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Stop vitalizi agli ex parlamentari condannati per mafia e corruzione: i casi eccellenti

02/08/2014 - in corruzione

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Secondo i dati forniti da Camera e Senato, nel 2013 il totale dei vitalizi erogati dai due rami del Parlamento sono 2450: 1543 per Montecitorio e 907 per Palazzo Madama. Ad essi andrebbero aggiunte le pensioni destinate a vedovi e famigliari di ex parlamentari deceduti. Il totale delle somme erogate è di 7.968.001 euro (arrotondato per difetto) al mese: 4.866.684,7 per la Camera, 3.101.317,6 per il Senato.

Lo stipendio mensile, per una rendita che durerà per tutta la vita, può oscillare dai 1700 euro netti agli oltre 7mila. I dati vengono pubblicati periodicamente ad esempio dall’Espresso su materiale fornito dal Parlamento italiano. Qui la tabella di tutti i nomi per il 2013.

Un piccolo aneddoto fece notizia al merito qualche mese fa nelle parole di Matteo Renzi che a Porta a porta raccontò: “Gerry Scotti mi ha scritto che è stato deputato per cinque anni e che vuole rinunciare al vitalizio, ma non può farlo. E’ il segnale di una persona che si rende conto che è il momento di dare qualcosa in più“.

Secondo l’articolo 54 della Costituzione italiana “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”. Ecco. Riparte il futuro chiede che venga sospesa l’erogazione di qualsiasi vitalizio agli ex parlamentari condannati in via definitiva per mafia e corruzione. Una richiesta sottoscritta già da più di 10mila persone in meno di 24 ore.

Basta la modifica dei Regolamenti del Senato e della Camera per cancellare il pagamento dei vitalizi a senatori e deputati condannati in via definitiva per gravi reati come appunto mafia, corruzione, truffe con fondi pubblici e frodi fiscali. Un privilegio di cui continuano a beneficiare nomi noti a tutti. Ecco alcuni esempi.

Marcello Dell'Utri

Marcello Dell’Utri

A maggio la Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa per il fondatore di Forza Italia. Attualmente sta scontando la pena nel carcere di Parma. L’ex senatore era stato arrestato il 12 aprile scorso a Beirut, in un albergo dove soggiornava con il suo vero nome, dopo essere stato rintracciato grazie al suo telefono. Michel Suleiman, presidente libanese, ha concesso l’estradizione in Italia il 23 maggio.
Marcello Dell’Utri continua a percepire 4400 euro al mese di vitalizio.

Gianni De Michelis

Gianni De Michelis

Coinvolto negli scandali di Tangentopoli, ha patteggiato un anno e sei mesi per corruzione nell’inchiesta sulle tangenti autostradali del Veneto e sei mesi nell’ambito dello scandalo Enimont. La pena è stata sospesa con la condizionale. Prende ad oggi 5174.79 euro al mese di vitalizio.

Cesare Previti

Cesare Previti

Avvocato, eletto con Forza Italia al Senato nel 1994, alla Camera nel 1996, 2001 e 2006 e ministro della Difesa nel primo governo Berlusconi. Condannato in via definitiva a 6 anni per tangenti nel processo Imi-Sir, ovvero tra ai più gravi processo per corruzione giudiziaria dell’Italia repubblicana. Condannato all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, nel 2007 fu costretto a dare le dimissioni dalla Camera. Previti è ad oggi intestatario di un assegno mensile di poco meno di 4mila euro al mese (3979.06 euro)

Angela Gennaro

Firma ora per chiedere la sospensione di qualsiasi vitalizio ai politici condannati


Eterna Tangentopoli italiana. Da Mani pulite a Expo 2015, come uscire dal loop?

09/05/2014 - in corruzione

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Era probabile che dietro ai patinati progetti dell’Expo 2015 potesse estendersi la lunga ombra della corruzione. Lo si ipotizzava e lo si temeva fin dall’inizio del mandato, come se fosse un destino obbligato delle gare d’appalto a nove cifre. I timori erano fondati e lo dimostra, a pochi mesi ormai dall’inizio dell’esposizione universale, l’esito della maxi indagine che ha portato 200 uomini della guardia di finanza e della Dia ad arrestare ieri mattina il direttore acquisti e pianificazione di Expo 2015 Angelo Paris, l’ex senatore di Forza Italia Luigi Grillo, l’ex segretario amministrativo della Dc milanese Gianstefano Frigerio (anche lui ex Forza Italia), l’ex segretario dell’Udc ligure Sergio Cattozzo, l’imprenditore Enrico Maltauro e anche Primo Greganti, noto alle cronache giudiziarie dall’epoca di Tangentopoli, così come lo stesso Frigerio. Agli arresti domiciliari è finito invece Antonio Rognoni, ex direttore generale di Infrastrutture lombarde. Le perquisizioni sono in corso in 15 città italiane.

È solo il primo gradino“, secondo il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, che coordina l’indagine insieme al procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati. Da ottobre 2013, periodo in cui è risultato chiaro il coinvolgimento del direttore Paris, c’è stata un’accelerazione “per permettere a Expo 2015 di ripartire dopo aver fatto pulizia”, precisa Bruti Liberati. Nessun atto amministrativo è stato infatti sequestrato, per consentire la prosecuzione dei lavori di questo sogno di cristallo da 21 milioni di visitatori, secondo le stime.

I reati ipotizzati appartengono a un triste catalogo già sentito: associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, nonché rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio. Sembra che i funzionari abbiano ricevuto promesse di carriera per pilotare gli appalti e che in particolare Frigerio si occupasse di infiltrazione nel settore sanità: “aveva collegamenti con una serie di direttori generali e amministrativi di ospedali”, ha dichiarato il pm Claudio Gittardi. Greganti, invece, sembra tenesse i rapporti con il mondo delle cooperative. Le intercettazioni hanno inoltre rilevato vari contatti con la politica ma fino ad oggi nessun parlamentare risulta indagato.

Una storia già vista? Purtroppo sì. E tutto questo anche a pochi giorni da una nuova chiamata alle urne per gli italiani, che avrebbero ragione di sentirsi intrappolati in un loop da cui non si può sfuggire. La corruzione penetra nelle amministrazioni, tra pubblico e privato, in maniera sistematica: non ci resta che rassegnarci? La risposta di Riparte il futuro, la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione, è “no”. E abbiamo una proposta.

Per la prima volta nella storia del nostro Paese abbiamo l’occasione di far sentire la nostra voce compatta contro la corruzione, un fenomeno talmente diffuso da essere dato per scontato, per cui non esiste ancora un’adeguata normativa di contrasto né a livello locale, né nazionale, né europeo.
La campagna sta chiedendo, con il sostegno di centinaia di migliaia di cittadini, di sfruttare le prossime elezioni del 25 maggio per portare le istanze anticorruzione al primo posto nell’agenda politica: l’obiettivo è potenziare le misure di contrasto e prevenzione della corruzione a partire dal più piccolo Comune fino ad arrivare all’intero territorio europeo.

Qui tutti i dettagli della campagna e i nomi dei candidati che hanno aderito >>

Se niente cambia, dobbiamo cambiare prima noi stessi!

LG

Qui di seguito il filmato diffuso dalla Procura di Milano dell’incontro tra Enrico Maltauro e Sergio Cattozzo il 17 aprile scorso, in corso Sempione, a Milano, durante il quale si scambiano una mazzetta di 15.000 euro relativa agli appalti Expo 2015.