani per richiamarli all’ordine. Molti siti delle Pubbliche amministrazioni offrono ad oggi informazioni imprecise o del tutto mancanti e non rispettano la Delibera Civit 71 del 2013. Se l’obiettivo di tale normativa era ottenere lo stato di ”Amministrazione trasparente”, non è stato ancora raggiunto.
Dopo il primo monitoraggio condotto dall’Autorità nazionale anticorruzione nei primi mesi dell’anno – rapporto che la campagna Riparte il futuro ha analizzato e commentato nel dettaglio con infografiche e classifiche – ce n’è stato un altro, a maggio, focalizzato sugli obblighi di pubblicazione relativi ai pagamenti, alla società partecipate, alle tipologie di procedimento e all’accesso civico.

I risultati sono stati inviati tramite missiva il 12 giugno ai sindaci, ai responsabili della trasparenza e della prevenzione della corruzione dei singoli Comuni, al nucleo di valutazione interno all’ente, ai responsabili dei ministeri. Come a dire: “non ci siamo!”

Per fare alcuni esempi i Comuni di Milano e Torino omettono i compensi degli amministratori delle società partecipate. Nel sito del Comune di Firenze per consultare i dati sulle partecipate bisogna scaricare tre diversi documenti. A Messina non si leggono gli oneri totali gravanti sull’amministrazione e i risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi finanziari; inoltre appaiono incompleti i trattamenti economici degli amministratori. A Palermo c’è il buio totale sui risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi di Amia spa, la società di smaltimento rifiuti (già fallita) né si leggono gli incarichi di amministratore della società e i relativi compensi. Trieste non specifica le funzioni che le partecipate svolgono in favore dell’amministrazione comunale né gli incarichi di tutti gli amministratori.
In generale per tutti i Comuni si riscontrano “carenze informative” nei dati sugli organi di indirizzo politico-amministrativo, su consulenti e collaboratori, sui tempi dei procedimenti. Molti punti oscuri anche sugli atti di concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi, vantaggi economici e sui beni immobili e la gestione del patrimonio. Informazioni incomplete anche dai ministeri dell’Interno, delle Politiche agricole, dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e trasporti, del Lavoro, della Difesa, degli Esteri e della Giustizia.

Preso atto della situazione, Raffaele Cantone fissa perentorio una deadline: il 15 settembre. Entro questa data dovrà essere tutto a posto.

Sperando che sia iniziata una nuova era, in cui le norme devono semplicemente essere rispettate, stiamo a vedere cosa accadrà.
E soprattutto: cosa accadrà a chi non rispetterà la scadenza?

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LG

trasparenza


Amministratori sotto tiro: per non essere uomini soli dobbiamo farci sentire di più. Intervista a un sindaco calabrese minacciato

30/04/2014 - in Amministratori sotto tiro

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Continua il viaggio di Avviso Pubblico attraverso l’Italia dei territori, dove troppo spesso gli amministratori locali vengono minacciati o intimiditi.
La Calabria, che negli anni precedenti aveva sempre avuto il triste primato nel Rapporto “Amministratori sotto tiro”, in quello del 2013 si colloca al terzo posto, con il 19% dei casi, pari a 68 atti intimidatori censiti.

Gli atti intimidatori e di minaccia verso amministratori locali e personale della pubblica amministrazione si sono registrati nell’8% dei comuni presenti nella regione. La provincia di Cosenza è quella che, con 23 casi accertati, risulta primeggiare per gli atti intimidatori. La seconda provincia, con 13 casi, è quella di Reggio Calabria, in cui si è anche registrato l’omicidio di un dipendente di un Comune che in passato era stato sciolto per infiltrazione mafiosa. La terza provincia calabrese per numerosità di atti intimidatori, con 12 casi, è quella di Vibo Valentia; seguono le province di Crotone e di Catanzaro che hanno fatto registrare 10 casi ciascuna.

Abbiamo intervistato Giuseppe Aieta, Sindaco di Cetraro e assessore all’Ambiente della Provincia di Cosenza, al quale lo scorso 12 gennaio è stata recapitata presso la sua abitazione personale una busta contenente due proiettili e una lettera minatoria.

intervista Giuseppe Aieta (2)

È la prima volta che riceve intimidazioni di questo tipo?
Una minaccia così pesante non l’avevo sinora mai ricevuta, ma da quando esercito la funzione di Sindaco mi sono state recapitate infinite lettere anonime, alle quali però non ho mai dato risalto. L’ultima invece, un plico contenente una cartuccia caricata a pallettoni e un proiettile calibro 9 accompagnato da una lettera anonima con una esplicita e raggelante minaccia di morte “Gli errori che hai fatto te li farò pagare con la vita”, non potevo far finta di nulla . Ho denunciato l’episodio ai carabinieri, che hanno acquisito la lettera e i proiettili, e ho reso partecipe la Giunta di questo atto.

Lei come ha reagito?
Ho subito convocato un consiglio comunale straordinario aperto a tutti per discutere dell’accaduto. Tantissimi sono stati i giovani presenti ai quali ho cercato di trasmettere che bisogna andare oltre questi atti di violenza con la bellezza delle nostre opere. Il riscatto è la conoscenza, è la bellezza, è il sapere, e sono le cose che da anni provo a diffondere. Ho reagito quindi con la dovuta compostezza, come si fa in questi casi. Non mi sono fatto intimidire e ho continuato ad amministrare come ho sempre fatto, continuando le mie battaglie condotte per la difesa della legalità, della trasparenza e della moralità. Intimidazioni di questo tipo ti trasmettono la certezza che stai facendo del bene. Certo, questa pesante intimidazione ha cambiato la mia vita e quella della mia famiglia.

Cosa ha cambiato rispetto all’amministrazione precedente?
Posso dire di aver inaugurato una nuova stagione. Da quando mi sono insediato ho fatto in modo che l’amministrazione comunale di Cetraro rappresentasse un forte presidio democratico e che costituisse un impedimento oggettivo e di contrasto allo svolgimento di attività illegali e criminose. Ho voluto fortemente il Protocollo d’intesa al fine di prevenire le infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici. Con questo Protocollo ogni ditta che lavora con noi, oltre che sottoscriverlo, con cadenza settimanale deve inviare alla Prefettura di Cosenza le attività svolte, distinte per giorno lavorativo. Ho anche istituito l’Osservatorio sulla Legalità d’intesa con il Parroco Don Ennio Stamile e per tre volte mi sono costituito parte civile in tre processi di mafia. Ho infine realizzato diverse opere pubbliche, come il completamento del Porto Turistico dopo cinquantasette anni, che hanno portato un maggiore benessere nella nostra piccola città.

Cosa potrebbe fare lo Stato per stare più vicino agli amministratori sotto tiro?
L’isolamento intorno a chi riceve minacce inevitabilmente a volte si crea e gli amministratori sotto tiro diventano spesso uomini soli. Io posso tranquillamente dire che lo Stato lo sento vicino e che in questi anni ci ha aiutato tantissimo per realizzare e portare avanti i nostri progetti. Forse dobbiamo essere noi Sindaci a farci sentire di più per collaborare in maniera più efficace con le Istituzioni.

Giuseppe Aieta è nato a Cosenza il 10.02.1967. Si è laureato in Lettere e Filosofia ed insegna Italiano e Storia negli Istituti d’Istruzione Superiore. Attualmente ricopre la carica di Sindaco di Cetraro (CS), di assessore all’Ambiente della Provincia di Cosenza e di Presidente del Consorzio di 10 Comuni denominato “Tirreno Sviluppo e Legalità”. Nel 2004 è stato eletto Consigliere Provinciale, con Mario Oliverio Presidente, ed ha svolto il ruolo di Presidente della I^ Commissione Consiliare Bilancio e Programmazione. Nel 2005 è stato eletto Sindaco di Cetraro, con una lista di centrosinistra, ottenendo il 62% dei consensi. Nel 2009 è stato rieletto alle elezioni provinciali. Nel 2010 è stato rieletto Sindaco di Cetraro ottenendo il 66% dei consensi.

REGIONE CALABRIA – DISTRIBUZIONE PROVINCIALE DELLE MINACCE E DELLE INTIMIDAZIONI ANNO 2013

Totale situazioni censite: 68

intervista Giuseppe Aieta (1)

Provincia di Cosenza – Comuni: Cassano Jonio, Castrovillari, Corigliano Calabro, Fuscaldo, Lattarico, Paola, Rende, S. Giovanni in Fiore, S. Maria del Cedro. Provincia di Reggio Calabria – Comuni: Bagnara Calabra, Benestare, Bovalino, Calanna, Ciminà, Melicuccà, Reggio Calabria, Riace, Rosarno, S. Eufemia d’Aspromonte, Taurianova.

Provincia di Vibo Valentia – Comuni: Filadelfia, Nicotera, Pizzo Calabro, Ricadi, Serra San Bruno, Vibo Valentia. Provincia di Crotone – Comuni: Isola Capo Rizzuto, Petilia Policastro. Provincia di Catanzaro – Comuni: Badolato, Botricello, Catanzaro, Lamezia Terme, Motta S. Lucia.

Questo articolo è in collaborazione con Avviso Pubblico. Insieme vogliamo far conoscere le storie di tantissimi amministratori locali che fanno onestamente il loro lavoro, che vivono e praticano i principi e i valori della Costituzione e che, pur in presenza di gravi episodi di minacce e di atti di violenza, non piegano la schiena.

Consulta il Rapporto “Amministratori sotto tiro” di Avviso Pubblico” >>

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Amministratori sotto tiro: veicoli incendiati, buste con proiettili, minacce di morte. Intervista a un sindaco siciliano

23/04/2014 - in Amministratori sotto tiro

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Continua il viaggio di Avviso Pubblico attraverso l’Italia dei territori, dove troppo spesso gli amministratori locali vengono minacciati o intimiditi. Con il 20% di casi censiti, pari a 70 atti intimidatori, la Sicilia si colloca al secondo posto dopo la Puglia nel Rapporto 2013 “Amministratori sotto tiro”.

Le province con i dati più numerosi sono state quella di Palermo con 25 episodi e quella di Messina con 18, alle quali seguono Siracusa con 8, Agrigento con 7, Caltanissetta con 4, Catania e Ragusa con 3 e Trapani con 2.

E se i fatti di cronaca verificatisi in Puglia negli ultimi mesi ci dimostrano che la violenza criminale in quei territori non si ferma, possiamo altrettanto affermare che gli amministratori siciliani dall’inizio del 2014 sono stati oggetto di episodi ancora più inquietanti. Veicoli incendiati, invio di buste con minacce e proiettili, telefonate minatorie e minacce di morte per strada sono stati gli episodi che hanno colpito alcuni assessori, sindaci e anche il Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta.

Il fenomeno in alcuni casi ha riguardato anche le mogli dei sindaci. Un segnale, questo, che mira ad infondere ancor più paura.

Lo abbiamo chiesto ad Alvise Stracci, Sindaco di Alimena, provincia di Palermo, al quale lo scorso 13 marzo è stata incendiata l’auto della consorte. In questa intervista, Stracci ci racconta la paura di quell’incendio, difficile da dimenticare, e la voglia di non arrendersi, di continuare ad andare avanti.

02 Intervista Alvise Stracci Ok

Perché secondo lei hanno colpito il veicolo di sua moglie? E che segno ha lasciato questo atto intimidatorio?
È difficile dare una risposta a questa domanda. Quello che posso dire con certezza è che è stato un gesto legato sicuramente alla mia attività di sindaco, al modo in cui ho fatto le cose, perché sono trent’anni che faccio il medico e non ho mai subito una minaccia. Quell’incendio ha provocato numerosi disastri: non solo la macchina di mia moglie, che è andata completamente in fiamme, ma ha interessato anche una Fiat Panda, il pian terreno di un’abitazione dove dormiva una famiglia e il loro negozio d’abbigliamento, riducendo in cenere il contenuto del magazzino. Da quel giorno ogni notte mi sveglio alle quattro del mattino e non riesco più a dormire. Io non sono un tipo ansioso, ma certe cose non sono facili da superare.

Cos’è cambiato rispetto all’amministrazione precedente?
Le cose ad Alimena sono già iniziate a cambiare con l’amministrazione precedente, nella quale io ero Vicesindaco. Io sto solo portando avanti quello che il mio collega ha fatto per cinque anni, ovvero un’amministrazione imparziale, improntata sulla legalità e sulla trasparenza, con un taglio deciso contro il malaffare e la mafia. La mia porta è sempre aperta, provo ad ascoltare tutti per capire quali sono i problemi principali da risolvere. Essere aperti nelle decisioni, essere imparziali, non deflettere è la linea che sto seguendo. Ho un’amministrazione composta da consiglieri giovanissimi, molto in gamba, che sanno fare benissimo il loro lavoro pur non avendo avuto esperienze di questo tipo. Ho dovuto escludere molte persone portando avanti solo coloro che ritenevo essenziali per svolgere bene la mia attività di sindaco. E per questo sono stato spesso criticato.

È la prima volta che riceve intimidazioni di questo tipo?
No, anzi. Subito dopo il mio insediamento ad Alimena si sono verificati altri atti intimidatori di questo tipo. Per un periodo ignoti hanno ripetutamente tentato di incendiare alcuni mezzi comunali e per tre volte sono state date alle fiamme delle sterpaglie intorno ad una autorimessa comunale. Poi hanno tagliato alcuni alberi dell’uliveto del suocero del capogruppo di maggioranza, e neanche un mese dopo c’è stato un tentativo, che fortunatamente non è andato in porto, d’incendiare l’auto dell’ex sindaco Calabrese, con del liquido infiammabile. Insomma Alimena sta diventando un paesino in cui succedono episodi inquietanti che possono essere ricondotti soltanto alla nostra azione amministrativa apertamente in contrapposizione con ogni organizzazione criminale. E questo ha dato e continua a dare molto fastidio.

Cosa potrebbe fare lo Stato in questo senso?
Dovrebbe indicare una strada e creare un fondo per potenziare i servizi sociali affinchè i Comuni possano intervenire in questo senso. Abbiamo bisogno di garantire un salario minimo di sussistenza a tutti, cosa che, in questo momento, sta diventando la più difficile da fare.

Alvise Stracci, BIOGRAFIA: è nato il 25 luglio del 1953. Si è laureato nel 1982 in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti, specializzandosi nel 1985 in Malattie dell’apparato cardiovascolare e nel 1989 in Tisiologia e Malattie dell’Apparato Respiratorio. Dal 1990 al 1992 ha svolto l’attività di Medico di Medicina Generale di libera scelta nel Comune di Alimena. Dal 1991 è Dirigente Medico di Medicina Interna presso l’ASP Palermo. Nel 2001 diventa titolare di incarico di alta specializzazione in Patologia apparato respiratorio presso l’ospedale Madonna Santissima dell’alto di Petralia Sottana. Nel 2008 diventa Vicesindaco di Alimena (PA) e dal giugno 2013 è primo cittadino di Alimena.

REGIONE SICILIA – DISTRIBUZIONE PROVINCIALE DELLE MINACCE E DELLE INTIMIDAZIONI. ANNO 2013

Totale situazioni censite: 70

02 Intervista Alvise Stracci Ok

Questo articolo è in collaborazione con Avviso Pubblico. Insieme vogliamo far conoscere le storie di tantissimi amministratori locali che fanno onestamente il loro lavoro, che vivono e praticano i principi e i valori della Costituzione e che, pur in presenza di gravi episodi di minacce e di atti di violenza, non piegano la schiena.

Consulta il Rapporto “Amministratori sotto tiro” di Avviso Pubblico” >>

Firma la campagna per la trasparenza delle prossime elezioni amministrative >>


La trasparenza dei grandi Comuni: Roma e Messina le città meno trasparenti sui procedimenti amministrativi

11/04/2014 - in corruzione, Dialogo con l'ANAC

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Prosegue la nostra analisi sui rapporti che ’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) ha da poco pubblicato sulla trasparenza dei grandi Comuni nell’anno 2013. In particolare l’Anac ha valutato il  rispetto della Delibera Civit 71 del 2013 che fissa l’obbligo di pubblicazione nei siti istituzionali di alcune informazioni specifiche. L’obiettivo è raggiungere lo stato di”Amministrazione trasparente”.

Secondo l’Art. 35 del d.ls 33 del 2013 ogni Ente Pubblico deve presentare sul sito istituzionale le informazioni dettagliate  su attività e procedimenti amministrativi e relative tipologie. Sappiamo che la corruzione si annida nelle scartoffie, nelle pratiche, nei passaggi di carte, ed è importante che queste attività e l’operato dei funzionari che se ne occupano siano adeguatamente controllati. Ogni passaggio dovrebbe essere alla luce del Sole.

L’Anac ha rilevato la presenza sui siti istituzionali de:

1) il nome del responsabile del procedimento,
2) i rispettivi recapiti telefonici e caselle di posta elettronica istituzionale;
3) il nome del soggetto a cui è attribuito l’eventuale potere sostitutivo,
4) la modalità per attivarlo;
5) con indicazione dei recapiti telefonici e delle caselle di posta elettronica istituzionale.
6) i dati relativi agli atti e ai documenti da allegare all’istanza
7) le informazioni riguardanti gli uffici e le modalità per la presentazione dell’istanza stessa;

Inoltre l’Autorità ha verificato che tali informazioni fossero:

8) aggiornate
9) in formato open data

Catania e Palermo sono i Comuni che risultano più in regola rispetto a tale richiesta. Roma e Messina le peggiori.

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Continuate a seguirci per sapere se le nostre città sono in regola o meno!

 


La trasparenza dei grandi Comuni: Napoli e Venezia sono le migliori in fatto di Enti controllati e Società partecipate. Catania la peggiore

09/04/2014 - in corruzione, Dialogo con l'ANAC

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Prosegue la nostra analisi sui rapporti che ’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) ha da poco pubblicato sulla trasparenza dei grandi Comuni nell’anno 2013. In particolare l’Anac ha valutato il  rispetto della Delibera Civit 71 del 2013 che fissa l’obbligo di pubblicazione nei siti istituzionali di alcune informazioni specifiche. L’obiettivo è raggiungere lo stato di”Amministrazione trasparente”.

Oggi analizziamo i dati dei report in merito alla trasparenza sugli Enti controllati – Società partecipate. Secondo l’art. 22 del d.lgs 33 del 2013, le PA sono tenute a pubblicare sul proprio sito tutte le informazioni sulle società che vi partecipano. Non devono solo rendere noto un mero elenco, ma anche fornire le seguenti informazioni dettagliate:

1) l’elenco delle società;
2) i dati relativi alla ragione sociale;
3) la misura della eventuale partecipazione dell’amministrazione;
4) la durata dell’impegno;
5) l’onere complessivo a qualsiasi titolo gravante sul bilancio dell’amministrazione;
6) il numero dei rappresentanti dell’amministrazione negli organi di governo;
7) il trattamento economico complessivo di ciascuno di essi;
8) i risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi finanziari;
9) i dati relativi agli incarichi di amministratore dell’ente;
10) il relativo trattamento economico complessivo.

Inoltre l’Autorità ha verificato che tali informazioni fossero:
11) aggiornate
12) in formato open data

Dalla Figura 3 si può osservare un buon livello di adempimento relativo a questa informazione: Napoli e Venezia sono i Comuni che hanno soddisfatto tutti i criteri individuati dalla Delibera Civit. In questo caso Catania risulta il Comune più inadempiente.

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La Figura 4 mostra che tutti i 15 Comuni hanno predisposto l’elenco delle società partecipate, indicandone la ragione sociale e la misura della eventuale partecipazione dell’amministrazione.

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La trasparenza dei grandi Comuni: chi è in regola con l’elenco dei pagamenti e dei debiti?

Prosegue la nostra analisi sui rapporti che ’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) ha da poco pubblicato sulla trasparenza dei grandi Comuni nell’anno 2013. In particolare l’Anac ha valutato il  rispetto della Delibera Civit 71 del 2013 che fissa l’obbligo di pubblicazione nei siti istituzionali di alcune informazioni specifiche. L’obiettivo è raggiungere lo stato di”Amministrazione trasparente”.

Per ognuno dei 15 grandi Comuni analizzati –  Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino, Trieste, Venezia - l’Autorità ha pubblicato una relazione sintetica affrontando diversi argomenti.

Analizziamo  oggi il punto relativo ai pagamenti e all’elenco dei debiti comunicati ai creditori, suddiviso dall’Anac in 6 criteri da rispettare:

1. la presenza dell’elenco

2. il formato open data

3. l’aggiornamento della pagina

4. l’indicazione della data della fattura

5. l’indicazione delle fatture in ordine cronologico per data di emissione

6. l’indicazione della data del pagamento

Nella Figura 1 si può osservare il numero di criteri soddisfatti da ciascun Comune: soltanto Venezia e Genova sono in perfetta regola, con sei parametri soddisfatti su sei.

Mentre Firenze, Milano, Napoli, Palermo Roma e Torino ne hanno soddisfatti cinque. Per la maggior parte di questi Comuni il criterio non rispettato è il 5: la predisposizione dell’elenco in ordine cronologico secondo la data di emissione delle fatture.

Sono quattro invece i Comuni che non hanno soddisfatto alcun criterio: Bologna, Cagliari, Messina, Reggio Calabria.

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Nel Rapporto dell’Autorità su Trieste viene segnalato che sul sito istituzione del Comune è presente la seguente dicitura: “per l’Amministrazione Comune di Trieste, non sussistono debiti certi, liquidi ed esigibili non estinti per somme dovute per somministrazioni, forniture e appalti e per obbligazioni relative a prestazioni professionali”.

Dalla Figura 2 si può osservare che il criterio maggiormente soddisfatto è relativo alla semplice presenza dell’elenco, mentre soltanto cinque Comuni su 15 hanno fornito informazioni aggiornate relative all’elenco dei debiti scaduti.

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La trasparenza dei grandi Comuni: solo i siti istituzionali di Palermo e Genova sono in regola con la pagina “Amministrazione trasparente”

01/04/2014 - in Dialogo con l'ANAC, Politico e digitale

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L’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) ha da poco pubblicato i Rapporti sulla trasparenza dei grandi Comuni dell’anno 2013 sul rispetto della Delibera Civit 71 del 2013: tale delibera fissa l’obbligo di pubblicazione nei siti istituzionali di alcune informazioni specifiche. L’obiettivo è raggiungere lo stato di”Amministrazione trasparente”.

Per ognuno dei 15 grandi Comuni analizzati –  Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino, Trieste, Venezia - l’Autorità ha pubblicato una relazione sintetica.
Riporteremo in questo blog cosa è emerso dal report dell’Anac per capire a che punto siamo con la trasparenza delle grandi città italiane.

La prima informazione rilevata ha riguardato la presenza o meno della pagina “Amministrazione Trasparente” sui siti istituzionali dei Comuni.
Secondo il monitoraggio, 13 Comuni su 15 hanno predisposto questa pagina sui siti ma soltanto Palermo e Genova hanno seguito perfettamente le indicazioni della normativa.

I due Comuni che non hanno soddisfatto tale criterio sono Catania e Reggio Calabria. È stato rilevato che sul sito istituzionale Di Catania la sezione “Amministrazione trasparente” rimanda alla sezione “Trasparenza, valutazione e merito” (d.lgs 150/2009), la cui articolazione non risulta conforme a quella indicata dall’allegato al d.lgs. n. 33/2013; relativamente a Reggio Calabria, invece, non è stata prediposta alcuna specifica sezione relativa alla normativa sulla Trasparenza.

Inoltre l’Anac ha indagato sulla presenza dell’Attestazione e della Griglia di rilevazione dell’OIV (Organismo indipendente di valutazione) o struttura analoga. Gli OIV sostengono e certificano l’assolvimento degli obblighi delle PA relativi alla trasparenza e all’integrità.
Secondo la verifica tra i mesi di novembre e dicembre 2013 soltanto 9 Comuni su 15 avevano predisposto tali informazioni. La scadenza del 30 settembre 2013 indicata dalla Delibera non è quindi stata rispettata.

Continuate a seguirci per sapere se le nostre città sono in regola o meno!