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Trasparenza e prescrizione: l’Italia non può attendere. Tutti i pareri illustri da Cantone a Soro

04/07/2014 - in corruzione

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Laura-Boldrini-e-Antonello-Soro_h_partbMentre Renzi rinvia le riforme e lancia una processo di partecipazione pubblica sulle linee guida cresce in Italia il confronto sul tema. Abbiamo provato a dare uno spaccato dei temi e delle opinioni.

Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, torna sul tema del cattivo utilizzo della prescrizione, “un segnale devastante” specie quando contribuisce a rendere inefficaci processi per corruzione e abuso d’ufficio. Gli fa ecol Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia, che amplia il discorso: “Ciò che manca oggi in Italia è la risposta del processo penale. Occorre renderlo più funzionale – spiega – con una sentenza che arrivi in tempi ragionevoli. Bisogna abolire il grado di appello, che esiste solo da noi, far funzionare i riti alternativi ed agire sulla prescrizione, che è il vero buco nero della repressione penale”. Entrambi erano ospiti ad un convegno organizzato dalla Corte dei Conti.

cantone_poltronaSul suo ruolo Cantone (foto a destra) continua: “non ci sono poteri straordinari, ma poteri nuovi. Non ci sono neanche vestiti da Superman o la bacchetta magica, non è un problema che si risolve in sei mesi o in sei anni. Occorre però avviare un sistema virtuoso”.

Altro punto dolente, secondo Cantone, “è il ricorso all’esternalizzazione dei servizi pubblici: persino i servizi cimiteriali vengono esternalizzati dagli enti locali”. Sugli appalti, sottolinea, “serve una trasparenza a 360 gradi”. Quanto al Codice degli appalti, secondo Cantone, “il tema vero riguarda i grandi eventi, le uniche opere pubbliche che si fanno in questo momento. Mi sembra un paradosso che nel Codice non siano previsti i grandi eventi. So comunque che si sta lavorando per introdurre due direttive europee per provare a riscrivere il Codice ed entro fine anno potrebbe arrivare una legge delega”.

Tanta prudenza traspare invece dalle riflessioni del garante della Privacy, Antonello Soro (foto di apertura).

Che esista un conflitto fisiologico tra diritto alla trasparenza e quello alla privacy lo si comprende dalle sue parole: “il clima emergenziale può portare a brutti consigli e bisogna stare attenti a non pensare che la trasparenza assoluta sia un bene, ma dev’essere di qualità, deve servire al cittadino per il controllo, non alla gogna mediatica”.

squitieriInfine il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri (foto a sinistra), che pochi giorni fa aveva detto che non è un problema di leggi ma di applicazione delle stesse si schiera contro “un’ulteriore riduzione dei tempi di controllo degli atti da parte della Corte: sarebbe devastante e ci creerebbe grandi difficoltà. Abbiamo tempi tecnici da rispettare e la Corte è in grande sofferenza di organico. Siamo in pochi, il lavoro aumenta e il controllo è toccato negativamente”.

Tanti punti di vista, ma resta unica una certezza: le riforme vanno fatte, certo con ragionevolezza, ma l’Italia non può più attendere.


Corte dei Conti: “Troppe leggi favoriscono la corruzione”. Ma servono quelle buone

03/07/2014 - in corruzione

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“L’eccesso di legislazione ha fatto sì che nei gangli del sistema si inserisca la corruzione”: parola di Raffaele Squitieri, presidente della Corte dei Conti. Un allarme? Quasi, piuttosto, un disco rotto: si tratta di avvertimenti ripetuti fin dalla notte dei tempi. Già Tacito avverte che “in uno stato corrotto si fanno leggi a non finire”. E ne sono passati di secoli da allora.

Secondo Squitieri l’Italia è un Paese “attrezzato sul piano delle strutture per combattere” la corruzione, e la Corte dei Conti “fa il suo dovere”. Il punto è che “siamo caduti nel paradosso opposto e le norme servono a ingessare il sistema”.

Il problema è “quando la corruzione non è nel procedimento, ma lo precede o lo segue”, avverte Squitieri. Tradotto: la corruzione diventa difficile da individuare e persino percepire quando le stesse scelte prese sono viziate proprio dalla corruzione.

Un esempio: è possibile che durante la costruzione di un ponte non si verifichi alcun caso di corruzione. Ma è la stessa costruzione del ponte, magari inutile, dannosa e che porta a un grande sperpero di risorse pubbliche, ad essere stata decisa per accordi occulti.

Che si fa allora? La risposta è nella trasparenza: sia delle spese sostenute per la costruzione di quel ponte sia del processo decisionale che ha portato a quell’opera. La trasparenza può contribuire a smascherare le intenzioni “oscene”, se ci ricordiamo che la parola osceno viene da ob-scenum, ovvero fuori dalle scene.

Se è vero che le norme sul contrasto, anche se vanno perfezionate, esistono, è altrettanto vero che è ora che l’Italia si doti di una disciplina perfetta ed efficace sul lato della prevenzione della corruzione e della trasparenza delle spese e delle scelte.

Ecco perché chiediamo un Freedom of Information act italiano. E la meta è ancora lontana.