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Il decalogo di Saviano contro la corruzione: dalla trasparenza al voto di scambio. Lo chiedono ogni giorno 420.000 italiani

12/03/2014 - in corruzione

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Tra le voci che chiedono una stretta sulla corruzione, oggi si aggiunge quella di Roberto Saviano, già sostenitore della prima ora di Riparte il futuro, che dalle colonne di “la Repubblica” definisce il fenomeno come quella “macchina sommersa e infame che garantisce i complici del sistema e esclude gli onesti”.

L’articolo prosegue con un decalogo in cui si chiede il potenziamento ad ampio raggio del corpo di leggi e del sistema di prevenzione anticorruzione. Le proposte di Saviano sono affini all’Agenda di Riparte il futuro, a riprova del fatto che l’opinione di chi vuole un’Italia libera dalla corruzione è univoca.

Le prime 3 proposte di Saviano sono indirizzate all’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) che sarà presieduta dal giudice Raffaele Cantone.
Al pari delle altre Autorità presenti in Europa, lo scrittore auspica alto profilo e indipendenza dei vertici, risorse umane e finanziarie adeguate e piena libertà di esercizio del potere sanzionatorio sugli enti pubblici che non adempiono alla legge anticorruzione 190/12.

Le successive proposte si concentrano sull’ampliamento della disciplina della trasparenza, sull’allontanamento dalle amministrazioni dei dipendenti condannati per ragioni legate alla corruzione, sul potenziamento delle norme sull’incandidabilità e l’incompatibilità degli incarichi pubblici, sulla riforma della prescrizione e su quei reati civetta che anticipano e permettono la corruzione (autoriciclaggio e falso in bilancio in primis).

In ultimo, Saviano chiede la riforma del voto di scambio politico-mafioso: quell’ampliamento dell’art.416 ter del codice penale richiesto a gran voce da Riparte il futuro.

Infine, Saviano esprime le stesse preoccupazioni riportante anche da Riparte il futuro qualche giorno fa a proposito della nomina a capo dell’ANAC : “la scelta di Cantone è solo il primo passo”. Non possiamo infatti perdere quest’ottima occasione e continueremo a premere affinché questo sia solo il primo atto del nuovo governo per sconfiggere la corruzione.

Ci rivolgiamo direttamente a Saviano perché, come aveva fatto circa un anno fa (vedi Twitter), amplifichi la voce dei 420.000 italiani che ogni giorno combattono questa battaglia, anche nei momenti in cui misteriosamente sparisce dalle prime pagine dei giornali.

— Roberto Saviano (@robertosaviano) 22 febbraio 2013

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Bene Raffaele Cantone a capo dell’ANAC. Ma per sconfiggere la corruzione occorre un impegno a 360 gradi

10/03/2014 - in Dialogo con l'ANAC

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Ieri a “Che tempo che fa” il Presidente del consiglio Matteo Renzi  ha preannunciato la nomina del giudice Raffaele Cantone a “capo dell’Autorità nazionale anticorruzione”. Il premier pare quindi voler dare seguito immediato a uno degli impegni promessi a Roberto Saviano su “la Repubblica”.

Attendiamo che sia dato seguito ufficiale all’impegno preso. L’esperienza, la competenza, l’autorevolezza dimostrata dal giudice anticamorra potranno certo giovare all’Autorità nazionale anticorruzione e al Paese intero. Tuttavia, il Presidente dell’ANAC non può che muoversi all’interno del quadro normativo esistente: non compete a lui riformare leggi che sono ancora insufficienti a contrastare il fenomeno corruttivo.

Valorizzare davvero il ruolo e il contributo di Cantone dovrebbe perciò corrispondere a riprendere il percorso di riforma appena inaugurato dalla Legge anticorruzione 190/2012, colmandone le evidenti lacune: dalla modifica dell’impianto normativo in tema di contrasto al potenziamento del sistema di prevenzione della corruzione.

È quindi compito del Parlamento (e in parte dello stesso governo) garantire quelle modifiche legislative che possono aversi solamente nei luoghi istituzionali predisposti, funzione che non può essere “esternalizzata”. Allo stesso tempo, anche all’ANAC vanno garantiti poteri e risorse adeguate al fine di dotare l’Autorità di un’azione efficace. Sicuramente la nomina del giudice Cantone garantirà la rappresentatività necessaria, ma quello di cui l’Italia ha bisogno non si esaurisce semplicemente con l’affidamento di un ruolo formale.

Ci auguriamo quindi che questa prima scelta inauguri un ciclo d’impegno, perché, come sempre più evidentemente dimostrato dai fatti, nessun tipo di riforma è possibile in presenza di corruzione. La lotta al fenomeno non può che essere continuativa e fatta a tutti i livelli.

In chiusura, una breve biografia di Raffaele Cantone:
Napoletano, è magistrato dal 1991, fino al 2007 impegnato nella Direzione distrettuale antimafia ed oggi giudice di Corte di Cassazione. Nel corso della sua attività si è contraddistinto per l’impegno contro la camorra e in special modo nei confronti del clan dei Casalesi. Ha inoltre fatto parte della “Commissione per l’elaborazione di proposte per la lotta, anche patrimoniale, alla criminalità” che poco più di un mese fa ha prodotto il report “Per una moderna politica antimafia”, ricco di spunti utili anche sul tema dell’anticorruzione.

 


La lotta alla corruzione annunciata da Renzi: autoriciclaggio e Commissario anticorruzione. Un commento a mente fredda

05/03/2014 - in corruzione

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Domenica 2 marzo, su “la Repubblica”, il Presidente Renzi ha risposto agli interrogativi di Roberto Saviano sull’impegno del nuovo governo contro la criminalità organizzata. Due dei cinque impegni presi da Renzi riguardano anche la lotta alla corruzione.

Il primo punto riguarda l’introduzione del reato di autoriciclaggio. La riforma era già considerata urgente dal recente documento della Commissione Garofoli. È infatti fondamentale agire sui capitali criminali e sui proventi della corruzione per combattere davvero il fenomeno. Il codice penale italiano già prevede pene in caso di riciclaggio, ossia quando una seconda persona, diversa dall’autore, “sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti dal delitto, o operazioni in relazione ad essi, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza criminale”. In parole semplici, è reato quando attraverso una serie di passaggi complessi una seconda persona riesce a “far perdere le tracce” di quel denaro e del modo in cui è stato generato, che quindi ricompare “pulito”.

Non è invece reato se autore di questo processo è la stessa persona che ha generato quei profitti illecitamente. È evidente che esiste un enorme vuoto normativo a cui dare subito risposta, come chiesto anche nell’agenda di Riparte il futuro.

Solo un mese fa Ivan lo Bello, vicepresidente di Confindustria, evidenziava come questa fosse la prima riforma da compiere sul tema della lotta alla corruzione.

Il secondo punto indicato dal premier è un richiamo al rispetto, da parte di tutti gli enti della Pubblica Amministrazione e non solo, della Legge anticorruzione 190 del 2012.
È sicuramente importante che la legge vada applicata, ma senza dimenticare che siamo ancora lontani da una legge perfetta, efficace e in linea con gli standard comunitari. Ci saremmo dunque aspettati un forte messaggio volto a riprendere il processo di riforma, sia sul lato delle misure preventive che di contrasto.

Poco chiara appare la connessa proposta d’introdurre un Commissario anticorruzione, che nell’articolo di “Repubblica” è detto previsto dalla legge, ma che in realtà non compare nel testo della norma. Probabilmente ci si riferisce alla nomina di un nuovo presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) che ricopra le vesti di Commissario.

Va detto che storicamente l’Italia ha già avuto un Alto Commissario anticorruzione, previsto dalla Legge 3/03, e soppresso nel 2008 senza riuscire a dare importanti contributi. L’anno seguente, a seguito della Legge 150 del 2009, per ovviare almeno in parte a questa mancanza, nasce la Civit, ossia la Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche. Con la Legge anticorruzione del 2012 è affidato alla Civit anche il ruolo di Autorità Nazionale Anticorruzione. Nel novembre 2013 assumerà quindi il nome di ANAC per maggiore uniformità dell’appellativo al ruolo (il nome esteso è “Autorità Nazionale AntiCorruzione e per la valutazione e la trasparenza delle pubbliche amministrazioni”).

Ci auguriamo quindi, in uno scenario già complesso e spesso in evoluzione dal punto di vista burocratico, che il Commissario annunciato riuscirà a garantire un surplus d’impegno sul tema e non sia solo un’altra figura con incarico formale.

Inoltre ci poniamo anche questa spinosa domanda: poiché la nomina del Commissario è governativa, come si intende garantire l’indipendenza di un ruolo così strategico?

Anche a questa domanda i cittadini vorrebbero una risposta.

 


Siamo a un passo dal successo, ma senza un governo non possiamo combattere la corruzione

11/03/2013 - in corruzione

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276 parlamentari di ogni schieramento hanno aderito alla campagna contro la corruzione di Riparte il futuro. Un terzo del Parlamento: un ottimo risultato per intervenire, seriamente e una volta per tutte con l’appoggio di buona parte di Camera e Senato, alla legge anticorruzione.
Siamo a un passo da questa grande conquista, ma senza un governo tutto verrà rinviato, chissà a quando, vanificando gli sforzi fatti.
Per questa ragione don Luigi Ciotti, fondatore di Gruppo Abele e presidente di Libera, assieme ad altre personalità della società civile, ha aderito ad un appello a sostegno di un governo di alto profilo che possa dar esito alla speranza di rinnovamento espressa dagli italiani alle urne.
La nostra campagna sostenuta da oltre 150.000 firme si sostiene su un’idea precisa: senza corruzione riparte il futuro. Ma senza un governo sfugge qualsiasi possibilità di crearlo, questo futuro, operando di conseguenza i necessari cambiamenti.

Di seguito il testo dell’appello.

Mai, dal dopoguerra a oggi, il Parlamento italiano è stato così profondamente rinnovato dal voto popolare. Per la prima volta i giovani e le donne sono parte cospicua delle due Camere. Per la prima volta ci sono i numeri per dare corpo a un cambiamento sempre invocato, mai realizzato. Sarebbe grave e triste che questa occasione venisse tradita, soprattutto in presenza di una crisi economica e sociale gravissima.
Noi chiediamo, nel nome della volontà popolare sortita dal voto del 24-25 febbraio, che questa speranza di cambiamento non venga travolta da interessi di partito, calcoli di vertice, chiusure settarie, diffidenze, personalismi. Lo chiediamo gentilmente, ma ad alta voce, senza avere alcun titolo istituzionale o politico per farlo, ma nella coscienza di interpretare il pensiero e le aspettative di una maggioranza vera, reale di italiani. Questa maggioranza, fatta di cittadine e cittadini elettori che vogliono voltare pagina dopo vent’anni di scandali, di malapolitica, di sperperi, di prepotenze, di illegalità, di discredito dell’Italia nel mondo, chiede ai suoi rappresentanti eletti in Parlamento, ai loro leader e ai loro portavoce, di impegnarsi fino allo stremo per riuscire a dare una fisionomia politica, dunque un governo di alto profilo, alle speranze di cambiamento.
Michele Serra
Roberto Benigni
don Luigi Ciotti
Oscar Farinetti
don Andrea Gallo
Lorenzo Jovanotti
Carlo Petrini
Roberto Saviano
Salvatore Settis
Barbara Spinelli


In Lombardia un voto per 30 euro. Il tema è nella vita quotidiana e nelle Istituzioni. Come combattere il voto di scambio?

05/03/2013 - in corruzione

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Nei giorni prima delle elezioni Roberto Saviano aveva lanciato l’allarme anche attraverso Riparte il futuro: “Mi arrivano segnalazioni da ogni parte d’Italia sul voto di scambio last minute… utilizziamo questo spazio per segnalare casi”. Poi le urne e quello che è successo dopo. Tra volti nuovi, zucchetti cardinalizi, cappucci hi-tech, vittorie e sconfitte, poco spazio è rimasto al tema del voto di scambio nelle pagine affollate dei giornali.
Finché ieri la questione è tornata in evidenza per bocca del sostituto procuratore di Monza, Salvatore Bellomo, che ha rivelato i contenuti di una conversazione telefonica tra il camorrista trapiantato in Lombardia, Giuseppe Esposito, e l’ex assessore all’Ambiente del comune di Monza, Giovanni Antonicelli, entrambi arrestati insieme a altre 33 persone più 8 ai domiciliari. Nella intercettazione si parla delle dinamiche comuni del voto di scambio a Milano: 30 euro per un singolo voto, 50 euro per far votare un’intera famiglia.
Questo secondo le indagini il prezzo pagato agli elettori delle ultime amministrative del comune per votare Renzo Di Biase, ex consigliere comunale Pdl, che attualmente non risulta indagato. leggi tutto


Roberto Saviano invita a firmare la petizione Riparte il futuro

22/02/2013 - in corruzione

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“La maggior parte dei diritti che ci sarebbero dovuti passano per privilegi. Dove il diritto diventa privilegio c’è spazio per la corruzione e la democrazia diventa baratto. Trovo importante questa iniziativa. Vi invito a consultare il sito e a firmare in suo sostegno. No alla corruzione.”

Con queste parole Roberto Saviano invita a aderire a Riparte il futuro tramite Facebook.
Anche su Twitter dice:

A poche ore dall’inizio del silenzio elettorale la voce di Roberto Saviano a sostegno della campagna è un megafono importante. In questi giorni lo scrittore ha più volte denunciato l’assenza del voto di scambio tra i temi trattati in campagna elettorale. Una questione “dolorosa” che si consuma lontano dalle trasmissioni televisive, dalle piazze cittadine, dalle pagine dei giornali, ma che trasforma in baratto la democrazia.

La campagna Riparte il futuro, in linea con la denuncia di Saviano, vuole agire all’origine del voto di scambio rimuovendo il patto che avviene ad alti livelli criminali, che condiziona scelte strategiche nella vita del paese e che quindi finisce per vincolare la libertà elettorale del cittadino comune. Per questo è stato chiesto a tutti i politici di tutti i partiti di sottoscrivere 5 punti di impegno per la trasparenza, contro la corruzione. Il primo di questi è appunto modificare l’art. 416 ter sul voto di scambio politico-mafioso entro i primi 100 giorni dall’inizio dell’attività parlamentare. Agire sulla legge affinché sia efficace significa anche mettere un freno alla diffusa pratica del voto di scambio. Una buona legge produce una buona cultura.

I candidati che hanno risposto sono circa 850, primo segnale incoraggiante di un percorso che entrerà nel vivo dall’inizio dell’attività parlamentare.
Se uniamo le forze sane dell’Italia potremo combattere con mezzi nuovi la corruzione che da decenni blocca il futuro del Paese.


Appello di Roberto Saviano sul voto di scambio che si consuma in queste ore: “la politica non ne ha parlato”

22/02/2013 - in corruzione

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A poche ore dalle urne Roberto Saviano torna, in primo piano su Repubblica, con un appello “doloroso, urlato” contro il voto di scambio che si consuma in queste ore.
“Nella campagna elettorale il tema del voto di scambio non c’è stato. Fatto incredibile perché in questo momento la democrazia italiana è ricattata. A volte viene da credere che sia una sorta di sisitema accettato dalla politica”.

È vero: il tema, che dovrebbe essere prioritario, non è stato affrontato da politici e media in questa campagna elettorale, ma l’hanno fatto le persone tramite Riparte il futuro. Per la prima volta nella storia italiana, con le 140 mila firme raggiunte in poco più di un mese, si è acceso un faro su una pratica che incrocia malcostume, corruzione, clientelismo, interessi criminali e che fa leva sulle debolezze delle persone, nei territori ai margini dello Stato. È qui che una croce su un simbolo diventa facilmente merce di scambio.
“50 euro un voto, 25 euro un voto, pacchetti di voto familiare in cambio di una tac, 6 voti una lavatrice sino al pacco di pasta, il buono benzina, le scarpe da ginnastica, i telefonini” alcuni esempi di scambio raccolti da Saviano sui social network.

Tramite la petizione, Riparte il futuro ha chiesto a tutti i politici di tutti i partiti di sottoscrivere 5 punti di impegno per la trasparenza, contro la corruzione. Il primo di questi è appunto modificare l’art. 416 ter sul voto di scambio politico-mafioso entro i primi 100 giorni dall’inizio dell’attività parlamentare. Hanno accettato oltre 850 candidati che si presentano al voto con questo punto messo in chiaro nei propri programmi. Dalla formazione del governo monitoreremo l’operato dei candidati che hanno accettato di indossare il braccialetto bianco simbolo dell’impegno, affiché la legge che attualmente punisce la vendita del voto solo in cambio di denaro si allargata a ogni “altra utilità“.

Offrire denaro infatti non è affatti l’unica possibilità che il politico mette in campo nello scambio corruttivo. Può utilizzare ben altri favori: promesse di informazioni su appalti permettendo così l’infiltrazione criminale nell’economia, posti di lavoro da garantire ai clan presenti sul territorio, protezioni dall’azione repressiva, ostacolando in diversi modi il lavoro delle forze di polizia ma anche poltrone, cariche influenti…  una miriade di interessi piccoli e grandi che minano il tessuto economico del Paese, erodono le istituzioni e ricattano la democrazia.

Riparte il futuro  vuole agire all’origine del voto di scambio. Vogliamo rimuovere il patto che avviene ad alti livelli criminali, che condiziona scelte strategiche nella vita del paese e che quindi finisce per vincolare la libertà  elettorale del cittadino comune. Agire sulla legge affinché sia efficace significa anche mettere un freno alla diffusa pratica del voto di scambio. Una buona legge produce una buona cultura.

Il nostro appello va anche a Saviano: perché aderisca e sostenga Riparte il futuro nel perseguimento di questa battaglia che solo uniti possiamo vincere.

 


Chiediamo a Roberto Saviano, che parla di voto di scambio, di sostenere Riparte il futuro

11/02/2013 - in corruzione

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“A vincere, qui da noi, è piuttosto il voto utile a se stessi”.

Oggi Roberto Saviano, che ci auguriamo diventi presto un sostenitore di Riparte il futuro, parla su Repubblica.it di “quel voto di scambio che uccide la democrazia”, ma di cui non si parla nella campagna elettorale.

Come infatti ben descritto, “questo muro di gomma ostacola qualunque volontà di rinnovamento, poiché a giovarne nell’urna sarà sempre e soltanto il vecchio politico e la vecchia politica, non il nuovo”. Il futuro può ripartire infatti agendo su questa pratica che trasforma il diritto in favore e il dovuto in concesso, emblema di un cancro che indebolisce tutto il corpo sociale.

Non a caso l’iniziativa promossa da Gruppo Abele e Libera ha voluto riprendere il percorso della modifica della legge anticorruzione partendo proprio dalla modifica del 416 ter, che norma lo scambio elettorale politico-mafioso. L’obiettivo è cominciare a trasformare il comportamento elettorale da una dinamica che brucia ogni possibilità di riscatto a una pratica davvero libera e consapevole.

Se le ragioni che motivano la nostra scelta sono state già espresse, approfittiamo per ribadire che quello che ci spinge è un’emergenza culturale e non solo un vuoto normativo.

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