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Vittime della corruzione: la storia di Ambrogio Mauri, un uomo onesto

13/03/2013 - in Libera e Gruppo Abele

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Sabato 16 marzo a Firenze si terrà la diciottesima Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie. L’evento, promosso dall’associazione Libera a cui ogni anno partecipano migliaia di persone, è un’occasione doverosa per ricordare chi è morto solo perché, con rigore e coerenza, ha avuto il coraggio di denunciare e di esporsi.

Sono previsti molti dibattiti e seminari tra cui quello organizzato da Riparte il futuro incentrato sulle vittime della corruzione. Con questo incontro la campagna comincerà a raccontare le storie che testimoniano la spietatezza del fenomeno corruttivo, spesso considerato “solo” malcostume o brutta abitudine radicata nella vita italiana. La voce che Riparte il futuro interpreta si sta facendo sempre più chiara e potente: vogliamo costruire un’Italia diversa, capace di cucire le ferite, talvolta estreme, della corruzione.

Durante il seminario (presso Aula 6 del plesso universitario di Psicologia, via della Torretta 16 Firenze. H: 15:00, qui tutti dettagli) Roberta Mauri racconterà la storia di suo padre Ambrogio, imprenditore brianzolo schiacciato da un male a cui non voleva arrendersi, fino al punto di togliersi la vita. “Lo so, è una scelta che non dovrei fare, ma ogni giorno che vengo in ufficio è una sofferenza. Mi sento inutile e quel che è peggio non credo più nel futuro”. Caso esemplare tra le vittime della corruzione, Mauri era un imprenditore dotato: sentiva forte il peso della responsabilità nei confronti dell’azienda e dei propri dipendenti, aveva uno spiccato senso del rigore, era capace e onesto. Un mix di qualità che avrebbe dovuto garantirgli forza competitiva e merito e che al contrario, in un mondo totalmente comandato dai meccanismi del favore e della tangente, ha costituito un svantaggio. Emarginato dal mercato e disilluso dal Sistema, ancor di più dopo il disincanto di Mani Pulite, Mauri è la personificazione di un messaggio diversamente violento spesso difficile da comprendere: la pratica della stretta di mano, della bustarella, del favore non è un compromesso facile, di fronte al quale basta chiudere un occhio, ma un’arma micidiale che uccide lentamente. Mauri è morto per la sua irreprensibilità e per non aver voluto accettare quella piccola quotidiana disonestà che gli avrebbe permesso un’esistenza agiata e tranquilla.

Ecco un estratto dal libro “Un uomo onesto”, di Monica Zapelli che interverrà durante il seminario.

La storia di Ambrogio Mauri comincia e finisce in Brianza. Ha solo diciannove anni quando il padre muore, gli lascia un’officina che ripara autobus, e molti debiti. Ambrogio salva l’azienda e la trasforma in una delle realtà italiane più avanzate nella produzione di mezzi pubblici di trasporto. Insieme con la ditta Mauri, cresce e cambia anche l’Italia. Dove è normale pagare tangenti, dove l’onesta è ormai solo una vecchia moneta fuori corso. Mauri sceglie di non adeguarsi, perché lui sarà sempre scelto per quello che produce e non per quello che paga sottobanco. Così facendo però lo spazio per la sua azienda si fa sempre più stretto. Anno dopo anno diventa invisibile, regolarmente ignorata nelle gare d’appalto. Poi, il ciclone di Mani Pulite investe l’Italia del malaffare e per Ambrogio sembra la fine di un incubo. Ma il risveglio è brusco e il prezzo della disillusione altissimo: pochi anni più tardi nulla è cambiato. E Mauri rimane solo, come solo – in fondo – era sempre stato”.

Roberta Mauri è tra i primi firmatari della campagna Riparte il futuro contro la corruzione. In questi anni, dalla morte del padre avvenuta nel 1997, ha trasformato la sua perdita in forza di comunicazione, testimoniando e diffondendo una storia dolorosa, che non deve essere dimenticata.
Come lei Daniela Marcone, figlia dell’ex Direttore dell’Ufficio del Registro di Foggia Francesco Marcone, ucciso nel 1995 per non aver assecondato la corruzione che ristagnava negli uffici dove prestava servizio. Anche Daniela testimonierà nel pomeriggio del 16 marzo.

Di seguito un’intervista a Roberta Mauri realizzata dalle volontarie del presidio Antonino Cassarà di Libera Piemonte.