Articoli con il tag “riforma della giustizia

3,5 miliardi di beni confiscati alla mafia bloccati dalla lentezza della giustizia

22/09/2014 - in corruzione, trasparenza

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bene-confiscatoCi sono 3,5 miliardi di beni confiscati e non utilizzati a causa della lentezza della giustizia penale. A dirlo è lo stesso ministero della Giustizia all’interno del Fondo unico per la giustizia.

“In parte perché, ha spiegato il ministero per la Giustizia – e si legge sull’Huffington Post Italia -, una parte di quei valori attendono che i processi ai mafiosi arrivino alla Cassazione per sapere se davvero devono essere incamerati dallo Stato. E in parte perché mancano i decreti attuativi – il Fug è stato creato nel 2009 e da allora ha trasferito a Viminale e Giustizia 800 milioni di euro. Il caso è stato sollevato da una interrogazione parlamentare del deputato Stefano D’Ambruoso (Scelta civica)”.

Oltre al danno, la beffa viene da dire leggendo su La Repubblica di quel che è accaduto a Genova: nei famosi vicoli del centro storico è avvenuta circa sei mesi fa la più grande confisca mai avvenuta nel Nord Italia. 96 appartamenti, un tempo appartenenti alla famiglia Canfarotta, dove si praticava prostiruzione sono stati sottoposti a confisca. Tuttavia, in attesa di essere destinati a nuovo utilizzo, sono tornati… alla loro funzione. “Non sappiamo oggi a chi sono intestati quei contratti – si legge su La Repubblica -, sappiamo però che in molti alloggi è ripresa l’attività di prostituzione, e il fenomeno è sulla bocca di tanti”. Con l’aggravante che, negli ultimi anni, a stipulare i contratti d’affitto sono state le stesse Istituzioni nella persona dell’amministratore giudiziario che gestiva i beni in attesa della confisca e agiva con l’autorizzazione del Tribunale.

“Noi chiediamo, se questa è la situazione, che le istituzioni facciano più controlli – hanno dichiarato Daniela Vallarino e Andrea Piccardo, presidente e vicepresidente del Civ del quartiere genovese della Maddalena, che da dietro le vetrine dei loro negozi vedono ciò che accade – Questa dei beni confiscati è un’enorme opportunità: se il Comune riuscirà a prenderli in gestione e trasformarli in nuovi alloggi, botteghe, presidi di legalità, sarà un forte segnale contro il degrado. E invece ora è tutto fermo, intanto l’illegalità si espande e il tessuto commerciale ne risente. Un esempio? Via dei Macelli: era la strada della gastronomia d’eccellenza, oggi con l’allargarsi della prostituzione e dello spaccio si sta abbandonando al degrado. Ma noi ci siamo, c’è un’incredibile rete di associazioni pronte a collaborare con le istituzioni, a partire proprio dal lavoro sugli appartamenti confiscati: come ci si muoverà? Quando si deciderà di superare l’immobilismo e queste situazioni imbarazzanti?”.

Un esempio eloquente per ricordare al governo che è necessario affrontare i nodi della giustizia penale al più presto. Da essi dipende la ripresa del Paese: in uno Stato in cui non c’è certezza del diritto non si creano le basi necessarie per far ripartire l’economia. Il riutilizzo dei beni confiscati è una delle principali risorse, non solo in termini simbolici, su cui ricostruire la fiducia e il futuro.

L’importanza  della corretta e trasparente gestione dei beni confiscati emerge anche come quinto punto della delibera “trasparenza a costo zero”, strumento che Riparte il futuro propone ai Comuni, chiedendo che sia possibile il monitoraggio civico da parte della società civile su come vengono gestiti questi beni che tornano alla collettività.


Finite le vacanze, ripartono la politica e la riforma della giustizia. Ma da dove?

25/08/2014 - in corruzione

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Ombrelloni chiusi, souvenir in valigia, un saluto agli amici del mare e un po’ di malinconia: l’estate volge al termine. È ormai tempo di tornare a lavoro, a scuola e soprattutto, dopo aver rimandato per troppe settimane le riforme più urgenti, è tempo di tornare anche a fare politica. Si comincia con il Consiglio dei ministri previsto per il 29 agosto in cui si dovranno affrontare tre punti molto attesi come come lo Sblocca-Italia, la riforma della scuola e quella della giustizia. Quest’ultima ci vede particolarmente coinvolti. Siamo 620.000 italiani infatti, un numero che non può lasciare indifferenti, a chiedere che la lotta alla corruzione venga messa al primo posto dell’agenda politica.

Ma il governo non sembra aver recepito il messaggio: è di pochi giorni fa il tweet di Matteo Renzi in cui il premier dichiara di voler partire dalla riforma della lenta giustizia civile. Un punto sacrosanto ma che rischia nuovamente di offuscare e rimandare il tema della corruzione - imprescindibile perché blocca alla radice il futuro dell’Italia. Passati pochi mesi dagli scandali Expo e Mose, che ne è stato degli anatemi indignati lanciati da tutti i maggiori rappresentanti della politica nazionale? Secondo il governo bisognava agire subito contro corrotti e corruttori ma non prima di ascoltare il parere dei cittadini mediante le “consultazioni pubbliche”. A quei tempi eravamo già mezzo milione a sottoscrivere i punti anticorruzione dell’agenda di Riparte il futuro ma abbiamo pazientemente atteso, lasciando spazio al confronto e mandando in ferie anche il governo. L’estate però è quasi finita e nel frattempo le nostre voci sono diventate 620 mila: a questo punto non ci sono più scuse, è arrivato il tempo di passare ai fatti.

Venerdì il Cdm potrà dare il via libera al pacchetto sul tema civile, già abbastanza dettagliato, ma le linee guida sulla lotta alla criminalità e più in generale sulla giustizia penale restano ancora molto vaghe, come denunciato dal MoVimento Cinque Stelle. Niente prescrizione, niente conflitti di interesse, niente autoriciclaggio. In generale nn c’è un piano definito di lotta alla corruzione.

Per questo chiediamo a tutti i cittadini di partecipare all’iniziativa #renziparliamone scrivendo direttamente a rivoluzione@governo.it il testo qui sotto oppure semplicemente firmando la petizione:

È IMPORTANTE, FALLO ANCHE TU!

All’attenzione del presidente del Consiglio, on. Matteo Renzi
e del ministro della Giustizia, on. Andrea Orlando

Gentile presidente del Consiglio,
Gentile ministro della Giustizia,

Il governo ha lanciato a inizio luglio consultazioni pubbliche sulla riforma della giustizia. Consultazioni che, fino a settembre, dovrebbero permettere alla società civile di entrare nel vivo del dibattito sul tema.

Vi scriviamo a nome dell’oltre mezzo milione di italiani che aderendo a Riparte il futuro, la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione, hanno già espresso la loro opinione da tempo, sottoscrivendo le tante proposte che abbiamo lanciato dal gennaio del 2013 ad oggi.

Ora vogliamo sollecitare la vostra attenzione su pochi punti, chiari e semplici, che vogliamo condividere ancora una volta con voi perché sono le priorità irrinunciabili per contrastare finalmente e in modo strutturale la corruzione (www.riparteilfuturo.it/agenda).

Ecco cosa vi chiedono i cittadini che sostengono Riparte il futuro:

1) intervenire quanto prima sui meccanismi della prescrizione, che oggi nega di fatto il diritto alla giustizia, affinché si assicuri la certezza delle pene;
2) l’Italia deve adeguarsi alle convenzioni internazionali cui pure aderisce per contrastare finalmente i conflitti d’interesse dei funzionari pubblici e dei rappresentanti eletti dai cittadini;
3) intervenire sui “reati civetta” per togliere ai corruttori le loro armi: evasione fiscale, falso in bilancio, autoriciclaggio;
4) una Pubblica amministrazione trasparente, introducendo in Italia il Freedom of Information Act (www.foia4italy.it).
5) protezione efficace per chi denuncia la corruzione sul luogo di lavoro – whistleblower – esponendosi così a ritorsioni e minacce.

Tre ulteriori proposte sui temi della lotta alle mafie, sostenute da tempo da Libera, sono poi cruciali:

- l’inasprimento delle sanzioni per i reati di mafia (416 bis del codice penale) e di scambio elettorale politico-mafioso (416 ter del codice penale);
- il rafforzamento dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che va affidata alla presidenza del Consiglio dei ministri per garantire il pieno ed effettivo riutilizzo sociale dei patrimoni sottratti ai clan;
- l’istituzione del 21 marzo di ogni anno come Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Siamo certi che il Governo vorrà prendere in considerazione le richieste concrete avanzate da oltre 600mila cittadini.

Con i migliori saluti,
Riparte il futuro


Scrivi a Matteo Renzi. La lotta alla corruzione deve restare un tema centrale nella riforma della Giustizia

21/08/2014 - in corruzione, Politico e digitale

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Renzi-orlandoLa riforma della Giustizia va avanti, ma non nella direzione auspicata dagli italiani. Sembra infatti che il governo abbia deciso di porre la sua attenzione specialmente sulla giustizia civile che, per ammissione dello stesso presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non si può definire civile perchè troppo lenta. Qualche mese fa proprio il premier decise di porre un freno all’atto riformatorio per ascoltare il parere dei suoi cittadini. Parlò di “consultazioni pubbliche” e mise a disposizione di chiunque volesse fornire suggerimenti al governo la mail rivoluzione@governo.it. Proprio per questo sembra strano che, giunti finalmente al tempo dei fatti, l’esecutivo viri su un argomento certo fondamentale ma che non esclude affatto le riforme sui temi della lotta alla corruzione. A testimoniarlo ci sono oltre 600 mila voci, quelle dei firmatari di Riparte il futuro, che ormai da più di un anno e mezzo chiedono un impegno concreto alla politica per contrastare questo fenomeno dilagante in Italia. Adesso però questo tema sembra essere messo all’angolo. Tale scelta trasformerebbe in una perdita di tempo le consultazioni pubbliche aperte dal governo nei mesi scorsi e in parole al vento quelle che Riparte il futuro e i suoi sostenitori hanno da sempre espresso contro la corruzione.

Non possiamo permetterlo.

Facciamoci sentire: scriviamo a Matteo Renzi e al ministro Andrea Orlando all’indirizzo rivoluzione@governo.it per ricordare loro le priorità irrinunciabili per una reale riforma della giustizia.

Questo il testo della lettera a rivoluzione@governo.it:

All’attenzione del presidente del Consiglio, on. Matteo Renzi

e del ministro della Giustizia, on. Andrea Orlando

Gentile presidente del Consiglio,

Gentile ministro della Giustizia,

Il governo ha lanciato a inizio luglio consultazioni pubbliche sulla riforma della giustizia. Consultazioni che, fino a settembre, dovrebbero permettere alla società civile di entrare nel vivo del dibattito sul tema.

Vi scriviamo a nome dell’oltre mezzo milione di italiani che aderendo a Riparte il futuro, la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione, hanno già espresso la loro opinione da tempo, sottoscrivendo le tante proposte che abbiamo lanciato dal gennaio del 2013 ad oggi.

Ora vogliamo sollecitare la vostra attenzione su pochi punti, chiari e semplici, che vogliamo condividere ancora una volta con voi perché sono le priorità irrinunciabili per contrastare finalmente e in modo strutturale la corruzione.

Ecco cosa vi chiedono i cittadini che sostengono Riparte il futuro:

1) intervenire quanto prima sui meccanismi della prescrizione, che oggi nega di fatto il diritto alla giustizia, affinché si assicuri la certezza delle pene;

2) l’Italia deve adeguarsi alle convenzioni internazionali cui pure aderisce per contrastare finalmente i conflitti d’interesse dei funzionari pubblici e dei rappresentanti eletti dai cittadini;

3) intervenire sui “reati civetta” per togliere ai corruttori le loro armi: evasione fiscale, falso in bilancio, autoriciclaggio;

4) una Pubblica amministrazione trasparente, introducendo in Italia il Freedom of Information Act.

5) protezione efficace per chi denuncia la corruzione sul luogo di lavoro – whistleblower – esponendosi così a ritorsioni e minacce.

Tre ulteriori proposte sui temi della lotta alle mafie, sostenute da tempo da Libera, sono poi cruciali:

- l’inasprimento delle sanzioni per i reati di mafia (416 bis del codice penale) e di scambio elettorale politico-mafioso (416 ter del codice penale);

- il rafforzamento dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che va affidata alla presidenza del Consiglio dei ministri per garantire il pieno ed effettivo riutilizzo sociale dei patrimoni sottratti ai clan;

- l’istituzione del 21 marzo di ogni anno come Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Siamo certi che il Governo vorrà prendere in considerazione le richieste concrete avanzate da oltre 600mila cittadini.

Con i migliori saluti,

Riparte il futuro

Facciamoci sentire: firmando scriverai anche tu a Matteo Renzi e a rivoluzione@governo.it.


M5S e Guardia di finanza aeronavale: tante le voci che rispondono al #parliamone di Renzi

21/08/2014 - in corruzione, Politico e digitale

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renzi-cellulare_600x450Il percorso delle riforme stenta e il tema della lotta alla corruzione pare venire scalzato da quello della giustizia civile: altrettanto necessario ma certamente non escludente. L’allarme è quindi diventato rosso e il Paese risponde fortemente, ciascuno con il suo modo (fosse anche un rifiuto adeguatamente motivato), alla richiesta #parliamone di Renzi.

Cominciamo da noi: tutti possono aggiungere la propria firma alle proposte anticorruzione di Riparte il futuro. #renziparliamone è appunto l’iniziativa che permette di scrivere direttamente a rivoluzione@governo.it ribadendo le priorità della lotta alla corruzione supportate da oltre 600mila cittadini. E diverse migliaia di cittadini si stanno continuando a fare sentire proprio in queste ore.

Anche il MoVimento Cinque Stelle risponde all’appello in tono forte, restituendo al mittente l’invito del ministro Andrea Orlando di discutere ancora di riforma della giustizia. Un rifiuto tutt’altro che rassegnato, perché quello che occorre all’Italia sui temi della giustizia, secondo i grillini, è chiaro da tempo. Ecco perché, dicono, occorre passare quanto prima ai fatti. “La lotta alla criminalità e, più in generale, la giustizia penale – scrivono in un comunicato che spiega le ragioni del rifiuto – sono scivolate all’ultimo posto delle priorità”.

Al dibattito si unisce in queste ore anche la voce della Guardia di finanza del comparto areonavale, che tramite il COBAR, riporta come la priorità sia la riforma della prescrizione, presente anche nell’agenda di Riparte il futuro.

I finanzieri sostengono che questa riforma eviterebbe che il lavoro da loro svolto per assicurare corrotti e corruttori alla giustizia “continui ad essere vanificato da assoluzioni e proscioglimenti per intervenuta prescrizione dei reati”.

In diverse occasioni, sostengono, “il Parlamento italiano ha approvato o ha tentato di far approvare leggi ad personam – la depenalizzazione del falso in bilancio, il legittimo impedimento, tanto per citarne alcune – a favore di politici imputati in procedimenti penali, anche per reati di corruzione; con elevato rischio di vedere estinguere i procedimenti a carico di indagati incensurati”.

Per tutti è dunque necessario che a questa dialettica seguano le riforme, un atto dovuto per il bene del paese per non continuare a generare altra frustrazione e sfiducia.

Non possiamo più aspettare: #renziparliamone, ma a condizione di fatti chiari.


La riforma della prescrizione s’ha da fare: indiscrezioni sul piano del governo

06/08/2014 - in corruzione

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La riforma della giustizia, aperta a nuove consultazioni pubbliche e perciò rimandata al ritorno dalle vacanze estive, prevede di affrontare alcuni nodi cruciali che da decenni penalizzano il nostro Paese. In particolare il governo promette di affrontare, punto 9 dei 12 della scaletta, lo scottante tema della prescrizione, la vera spada di Damocle della giustizia italiana.
I dettagli della proposta sono ancora ignoti ma secondo indiscrezioni riportate oggi sui quotidiani l’intenzione sarebbe quella di far scattare la prescrizione, ovvero l’estinzione del reato perché il processo è durato oltre i limiti previsti dalla legge, dopo cinque anni per i reati puniti con la reclusione fino a cinque anni, dopo sette se la punibilità è fino a dieci, dopo dieci se è fino a quindici anni e dopo quindici per gli altri. Ferma restando la regola dell’imprescrittibilità quando la pena è l’ergastolo.

Sembra che la riforma si preoccuperà di affrontare anche l’altro vizio di fondo, ovvero il fatto che la prescrizione decorre dal momento della commissione del reato ed è quindi una mano santa per quei reati che possono essere scoperti dopo molto tempo, in primis la corruzione. La riforma dovrebbe dunque riprendere le conclusioni a cui era giunta la «commissione Fiorella» – così chiamata dal nome del professor Antonio Fiorella che ha guidato un gruppo di studio composto da giuristi, magistrati e avvocati nominato nel 2012 dall’ex Guardasigilli Paola Severino – sull’interruzione del calcolo della prescrizione nelle diverse fasi in cui si articola il procedimento penale. Si concederebbe dunque “un tempo compreso almeno tra i due e i tre anni per consentire la conclusione delle fasi preliminari e/o il compiuto svolgimento del primo grado di giudizio” anche nella «ipotesi limite» di un reato scoperto a ridosso della scadenza della prescrizione. Nelle successive fasi del giudizio le sentenze di colpevolezza farebbero scattare ulteriori proroghe.
In parole povere nel momento in cui un giudice emettesse sentenza di colpevolezza il timer della giustizia verrebbe stoppato per consentire il tempo necessario a svolgere il successivo grado di giudizio. La durata dei processi dunque non cambierebbe ma per evitare la sospensione l’accusa sarebbe incentivata a accelerare i tempi e la difesa non avrebbe più interesse a mettere in scena tecniche dilatorie per arrivare alla prescrizione.

La lotta alla corruzione non può prescindere da una significativa riforma della prescrizione. Ecco perché la campagna Riparte il futuro chiede un intervento urgente e definitivo sui tempi e sui meccanismi della prescrizione, tra i 5 punti della petizione #zeroscuse. Non dimentichiamoci che tra i 128mila processi prescritti nell’ultimo anno giudiziario (dati del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria aggiornati al novembre 2013) la maggior parte ha riguardato dirigenti e funzionari pubblici, rimasti impuntiti pur avendo compiuto un reato a danno delle Istituzioni e quindi di tutti noi cittadini.
Facendo le dovute premesse sull’importanza formale della prescrizione come mezzo di tutela per evitare che un essere umano possa essere perseguitato con processi infiniti, è innegabile che l’Italia ne abusi (siamo l’unico Paese al mondo in cui continua a decorrere in tutti e tre i gradi di giudizio).

Attendiamo dunque la pubblicazione delle linee guida del governo e il dibattito che si scatenerà di conseguenza: purché non diventi un altro pretesto per perdere dell’altro tempo.

 Laura Ghisellini


Renzi sulla riforma della giustizia: “Siamo in fase di ascolto, poi si decide sul serio”

30/07/2014 - in corruzione

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La riforma della giustizia è in una “fase di ascolto”: parole del presidente del Consiglio Renzi, che nella sua newsletter personale conferma la strategia del governo di aprire alla partecipazione pubblica e di aspettare settembre per procedere con la riforma. Un rinvio a cui Libera e Gruppo Abele, attraverso la campagna Riparte il futuro, hanno risposto lanciando la petizione #zeroscuse: la società civile si è già abbondantemente espressa, chiedendo da oltre un anno e mezzo impegno concreto e leggi certe, come riportato sull’agenda anticorruzione. Che bisogno c’è di nuove consultazioni? Non sono bastati gli scandali Expo e Mose?

Renzi continua sottolineando come, passata questa fase, “si decide, sul serio”. E certo non potranno rimanere inascoltati oltre 530mila cittadini che lo chiedono a gran voce.

Da notare, nella newsletter del Presidente, il riferimento alla riforma della prescrizione, uno dei nodi chiave dell’agenda di Riparte il futuro e tema spesso assente nel dibattito pubblico. Per dirla con le parole del Premier deve essere garantita “la certezza del diritto eliminando il ricorso alle prescrizioni perché il tempo non può sconfiggere la legge e sottolineando l’etica della responsabilità nei confronti di quegli operatori della giustizia che si comportano con dolo o colpa grave”.

Siamo tutti d’accordo, quindi procediamo! Che la riforma sia d’iniziativa governativa o parlamentare non importa, purché si faccia. Per questo continueremo a monitorare le istituzioni democratiche chiedendo impegno certo e tempi rapidi. Unisciti all’appello #Zeroscuse>>


Sulla lotta alla corruzione non abbiamo bisogno di nuove consultazioni

22/07/2014 - in corruzione

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A fine giugno, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il ministro della Giustizia Andrea Orlando hanno aperto per due mesi le consultazioni pubbliche sulla riforma della giustizia, fondata su 12 linee programmatiche, compreso il tema della lotta alla corruzione. Tutti possono partecipare al dibattito scrivendo all’indirizzo rivoluzione@governo.it.
“Le email pervenute - come si legge sulla pagina dedicata -sono vagliate quotidianamente dai dirigenti del ministero. In questo spazio, progressivamente implementato con schede e relazioni tecniche a cura dell’Ufficio legislativo di via Arenula, sarà possibile consultare il lavoro prodotto in questi mesi dal ministero in merito ai punti in questione.”
Ad oggi però, quando sono passate oltre tre settimane dall’avvio delle consultazioni, solo una fetta della torta risulta cliccabile: la 8, che rimanda ai temi della criminalità economica.

Inoltre due mesi sono lunghi e il rischio di un nulla di fatto è molto alto. Parte del Parlamento, in particolare il MoVimento 5 Stelle, sta cercando di riprendere il cammino delle riforme tra le mura di Palazzo Madama, sede del Senato.

La nostra posizione, ovvero quella di oltre 530.000 cittadini firmatari della petizione promossa da Libera e Gruppo Abele, è chiara: occorre una riforma forte, in tempi quanto più rapidi possibili, capace di potenziare sia il lato del contrasto che quello della prevenzione. Che sia ad opera del Governo o del Parlamento, poco ci cambia. Come società civile richiamiamo all’impegno concreto tutta la politica, nella consapevolezza che ogni giorno che passa è un intollerabile costo per l’economia e la società italiana.
Per capirlo non abbiamo bisogno di ulteriori consultazioni.

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