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Don Ciotti: “La lotta alla corruzione in cima all’agenda del semestre europeo a guida italiana”

02/07/2014 - in corruzione

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Don Ciotti
“Riparte il futuro è un modo di esserci, di metterci la propria faccia”. Parola di Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, che rilancia l’appello a tutti i cittadini ad essere sempre di più a sostengo di Riparte il futuro. E si rivolge direttamente a politica e istituzioni in occasione dell’apertura del semestre europeo di presidenza italiana a Strasburgo.

“Vogliamo o non vogliamo lottare contro la corruzione?”, tuona Ciotti. “C’è una volontà forte e politica al di là delle parole delle promesse e dei grandi programmi? Allora chiediamo, nel semestre affidato all’Italia, di mettere al primo punto dell’agenda la lotta alla corruzione nei territori dell’Unione Europea. Questo è un segno di libertà, dignità e attenzione per tutte le persone”.

62 eurodeputati, ricorda il presidente di Libera, hanno aderito alle richieste di Riparte il futuro: a portare il braccialetto bianco simbolo della mobilitazione e degli impegni anticorruzione è il 10% del Parlamento europeo. A loro “chiediamo di portare avanti gli impegni presi con i cittadini: la costituzione di un intergruppo contro la corruzione, la riedizione della CRIM, una direttiva europea a tutela di chi denuncia gli episodi di corruzione cui si trova ad assistere sul luogo di lavoro e l’istituzione della Giornata europea in memoria delle vittime innocenti di mafia e criminalità” il 21 marzo, come si celebra in Italia dal 1996.

Ciotti fa un appello anche alle amministrazioni locali: “Tra i nuovi sindaci eletti alle ultime elezioni ci sono solo 75 sindaci braccialetti bianchi. Ci aspettavamo di più. Questa non è una critica ma un’esortazione: ognuno deve mettersi in gioco e dimostrare rispetto ai suoi cittadini chiarezza, trasparenza e lealtà. Riparte il futuro è un modo di esserci e di metterci la faccia per dimostrare tutto questo”.


Si fa presto a dire CRIM: contro criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio non basta un testo unico

30/06/2014 - in corruzione, dall'estero

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‘Riparte il futuro’ chiede che debba esistere un’Istituzione comunitaria, sul modello CRIM, che sia un punto di riferimento in Europa per la lotta alle mafie e alla corruzione. Ma cos’è esattamente la CRIM, cosa ha fatto e perché ad oggi ha cessato di esistere?
La Commissione speciale parlamentare europea su criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio è nata nel 2012, grazie alla risoluzione sul crimine organizzato della Ue del 2011. Nei suoi quasi 2 anni di vita – aveva un mandato di un anno rinnovabile per altri 6 mesi – ha svolto un lavoro importante, estendendo il tema delle mafie dalla realtà italiana all’intero continente. Oltre a studiare la minaccia criminale mafiosa, ha riunito di fronte allo stesso tavolo tutti gli organismi  internazionali impegnati su questo fronte, al fine di rafforzarne la cooperazione anche in termini legislativi.

L’Italia ha dato un grande contributo ai lavori grazie all’impegno di molti rappresentanti di spicco: la presidente Sonia Alfano, uno dei 4 vicepresidenti Rosario Crocetta, il relatore Salvatore Iacolino e Rita Borsellino, in primo piano nella lotta alle mafie nel nostro Paese. Senza dimenticare l’apporto dato da altri parlamentari europei come  Juan Fernando López  Aguilar, Monica Macovei e Ana Gomes, tutti e tre firmatari della versione europea di ‘Riparte il futuro‘.

In concreto la CRIM ha portato nel settembre 2013 all’approvazione del “testo unico antimafia” che fornisce le linee guida per un piano europeo. Tra i temi affrontati vi sono tutti i capisaldi della prevenzione e del contrasto:
- l’introduzione del reato di associazione mafiosa in tutti gli ordinamenti degli Stati membri
- l’abolizione del segreto bancario
- corruzione, riciclaggio
- la confisca dei beni, anche in assenza di condanna, e il riutilizzo a scopi pubblici e sociali dei patrimoni confiscati
- il reato di voto di scambio che contempli anche vantaggi immateriali
- previsione di ipotesi di incandidabilità, ineleggibilità e decadenza da cariche pubbliche.
Sulla scia del testo unico, nel febbraio 2014 è stata approvata la direttiva sulla confisca dei beni ottenuti mediante attività criminali. Il testo prevede che i beni possano essere confiscati a seguito di una condanna definitiva. Agli Stati (che dovrebbero ratificare la direttiva entro 30 mesi) viene inoltre consigliato di  adoperarsi per il riuso di questi beni nell’interesse pubblico.

Infine la CRIM ha sdoganato un importante cambio di approccio: per la prima volta nella storia istituzionale dell’Europa si è affrontato il problema della criminalità organizzata in termini di minaccia per i diritti e la libertà dei cittadini europei.
Per dare un valore continuativo al lavoro svolto dalla Commissione c’è bisogno ora di un monitoraggio attento della Direttiva sulla confisca. Inoltre i neo-eletti parlamentari dovranno fare in modo che il testo unico non resti nel cassetto mettendo in atto le misure previste.
Se l’obiettivo di questi anni è stato quello di predisporre un piano di contrasto all’azione mafiosa a livello europeo, non si può quindi prescindere dalla ricostituzione di una nuova Commissione, ispirata alla Crim o la sua stessa ricostituzione, che ne è stata il motore propulsore.

Prossimi obiettivi? Dobbiamo fare in modo che su tutto il territorio comunitario vengano confiscati e riusati socialmente anche i beni dei corrotti, una parte che purtroppo manca nel testo unico.

È questo uno dei dei 3 impegni concreti che chiediamo ai parlamentari europei che hanno aderito alla campagna Riparte il futuro. FIRMA >>


I politici polacchi? “Non aderiscono per non rischiare che si pensi che sono a loro volta corrotti”

26/05/2014 - in corruzione, dall'estero

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La Stefan Batory Foundation è una fondazione polacca, privata e indipendente, fondata nel 1988 da George Soros. L’obiettivo della Batory Foundation è quello di creare una società aperta e democratica: una società di persone consapevoli dei propri diritti e delle proprie responsabilità, coinvolte attivamente nella vità pubblica della loro comunità locale, del loro paese e della società internazionale. Abbiamo intervistato Grzegorz Makowski, Integrity director, per chiedergli la sua opinione sulla totale mancata adesione da parte di candidati polacchi alla campagna europea Restarting the future.

Perché secondo lei è importante combattere la corruzione?
Stati e società corrotti non sono efficaci. Non c’è nessuna fiducia nelle persone o nelle istituzioni. In termini economici, gli Stati colpiti dalla corruzione sono Stati deboli. Quindi abbiamo un sacco di motivi che ci portano a pensare che lo Stato con corruzione sia disfunzionale. Comunque, è importante combattere a fondo la corruzione, perchè questa battaglia significa progresso per gli Stati e le loro società. Ideologicamente, non molto tempo fa, negli anni novanta (dello scorso secolo) il pensiero comune era quello di tollerare la corruzione. Però, in Stati moderni e razionali, la corruzione non è affatto positiva e questo è il motivo principale per cui dobbiamo combatterla.

Che effetto hanno corruzione e crimine organizzato nella quotidianità dei cittadini in Polonia?
La situazione è migliorata molto nell’ultimo decennio perché stiamo vivendo un momento di ottimo progressi economico e sociale. Venti anni fa, per esempio, lo stato generale del sistema era completamente differente rispetto ad alcuni aspetti cruciali come la formazione e la politica di sicurezza per la corruzione. Oggi le persone sono più attente e informate, sanno meglio come la vita e il mondo funzionano. Non hanno timore a rivolgersi alle forze dell’ordine e denunciare la corruzione alle autorità. Sanno che la corruzione non è un elemento costitutivo di uno stato democratico: un pensiero completamente diverso da quello dell’epoca comunista, quando la corruzione era dappertutto, dalla base al vertice. Dovevi pagare per qualsiasi cosa di cui tu avessi bisogno: la corruzione era sinonimo del sistema stesso. Naturalmente ora la corruzione esiste ancora ma gli standard stanno migliorando, le persone conoscono il problema e così stiamo raggiungendo i nostri obiettivi.

makowski_fotoÈ noto che corruzione e assenza di trasparenza sono due temi per cui un’alta percentuale di cittadini dell’Unione Europea si dice preoccupata. Quali sono le azioni concrete che i nuovi Europarlamentari dovrebbero perseguire? 

E’ importante che il nuovo Parlamento motivi la Commissione Europea e le altre istituzioni affinché si crei finalmente una politica anti-corruzione a livello europeo. Un approccio già abbozzato tra anni fa presso la Commissione Europea. Grandi aspettative sono sorte al merito nella nostra Fondazione, aspettative arrivate fino a quest’anno. Il risultato di quel processo ora mi confonde. Anzi sono assolutamente in disaccordo con la versione finale del rapporto perché so che la Commissione sa molto più di quello che è stato poi alla fine pubblicato. Avevano materiale molto valido per preparare strategie efficaci ma non lo hanno fatto. Ora è il Parlamento a dover preparare questa strategia: un piano affinché la Commissione faccia finalmente qualcosa. Una volta che le due istituzioni si saranno mosse sarà la volta degli Stati membri. Il rapporto è stato fatto a pezzi nel corso del processo di preparazione e non vorrei che si ripetesse la stessa situazione: il Parlamento Europeo dovrebbe svolgere un ruolo di cane da guardia non solo con la Commissione ma anche con gli Stati membri. Una faccenda difficile, dato che i deputati del Parlamento europeo sono collegati con i governi nazionali e li rappresentano in Europa. Ciononostante sarebbe possibile forzare la Commissione europea e i governi nazionali a preparare un buon piano di contrasto alla corruzione a livello europeo. Non dovrebbe coinvolgere solo casi sotterranei di corruzione che l’Europa soffre in paesi come la Polonia ma anche in Stati avanzati come la Spagna. Il governo spagnolo ha giocato un grande ruolo nel convincere la commissione a non mostrare casi di corruzione avvenuti in Spagna recentemente.

Secondo il più recente rapporto della Commissione europea anticorruzione, 3600 organizzazioni criminali internazionali operano nell’Unione. Perché secondo lei la situazione è questa? E’ così difficile come sembra controllare il fenomeno?
Comprendo perfettamente il collegamento tra corruzione e crimine organizzato. Da una prospettiva polacca, le nostre autorità invece non riescono a vederlo. Quest’anno, un paio di mesi fa, abbiamo adottato una strategia anti-corruzione nella quale non c’è nulla relativo al crimine organizzato. D’altro canto la polizia, che il crimine organizzato lo combatte, registra casi ogni anno. Ma non c’è alcuno strumento per affrontare la situazione. E i rischi sono tanti. Questa per me è la prova che il problema non viene visto in un’ottica globale.

Un altro grande problema è che non c’è alcuna forma di cooperazione tra differenti istituzioni, né quelle europee né quelle investigative.
Il problema è che in Polonia e forse in altri paesi la cooperazione tra istituzioni non è abbastanza forte e dovrebbe invece migliorare. Sarebbe importante per la lotta a corruzione e crimine organizzato.

Perché secondo lei nessun Europarlamentare polacco ha aderito alle richieste di Restarting the future?
La campagna elettorale in Polonia quest’anno è stata terribile. Non solo non sono focalizzati su questioni europee, ma neppure sui temi nazionali più importanti. Sono piuttosto presi da problemi minori e personali, e non stanno affrontando i temi importanti dell’Europa. Non è per una novità per noi, affatto. Il problema è la classe politica polacca. Persino dopo 10 anni, non realizzano che siamo in Europa. Non sanno cosa sia l’Unione Europea e, tanto per fare un esempio, perché è importante combattere la corruzione a livello europeo. Questo è un punto essenziale per comprendere perché non c’è stata adesione. In seconda istanza la corruzione non è stata una priorità per i politici polacchi negli ultimi quattro o cinque anni. Abbiamo combattuto per l’adozione di una strategia contro la corruzione per cinque anni. Ci sono voluti cinque anni per costringere il governo ad adottare questa strategia. Abbiamo avuto lunghi periodi in cui la corruzione in Polonia è stata un tema importante ma ora i politici non intendono agire in alcun modo. Dal punto di vista sociologico posso capirlo: per loro è pericoloso. Se dovessero ora cominciare a combattere la corruzione potrebbe passare il concetto che in qualche modo sono a loro volta coinvolti. Sarebbe difficile per loro provare che non sono coinvolti o invischiati in problemi di corruzione. E’ già successo in passato. Ecco perché preferiscono non farsi coinvolgere affatto. Preferiscono starsene fuori e dimenticare il problema, mettendo la polvere sotto al tappeto perché è un tema troppo difficile su cui dibattere.

Come lavora la Batory Foundation in questo campo?
Abbiamo una lunga esperienza: nel 2000 abbiamo creato un programma specifico contro la corruzione insieme ad un’altra organizzazione. In passato il nostro obiettivo principale era quello di formare le persone, fare informazione e campagne educative e controllare che il governo usi i giusti standard in questo settore. Ora il nostro obiettivo è quello di monitorare le finanze dei partiti e portare avanti più di un programma di advocacy. Per cinque anni abbiamo combattuto per costringere il governo ad adottare una strategia anti-corruzione e su questo eravamo concentrati. E ci sono altri temi che non dimentichiamo: la protezione dei whistleblowers, per cui stiamo combattendo. Al momento abbiamo un ruolo più attivo proprio su questo fronte.

Francisco Milàn


Schulz, Tsipras, Bovè, l’ex premier croato, tutto il PSOE spagnolo… solo oltre 350 i candidati italiani e europei che hanno sottoscritto la campagna

22/05/2014 - in dall'estero, election day

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350 candidati alle elezioni europee – e tra loro i pretendenti alla Presidenza della Commissione Ue Martin Schulz, Alexis Tsipras e José Bové -, 126 mila cittadini in Europa ed oltre mezzo milione in Italia, sono questi i numeri raccolti dalla campagna Restarting the Future lanciata da Libera e Gruppo Abele di Don Ciotti e da altre Ong europee contro corruzione, criminalità organizzata e mafia. Chi firma, se eletto, si impegna a chiedere una normativa Ue a protezione di chi denuncia atti di corruzione, la riedizione della Commissione CRIM del Parlamento Ue su corruzione, riciclaggio e criminalità organizzata ed una giornata europea in memoria della vittime di mafia e criminalità. “Troppe persone – afferma a sostegno della campagna il giallista greco Petros Markaris – si girano dall’altra parte di fronte alla corruzione, e iniziative come questa sono assolutamente necessarie. Per la maggior parte delle persone i soldi sono l’unica questione che conti. Favori e corruzione aprono la porta a un rapido successo, come fa il doping nello sport”. Oltre allo scrittore greco, anche i colleghi del noir mediterraneo Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli, Massimo Carlotto hanno sottoscritto l’iniziativa assieme all’ex giudice spagnolo Baltazar Garzon, a Serena Dandini, Cecilia Strada, Ettore Scola, Bill Emmot, Fiorella Mannoia, Elio e Le Storie Tese, Nando Dalla Chiesa, Gad Lerner e Paolo Hendel.

Tra i candidati spicca la sottoscrizione dell’ex premier croato Jadranka Kosor e l’adesione praticamente in massa del PSOE spagnolo, primo partito per numero di firme. L’Italia è invece il primo paese, con 117 adesioni su 350, un numero decisamente inferiore rispetto alle circa 900 adesioni raccolte dalla campagna gemella Riparte il Futuro in occasione delle politiche di febbraio 2013. I più attenti al tema, i candidati di L’Altra Europa con Tsipras, 26 sottoscrizioni, quindi PD e M5S con 19, i Verdi europei con 17, Scelta Civica con 12 ed Italia dei valori con 11. Decisamente meno adesioni a destra: NCD a 4, Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia a 3.

LA LISTA DI TUTTI I CANDIDATI ADERENTI IN ITALIA E IN EUROPA >>


E se denunciassi un corrotto?

20/05/2014 - in corruzione

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Chi denuncia la corruzione sul posto del lavoro dovrebbe essere encomiato per il suo coraggio, invece accade spesso, soprattutto in Italia, che venga considerato “lo spione” e che subisca addirittura ritorsioni, mobbing e anche minacce. Nei paesi anglosassoni è stato da lungo tempo introdotto il “whistleblowing” (la parola viene dal termine whistle”, che significa “fischietto” in inglese): chi, nel ruolo delle sue funzioni lavorative, assiste a comportamenti illeciti e li denuncia è protetto dalla Stato da qualunque ripercussione. In alcune legislazioni (come quella statunitense) il whistleblower è persino premiato con un riconoscimento economico anche importante: in fondo ha evitato una perdita di denaro molto maggiore denunciando il patto corrotto.

In Italia, invece, come anche in altri Paesi d’Europa, c’è ancora tanta strada da fare. Una buona notizia in questo senso viene dal web. In questi giorni, sulla scia dello scandalo Expo, ha visto la luce Expoleaks: una vera e propria piattaforma per il whistleblowing promossa da IRPI – Investigative Reporting Project Italy e da Wired Italia. Si tratta di uno strumento a disposizione di chi voglia e abbia il coraggio di raccontare in totale anonimato a dei giornalisti indipendenti eventuali illeciti di cui è venuto a conoscenza sul lavoro.

In Italia, la legge 190/2012 per la prima volta introduce questa figura, ma c’è un unico articolo che spiega in che modo procedere e quali sono le garanzie per chi denuncia. E anche a livello transnazionali, in Europa, la situazione è molto arretrata. Chiediamo dunque che i candidati alle europee si impegnino a far fronte a questa insufficienza normativa, una volta eletti europarlamentari.

Rompere il muro del silenzio è un dovere di tutti i cittadini. Essere tutelati per farlo è un diritto.

GUARDA I NOMI DEI CANDIDATI ITALIANI E STRANIERI CHE HANNO ADERITO >>

 


#Electionday trasparente: 80mila firme in una settimana per la campagna di Libera e Gruppo Abele

28/04/2014 - in corruzione, election day

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Più di 80mila firme – oltre 10mila al giorno – raccolte in una sola settimana dalla nuova iniziativa di Riparte il futuro contro la corruzione e per la trasparenza delle candidature alle prossime elezioni europee e amministrative. La mobilitazione è stata lanciata da Libera e dal Gruppo Abele in collaborazione con Avviso Pubblico, Mafia Nein Danke, Libera France, Anticor e Coordination Eau Île-de-France e fino al Primo Maggio Libera la raccolta firme sarà presente con banchetti e volontari in numerose piazze italiane.

Gli elettori devono conoscere per scegliere e la trasparenza è il primo antidoto per fermare la corruzione. Ecco perché a tutti i candidati sindaci, presidenti e consiglieri regionali (in Abruzzo e Piemonte) e parlamentari europei viene richiesta una candidatura trasparente in vista dell’Election Day. Nel dettaglio gli aderenti dovranno pubblicare online curriculum vitae, condizione reddituale e patrimoniale, eventuale presenza di conflitti d’interesse e situazione giudiziaria e dovranno impegnarsi, qualora eletti, a rispettare alcuni punti specifici. I siti www.riparteilfuturo.it e www.restartingthefuture.eu raccoglieranno le informazioni di tutti i candidati diventando un vero e proprio database a disposizione degli elettori.

Per le amministrative viene richiesto ai candidati sindaci, a cominciare da quelli dei Comuni capoluogo di Provincia e che superano i 50mila abitanti, di mettere in cima alla propria agenda la lotta alla corruzione con l’adozione, entro i primi 100 giorni della consiliatura, della delibera “trasparenza a costo zero”: pubblicazione e diffusione dell’anagrafe di tutti gli eletti, completa e digitale; totale rispetto della normativa sulla trasparenza economica; adozione di un Codice etico comunale stringente, la Carta di Pisa; organizzazione di una Tavola pubblica per la trasparenza, a cui partecipano istituzioni e cittadinanza; diffusione, per i Comuni che ne sono destinatari, di informazioni e dati aperti sull’assegnazione e la gestione dei beni confiscati.

Ai candidati al Parlamento europeo, tramite la proposta “Restarting the future”, sostenuta in Germania dall’associazione Mafia Nein Danke e in Francia da Anticor, Libera France e Coordination Eau Île-de-France, viene chiesto di impegnarsi, nei primi 150 giorni della nuova legislatura qualora eletti, a formare un intergruppo contro la corruzione e la criminalità organizzata, con tre obiettivi: la ricostituzione della Commissione speciale sul crimine organizzato, la corruzione e il riciclaggio di denaro (CRIM), che dovrà occuparsi di verificare il recepimento della direttiva sulla confisca e riuso dei beni alla criminalità organizzata e proporne l’estensione ai corrotti; la promozione di una direttiva per la tutela di chi denuncia episodi d‘illegalità a cui assiste (whistleblowing); l’istituzione del 21 marzo come “Giornata europea della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”.

FIRMA PER LA TRASPARENZA >>


Annuncio conferenza stampa: Election day Riparte il futuro

12/04/2014 - in corruzione, dall'estero

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Libera, Gruppo Abele, Avviso Pubblico, Mafia Nein Danke, Libera France e Anticor presentano la nuova campagna sui temi della trasparenza e lotta alla corruzione in vista delle elezioni europee e amministrative di maggio 2014. Martedì 15 aprile ore 11,30 appuntamento presso la sede della Fnsi, (Federazione Nazionale Stampa Italiana) in Corso Vittorio Emanuele 349 a Roma per la conferenza stampa di lancio della nuova campagna, con dati, cifre, storie e numeri sulla corruzione in Italia e in Europa.

Interverranno:

Don Luigi Ciotti, presidente nazionale Libera; Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale Avviso Pubblico, Francesca Rispoli, ufficio presidenza Libera; Franco La Torre, Libera Internazionale; Eugenio Orsi, responsabile strategia digitale della campagna e Sara Mazzenzana di Mafia nein danke.

Forte dei quasi 500mila sostenitori già attivi sul sito www.riparteilfuturo.it., la campagna lancia quindi una nuova sfida al mondo della politica europea e nazionale chiedendo ai candidati trasparenza e impegni concreti da sottoscrivere nella lotta alla corruzione. Una grande sfida per presentarsi all’elettorato in piena trasparenza.

Vi aspettiamo!

Ufficio Stampa 335-5966624/06 – 06/69770328 – 373-8115957