Articoli con il tag “Raffaele Cantone

Faccia a faccia con Raffaele Cantone a Ballarò

24/09/2014 - in corruzione

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Ieri sera Raffaele Cantone, il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, è intervenuto nella trasmissione Ballarò nello spazio dedicato al faccia a faccia. Oltre a parlare in tarda serata, l’intervento è iniziato alle 23.30, Cantone ha affrontato il tema in termini piuttosto generali mentre speravamo che andasse nel dettaglio della riforma promessa dal governo a inizio estate e mai avviata. I provvedimenti  anticorruzione attendono da mesi (per non dire decenni) di essere prese in seria considerazione nelle aule parlamentari. E poco e nulla, come ha sottolineato l’ex pm, è stato fatto fino ad oggi. Anzi.

“Da dopo Tangentopoli non è stato fatto praticamente quasi nulla perché la corruzione diminuisse. Anzi, se guardiamo al passato ci sono molte cose che l’hanno favorita. La corruzione è uno strumento che blocca il mercato e in assoluto anticoncorrenziale: non rende necessario ad esempio che le imprese innovino, perché chi sa di poter accedere a un mercato protetto, ovvero quello della corruzione, tutto sommato non ha necessità di fare innovazione. Inoltre la corruzione rappresenta uno strumento incredibile per impedire l’ingresso di nuovi operatori e allontana moltissimo gli operatori esteri. La corruzione è una delle nostre principali emergenze”.

Guarda tutto l’intervento e scrivi nei commenti cosa ne pensi.

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Nicola Porro: «Le politiche anticorruzione sono da “socialismo reale”». Questa ci mancava.

16/09/2014 - in corruzione

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nicola porroChe le politiche anticorruzione fossero da “socialismo reale” era finora un pensiero inedito.

Eppure è quello che espressamente emerge dalle parole di Nicola Porro in un articolo comparso ieri online.

Il vice-direttore de Il Giornale vede nel potere di commissariamento delle aziende corrotte assegnato all’Autorità anticorruzione, introdotto dalle norme emergenziali frutto degli scandali Expo e Mose, un rinnovamento della cultura anti-industriale.

In realtà, il ricorso alla corruzione da parte delle imprese ne mostra tutta l’incapacità di operare attraverso la qualità, l’innovazione, l’organizzazione efficace, la competitività. Non è infatti un caso che molte convenzioni internazionali insistano sul perseguimento della corruzione internazionale che falsa le regole del gioco, in special modo quella OCSE contro la corruzione dei pubblici ufficiali stranieri del 1997 e in vigore in Italia dal 2000. Le istituzioni garanti del mercato globale poi, dal FMI alla BM, ribadiscono a più riprese lo stesso concetto.

Solo una vera lotta alla corruzione può essere garanzia per le imprese, affinché quelle sane possano affermarsi sul mercato e non soccombere per colpa di quelle che esercitano logiche corruttive. Vanno invece eliminati tutti quegli orpelli burocratici che piuttosto che incoraggiare l’impenditoria obbligano alla logica dell’elusione delle regole: è su questo che è fondamentale un confronto onesto tra mondo imprenditoriale e istituzioni democratiche.

Rivolgere invece, come fatto da Porro, un appello alle imprese affinché si ribellino alla possibilità di legiferare sull’autoriciclaggio (definito dal giornalista “invenzione rischiosa per i privati”) e su quei reati civetta che anticipano e fondano la corruzione è in realtà una chiamata alle armi controproducente. Non vogliamo credere che l’imprenditoria nazionale abbia bisogno, per esistere, di questi mezzi: servono piuttosto regole certe. Lo dimostrano coloro che, in assenza di queste regole, sono incapaci di organizzarsi per garantire una ripresa economica.

Soprattutto occorre un clima di sincero dialogo per colmare la “falla” denunciata da Porro in chiusura di articolo: una falla che è un baratro di legalità. La lotta alla corruzione non è per le buone coscienze, ma è per far ripartire questo Paese, fermo al palo proprio per l’assenza di un vero ed efficace contrasto al fenomeno ormai da troppi anni.

Leonardo Ferrante


Kenneth Rogoff: “Il primo problema dell’italia non è il debito, è la corruzione”

08/09/2014 - in corruzione

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The First Day Of The World Economic Forum In Davos

L’Italia ha molti problemi ma il debito non è quello principale. È la corruzione il vero guaio. A dirlo non siamo (solo) noi firmatari di Riparte il futuro – che lo ribadiamo da quasi due anni – ma è Kenneth Rogoff, nientemeno che uno dei più famosi economisti di Harvard. Lo dice chiaro e tondo, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, dopo essere intervenuto al Forum The European House Ambrosetti di Cernobbio con un’analisi sul debito pubblico dei Paesi dell’Eurozona: il quadro dell’indebitamento italiano verso l’estero è migliore di quanto si creda, ad esempio rispetto a Grecia e Spagna, poiché  dall’inizio della crisi è tornato per il 75% in mani italiane. Il problema corruzione invece, insieme al sistema di governance e all’”incapacità di adattarsi a un mondo che cambia” sono secondo il Professore americano i freni principali alla nostra ripresa.

“Paesi come l’Italia devono fare riforme strutturali. In cambio avranno più flessibilità – afferma Rogoff a conclusione dell’intervista - Se l’Italia diventerà credibile sono certo che otterrà dall’Europa più spazio per le politiche fiscali e di bilancio”.
Dopo aver letto il breve articolo che occupa uno spazio a margine sulle pagine del primo quotidiano nazionale, alcune parole chiave risuonano, grazie all’autorevolezza di chi le pronuncia, e lasciano dietro di sé strascichi di significato.
Una di queste è “credibilità“. Come può l’Italia acquisire quella credibilità necessaria per attirare non solo la fiducia dell’Eurozona ma anche gli investimenti stranieri se non affronta appunto con “riforme strutturali” – altra parola chiave – il problema della corruzione?

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Anche Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Anac, rinnova da Cernobbio il suo anatema (vedi video seguente): “bisogna cacciare i corrotti. È fondamentale che Confindustria faccia la stessa battaglia fatta con la lotta alla mafia: se passa l’idea che la lotta alla corruzione può essere conveniente c’è la speranza di ottenere risultati”, ma la risposta del parterre non è così compatta. Molti pongono l’accento sul tema burocrazia, territorio in cui certamente la corruzione sguazza, ma evitano di prendere il toro per le corna. “Il tema della corruzione è anche psicologico, non mitizziamo che il nostro mondo sia così peggio di altri Paesi”, sostiene l’imprenditore-banchiere Luigi Abete su Il Fatto Quotidiano“Secondo qualcuno, in passato era la condizione per lavorare”, spiega Mario Boselli presidente della Camera della Moda.

Anche il numero uno di Confindustria Giorgio Squinzi aveva annunciato circa un anno fa ai nostri microfoni che “gli imprenditori dovevano dare un esempio molto preciso e molto chiaro” in termini di lotta alla corruzione. E anche in occasione dello scandalo Expo la sua voce aveva tuonato: “Occorre uno scatto morale nostro in primo luogo, poi del Paese tutto se vogliamo liberarci dell’alleanza perversa tra complicazione e corruzione”.
Insomma, di fronte a una politica che traccheggia sui temi della riforma della giustizia (autoriciclaggio, prescrizione, conflitti di interesse, FOIA, whistleblowing) e di fronte al moltiplicarsi dei proclami, degli annunci e degli anatemi, la voce chirurgica di Rogoff arriva dritta al punto e faremmo bene tutti a prenderla molto seriamente.

Laura Ghisellini


Benefici per i whistleblower e “agenti provocatori”, così Cantone vuole combattere la corruzione

18/08/2014 - in corruzione, trasparenza

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raffaele_cantoneIl decreto organizzativo dovrebbe arrivare non più tardi di settembre, ma il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, ne ha già chiari i passaggi principali. Il primo è quello dell’istituzione di “agenti provocatori”, agenti che andranno a testare la correttezza di amministratori pubblici e imprenditori offrendo loro soldi o tangenti e che, nel caso la corruzione dovesse andare a buon fine, farebbero scattare la denuncia. Anche per questo Cantone auspica una collaborazione più diretta con Confindustria. “Dobbiamo trovare un modus operandi comune – ha detto il presidente dell’Anac -. I primi a dover ritenere conveniente la battaglia contro la corruzione sono gli imprenditori, che a volte non si rendono conto di commettere un reato”.

C’è poi l’ipotesi messa in campo di veri e propri benefici da parte dello Stato per chi denuncia episodi di corruzione, ma per rendere questa pratica più sicura serve, come da tempo chiede Riparte il futuro, una norma che tuteli specificamente i whistleblower.

Infine un’ultima battuta sul controllo delle amministrazioni, sul quale l’Anac intende incentrare le prossime politiche: “Ora possiamo sanzionare quelle che non adottano il codice etico o presentano un piano trasparenza puramente formale” ha dichiarato Cantone.


Cantone e Cottarelli bacchettano le PA sprecone: spendono milioni per luce, gas e telefono

06/08/2014 - in corruzione

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Il Comune di Perugia ha speso 10.508.333 euro di energia elettrica. Il Comune di Trieste 602.590 euro di telefonia mobile . Si tratta di “sprechi intollerabili” per Raffaele Cantone e Carlo Cottarelli che  lo scorso giugno hanno inviato una lettera a 200 amministrazioni pubbliche, come riporta il quotidiano La Repubblica. I due commissari anticorruzione e alla spending review (che avevamo sperato collaborassero) non si sono limitati al rimprovero ma hanno minacciato sanzioni ai funzionari che hanno siglato contratti d’acquisto di beni e servizi in violazione delle norme. Noi cittadini concordiamo appieno con la definizione di “sprechi intollerabili” e aggiungiamo: i rimproveri non bastano.

Oltre ai casi di Perugia e Trieste ecco altri modi in cui è stato allegramente dilapidato il denaro pubblico: l’Università di Milano ha speso 10 milioni in energia elettrica e sette milioni e mezzo per il gas. Il Comune di Roma quasi 6 milioni di elettricità, l’Università di Genova quasi 7, la Provincia di Pesaro Urbino quasi 2, il Comune di Sondrio, quello di Como, l’Università Roma Tre e la Provincia di Lecce oltre un milione.

Per la rubrica “quanto ci piace chiacchierare” l’Azienda Ospedaliera romana San Camillo-Forlanini ha speso 237 mila euro di bolletta, 190.000 euro la Regione Lazio, sette milioni e mezzo il dipartimento di Pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno.

I regolamenti parlano chiaro: gli enti pubblici e le società controllate al 100% da organi della pubblica amministrazione sono tenuti a fare economia e ad assicurarsi che le spese siano funzionali al buon andamento dei servizi. Saremmo curiosi di sapere dagli abitanti di Perugia se ritengono che la spesa di 10 milioni di euro di energia elettrica sia economica e adeguata ai servizi erogati dal Comune.

Inoltre, per tutti gli acquisti, gli enti pubblici devono far riferimento alla Consip, che è l’organo di controllo centrale delle spese delle Pa. Sono autorizzati ad agire autonomamente solo dimostrando di poter acquistare a prezzi inferiori da quelli proposti dalla Consip, sempre in base al principio della massima economia. I contratti vanno poi registrati sul portale anticorruzione perché è in queste trattative con le società esterne fornitrici che si annida un alto rischio corruzione. E di certo le spese abnormi contestate da Cantone e Cottarelli fanno suonare più di un campanello di allarme.

La sanzione prevista per i funzionari responsabili dei contratti scellerati che non risponderanno alla lettera nei tempi previsti ammonta a 25.000 euro. Chi “fornisca dati non veritieri” invece sarà multato per 51.000 euro. Cifre irrisorie se si pensa a tutti i soldi pagati (dai cittadini) per illuminare Perugia e le altre città come se fosse sempre Natale…

Laura Ghisellini


Se c’è corruzione, si toglie il contratto all’azienda appaltatrice. La “rivoluzione copernicana” di Cantone-Alfano

16/07/2014 - in corruzione

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cantone-alfanoSul tema corruzione è in corso una “rivoluzione copernicana”. Definisce così Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), l’azione di contrasto ai fenomeni corruttivi presente nel protocollo d’intesa sigillato ieri dal ministro dell’Interno Angelino Alfano al Viminale: se l’ombra delle tangenti cala su un cantiere, si dovrà procedere alla «risoluzione del contratto», così come accade nella disciplina antimafia.
“Attuiamo – ha commentato Alfano – la linea dura contro i corrotti, usando le stesse misure di prevenzione previste per i mafiosi. Una gara d’appalto truccata è un attentato alla libera concorrenza ed al funzionamento del mercato. Noi dobbiamo intervenire in tempo contro i ladri e, allo stesso tempo, non fermare le opere per fare in modo che la collettività non abbia a subire un danno”.

In risposta ai terremoti Expo 2015 e Mose vengono disposte – per fortuna nero su bianco, dopo tante promesse e parole – delle linee guida per orientare l’operato delle prefetture su cui, in base al decreto 90/2014 sulla pubblica amministrazione all’esame del Parlamento, «confluiranno tutte le articolazioni periferiche del governo». Il tutto per agevolare l’attuazione della legge Severino (190/2012), che – come abbiamo sempre sostenuto – è insufficiente di per sé a far fronte al fenomeno sistemico.

Nei nuovi protocolli che verranno consegnati ai prefetti saranno presenti, oltre all’obbligo di denuncia dei tentativi di estorsione, anche “clausole volte a riconoscere alla stazione appaltante la potestà di azionare” la risoluzione del contratto “ogni qualvolta l’impresa non dia comunicazione del tentativo di concussione subito”, nonché “in tutti i casi in cui, da evidenze giudiziarie consolidate in una misura cautelare o in un provvedimento di rinvio a giudizio, si palesino accordi corruttivi tra il soggetto aggiudicatore e l’impresa aggiudicataria”.

La risoluzione dovrà avvenire in seguito al consulto con l’Anac che valuterà se, “in ragione dello stato di avanzamento dei lavori o del rischio di compromissione della realizzazione dell’opera, tenuto anche conto della rilevanza della stessa, sia preferibile proseguire nel rapporto contrattuale, previo il rinnovo o la sostituzione degli organi dell’impresa aggiudicataria interessata dalle vicende corruttive”.

 Mafiosi e corrotti saranno dunque considerati sullo stesso piano, finalmente, anche da questo punto di vista.
“Non si sconfiggono le mafie senza combattere la corruzione: è l’incubatrice del potere mafioso, il suo avamposto, la causa prima della mafiosità”, sostiene don Ciotti, promotore con Libera e Gruppo Abele della campagna Riparte il futuro.


Trasparenza e prescrizione: l’Italia non può attendere. Tutti i pareri illustri da Cantone a Soro

04/07/2014 - in corruzione

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Laura-Boldrini-e-Antonello-Soro_h_partbMentre Renzi rinvia le riforme e lancia una processo di partecipazione pubblica sulle linee guida cresce in Italia il confronto sul tema. Abbiamo provato a dare uno spaccato dei temi e delle opinioni.

Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, torna sul tema del cattivo utilizzo della prescrizione, “un segnale devastante” specie quando contribuisce a rendere inefficaci processi per corruzione e abuso d’ufficio. Gli fa ecol Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia, che amplia il discorso: “Ciò che manca oggi in Italia è la risposta del processo penale. Occorre renderlo più funzionale – spiega – con una sentenza che arrivi in tempi ragionevoli. Bisogna abolire il grado di appello, che esiste solo da noi, far funzionare i riti alternativi ed agire sulla prescrizione, che è il vero buco nero della repressione penale”. Entrambi erano ospiti ad un convegno organizzato dalla Corte dei Conti.

cantone_poltronaSul suo ruolo Cantone (foto a destra) continua: “non ci sono poteri straordinari, ma poteri nuovi. Non ci sono neanche vestiti da Superman o la bacchetta magica, non è un problema che si risolve in sei mesi o in sei anni. Occorre però avviare un sistema virtuoso”.

Altro punto dolente, secondo Cantone, “è il ricorso all’esternalizzazione dei servizi pubblici: persino i servizi cimiteriali vengono esternalizzati dagli enti locali”. Sugli appalti, sottolinea, “serve una trasparenza a 360 gradi”. Quanto al Codice degli appalti, secondo Cantone, “il tema vero riguarda i grandi eventi, le uniche opere pubbliche che si fanno in questo momento. Mi sembra un paradosso che nel Codice non siano previsti i grandi eventi. So comunque che si sta lavorando per introdurre due direttive europee per provare a riscrivere il Codice ed entro fine anno potrebbe arrivare una legge delega”.

Tanta prudenza traspare invece dalle riflessioni del garante della Privacy, Antonello Soro (foto di apertura).

Che esista un conflitto fisiologico tra diritto alla trasparenza e quello alla privacy lo si comprende dalle sue parole: “il clima emergenziale può portare a brutti consigli e bisogna stare attenti a non pensare che la trasparenza assoluta sia un bene, ma dev’essere di qualità, deve servire al cittadino per il controllo, non alla gogna mediatica”.

squitieriInfine il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri (foto a sinistra), che pochi giorni fa aveva detto che non è un problema di leggi ma di applicazione delle stesse si schiera contro “un’ulteriore riduzione dei tempi di controllo degli atti da parte della Corte: sarebbe devastante e ci creerebbe grandi difficoltà. Abbiamo tempi tecnici da rispettare e la Corte è in grande sofferenza di organico. Siamo in pochi, il lavoro aumenta e il controllo è toccato negativamente”.

Tanti punti di vista, ma resta unica una certezza: le riforme vanno fatte, certo con ragionevolezza, ma l’Italia non può più attendere.


I siti dei Comuni non sono trasparenti come dovrebbero. Cantone fissa una deadline: il 15 settembre

23/06/2014 - in Dialogo con l'ANAC, trasparenza

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“Criticità in termini di completezza e di qualità dei contenuti e diffuse carenze”: Raffaele Cantone ha inviato delle lettere piuttosto eloquenti – per quanto possa essere eloquente il linguaggio istituzionale – ai grandi Comuni italiani per richiamarli all’ordine. Molti siti delle Pubbliche amministrazioni offrono ad oggi informazioni imprecise o del tutto mancanti e non rispettano la Delibera Civit 71 del 2013. Se l’obiettivo di tale normativa era ottenere lo stato di ”Amministrazione trasparente”, non è stato ancora raggiunto.
Dopo il primo monitoraggio condotto dall’Autorità nazionale anticorruzione nei primi mesi dell’anno – rapporto che la campagna Riparte il futuro ha analizzato e commentato nel dettaglio con infografiche e classifiche – ce n’è stato un altro, a maggio, focalizzato sugli obblighi di pubblicazione relativi ai pagamenti, alla società partecipate, alle tipologie di procedimento e all’accesso civico.

I risultati sono stati inviati tramite missiva il 12 giugno ai sindaci, ai responsabili della trasparenza e della prevenzione della corruzione dei singoli Comuni, al nucleo di valutazione interno all’ente, ai responsabili dei ministeri. Come a dire: “non ci siamo!”

Per fare alcuni esempi i Comuni di Milano e Torino omettono i compensi degli amministratori delle società partecipate. Nel sito del Comune di Firenze per consultare i dati sulle partecipate bisogna scaricare tre diversi documenti. A Messina non si leggono gli oneri totali gravanti sull’amministrazione e i risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi finanziari; inoltre appaiono incompleti i trattamenti economici degli amministratori. A Palermo c’è il buio totale sui risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi di Amia spa, la società di smaltimento rifiuti (già fallita) né si leggono gli incarichi di amministratore della società e i relativi compensi. Trieste non specifica le funzioni che le partecipate svolgono in favore dell’amministrazione comunale né gli incarichi di tutti gli amministratori.
In generale per tutti i Comuni si riscontrano “carenze informative” nei dati sugli organi di indirizzo politico-amministrativo, su consulenti e collaboratori, sui tempi dei procedimenti. Molti punti oscuri anche sugli atti di concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi, vantaggi economici e sui beni immobili e la gestione del patrimonio. Informazioni incomplete anche dai ministeri dell’Interno, delle Politiche agricole, dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e trasporti, del Lavoro, della Difesa, degli Esteri e della Giustizia.

Preso atto della situazione, Raffaele Cantone fissa perentorio una deadline: il 15 settembre. Entro questa data dovrà essere tutto a posto.

Sperando che sia iniziata una nuova era, in cui le norme devono semplicemente essere rispettate, stiamo a vedere cosa accadrà.
E soprattutto: cosa accadrà a chi non rispetterà la scadenza?

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LG

trasparenza


Cantone: la prevenzione della corruzione non può essere un atto burocratico

20/06/2014 - in Dialogo con l'ANAC

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UpkPfA5XLjgBTof56vHoO4d2327m1CL758nnrHKXlbk=--raffaele_cantoneIl presidente dell’Anac Raffaele Cantone è tornato a parlare ieri a Napoli del sistema di prevenzione che la legge 190/12 introduce, basato sulla nomina dei responsabili anticorruzione e sulla redazione del Piano triennale per l’intergrità. “Il meccanismo dei piani anticorruzione e per la valutazione del rischio previsti dalla legge – ha detto – purtroppo ha funzionato assolutamente poco perché la legge stessa non è stata assistita bene al momento della sua partenza”.

Libera e Gruppo Abele, attraverso la campagna Riparte il futuro e il progetto Illuminiamo la salute, hanno più volte sottolineato il rischio che questi adempimenti previsti finissero per divenire solamente un atto formale. E anche il presidente dell’Authority è d’accordo: “per molti enti questi piani sono apparsi l’ennesimo adempimento burocratico”.

Attraverso Riparte il futuro si è cercato dunque, come società civile, di accompagnare gli enti nella redazione dei piani e nella nomina dei responsabili, e contemporaneamente di guidare la cittadinanza all’esercizio del diritto di sapere e di monitorare.

Ecco perché abbiamo portato avanti (e riprenderemo presto) l’attività di monitoraggio civico rivolta al mondo sanitario: la prima sul rispetto dei tempi della redazione dei piani e della nomina del responsabile anticorruzione, #obiettivo100%, e la seconda sul rispetto del decreto legislativo 33/13, “con la trasparenza difendi la salute”. Questi due monitoraggi sono il primo esempio sistemico, in Italia, che ha visto protagonista la società civile.

L’obiettivo era appunto colmare quel vuoto strutturale e avviarsi insieme verso il profondo cambiamento di cultura organizzativa che la legge prevede. Per dirla con le parole di Cantone, abbiamo tentato di “provare a far capire che questa può essere la vera strada contro la corruzione, affinché la pubblica amministrazione non fosse additata come un covo di fannulloni, ma come una realtà dove già ci sono gli anticorpi contro questo tipo di fenomeno”.

Una risposta concreta è appunto quella del progetto Illuminiamo la salute, che rinnova l’impegno e oggi mira a costruire una rete per l’integrità di tutti i responsabili anticorruzione delle Aziende sanitarie, che si incontreranno a Bologna proprio questo fine settimana.

Ora è tempo di moltiplicare gli sforzi, perché controllo civico e istituzionale camminino insieme, “per consentire agli enti di capire cos’è l’analisi del rischio, in che modo andavano coinvolti i singoli uffici e far capire che cosa dovrà essere fatto in prosieguo”, come conclude Cantone.

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Leonardo Ferrante


Anticorruzione: a che punto siamo? Ecco la tabella di marcia per passare dalle parole alle riforme

11/06/2014 - in corruzione

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Se ne parla da tanto tempo, troppo, ma finalmente le riforme anticorruzione sembrano essere alla porta. Si comincia questo venerdì 13 (con buona pace dei corrotti scaramantici) quando saranno affidati poteri straordinari all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) guidata da Raffaele Cantone, per garantire un efficace controllo degli appalti Expo.

Così come accade negli altri paesi europei, anche l’Authority italiana avrà effettivi poteri sanzionatori e ispettivi. Tuttavia la discussione sul potere di revoca degli appalti sarà rimandata. Lo stesso Cantone ha ribadito a RepIdee la difficoltà di agire in senso retroattivo: “per il passato non è possibile revocare gli appalti in assenza di una legge ad hoc. Cosa che invece può già farsi in futuro”. Significa che, superata questa fase di emergenza, occorrerà ancora lavorare sull’organicità delle norme.

I tempi sembrano ridursi anche per elaborare il pacchetto di riforme indispensabili al contrasto della corruzione: autoriciclaggio, falso in bilancio, Daspo per politici e imprenditori corrotti (ovvero l’esclusione dalle future gare d’appalto). Su quest’ultima misura si è espresso anche il numero uno di Confindustria Giorgio Squinzi, che auspica un Daspo anche per gli imprenditori “costretti” a cedere alla corruzione. Speriamo che entro la prossima settimana qualcuno di questi buoni propositi venga messo nero su bianco, oltre a essere ribadito da tutti nelle dichiarazioni.

Stanno lavorando sia Governo che Parlamento e occorrerà anche capire come dialogheranno i testi che verranno proposti da ciascuno. Lo stesso Pietro Grasso – che ha lanciato la “mozione La torre” su decadenza e incandidabilità per chi viene processato con sentenza definitiva per mafia o corruzione – è intervenuto chiedendo di “dare a magistratura e politica gli strumenti giuridici affinché i responsabili siano effettivamente puniti senza che intervenga la prescrizione e agire sulla prevenzione a livello amministrativo”.

È quindi tempo di passare dalle intenzioni alle norme come chiedono i 520mila firmatari di Riparte il futuro. Per questo abbiamo lanciato la petizione #maipiumose, affinché l’Italia si doti di una legge efficace, che disciplini adeguatamente i contratti. Chiediamo anche una prescrizione efficace: il tema è complesso ma non può e non deve uscire dall’agenda politica perché rappresenta un nodo di cruciale importanza.


Il rapporto dell’Autorità (Avcp) su Expo2015: i ritardi, le deroghe sospette, i sovrapprezzi e i continui impedimenti ai controlli

03/06/2014 - in corruzione

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expo-cantiereProprio durante l’ultima direzione del Partito Democratico il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha ricordato l’importanza di dare un nuovo volto all’Expo 2015, dopo il terremoto corruzione. Stando però a quanto contenuto nel rapporto che l’Autorità garante per la vigilanza dei contratti pubblici (Avcp) ha inviato a Raffaele Cantone, appena investito da Renzi del ruolo di vigilante su appalti e procedure, ci sarà molto da fare per conferire alla manifestazione la trasparenza auspicata. “Ben 82 disposizioni del Codice degli appalti sono state abrogate con quattro ordinanze della Presidenza del consiglio – denuncia Sergio Santoro, presidente dell’Autorità garante – così hanno escluso noi e la Corte dei conti da ogni tipo di reale controllo“.

Gli appalti sottratti “alle norme e ai controlli”, come si legge nel rapporto che La Repubblica ha avuto modo di consultare e che è stato consegnato al magistrato Raffaele Cantone, hanno un valore complessivo di mezzo miliardo di euro. Il motivo che ha fatto saltare l’usuale iter di assegnazione dei lavori? “Emergenza”. Una causa che non ha convinto l’Autorità che si è messa ad indagare per comprendere “cosa sarebbe accaduto se quelle deroghe non ci fossero state, se il Codice nato nel 2006 apposta per combattere i fenomeni di corruzione fosse stato rispettato alla lettera. Ed ecco che sono venuti fuori affidamenti diretti oltre le soglie consentite, goffi riferimenti a commi di legge inesistenti, procedure ristrette poco giustificabili.”
Anche se Santoro specifica che i numeri, i casi, le segnalazioni, gli appunti finiti nel dossier  sono frutto di osservazioni fatte sulla base di documenti disponibili online.

“Ben 72 appalti sono stati consegnati ‘senza previa pubblicazione del bando’, tra cui figurano il mezzo milione a Publitalia per la fornitura di spazi pubblicitari e i 78mila euro per 13 quadricicli alla Ducati energia, impresa della famiglia del ministro dello Sviluppo Federica Guidi. A Fiera Milano congressi – il cui amministratore delegato era Maurizio Lupi fino al maggio scorso, quando si è autosospeso – viene invece affidata l’organizzazione di un meeting internazionale dal valore di 881mila euro. Anche in questo caso Expo decide di seguire la via della deroga, appoggiandosi a una delle quattro ordinanze della presidenza del Consiglio (il dpcm del 6 maggio 2013). Lo fa in maniera quantomeno maldestra, perché nel giustificativo pubblicato sul sito ufficiale ‘si rileva un riferimento al comma 9 dell’articolo 4 che risulta inesistente’”.

La Repubblica riporta le osservazioni dell’Autorità sui ritardi, le deroghe sospette, i sovrapprezzi e il continuo tentativo di tenerla lontana dalle carte, tranne nel caso della costruzione della Pedemontana, in cui  sembra non essere stata esautorata dal suo ruolo di vigilanza. “A marzo del 2013, dopo uno screening dello stato di avanzamento, oltre a segnalare gravi ritardi – spiega Repubblica – l’Autorità ha individuato un incremento del costo complessivo dell’opera complementare all’Expo di 250 milioni di euro. Non sarebbe un caso. Nella relazione ispettiva si legge che l’appalto era stato affidato con “elementi oggettivi di distorsione della concorrenza e conseguente alterazione del risultato della gara”. In sostanza appalto sbagliato, costi impazziti, autostrada che rischia di non essere mai terminata”.

 


Il governo Renzi sta lavorando per aumentare i poteri dell’Anac e di Raffaele Cantone

30/05/2014 - in Dialogo con l'ANAC

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raffaele_cantoneIl governo sta lavorando per realizzare la task force guidata da Raffaele Cantone per vigilare sulla trasparenza e gli appalti di Expo 2015. Matteo Renzi aveva promesso in campagna elettorale un decreto legge “per dare i poteri a Cantone” e “ampliare le competenze dell’anticorruzione”.

Secondo La Repubblica, “la prima mossa sarà quella di completare la squadra dell’Autorità nazionale. Proprio in queste ore, a palazzo Chigi, si stanno valutando gli identikit dei quattro componenti che andranno ad affiancare Raffaele Cantone nella sua caccia agli appalti sporchi e alla violazione della trasparenza. Massimo riserbo sui nomi che si insedieranno nella struttura di piazza Augusto Imperatore. Per la quale, poi, lo staff legislativo della presidenza che fa capo ad Antonella Manzione sta studiando due diversi interventi, il primo per Expo, il secondo per l’attività dell’Anac in Italia. In entrambi i casi si tratta di poteri importanti, che trasformeranno Cantone e la sua struttura in un centro di controllo degli appalti in Italia, con la possibilità di imporre regole stringenti di trasparenza e di sanzione qualora esse vengano ignorate o violate”.

Proprio per frenare l’ondata di giudizi negativi che gravita attorno alla gestione dell’Expo, “la rosa dei poteri sarà ampia. Cantone potrà controllare innanzitutto i bandi di gara, una stesura e un contenuto che potrebbero già nascondere anomalie e possibili favoritismi per un’impresa. Il commissario poi potrà partecipare alle commissioni di gara, e quindi verificare dall’interno che non si verifichino anomalie nelle aggiudicazioni. Quanto agli appalti già in corso, Cantone avrà un ulteriore potere di controllo specifico che gli consentirà di capire se, nel corso dell’opera, non ci siano state maggiorazioni di spesa o varianti ingiustificate. Ovviamente, a tutte le gare, saranno applicate rigide regole di trasparenza. Tutto sul web, perché tutti possano controllare. Cantone, che lo aveva chiesto esplicitamente a Renzi, otterrà anche una specifica task force di esperti delle polizie, a partire dalla Gdf, per le verifiche. Non avrà, invece, né un potere di revoca degli appalti, né accederà alle carte dei magistrati”.

Il decreto legge di Renzi sarà anche fondamentale per il consolidamento dei poteri che verranno riconosciuti alla stessa Anac. Due i principali cambiamenti. “Il primo: la struttura anti-corruzione conquisterà i poteri sanzionatori, per cui potrà ‘punire’ chi non rispetta le regole di trasparenza, irrogando sanzioni economiche e imponendo misure interdittive, come la sospensione dal servizio dei funzionari inadempienti. L’Anac poi, utilizzando la polizia giudiziaria, potrà anche compiere delle ispezioni sugli amministratori pubblici per verificare se rispettano le regole imposte dalla legge anti-corruzione”.

 


Dentro il dibattito di questi giorni: prevenzione e contrasto sono ugualmente indispensabili per la lotta alla corruzione

18/05/2014 - in corruzione

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Tiene banco in queste ore un dibattito su ciò che l’Italia deve fare per combattere efficacemente la corruzione. Il tema è complesso e le vicende di cronaca degli ultimi giorni, prima fra tutte l’inchiesta su Expo 2015, non fanno che inasprire la polemica.

Libera e Gruppo Abele, attraverso l’agenda di Riparte il futuro e la stessa azione quotidiana della campagna che prosegue da oltre un anno e mezzo, ribadiscono l’importanza di agire sia sulla prevenzione che sul contrasto, entrambe indispensabili perché la battaglia sia efficace. Occorre infatti da un lato far sì che la corruzione non sia più una pratica conveniente garantendo la certezza del diritto, dall’altro bisogna arginarla all’origine.

Per questo alla luce di tutto quello che sta accadendo, le priorità dell’agenda sono:

- agire sulla prevenzione della corruzione e non arrivare quando è troppo tardi.
Questo è possibile tramite la trasparenza massima degli appalti, insieme a un controllo capillare e diffuso da parte della società civile e di un’Autorità Nazionale AntiCorruzione (ANAC) forte e in grado di monitorare e sanzionare, dotata di poteri speciali ma limitati in presenza di episodi gravi. Raffaele Cantone, recentemente nominato a capo dell’Anac, ha evidenziato proprio questa necessità.

Occorre poi mettere in grado la società civile di fare la propria parte. Questo è l’impegno prioritario assunto dalla campagna Riparte il futuro, che non ha caso è stata protagonista del più importante esempio di monitoraggio civico sui temi sanitari.

- migliorare la legislazione nazionale agendo contro tutti quei “reati civetta” che permettono la corruzione.
Per far questo è necessario normare adeguatamente il reato di riciclaggio e autoriciclaggio, i reati societari e fiscali, il falso in bilancio, il traffico di influenze, e combattere l’evasione fiscale.

Molti di questi provvedimenti sono contenuti nel disegno di legge presentato dal Presidente Grasso il giorno prima della sua nomina alla presidenza del Senato, a breve in discussione in Aula assieme ad altri ddl.

- tutelare i beni e servizi strategici con un surplus di attenzione e trasparenza: in primis sanità, edilizia, ambiente e gestione di rifiuti.
Non a caso sono questi i tre settori su cui le indagini dell’Expo stanno puntando la lente d’ingrandimento.

Andrebbero adottate discipline speciali fondate su maggiori valutazioni di rischio, affinché l’illegalità non arrivi a contaminare beni, settori e servizi così strategici per la vita economica e sociale del Paese. È necessario creare o migliorare discipline ad hoc che alzino la soglia di attenzione: stretti controlli su chi decide, verifiche economiche e legali sulle imprese che investono, costituzione di corpi di vigilanza speciali, e, soprattutto nel caso delle grandi opere, ricorso alla consultazione popolare, che può aiutare a monitorare l’evoluzione dei progetti.

- cambiare la cultura diffusa, anche a livello europeo, spezzando il consenso di cui gode la pratica corruttiva e tutelando gli onesti.
Come affermato da Cantone, la corruzione va disinnescata mentre si creano le condizioni perché si realizzi, e questo può essere fatto rompendo il muro del silenzio e dell’omertà di fronte a episodi di corruzione, tutelando chi la segnala.

Per questo chiediamo a livello europeo, attraverso Restarting the future, una direttiva sul whistleblowing (letteralmente, “suonatore di fischietto”) che preservi chi denuncia da possibili ritorsioni su tutto il territorio comunitario.

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Leonardo Ferrante