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La corruzione non risparmia la bellezza. Dalla Reggia di Venaria scatta l’allarme restauri

16/10/2013 - in corruzione

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Le grandi opere pubbliche a causa della crisi non si costruiscono più. Eppure – a patto che siano adeguate, utili, strategiche e correttamente monitorate – rappresenterebbero una grande ricchezza per la crescita del Paese. La situazione economica attuale frena i nuovi cantieri (salvo rari casi) e ci costringe a ragionare su che cosa manchi veramente all’Italia di oggi. Il 13 ottobre Renzo Piano, ospite nella trasmissione “Che tempo che fa”, sottolineava l’importanza di tornare a valorizzare l’esistente, anziché costruire nuove opere. Ed è vero: il patrimonio architettonico italiano dovrebbe essere valorizzato al massimo, innovato, riportato in vita e restituito alla collettività. Dovrebbe essere strappato all’abbandono, all’incuria, alla dimenticanza, alla perdita di senso e valore.
Ma è necessario tenere gli occhi ben aperti: dove noi vediamo bellezza, possibilità di rinascita e di innovazione, i corrotti e corruttori vedono aprirsi nuove opportunità di arricchimento.

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L’ultimo scandalo, su ci sta indagando la magistratura, arriva dal Piemonte dove l’inchiesta in piedi dal 2011 per i reati di turbativa d’asta e truffa aggravata per i lavori di restauro della reggia di Venaria Reale e di altri palazzi storici ha portato all’arresto di cinque persone. Tra questi l’ex sovrintendente Francesco Pernice, attualmente direttore del Settore Conservazione dei Beni architettonici e Impianti del Consorzio di valorizzazione e direttore delle Reggia da circa vent’anni. Insieme a lui anche l’ex presidente della Giunta piemontese Ezio Enrietti e altri funzionari e dirigenti coinvolti nelle gare d’appalto.

Il caso locale fa scattare un allarme sull’intera situazione nazionale per cui è necessario alzare il livello di attenzione: anche nel mondo degli appalti per restauri, che possono essere definite “grandi opere minori”, è importante istituire sistemi di monitoraggio che informino in maniera diffusa sui costi, sui sub-contratti, su tempi certi, sulle procedure di aggiudicazione, per permettere a tutti di sapere in che modo vengono spese le risorse pubbliche. Accendere una luce ed essere trasparenti è il primo strumento per prevenire la corruzione e l’illegalità in questo settore.
La corruzione non risparmia il patrimonio artistico nazionale, anzi, come è accaduto nel caso piemontese, trova nell’imponente bellezza che tutto il mondo ci invidia un territorio fragile da contaminare e corrodere.

Leonardo Ferrante

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