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EU Integrity System di Transparency: l’Europa che si reca alle urne deve fare di più per contrastare la corruzione

24/04/2014 - in corruzione, election day

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“Le elezioni europee di maggio sono l’occasione per riflettere su come le istituzioni dell’UE possono migliorare il servizio pubblico. Se la nuova leadership intende seriamente arrestare il declino della credibilità e della fiducia, i rischi di corruzione devono essere affrontati prima che diventino scandali di corruzione “, ha dichiarato Carl Dolan, direttore dell’Ufficio europeo di Transparency International, commentando l’uscita del primo EU Integrity System report.

Quanto sono vulnerabili alla corruzione le istituzioni europee? Quanto è efficiente la normativa in termini di trasparenza e controllo finanziario? In un momento cruciale per l’Europa la relazione cerca di rispondere in termini analitici alla sfiducia che i cittadini chiamati alle urne stanno dimostrando nei confronti delle istituzioni. Il recente Eurobarometer ha infatti rilevato che circa il 70 per cento della popolazione europea percepisce la presenza di corruzione all’interno delle istituzioni. Contrariamente alla percezione popolare , il rapporto mette in evidenza una serie di regole e le pratiche che hanno innalzato gli standard del servizio pubblico, facendo leva sui principi dell’accountability. I principali difetti del sistema rimangono però ben visibili: l’assenza di normative sull’attività di lobbyng internazionale, il lassismo nell’applicazione delle leggi, la crescente tendenza delle istituzioni dell’UE a negoziare leggi a porte chiuse, nonché i controlli inadeguati.
Il rapporto ha analizzato 10 Istituzioni – il Parlamento europeo, Consiglio europeo, il Consiglio dell’Unione europea, la Commissione europea, la Corte di giustizia dell’Unione europea, la Corte dei conti europea, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode , Europol e Eurojust – e le conclusioni sono state raccolte mediante ricerche documentarie e colloqui con il personale.

Tra i vari spunti (gli analizzeremo nei prossimi giorni) è emerso che nonostante obblighi giuridici, solo 1 istituto è stato trovato capace di tutelare gli informatori interni (whistleblowing); non viene normalmente effettuata alcuna verifica completa delle attività dichiarate dai commissari o deputati; alla fine del 2013, solo 7 aziende sono state escluse dai contratti a causa di prove di corruzione.

Salvaguardare l’interesse pubblico dell’UE richiede che le istituzioni promuovano una politica di ‘trasparency by default‘ e che i conflitti di interesse di alti responsabili decisionali siano trattati in modo efficace. Inoltre sono necessari miglioramenti nel sistema di interdizione, una delle poche armi a disposizione per scoraggiare la corruzione nella gestione dei fondi UE . L’Unione europea, insomma, deve fare di più.

È quello che anche Libera e Gruppo Ablele stanno chiedendo a gran voce ai candidati al Parlamento europeo impegnati nella battaglia contro la corruzione fin dalla fase elettorale. Sottoscrivendo sul sito di Riparte il futuro la propria candidatura trasparente, gli aspiranti europarlamentari rendono pubblici il curriculum vitae, la propria condizione reddituale e patrimoniale, l’eventuale presenza di conflitti d’interesse, la propria situazione giudiziaria. L’elettore può consultare la lista e le informazioni sugli aderenti, recandosi al voto con una consapevolezza in più.

Inoltre tramite la piattaforma “Restarting the future” sostenuta in Germania dall’associazione Mafia Nein Danke e in Francia da Anticor e Libera France, viene chiesto di impegnarsi, nei primi 150 giorni della nuova legislatura qualora eletti, a costruire un Intergruppo contro la corruzione e la criminalità organizzata, con tre obiettivi specifici: la ricostituzione della Commissione speciale sul crimine organizzato, la corruzione e il riciclaggio di denaro (CRIM), che dovrà occuparsi di verificare il recepimento della direttiva sulla confisca e riuso dei beni alla criminalità organizzata e proporne l’estensione ai corrotti; la promozione di una direttiva per la tutela di chi denuncia episodi d‘illegalità a cui assiste (il whistleblowing, appunto) e rompere così il muro dell’omertà; l’istituzione del 21 marzo come “Giornata europea della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”.

Partendo dalle stesse conclusioni del report di Transparency, Riparte il futuro propone dunque di passare ai fatti.

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Corruption Perceptions Index 2013: l’Italia resta tra le peggiori in Europa e 69esima nella graduatoria mondiale

03/12/2013 - in dall'estero

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Meno di un anno fa la campagna Riparte il futuro ha preso il via dal alcuni dati di fatto. Primo tra questi il drammatico posizionamento dell’Italia nella classifica mondiale stilata annualemente da Transparency International sul livello di corruzione percepito in circa 180 Stati. Il nostro Paese figurava al 72esimo posto, terzultimo in Europa.
Da gennaio 2013 a oggi la campagna promossa da Libera e Gruppo Abele ha mobilitato la politica e la società civile per affrontare l’emergenza con mezzi e obiettivi del tutto nuovi. Sono state raccolte oltre 330.000 firme che dimostrano una crescente consapevolezza da parte dei cittadini sui danni diretti e indiretti di questo fenomeno. Siamo noi infatti a pagare il prezzo più alto della corruzione.
Poche ore fa è uscita sul sito di Transparency International l’attesa classifica relativa al 2013: l’Italia è oggi 69esima.
Difficile vedere il miglioramento di appena tre posizioni come un risultato da festeggiare. Dobbiamo piuttosto renderci conto che la salita è possibile ma è necessario dispiegare tutte le nostre forze, lottare di più.
Se da un lato infatti la nostra mobilitazione popolare ha fatto molto per diffondere la cultura della responsabilità in Italia, purtroppo le Istituzioni faticano a rispondere in maniera incisiva all’appello dei cittadini. La legge 190/2012 continua a essere insufficiente per arginare il problema e il Piano Nazionale Anticorruzione è agli albori.

La classifica di Transparency attribuisce anche punteggio ai 177 paesi in una scala da zero (molto corrotto) a 100 (molto pulito). L’Italia ha migliorato di un punto rispetto all’anno scorso ottenendo 43, come Kuwait e Romania. Nessun paese ha avuto 100, e due terzi dei paesi si collocano sotto il 50. Questo dimostra che il grave morbo della corruzione devasta in tutto il globo. Dice Transparency: “Il mondo ha urgente bisogno di un rinnovato sforzo per reprimere il riciclaggio di denaro, ripulire la finanza, incentivare la restituzione dei beni sottratti e costruire istituzioni pubbliche più trasparenti.”

Analizzeremo nelle prossime ore i dati di Transparency e anticipiamo l’imminente rilancio della campagna, con un nuovo fondamentale appello alle Istituzioni.

Per scalare questa classifica c’è bisogno di tutti, anche di te! FIRMA ORA

LG


Da cosa scappavano i migranti morti a Lampedusa? Eritrea e Somalia, paesi devastati da guerra, integralismi e regimi corrotti

04/10/2013 - in dall'estero

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>>>ANSA/PAPA A LAMPEDUSA: FARA' APPELLO A PRENDERSI CURA DEI MIGRANTI

“Se prendete un taxi a pochi metri dalla Casa Bianca è molto probabile che l’autista sia somalo. Oppure eritreo. Persone scampate alla guerra, alla persecuzione, alla fame. Le tre piaghe del Corno d’Africa, rese ancora più dolorose dalla corruzione di governanti impresentabili.” Lo scrive stamattina Guido Olimpio sul Corriere della Sera.
Questi tassisti, che accompagnano ogni giorno funzionari e politici, sono tra i fortunati sopravvissuti al deserto, al conflitto civile, alla violenza integralista che in Somalia perdura da anni. La situazione eritrea invece, meno nota a livello internazionale, ha fatto sì che in 13 anni siano fuggite oltre 250mila persone. Una diaspora di massa considerando che questo Paese conta poco più di 6 milioni di abitanti. Da 20 anni sotto il regime di Isaias Afewerki, non ha libertà di stampa e di voto e la popolazione è costretta (pena la tortura o i lavori forzati) a un servizio militare che sottrae tutte le risorse umane e economiche. Se fosse meno difficile scappare probabilmente se ne sarebbero già andati via quasi tutti.
Da Eritrea e Somalia, entrambe ex colonie italiane, provenivano molte delle vittime del naufragio di Lampedusa di ieri mattina.

Delegando alle parole di Don Luigi Ciotti il cordoglio e l’appello alla politica perché questo dramma obblighi la comunità internazionale a prendere provvedimenti decisivi, riteniamo opportuno porre l’accento su un dato importantissimo.
Su 174 paesi analizzati dall’organizzazione Transparency International nel rapporto mondiale sulla corruzione, l’Eritrea risulta 150esima e la Somalia ultima.
Si legge su uno studio pubblicato da Transparency Italia:

“In Africa, oggi, la corruzione è diventata un fatto normale e accettato, anche se sta lacerando il continente. Il futuro rubato dai governi corrotti. Nessuno sembra preoccupato di questo sistema di sopravvivenza del più forte. Si può sopravvivere solo facendo parte del sistema. Il destino dell’Africa è quello di dipendere dagli altri, nonostante abbia delle ricchezze incredibili. La corruzione ha portato i leader di quei Paesi che hanno fatto la guerra di liberazione dal colonialismo a diventare dei tiranni, e chi non lo è diventato è stato ucciso prima.”

Il colonialismo ha contribuito a creare i presupposti perché la corruzione si propagaasse in maniera sistemica in una buona parte dell’Africa subsahariana. Il rigetto dei valori delle popolazioni locali e l’imposizione delle strutture occidentali, hanno destabilizzato l’ordine precoloniale, ponendo le basi per la riscossa dei regimi che ancora imperversano. Ma ad oggi non è affatto razionale auspicare un ritorno alle origini. Piuttosto è necessario comprendere e aggredire il fenomeno che impedisce qualunque forma di progresso. La corruzione, come un virus che contamina ogni cosa che tocca, è alla base della paralisi di questi paesi in termini economici, istituzionali e anche per la mentalità diffusa delle persone che non hanno altri modelli a cui riferirsi.

Quando i diplomatici e i funzionari si recheranno agli aeroporti internazionali, accompagnati da tassisti che sono riusciti a scappare dall’inferno, per volare verso i meeting organizzati sull’emergenza emigrazione in qualche capitale del mondo, dovranno ricordarsi che senza adeguata lotta e prevenzione contro la corruzione ogni proposito di cambiamento resterà vano.

 


Quali sono i danni della corruzione nel mondo e cosa possiamo fare per fermarli? Le foto e i racconti vincitori del concorso di Transparency International

23/08/2013 - in dall'estero

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Per il suo 20esimo anniversario Transparency International, l’organizzazione internazionale che fa da faro nella lotta alla corruzione nel mondo, ha indetto in collaborazione con Thomson Reuters Foundation un concorso rivolto ai giovani tra i 18 e i 30: raccontare e fotografare il cancro della corruzione nel proprio paese e descrivere ciò che la gente può fare per fermarlo.
Sono arrivate 1400 opere da ogni continente, segno del grande coinvolgimento da parte dei giovani di fronte a questo problema che distrugge in particolar modo il futuro delle nuove generazioni. “Il talento straordinario delle centinaia di opere pervenute dimostra che i giovani di tutto il mondo capiscono il terribile danno causato dalla corruzione e rivela un sincero desiderio di fermarlo. I giovani vogliono chiaramente a prendere una posizione contro la corruzione “, ha detto Huguette Labelle, presidente di Transparency International.

Il 15 agosto scorso sono stati annunciati i vincitori. Al primo posto della sezione fotografia si è classificato Sony Ramany, 21 anni dal Bangladesh, autore di uno scatto (in apertura del post) che descrive l’impatto devastante della corruzione sull’ambiente: un uomo mostra un i pesci morti sulle rive del lago di Dhaka, per avvelenamento da scarichi inquinanti. I gruppi ambientalisti locali  protestano spesso su questa pratica che viola le norme e l’ordine dell’Alta Corte contro l’inquinamento del fiume, ma nessuno interviene.

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Secondo è l’indiano Rajarshi Chowdhury, 30 anni, che immortala nella foto qui sopra un concetto chiave: l’importanza dell’alfabetizzazione e dell’informazione perché le persone possano difendersi e combattere la corruzione nella loro quotidianità. “La corruzione colpisce ogni fascia della società. Ma il peggior danno incide sulle persone con pochi mezzi e poche conoscenze – dice Rajarshi – L’accesso alle informazioni e la sensibilizzazione sociale sono necessari per mantenere questo male sociale sotto controllo.” La sua foto ritrae un usuraio in un mercato affollato di Bangalore. Questo sistema di prestito non è in alcun modo tutelato e il povero e analfabeta rischia di essere derubato senza neppure rendersene conto.

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Terzi a pari merito si classificano Maria Francesca Avila, 21 anni, dalle Filippine e Sumon Yussuf, 29 anni, dal Bangladesh. Nelle loro opere l’impatto della corruzione si vede nel degrado di un ponte mai completato nella region del Luzon (foto sopra) e nelle mura crollate del Rana Plaza di Dacca, dove sono morte oltre mille persone lo scorso Aprile.

Per quanto riguarda la sezione scrittura, i tre giovani che si aggiudicano i premi messi in palio dal concorso (viaggi a Berlino per partecipare alle celebrazioni del 20esimo anniversario dell’organizzazione, attrezzature tecnologiche e pubblicazioni) sono Ugoh Wilson Emenike (Nigeria), Keisha Baisden (Trinidad e Tobago) e Subecha Dahal (Nepal) che secondo la giuria hanno saputo raccontare nel modo più incisivo questo tema così ostico.

Come descriveresti la corruzione qui in Italia? E quali possono essere le iniziative per contrastarla? Mandaci le tue fotografie e i tuoi racconti a info@riparteilfuturo.it. I più belli saranno pubblicati sul sito di Riparte il futuro, la più grande mobilitazione contro la corruzione mai organizzata nel nostro paese.


Integrity Awards premia chi si è distinto nella lotta alla corruzione: aperte le nomination 2013

19/03/2013 - in dall'estero

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Dal 2000 Transparency International premia ogni anno con l’Integrity Awards chi, con coraggio e determinazione, si è messo a servizio della lotta alla corruzione in tutto il mondo. Semplici cittadini, organizzazioni non governative, giornalisti, magistrati, funzionari e leader della società civile, gli anti-corruprione heroes – anche se molti di loro preferiscono non essere definiti così – sono una fonte di ispirazione per chi in ogni angolo della Terra non vuole arrendersi a questo fenomeno che loroga le Istituzioni, l’economia e i rapporti sociali.
Queste persone – come il Cardinale Christian Tumi che ha fatto molto per ricostruire il valore dell’integrità in Camerun o come Grégory Ngbwa Mintsa (in foto a six) che ha coraggiosamente collaborato con una investigazione internazionale sulla corruzione dei presidenti africani – sono un esempio anche per i 163.000 cittadini che hanno firmato negli ultimi tre mesi la petizione Riparte il futuro, che per la prima volta in Italia sta concentrando l’interesse del mondo politico e della società civile attorno a questo tema di fondamentale importanza per lo sviluppo del Paese.

L’Integrity Award è il simbolo di un messaggio positivo che fa il giro del mondo: la corruzione non è la normalità e può essere contrastata. Anche nella nostra Italia, 72esima al mondo per Indice di corruzione percepito e con una persistenza del fenomeno definita “sistemica” dalla Corte dei conti.

Le nomination sono aperte: ognuno può segnalare il suo candidato entro il 15 giugno 2013.


Quando la crisi dei valori aggrava la crisi economica: chiediamo ai parlamentari di accordarsi sull’anticorruzione

04/03/2013 - in corruzione

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Il nuovo Parlamento dovrà mettere la lotta alla corruzione in cima alla’agenda delle riforme. Anzi, di più: la lotta alla corruzione potrà essere il primo punto di accordo tra le parti, che sembrano ad oggi, per altri versi, fatalmente inconciliabili. Lo si può verificare sui programmi presentati in campagna elettorale e sulla base delle ultime dichiarazioni degli eletti. “Metterei la legge anticorruzione come primo tra gli 8 punti di un ipotetico governo”, ha detto Pierluigi Bersani a Che tempo che fa.
Tra le file del Movimento 5 Stelle il messaggio è chiaro: “Punto numero uno, la legge anticorruzione“; Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia dichiara che “La grande questione della corruzione va affrontata innanzitutto sul piano culturale e con uno Stato giusto“, mentre il premier uscente Mario Monti conferma a più riprese di voler continuare sulla linea del suo mandato: proprio pochi giorni fa il governo uscente ha approvato una nuova legge sul riordino della trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni.

Gliscandali, le notizie di inchieste e processi, gli allarmi lanciati dalla Corte dei conti e i titoli che occupano le prime pagine dei giornali – “Una nuova tangentopoli” – testimoniano la necessità di prendere l’impegno di petto, sulla scia di questa ondata di cambiamento che parte dall’elettorato: la corruzione rappresenta infatti uno dei maggiori ostacoli alla ripresa economica del Paese.

Per fare il punto sulla situazione italiana – dal punto di vista politico, sociale, economico, culturale – si può consultare il Report NIS 2011 – Sistemi di Integrità Nazionale redatto da Transparency International Italia, l’associazione che opera da oltre quindici anni a livello nazionale con l’obiettivo di sensibilizzare e responsabilizzare cittadini, imprese e Istituzioni sulle cause e i costi della corruzione, diffondendo le misure di prevenzione.
Si legge nell’introduzione al rapporto:

“La fiducia che i cittadini italiani accordano alla propria classe politica, ormai prossima allo zero secondo le ultime rilevazioni dello studio di statistica del professor Mannheimer, pone l’imperativo di una seria riforma dei meccanismi attraverso cui si esplica la sovranità popolare: dal funzionamento dei partiti politici alla legge elettorale, dai meccanismi a garanzia dell’integrità dei governanti agli strumenti che ne consentono un reale controllo da parte dei cittadini. Tutto ciò deve essere ripensato e riformulato seguendo quei criteri di trasparenza, responsabilità e integrità essenziali per ricondurre la sovranità del Paese a chi, di diritto, spetta: i cittadini appunto [...] Speriamo sinceramente che questo Report e le raccomandazioni ivi contenute possano servire almeno in parte a far risollevare la testa al nostro Paese, così che torni a guardare dritto al futuro, lasciandosi finalmente alle spalle la crisi di valori che rende ineluttabile la crisi economica.”

Se anche tu sei convinto che la lotta alla corruzione debba essere il primo punto di incontro del nuovo parlamento firma subito. Siamo quasi 155.000 a chiedere che si passi dalle parole ai fatti, nello stato di emergenza in cui ci troviamo.


Le donne sono meno corrotte degli uomini? Sicuramente sono di meno in parlamento

18/02/2013 - in corruzione

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Quando si discute di differenze di genere non si fanno quasi mai teorie edificanti. Ma nel caso della corruzione anche l’associazione Transparency International si sofferma spesso a confrontare i dati con i fattori sessuali: le indagini rivelano che le donne percepiscono livelli di corruzione più alti rispetto agli uomini, pur essendo meno propense a segnalarla, e in linea di massima emerge un legame tra maggiore rappresentanza delle donne nel governo e più bassi livelli di corruzione. Anche la Banca Mondiale, con uno studio condotto su 150 paesi in Europa, è giunta alla conclusione che le donne sono più affidabili e meno inclini alla paratica corruttiva.

Il dato che forniamo noi di Riparte il futuro è questo: le candidate “trasparenti” che hanno sottoscritto i 5 punti contro la corruzione sono ad oggi 239, mentre gli uomini sono 466 (i numeri variano in tempo reale perché le adesioni continuano ad aumentare). Cosa significa questo? Che la squadra blu batte 2 a 1 la squadra rosa in materia di trasparenza? leggi tutto


I personaggi che si sono distinti nella lotta alla corruzione nel 2012

31/01/2013 - in dall'estero

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Nella classifica di Transparency International l’Indonesia è 118esima. Ma questo non ci autorizza a sentirci migliori dall’alto del nostro 72esimo gradino. Questo Stato orientale, che nel 2011 ha perso 238 milioni di dollari in corruzione secondo l’Indonesia Corruption Watch (ICW), si è distinto nel 2012 per la lotta contro il fenomeno.
Il presidente Susilo Yudhoyono ha deciso infatti di non voler più stare a guardare e ha lanciato una campagna incentrata sulla prevenzione, nominando l’attivista anticorruzione Abramo Samad (in foto) a capo della Corruption Eradication Commission. Samad ha già abbattuto dei grandi tabù, attaccando protagonisti intoccabili come la polizia nazionale e portando la questione all’attenzione del pubblico grazie alla costante presenza sui media.
È Abramo Samad il primo degli esempi virtuosi segnalati da Quartz come migliori “corruption fighters del 2012″

Per il secondo esempio virtuoso ci spostiamo in America dove la corruzione non sta affatto calando, anzi, è percepita in crescita soprattutto nel sistema bancario. leggi tutto


La corruzione blocca gli investimenti stranieri e centinaia di migliaia di posti di lavoro se ne vanno

21/01/2013 - in corruzione

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Anche per gli alti livelli dell’economia internazionale funziona come tra amici: se non ti fidi, non investi nel rapporto. L’Italia, con il suo alto Indice di percezione della corruzione (Transparency International), e con 60miliardi perduti secondo la Corte dei Conti in questa “tassa occulta”, non invita alla fiducia gli investitori stranieri.

La relazione tra corruzione e diminuzione dell’afflusso di capitale straniero è chiara dai dati e da questa si innesca un meccanismo fallimentare a catena: se gli investimenti stranieri scarseggiano perdiamo opportunità di sviluppo e innovazione che genererebbero migliaia di nuovi posti di lavoro, specialmente per i giovani.
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Il futuro dell’Italia è fermo al 72esimo posto del Corruption Perceptions Index

05/01/2013 - in dall'estero

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Rispetto all’anno scorso siamo scesi di 3 posti e non è il caso di consolarsi dicendo che poteva andare peggio. Per Transparency International, l’associazione che dal 1998 compila la classifica del’Indice di Percezione della Corruzione (CPI) di 174 Paesi nel Mondo, l’Italia scivola nel 2012 al 72esimo posto, terzultima europea seguita solo da Bulgaria e Grecia.

Per fare un paragone fastidioso, i cugini francesi ci precedono di 50 posizioni esatte e anche gli spagnoli, nonostante la grave crisi, ci fanno mangiare la polvere dal numero 22. Non possiamo lamentarci se i giornali scrivono che siamo il “fanalino di coda”.

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