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Anticorruzione e sanità – Cresce la sfiducia

24/09/2014 - in anticorruzione e sanità

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A cura di Paolo Cornaglia Ferraris >>

Medico, editorialista de La Repubblica, Presidente Camici & Pigiami ONLUS

La corruzione destabilizza il servizio sanitario. La grande quantità di danaro pubblico affidato alle Regioni (la sanità supera 80% del budget regionale) concentra su tale settore gli interessi clientelari della classe politica, quelli imprenditoriali dei vincitori d’appalto, quelli sindacali, universitari e di carriera.

La complessità degli interessi e delle interazioni della classe dirigente e dei gruppi dominanti è tale da stimolare l’atto corruttivo come scappatoia o strumento risolutivo di conflitto o competizione.

Sia a livello organizzativo che individuale esiste dunque una suscettibilità nell’esporsi alla corruzione che trova giustificazione in ogni contesto, dal superamento dei test per accedere alla facoltà di Medicina, sino alla fornitura di cibo o altri servizi. Quando questa si attua il sistema si indebolisce (forniture scadenti, carriere pilotate, demolizioni e costruzioni infinite ecc). Per esempio, nelle Regioni con alto tasso corruttivo, per migliorare la propria condizione economica, molti medici prescrivono farmaci o presidi inappropriati (non servono al paziente) solo per ricevere vantaggi o danaro. Funzionari delle ASL con laurea in medicina chiedono tangenti per rilasciare autorizzazioni, fornendole solo a chi paga anche se non è in regola. Il danno di tutto ciò sulla salute dei cittadini è conseguenza inevitabile. Tra i maggiori corruttori, le industrie farmaceutiche, i produttori di rimedi omeopatici e fitoterapici o di integratori, hanno nei medici il bersaglio maggiore.

La percezione pubblica di un livello corruttivo elevato ha come vittime maggiori i medici di famiglia, che si trovano a far fronte ad una sfiducia crescente, idee strampalate, pompate dai social media, richieste di rimedi e cure prive di senso o favole metropolitane riguardanti ogni sorta di prodotto farmaceutico o di vaccino.

L’ignoranza della gente privilegia i rimedi cosiddetti naturali, che di naturale hanno quasi nulla e di truffaldino puzzano a distanza. Non si riesce a capire perché la gente si fidi di più di un rimedio preso in erboristeria, senza nessuna garanzia di quando, come e dove foglie o radici siano state raccolte e conservate, che non di un farmaco che da 50 anni ha dimostrato di funzionare e non avere tossicità. Al danno, dunque, si aggiunge la beffa e la vittoria finale è sempre di chi sceglie la via breve, quella corruttiva, per assicurarsi i vantaggi maggiori.

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Anticorruzione e sanità – Confessioni pubbliche

09/09/2014 - in anticorruzione e sanità

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A cura di Paolo Cornaglia Ferraris >>

Medico, editorialista de La Repubblica, Presidente Camici & Pigiami ONLUS

Un chirurgo di Potenza confessa di aver nascosto un incidente in sala operatoria. Insieme ai colleghi ha trasformato in fatalità il decesso di una settantenne operata per sostituire una valvola cardiaca. Perché quell’errore? Conta tanto l’abilità del chirurgo ma soprattutto la precisione della macchina organizzativa. Talvolta non è scrupolosa: manca personale formato, riposato, non precario, esperto. Ogni procedura va verificata da una check list, un elenco dettagliato di tutto ciò che si deve fare per ogni intervento, rigoroso, pedante, per non dimenticare nulla. Gli errori più frequenti sono quelli da cattiva organizzazione. Quelli peggiori sono fatti per danaro. A centinaia dappertutto, si opera in modo non appropriato soltanto per fare soldi. Questo è il dramma di coscienza che la chirurgia moderna affronta nei confessionali e in privato, raramente in tribunale. Chi vende le valvole cardiache a Potenza e chi ci guadagna? Sappiamo quanta corruzione abbia colpito le Molinette di Torino per prodotti simili e quel vizio non s’è perso.

Si può anche sbagliare perché si è stanchi, demotivati, pigri, frustrati e dunque negligenti. Si può essere incapaci e ciononostante dirigenti per meriti politici o sindacali. Si può essere imprudenti e in qualche caso, affrontare rischi elevati su pressione dei familiari o dei pazienti stessi. Dunque anche la generosità può essere paradossalmente causa di errore. L’errore non è quasi mai del singolo e basta ma del gruppo nel quale si lavora. I gruppi di lavoro sono stati avvelenati da politiche di assunzioni e carriere di tipo clientelare. Non si lavora bene nei gruppi in cui l’unica legge che vale è quella dell’appartenenza al partito o segreteria o sagrestia o massoneria giusta.

Si deve spendere molto di più in formazione. Si fanno convegni pagati dalle industrie e non serve a null’altro che a incrementare i loro fatturati. Ci vuole un’altra formazione, ma in troppe ASL va benissimo il sistema di clientele e carriere attuale. Per prevenire l’errore si dovrebbe agire come quando cade un aereo; con un’analisi rigorosa e spietata di cosa è accaduto. Invece si fa il contrario: si nasconde, negando l’evidenza. In tribunale si ricorre a medici azzecca garbugli che confondano le idee ai giudici. I numeri alti di denunce contro i medici, si spiegano con la pretesa della gente di guarire sempre. Ci guadagnano avvocati e periti; il paziente perde quasi sempre e perfino il medico indagato, assolto nel 98% dei casi, perde comunque serenità e capacità di lavoro.
Il sistema è: troppa pressione, poche risorse, carriere e concorsi truccati, incapaci e mediocri al potere.

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Anticorruzione e sanità – Basta una stretta di mano

02/09/2014 - in anticorruzione e sanità

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A cura di Paolo Cornaglia Ferraris >>

Medico, editorialista de La Repubblica, Presidente Camici & Pigiami ONLUS

Medici e infermieri italiani vivono un tour de force imposto da organici ridotti, ferie e turni di guardia mal retribuiti e non recuperati. I precari sostituiscono spesso il personale in ruolo. I direttori, invece, sono in ferie ad agosto, privilegio apicale. Pochi, leggendo il New England Journal of Medicine in comode sdraio sotto l’ombrellone o in barca vela, hanno potuto leggere che in USA qualche collega ha ricevuto questa domanda: “Le piacerebbe guadagnare di più senza aumentare il lavoro?”. Rappresentanti di un farmaco contro il cancro della prostata, hanno incoraggiato gli urologi a caricare sul servizio pubblico campioni medicinali gratuiti, forniti sottobanco, in cambio di un maggior numero di prescrizioni. Qualcuno è stato multato ma non si tratta di casi isolati. Più di 5000 medici USA sono stati, infatti, licenziati dal servizio pubblico per questo tipo di violazioni. Le frodi subite dallo scadente servizio offerto negli USA sono stimate in $60 miliardi di dollari ogni anno. Il monitoraggio è costante, i dati aggiornati ogni mese.

In Italia non abbiamo dati sulla corruzione in sanità. Tra gli 87 casi rilevati nel 2012, sulla base dei casi denunciati, le indagini aperte, i processi iniziati o chiusi, sono coinvolti i servizi sanitari di quasi tutte le Regioni, Piemonte, Liguria, Marche e Abruzzo con 2-4 casi, e Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Molise e Sardegna con 4-6 casi. La corruzione più diffusa riguarda farmaci e diagnostici (i kit coi quali si eseguono gli esami di sangue e urine): in cambio della scelta di un farmaco o di un kit diagnostico da parte di un medico, un ospedale o un’intera Asl, si danno regali, macchinari, finanziamenti. La corruzione più costosa, però, resta quella in cui i medici non sono coinvolti; riguarda gli appalti di beni e servizi, che rappresentano il 30% dei bilanci sanitari regionali. In questo caso il beneficio viene elargito per ottenere l’appalto con gare tagliate su misura, trattative negoziali, abuso della contrattazione diretta o anche in fase di fornitura, dando servizi di qualità e prezzo minore rispetto a quanto promesso nel capitolato d’appalto. Si paga anche per essere saldati entro limiti di tempo decenti. La tariffa “clientelare” si aggira sul 16% della fornitura. Spesso i Direttori Generali delle ASL sono i tecnici nominati dai politici a garanzia di appalti e servizi esterni, soprattutto della loro distribuzione tra maggioranza e opposizione. In corruzione ci vuole equità, sono i valori fondanti della democrazia!

Per approfondimenti:
Nejm.com
Mednat.org

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Anticorruzione e sanità – Rifiutare i vaccini? Ignoranza e diffidenza

26/08/2014 - in anticorruzione e sanità

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A cura di Paolo Cornaglia Ferraris >>

Medico, editorialista de La Repubblica, Presidente Camici & Pigiami ONLUS

I vaccini sono il più efficace strumento di prevenzione delle malattie infettive e delle loro complicanze. Un’alta copertura vaccinale permette ai Paesi che l’hanno realizzata di salvare molte vite. La paura dei vaccini e il loro rifiuto hanno portato ad un aumento dei rischi individuali e sociali. Sotto una copertura di 80% dei nati cominciamo a contare almeno un morto all’anno per morbillo o pertosse. La memoria di queste morti è persa; nessun giornalista segnala che il rischio di effetti indesiderati da vaccini è più basso del rischio di veder i propri figli vittime di malattie epidemiche.

Il rifiuto a vaccinare i figli poggia su ignoranza e diffidenza. Si ignorano i benefici e si diffida delle industrie farmaceutiche che producono i vaccini. Campagne contro l’influenza aviaria, suina, cinese ecc sono state gonfiate da interessi industriali a vendere milioni di dosi inutili, tanto che ora molti pensano che la stessa cosa accada per morbillo, parotite, pertosse o epatite B. Se i benefici delle società che vaccinano gratis il 100% dei nati fossero noti e paragonati ai Paesi che non lo fanno, il rifiuto diminuirebbe. Lo sforzo per informare ed educare deve migliorare. La gente deve potersi fidare del servizio pubblico e dei vaccini. Senza finanziare programmi educativi si lascia spazio alla “paura” finanziata dall’industria, errore madornale della sanità pubblica.

Fa rabbia diagnosticare una polmonite da morbillo in un neonato che ha contratto la malattia da un bambino non vaccinato; fa sgomento contare i casi di encefalite morbillosa, da decenni ridotta a malattia rara. Ma rabbia e sgomento non servono. Di fronte a genitori che si oppongono alle vaccinazioni ci vuole pazienza, ascolto, capacità di convincimento e rassicurazione sul fatto che la relazione di pediatri e medici pubblici con l’industria non è inquinata da conflitti d’interesse e corruzione. I baroni e gli opinion leader facciano molti passi indietro. Ascoltare i loro mea culpa farebbe assai meglio che sentirli ancora pontificare nelle sale congressuali sponsorizzate, con viaggio, albergo, cena e dopocena pagati.

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Anticorruzione e sanità – Spinello libero come alcool e tabacco?

12/08/2014 - in anticorruzione e sanità

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A cura di Paolo Cornaglia Ferraris >>

Medico, editorialista de La Repubblica, Presidente Camici & Pigiami ONLUS

L’industria del tabacco, forte di enormi profitti, ha con successo lottato contro ogni legge che avesse per obiettivo quello di proteggere la salute, anche quando le letali conseguenze del fumo di sigaretta sono state dimostrate. Senza vendere né far profitti su nulla, i difensori della salute che mostrano i numeri dei morti per cancro hanno difficoltà a sostenere ciò che con ogni evidenza è interesse di tutti. Continuiamo a pagare miliardi pubblici per oncologie e cimiteri mentre la diffusione di fumo e alcool tra gli adolescenti diventa enorme.  L’industria della marijuana ha organizzato la propria lobby — la National Cannabis Industry Association — con l’obiettivo di proteggere gli interessi dei produttori. Ci sono voluti 50 anni, milioni di vite stroncate e miliardi di Euro spesi per identificare i danni da fumo di sigarette. Ne vogliamo spendere altrettanti?
Il libero mercato del tabacco non ha protetto nessuno dalle malattie provocate, nonostante si tratti della prima causa di morte nel mondo occidentale. Sostanze come la nicotina, che provocano dipendenza, meritano approcci nuovi rispetto ai fallimenti del passato. Per esempio, il governo dell’Uruguay ha sviluppato un programma di liberalizzazione della marijuana che regola i prezzi competendo col mercato illegale e controlla attentamente il consumo individuale. Gli effetti di tale legislazione non sono noti, tuttavia, i risultati in quel Paese saranno importanti per tutti i Paesi intenzionati a liberalizzare la marijuana. Per ora è scarsa la collaborazione tra agenzie pubbliche di controllo dei farmaci ed altre istituzioni pubbliche che hanno l’obbligo di monitorarne gli effetti sulla salute. Qualunque tentativo di togliere alla malavita la sua principale fonte di profitto, deve passare da regole che consentano l’utilizzo di sostanze inducenti dipendenza, (come tabacco, alcool, marijuana ed altre ancora), ma per farlo il programma scolastico e di pubblica educazione, deve essere agguerrito. Finanziato dalle stesse tasse sulla vendita di tali sostanze nelle farmacie sotto controllo medico, può realizzare una prevenzione delle dipendenze sin dalle scuole elementari. Conoscere gli effetti sulla salute delle sostanze ed eliminare il proibizionismo serve a generare un cultura efficace di controllo, che assuma l’esempio di alcool e tabacco come il peggior fallimento storico del mondo occidentale.

Per approfondimenti:

1 http://www.osservatoriodroga.it/antiproibizionismo/#sthash.c3oeOw9t.dpbs


Anticorruzione e sanità – Embrioni sul mercato

05/08/2014 - in anticorruzione e sanità

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A cura di Paolo Cornaglia Ferraris >>

Medico, editorialista de La Repubblica, Presidente Camici & Pigiami ONLUS

Gli italiani decidono di fare il primo figlio molto avanti con l’età. Bisogna studiare, laurearsi,trovar lavoro e casa, ma anche divertirsi abbastanza a lungo prima di considerare la possibilità di far famiglia oppure, più semplicemente, di avere l’opportunità di sceglierlo. Diventa normale, dunque, che le coppie sterili aumentino e che aumenti la richiesta di fecondazione assistita.
Le leggi che la governano invecchiano molto più velocemente di tecnologia e richieste. Si possono ottenere embrioni da sperma congelato, gameti estratti da maschi defunti e ovociti da donne di qualunque etnia. Ci sono coppie che ordinano un paio di embrioni ad hoc da far impiantare alla donna sterile col contributo degli spermatozoi del compagno/marito o di altri selezionati ad hoc. Embrioni pronti all’uso possono essere congelati in attesa del tempo giusto di impianto oppure impiantati a fresco.
La vendita di embrioni su ordinazione ha attivato industrie che ambiscono a fatturati miliardari. Questo mercato obbedisce a una regola: le donatrici più richieste (bianche e con occhi azzurri) sono poche, per cui vengono scelte tra donne giovani e povere, che si accontentano di meno soldi. Gli embrioni da queste derivate sono più cari (l’eterna legge della domanda e dell’offerta). Ciò corrompe l’etica condivisa sulla riproduzione umana, oppure risponde ai diritti delle persone sterili di avere comunque un figlio? Chi è genitore di embrioni congelati che intende distruggere e non donare né vendere ha diritto di farlo oppure quel diritto è inferiore a quello di chi chiede che quell’embrione diventi un bambino? E se il congelamento dura da troppo tempo, la ricerca scientifica ha diritto di utilizzare quel mancato essere per imparare a gestire le cellule staminali in funzione di una migliore curabilità di malattie mortali? Per ora l’unica certezza è che è sbagliato equiparare la vendita di embrioni con diritti genitoriali protetti dalla legge, così come è sbagliato non dare con rapidità limiti di legge a questa attività medica. Necessari registri, limitazioni sul numero di bambini attribuibili allo stesso genitore biologico, maggiori tutele di chi nasce senza ereditare il DNA dei genitori legali e senza poter conoscere la gente dalla quale deriva.

Per approfondimenti:

1 http://www.consultadibioetica.org/rapporto_medico_paziente.html

2 http://denaro.it/blog/2011/10/10/perche-l-etica-e-necessaria-in-medicina/


Anticorruzione e sanità – Medici maleducati

29/07/2014 - in anticorruzione e sanità

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162251540-feac67e2-90ab-45aa-9f42-f977a5f55e7c A cura di Paolo Cornaglia Ferraris >>

Medico, editorialista de La Repubblica, Presidente Camici & Pigiami ONLUS

Tutti attendono dai medici cui si rivolgono grande professionalità. Questa si apprende dai propri maestri e dentro le strutture nelle quali si è stati studenti e specializzandi. Gli studenti che abbiano assistito a maltrattamenti e visto praticare un cinismo vestito da distacco professionale, replicheranno il modello. Nelle Facoltà di Medicina esistono comportamenti che premiano capacità cliniche, scientifiche e tecniche, ma non sono premiati coloro che insegnano e praticano la buona educazione, l’ascolto, la compassione (partecipazione alla sofferenza altrui), cose spesso considerate perdite di tempo.
Serve a qualcosa contenere le ansie di malati e familiari? Serve eccome, visto che sulla qualità della relazione di cura si basa il successo di diagnosi e trattamenti, ma ciò poco si insegna. Le organizzazioni professionali mediche celebrano il primato del paziente e il prevalere del suo interesse in qualunque decisione lo riguardi. Tuttavia riconoscono che anche i medici hanno i propri interessi da salvaguardare (parcelle, carriera) e ciò diventa alla fine l’impegno prevalente. La faccia pubblica dell’etica professionale somiglia spesso a una maschera invecchiata. La professione medica non è un business come tutti gli altri, un commercio di competenze e servizi, né si può accettare che i medici considerino se stessi “manager” della vita altrui, né dirigenti che basano ogni calcolo sulle risorse disponibili o vendibili. I medici devono esercitare la propria professione entro un sistema in continua evoluzione, verissimo, ma il privilegio dato dall’autonomia con la quale interagiscono coi pazienti, il sistema di autodisciplina, la pubblica stima e lo status sociale ed economico privilegiato sono compensi che la società riconosce solo se in relazione con l’interesse dei pazienti. Nel perseguire tale interesse esclusivo, i medici perseguono dunque anche un proprio interesse. La crescita di sfiducia nata dagli scandali che svelano interessi mercantili o di carriera a danno del paziente scardinano i principi sociali su cui la professione medica si basa.

Per approfondimenti:

1 http://www.consultadibioetica.org/rapporto_medico_paziente.html

2 http://denaro.it/blog/2011/10/10/perche-l-etica-e-necessaria-in-medicina/

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Anticorruzione e sanità – Opinion leader

22/07/2014 - in anticorruzione e sanità

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162251540-feac67e2-90ab-45aa-9f42-f977a5f55e7cA cura di Paolo Cornaglia Ferraris >>

Medico, editorialista de La Repubblica, Presidente Camici & Pigiami ONLUS

Il Sunshine act sta costringendo le aziende farmaceutiche in USA (nota 1) a rivelare chi è al loro servizio, quanto viene pagato e quanto costano gli opinion leader che, per la loro credibilità e posizione accademica, guidano la ricerca o i pubblici uffici di controllo che producono autorizzazioni o linee guida. Devono anche rendere pubblici gli investimenti relativi ai corsi di formazione Ecm, l’insegnamento universitario e le riviste scientifiche (oltre alla stampa di divulgazione). Il sito ProPublica si occupa di divulgare i conflitti di interesse (nota 2).
E in Italia? Nonostante la legge attuale obblighi i ricercatori a dichiarare i conflitti di interesse ai loro superiori gerarchici (sia universitari sia ospedalieri), le dichiarazioni non sono rese pubbliche nei Curricula personali (come imposto nelle migliori università e nei migliori ospedali USA). Inoltre troppo spesso i conflitti di interesse vengono negati proprio dai capi gerarchici di riferimento e, visto l’esempio, dai loro sottoposti.
È molto importante che la gente acceda ai dati relativi ai soldi incassati dagli opinion leader in veste di consulenti e che conosca quanti ne incassino le strutture da loro dirette, nelle quali sono pagati da ditte commerciali medici, segretarie, perfino infermieri e di quanto quella struttura universitaria o ospedaliera incassi per viaggi, congressi, corsi di formazione. Essere trasparenti non significa rinunciare ai finanziamenti, ma rendere i pazienti consapevoli degli interessi economici in gioco e di cosa possa condizionare la prescrizione di un farmaco, una protesi, un presidio medico chirurgico. Per esempio, è indispensabile che le neo mamme sappiano che le ditte che producono latte artificiale pagano per accedere a un turno mensile in ogni neonatologia ospedaliera. Chi nasce a gennaio esce con Plasmon, a febbraio con Milupa, a marzo con Blemil ecc ecc. Il consiglio del neonatologo sul latte artificiale non è basato sulla qualità del prodotto ma sul turno pagato dalla ditta. Idem per la vitamina K. Alcuni primari fanno versare il contributo al proprio ospedale, altri preferiscono la ONLUS che hanno costituito ad hoc per sostenere l’attività di quella neonatologia. Conflitti di interessi nessuno?

Per approfondimenti:

1 Cosa accade in USA

2 ProPublica

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Prescriveva a neonati alimenti di aziende “amiche” in cambio di mazzette. In manette un primario di Chieti

14/07/2014 - in corruzione

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neonatoPrescriveva ai neonati prodotti di aziende dalle quali percepiva mazzette. Per questo è finito in manette Giuseppe Sabatino e con lui quattro rappresentanti di due società produttrici di alimenti per l’infanzia. L’accusa è, naturalmente, corruzione.

Il primario universitario di neonatologia agiva sempre alla stessa maniera. Una volta che i bambini venivano dimessi dall’ospedale Colle dell’Ara di Chieti, prescriveva loro (o indicava ai genitori) gli integratori e gli alimenti consigliati dai quattro rappresentanti con i quali era in combutta, per incrementarne le vendite di due aziende. In cambio riceveva denaro o altri benefici. Ad incastrare i cinque finiti in manette sono state alcune intercettazioni video.-ambientali che hanno provato gli episodi di corruzione da parte dei rappresentanti nei confronti del medico.

Il blitz dei Nas dei carabinieri di Pescara di questa mattina ha toccato quattro regioni italiane (Lazio, Abruzzo, Puglia e Lombardia) dove sono state eseguite decine di perquisizioni. Altri 10 medici, provenienti da diverse zone del centro-sud Italia (Province di Taranto, Bari, Potenza, Pescara e Teramo), sono tutti finiti nel mirino della Procura della Repubblica di Chieti che li accusa dello stesso reato.

 


Anticorruzione e sanità – Farmaci e bugie

07/07/2014 - in anticorruzione e sanità

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162251540-feac67e2-90ab-45aa-9f42-f977a5f55e7cA cura di Paolo Cornaglia Ferraris >>
Medico, editorialista de La Repubblica, Presidente Camici & Pigiami ONLUS

FARMACI E BUGIE
Un bias (pronuncia baias) è un errore sistematico, o deviazione dalla verità, nei risultati di uno studio medico. È stato dimostrato che le fonti di finanziamento rappresentano una fonte di bias. Studi sponsorizzati dalle industrie farmaceutiche hanno riportato più spesso risultati favorevoli, sia in termini di efficacia che di danni, rispetto a quelli non sponsorizzati dall’industria. Inoltre, studi sponsorizzati riportano conclusioni favorevoli più spesso di quelli non sponsorizzati, anche dopo aver controllato per la dimensione dell’effetto (“effect size”, misura statistica che varia in funzione di dose del farmaco e altri parametri).
Il bias dovuto alle fonti di finanziamento può derivare da un’influenza sistemica sulla conduzione degli studi o sulla metodologia dello studio, oppure dal fatto che non tutti i risultati dello studio vengono pubblicati, o da una combinazione di questi meccanismi. I risultati degli studi possono essere influenzati per esagerarne l’efficacia e minimizzarne gli effetti collaterali, (ad esempio eliminando due o tre casi di morti per infarto avvenute per un anti infiammatorio), influenzando il modo in cui i dati vengono analizzati, e quali dati vengono pubblicati. Dobbiamo cambiare il modo con cui si fa ricerca e si sviluppano nuovi farmaci. Non sono in ballo solo la salute e i rischi individuali, ma la qualità dell’imprenditoria farmaceutica e la reputazione di università e organi di controllo e di governo. L’integrità della ricerca scientifica è troppo importante per essere lasciata alle mani invisibili di operatori del mercato.

Per approfondimenti:

The Truth About the Drug Companies: How They Deceive Us and What to Do About It
Di Marcia Angell. New York, Random House, 2004.

La Malaricetta. Informatore Anonimo. Fratelli Frilli Ed. 2004.

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Illuminiamo la salute: nasce la rete dei responsabili anticorruzione delle aziende sanitarie

25/06/2014 - in Salute-Obiettivo 100%

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Questo fine settimana a Bologna nascerà la “rete per l’integrità” promossa dal progetto Illuminiamo la salute, che assieme alla campagna Riparte il futuro ha curato negli scorsi mesi due innovativi monitoraggi civici per la trasparenza del settore sanitario.

L’obiettivo è unire le forze creando una comunità  dei Responsabili dell’anticorruzione, figure previste dall’impianto di prevenzione della L. 190/12, e quanti interessati al tema per incentivare nelle singole realtà sanitarie e sociali quel cambiamento culturale e organizzativo necessario a combattere tutte le forme di opacità, illegalità, corruzione e possibilità di infiltrazione criminale. “La Rete – si legge sul nuovo sito dedicato – si pone il duplice obiettivo di affrontare le problematiche che si incontrano nel definire e rendere operative politiche comuni di prevenzione della corruzione, promozione della trasparenza negli enti del Servizio Sanitario Nazionale italiano e negli enti del sociale.”
“Le leggi servono, ma sono le persone a fare la differenza” ha dichiarato Nerina Dirindin, presidente del Coripe, uno degli enti che assieme a Libera, Gruppo Abele e Avviso pubblico ha sviluppato il progetto.
La società civile può e deve contribuire a garantire l’integrità del sistema pubblico che permette il diritto alla salute, sostenendo il lavoro dei responsabili anticorruzione, che spesso “si sentono soli di fronte ad episodi contro i quali non hanno sufficienti armi per combattere”, continua la Dirindin.

Esperienze come queste vanno verso il modello di prevenzione funzionale immaginato con la legge anticorruzione del 2012, trasformando l’atto burocratico in un’opportunità di cambiamento reale. “Se i corrotti fanno dell’unione la loro forza, gli onesti devono fare lo stesso”, recita un motto di Leo Tolstoj, ed è questa la strada intrapresa da Illuminiamo la salute.

Appuntamento a Bologna il 26 e 27 giugno 2014, via Marconi 67/2 Camera del Lavoro, Sala di Vittorio
Le iscrizioni all’evento ancora aperte, affrettatevi!


Tra truffe e frodi nella sanità oltre un miliardo di danno erariale. Il rapporto della Guardia di finanza

14/04/2014 - in Salute-Obiettivo 100%

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sigilli_ospedaleLa Guardia di Finanza, grazie al suo rapporto dell’Ufficio Tutela e mercato, ci permette di far luce sui preoccupanti sprechi legati alla corruzione nella sanità. Nel 2013 i controlli sono stati 10.333 e hanno portato alla denuncia di 1.173 persone per contestazioni pari a 23 milioni di euro. Decisamente peggiore il dato sulle richieste di risarcimento avanzate dalla Corte dei Conti, con 177 verifiche, 742 funzionari pubblici sottoposti a procedimento e un miliardo e 5 milioni di euro di contestazioni totali. Come riporta la sezione economica del Corriere della Sera, quella provocata nei conti dello Stato dalle truffe al servizio sanitario nazionale è una “voragine”. Il trend non sembra calare nel corso del 2014. nei primi due mesi dell’anno, infatti, sono già state segnalate alla Corte dei Conti 104 persone e l’ammontare di perdite tocca già quota 150 milioni di euro.

Spesso i referti vengono truccati facendo rientrare l’intervento nella categoria autorizzata oppure per la quale è previsto un rimborso superiore al dovuto. “Il caso più eclatante riguarda le operazioni di chirurgia estetica che invece vengono spacciate per interventi su gravi patologie, spesso addirittura tumorali. Le rinoplastiche fatte passare come settoplastica sono certamente frequenti, ma c’è anche chi si è rifatto il seno, le cosce, l’addome sostenendo di essere molto malato, addirittura in pericolo di vita. Qualche settimana fa sono stati indagati il primario dell’ospedale Villa Sofia di Palermo e alcuni alti dirigenti del nosocomio proprio con l’accusa di aver falsificato le cartelle cliniche di una decina di pazienti. Tecnica usata per ottenere illecitamente i rimborsi è anche l’attestazione di ricoveri in realtà mai avvenuti oppure gli interventi effettuati in ambulatorio per i quali si richiede invece il rimborso di day hospital”.

Un altro problema è l’elusione illecita del pagamento del ticket o dei farmaci, fatto che accade più spesso di quel che si pensa. “Basti pensare che su 9.936 controlli effettuati, sono state trovate ben 7.972 posizioni “fuorilegge” che hanno provocato un “buco” nel bilancio statale di circa un milione di euro. Vuol dire 8 su 10, quindi una percentuale clamorosa. Ben più alto è il volume delle “uscite” causate dalla iperprescrizione di farmaci da parte dei medici di base. Storia emblematica è quella di Catania dove si è scoperto che «la emissione di ricette è di 7 punti superiore alla media nazionale senza che questo sia supportato da un quadro epidemiologico tale da poter giustificare l’eccessivo consumo»”.

Il report delle Fiamme Gialle pone attenzione anche sui rimborsi. “Il limite massimo stabilito dalla legge per la degenza parla di 60 giorni, dopo scatta la tariffa più bassa per il rimborso. Ma aggirare l’ostacolo per ospedali e cliniche convenzionate è evidentemente molto facile. Basta “frazionare” il ricovero e per il paziente a carico dello Stato la tariffa rimarrà sempre al massimo. Si tratta di un “sistema” illecito non facile da scoprire che provoca danni da milioni di euro. Prima della scadenza dei due mesi, il malato viene “dimesso” e accettato nuovamente qualche giorno dopo. In realtà in alcuni casi è accaduto che non si sia addirittura mosso dalla struttura”.

Naturalmente non può mancare il capitolo riguardante gli appalti pubblici. “Sono decine e decine le inchieste aperte in tutta Italia, prima fra tutte spicca quella sulla Regione Lombardia con il disvelamento dell’accordo tra politica e imprenditoria. Tra i casi citati nel rapporto della Guardia di Finanza c’è quello che riguarda la Asl di Brindisi dove la Corte dei Conti ha evidenziato «l’alterazione, mediante vari e, a volte, sofisticati meccanismi fraudolenti, della libera concorrenza tra le imprese partecipanti alle gare per l’aggiudicazione dei lavori, con immediata ripercussione sull’entità della spesa sostenuta, a tutto personale vantaggio degli agenti pubblici coinvolti e delle imprese conniventi e a corrispondente grave detrimento del patrimonio pubblico, ove si consideri il cospicuo valore complessivo (circa 35 milioni di Euro) degli appalti oggetto di indagine»”.

Cosa ne pensi? Dì la tua nei commenti e sostieni la battaglia di Riparte il futuro contro la corruzione nella sanità >>


Quanto ci costa (davvero) la corruzione?

11/04/2014 - in corruzione

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AlbertoVannucciQuanto vale la corruzione? Prova a rispondere a questa annosa domanda il prof. Alberto Vannucci sul Fatto Quotidiano, sostenitore della prima ora della campagna e autore de “L’atlante della corruzione”, EGA edizioni, la “bibbia” di Riparte il futuro.

Nell’articolo si parla di due degli ultimi fatti di cronaca che hanno visto dirigenti corrotti gonfiare i prezzi per forniture e servizi pagati con denaro pubblico. Il primo caso è quello dell’Enac, dove già dalle intercettazioni emergono alcune stime: “A noi ce danno 900 mila euro e io il lavoro lo faccio fa’ a un altro per 62 mila… lui guadagna il 91 per cento”. “Hanno fatto co’ tremila euro un lavoro de settantacinquemila, sulle facciate”. E ancora, rassicurandosi a vicenda che non c’è nulla da temere, tanto si è sempre fatto così: “Ma lo sanno tutti, dai… siamo la barzelletta dell’Urbe…”.

Ma non si tratta dell’unico caso. Secondo gli inquirenti l’extra guadagno della corruzione targata Enac ha raggiunto livelli ben più alti: “appalto da 66mila euro per alloggi di servizio affidato in subappalto per soli 4500 euro; ristrutturazione di una recinzione pagata 866 mila euro ma realizzata in subappalto per 71 mila euro; lavori da quasi 900 mila euro subappaltati per 90mila; costruzione di un hangar con standard di qualità talmente bassi che dopo un anno già cadeva a pezzi”. Profitti che oscillano tra il 900 e il 1.500 per cento.

Un’Asl di Foggia è riuscita a fare ancora peggio. Grazie a qualche tangente da 20 mila euro, si è riuscito a far acquistare “929 flaconi di disinfettante per sala operatoria a 1920 euro l’uno, a fronte di un prezzo di 48 sterline – circa 60 euro – praticato dal produttore inglese: più del 3000 per cento l’extra-profitto della corruzione. Un saccheggio da guiness dei primati, capace di far arrossire di vergogna primari e funzionari da poco condannati nella stessa Asl, che si sarebbero contentati di gonfiare il prezzo pagato per un taglia-aghi del valore commerciale di 240 euro fino a 3240 euro (appena il 1300 per cento di ricarica)”.

Sono dati spaventosi e comunque ristretti al caso. Sappiamo tutti che il problema della corruzione in Italia è molto più esteso e, se questa dovesse essere la media da seguire, è ben più preoccupante di quanto descritto dalla Corte dei Conti, convinta che le rendite della corruzione si attestino al 40%. Vannucci ricorda che nel 2011 i contratti per opere, forniture e servizi pubblici sono stati pari al 15,9 per cento del Pil, circa 251 miliardi di euro e che “prosciugare anche di poco le rendite della corruzione porterebbe a un risparmio di qualche decina di miliardi di euro nel bilanci dello Stato”.

Proprio per questo dal presidente dell’Enac, Vito Riggio, ci si aspettava qualcosa di più che una semplice presa di distanza dai fatti di Ciampino. “Siamo dispiaciuti – ha dichiarato -, ma siamo certi che si tratta di un episodio circoscritto. Finora la struttura dell’Enac è stata immune da questi episodi”. “Strana rimozione – incalza Vannucci -, visto che è ancora fresco il ricordo della tangente di 40mila euro che sarebbe stata versata all’allora consigliere Enac Franco Ponzato in cambio del certificato di operatore aereo, necessario a un imprenditore per partecipare – vittoria assicurata, manco a dirlo – una gara d’appalto per il servizio di collegamento all’Isola d’Elba”.