Articoli con il tag “trasparenza

Arriva OpenExpo (con due anni di ritardo) e Renzi lo annuncia su Twitter “dati e informazioni per tutti “

12/09/2014 - in trasparenza

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“OpenExpo con la trasparenza online disponibili dati e informazioni per tutti #italiariparte” con questo tweet il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha annunciato ieri il lancio del nuovo sito di Open Expo che offre tutte le informazioni sui lavori dell’evento planetario che si terrà a Milano nel 2015.

“Open Expo è una iniziativa di Expo 2015 volta ad assicurare la totale trasparenza all’Esposizione Universale del 2015 attraverso la pubblicazione in formato aperto di tutte le informazioni riguardanti la gestione, la progettazione, l’organizzazione e lo svolgimento dell’evento – si legge nella sezione ‘Cos’è Open Expo’ del sito -. In questa logica OpenExpo2015. it intende arricchire le informazioni già rilasciate da Expo 2015 S. p. A nella sezione Amministrazione trasparente rendendo disponibili i dati relativi alla gestione economica dell’evento (entrate e uscite, acquisti, pagamenti e relativi beneficiari), alle opere realizzate (cantieri, descrizione delle opere, importi previsti per la loro realizzazione) e alle eventuali varianti nello svolgimento della manifestazione (numero di visitatori, mobilità e trasporto pubblico). Sul portale OpenExpo2015. it sono inoltre disponibili infografiche dinamiche costantemente aggiornate che consentono a chiunque di avere un idea chiara, a colpo d’occhio dello stato di avanzamento dei lavori e, più in generale, dell’andamento dell’intero evento”.

Benissimo, si tratta di un’ottima iniziativa. Peccato che, come vi avevamo raccontato ai tempi dello scandalo, Open Expo arrivi con almeno due anni di ritardo sulla tabella di marcia. Doveva infatti partire nel 2012 per garantire trasparenza degli appalti in via preventiva e non a cose fatte. Ma poi non se ne è più parlato, fino agli arresti di maggio. Le sue funzioni sarebbero state molto utili a evitare quanto accaduto.
Tuttavia piangere sul latte versato non serve a niente e speriamo che questo portale possa essere veramente efficace e aggiornato. Nei prossimi giorni ne valuteremo le prestazioni e vi faremo sapere!

Stay tuned

 


La Carta di Pisa, un nuovo codice etico al servizio dei Comuni

27/08/2014 - in trasparenza

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slider_ethicsDopo aver discusso di Anagrafe degli eletti e trasparenza economica dei comuni, arriviamo ora al terzo punto della delibera “Trasparenza a costo zero”, che 75 comuni aderenti a Riparte il futuro sono chiamati ad adottare. Parleremo di quel codice etico in cui l’integrità e l’etica s’incrociano, sfociando in un percorso univoco che va sotto il nome di Carta di Pisa.

Ma prima ancora, che cosa è un codice etico? E perché ne chiediamo l’adozione?

Il riferimento è all’antico e complesso dibattito sulla moralità e sulle leggi universali alle quali dovrebbero ispirarsi le nostre azioni; in particolare, un codice etico definisce l’insieme dei principi di condotta, basati su criteri di adeguatezza e opportunità, a seconda del contesto sociale, culturale o professionale nel quale ci si ritrova. Di per sé è in qualche modo un controsenso, perché per definire i valori non ci sarebbe bisogno di carte. Tuttavia è importante metterli nero su bianco, sottolineando le opportune garanzie.

Dal 2013 lo Stato si è dotato di un nuovo Codice di comportamento per le Pubbliche amministrazioni, attraverso il DPR n. 62 del 16 aprile 2103. E’ previsto inoltre che tutti gli enti locali si dotino di un proprio codice etico. Questo deve contenere le prassi alle quali tutti i dipendenti di qualunque livello devono riferirsi, integrando il codice di comportamento nazionale.

Il rischio che tutto ciò rimanga solo sulla carta è molto elevato, perciò  la delibera “trasparenza a costo zero” chiede un impegno in più da parte di tutti gli enti locali affinché sottoscrivano uno strumento efficace, capace di contenere tutte le linee guida per lo sviluppo di una migliore etica comune: appunto la Carta di Pisa.

Promossa da Avviso Pubblico, sostenitore della campagna Riparte il futuro, e portata a compimento dopo un anno di lavoro del gruppo di esperti coordinati dal Prof. Alberto Vannucci dell’Università di Pisa, la Carta prevede clausole e sanzioni sia per il livello amministrativo che per quello politico. Una garanzia in più a tutela del codice stesso.

E’ quindi fondamentale che venga promossa, condivisa, interiorizzata, discussa, affinché sia conosciuta e applicata dentro e fuori dalle Istituzioni. Sarà necessaria una formazione specifica sul tema dell’integrità pubblica (cosa che la stessa legge anticorruzione prevede) e la diffusione allargata alla cittadinanza. Tutti aspetti compresi nella richiesta di Riparte il futuro.

Francesco Quarta


Gasparri: “I test d’integrità sono caccia alle streghe e degni di Pol Pot”. Ma in USA li fanno da anni. E funzionano.

20/08/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

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MaurizioGasparriAppena ieri Maurizio Gasparri, senatore del Popolo delle Libertà, ha definito “degna di Pol Pot” e “da caccia alle streghe” una delle ultime proposte del Presidente dell’Anac – l’Autorità nazionale anticorruzione – Raffaele Cantone.

Quale proposta? Quella d’introdurre, anche in Italia, i “test d’integrità”, ossia di infiltrare esponenti delle forze dell’ordine nel sistema economico e politico che, fingendosi corruttori, vanno a sollecitare comportamenti illegali per poi punirli.

I test d’integrità sono un sistema molto efficace per anticipare la corruzione: permettono infatti di testare la propensione al comportamento illegale di chi ricopre incarichi pubblici, simulando solamente l’offerta di una tangente.

In USA sono prassi da anni. Nel 2009-2010 l’operazione “Big Rid” ha portato all’arresto di numerosi faccendieri ma anche diversi sindaci, ex sindaci ed esponenti politici del New Jersey.

Nell’agenda di Riparte il futuro c’è un punto sull’introduzione di questi metodi nel nostro ordinamento, anche in risposta alla Convenzione di Merida, adottata dall’Italia, che ci obbliga a dotarci di efficaci mezzi d’investigazione (art.50).

Ci chiediamo dunque dove siano le “strategie cambogiane” che Gasparri delinea, o come sia possibile definire da “caccia alle streghe” questi sistemi che dovremmo già prevedere e che permettono enormi risparmi di forze (si pensi alle indagini, a quanto costano e quanto sono complesse), di risorse (il denaro che si perderebbe nel giro della corruzione), di futuro (tutti gli effetti indiretti che la corruzione comporta).

Leonardo Ferrante 


A 16 anni combatte la corruzione con un plugin: la storia di Nick e della sua Greenhouse

05/08/2014 - in dall'estero, Politico e digitale

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Alcuni politici sono rossi, altri sono blu ma tutti sono verdi… come il colore dei soldi. È questo il motto di Greenhouse, un progetto innovativo per combattere la corruzione negli Stati Uniti e diffondere le tematiche della trasparenza, nato dall’intuizione di uno studente appassionato di politica e tecnologia. A soli 16 anni Nick Rubin sta facendo parlare di sé nelle stanze governative e forse qualche pezzo grosso del Congresso ha più di una ragione per temere le sue mosse.

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Il plugin di Nick, che si può gratuitamente installare sul proprio browser, consente infatti di monitorare l’influenza indebita dei finanziamenti nella politica americana. Come? Semplice: leggendo ad esempio un articolo online, basta passare il mouse sul nome di un politico per visualizzare una finestra pop-up in cui sono riportati in forma schematica tutti i contributi ricevuti dal politico in fase elettorale, anche disaggregati per settore e per dimensione, nonché i progetti di riforma da lui sostenuti. Basterà incrociare le informazioni per capire quali sono le reali motivazioni che stanno dietro ad alcune scelte: quando il dato è verde si può intuire che i “verdoni” hanno avuto il loro peso politico nella strategia.

Schermata 2014-08-05 alle 12.59.18Insomma, lavorando dopo la scuola e nei fine settimana, Nick sta presentando al mondo uno strumento alla portata di tutti per monitorare la trasparenza delle Istituzioni USA e informare le persone di tutte le età. L’algoritmo si basa sui dati forniti dallo Stato nelle elezioni 2012 ma grazie alla partnership con OpenSecrets.org si può accedere anche all’aggiornamento 2014. Il modello è in fase di evoluzione e potrebbe venir replicato anche in altri Paesi. La condizione vincolante è poter accedere ai dati organizzati, cosa che purtroppo è alquanto complessa. Ne sappiamo qualcosa qui in Italia dove il percorso verso gli open data istituzionali è lento e tortuoso.

“Quali sono le tue opinioni politiche, e come hanno influito sulla progettazione di Greenhouse?” – gli ha chiesto Vice – “Voglio un sistema che funzioni, come tutti gli altri ragazzi della mia età. Voglio che Greenhouse sia uno strumento apartitico. Ciò che mi preoccupa è l’enorme quantità di denaro pompato nel sistema: è davvero tanto. Durante lo sviluppo ho guardato dietro questi numeri e ho visto quanto denaro circola, è spaventoso [..] Credo che una maggiore trasparenza aiuterà a risolvere il problema. Il facile accesso ai dati consente agli elettori di prendere decisioni migliori. Una volta che le persone sono informate, possono respingere i funzionari eletti che sono motivati dal denaro anziché dai principi. ”

Il futuro riparte dalla lotta alla corruzione… e soprattutto riparte dai giovani, è proprio il caso di dirlo.

Laura Ghisellini


Trasparenza a costo zero: le nostre richieste per la chiarezza economica dei Comuni

29/07/2014 - in Politico e digitale, trasparenza

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trasparenza-5La seconda richiesta che Riparte il futuro fa ai Comuni aderenti all’interno della delibera “trasparenza a costo zero”   – qualche giorno fa vi abbiamo parlato dell’Anagrafe degli eletti - ha lo scopo di far sapere ai cittadini quanto e come le Istituzioni spendono i nostri soldi e su che base prendono le decisioni per utilizzarli.

Quello che chiediamo è dunque di rendere trasparenti e più accessibili i dati economici dei Comuni italiani, partendo dagli obblighi di legge sulla pubblicazione dei bilanci online e dei dati sugli enti pubblici vigilati, enti privati in controllo pubblico, partecipazioni in società di diritto privato ma proponendo di fare sforzo in più. La materia è complessa, cerchiamo di capire meglio.

Con l’espressione “bilancio online”, la legge intende il resoconto economico completo delle voci di spesa in formato unitario e aggregato. Inoltre questo file deve essere in formato “open data”, ossia non può essere, ad esempio, un pdf immagine (lo stesso formato pdf non è un vero e proprio formato aperto). L’informazione fornita deve essere utilizzabile, riutilizzabile, estraibile, individuabile immediatamente nel documento tramite la funzione “cerca”.

La stessa legge chiede poi che sia annessa una tabella sintetica delle spese dell’anno precedente, anche questa in formato open data, che contenga tempi, costi unitari e indicatori di realizzazione delle opere pubbliche, così come previsto dal d. lgs 33/13 (art 29 e art 22).

In sintesi deve essere pubblicato un documento che riassuma tutte le operazioni fornendo, per ciascuna di esse, le informazioni chiave che permettono ad esempio di capire quante risorse sono state date per assegnazione diretta e quante per appalti. O quante volte quella stessa azienda ha vinto bandi e per quali entità e settori.

Altrettanto importante è che vengano messi sotto la lente d’ingrandimento i dati relativi a quegli enti che, in quanto gestori di settori fondamentali (ad esempio i rifiuti), incidono profondamente nei bilanci e nelle operazioni delle amministrazioni pubbliche: sono gli enti pubblici vigilati, gli enti di diritto privato controllati o vigilati dall’amministrazione, le partecipazioni in società di diritto privato. Comunemente vengono fatti ricadere sotto il nome di “partecipate”, sebbene non sia corretto perché la parola definisce solo alcuni di questi.

Secondo il decreto legislativo 33/13 (art 22), devono essere pubblicati e già disponibili online:

  • un elenco periodicamente aggiornato di questi enti;
  • la misura in cui vi partecipa (eventualmente);
  • la durata dell’impegno;
  • il peso economico annuale sul bilancio dell’amministrazione;
  • il numero dei rappresentanti dell’amministrazione negli organi di governo e loro trattamento economico;
  • i risultati di bilancio degli ultimi 3 esercizi finanziari.

In assenza di queste informazioni dettagliate, la legge prevede che venga fissato il divieto di erogazione di qualunque somma da parte dei Comuni.

Rispettare questi parametri sarebbe già molto, e tuttavia non ci basta: chiediamo infatti che le informazioni vengano messe online in maniera semplice e fruibile per tutti, nel rispetto del diritto di monitoraggio civico, pratica indispensabile affinché ciascun cittadino possa sapere come il Comune spende al meglio le proprie risorse.

Più di 530.000 persone, firmatarie della campagna Riparte il futuro, chiedono a voce alta di aver facilmente accesso a queste informazioni e di poter comprendere in maniera agevole i rapporti e le relazioni che si instaurano tra enti ed amministrazioni e quali costi apportano alla popolazione.

Attraverso semplici rappresentazioni grafiche, link che conducono direttamente a siti istituzionali e dettagliate descrizioni di chi ricopre gli incarichi in queste relazioni, sarà possibile rendere la cittadinanza finalmente attiva in un processo di monitoraggio civico praticamente a costo zero.

Francesco Quarta


Quanto si parla di trasparenza in Parlamento? I dati di Openpolis

24/07/2014 - in Politico e digitale, trasparenza

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Openpolis

Fonte: Openblog

Nelle ultime settimane si è parlato tanto di trasparenza, specialmente dopo la Digital Venice Week (alla quale ha partecipato anche Riparte il futuro, aderendo alla campagna FOIA4Italy). Ma quanto se ne occupa il Parlamento? Guardando Ddl, mozioni, interrogazioni e ordini del giorno la risposta è “molto poco”.

Nell’era della politica in streaming, parlare di trasparenza è diventato di gran moda. Ma come sempre, fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e diventa importante capire quanti passi avanti siano stati effettivamente fatti in questo campo.

Una delle iniziative promosse dalla Presidenza Italiana del Consiglio europeo è stata la recente “Digital Venice Week”, una settimana di incontri internazionali a Venezia sulle politiche digitali.

Al di la di proclami, promesse e slogan, abbiamo deciso di verificare quanto in Parlamento, Deputati e Senatori lavorino effettivamente per una politica e una pubblica amministrazione più trasparente.

La risposta è molto poco: fra Camera e Senato i Disegni di Legge presentati che riguardano la trasparenza e il diritto di accesso sono stati solamente 12, di cui solamente 1 diventato legge (Decreto per il Finanziamento Pubblico ai Partiti).

Leggi tutto l’articolo su Openblog


Anagrafe degli eletti: la corsa alla trasparenza parte dai Comuni

23/07/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

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anagrafe eletti

La campagna “Riparte il Futuro”, nell’ambito delle elezioni comunali 2014, chiede espressamente che ogni Comune garantisca una maggiore trasparenza dei propri incaricati, pubblicando in maniera dettagliata, fruibile e diffusa la cosiddetta “Anagrafe degli eletti”. Di che si tratta, in sintesi?

L’Anagrafe degli eletti è uno straordinario e basilare strumento di trasparenza, perché ci permette di concretizzare il diritto conoscere da chi siamo rappresentati. Ciò che è previsto dalla legge, art 14 del decreto legislativo 33/13, è che vengano messi on line i curriculum vitae, i compensi relativi all’assunzione della carica, la dichiarazione reddituale e patrimoniale di tutti gli eletti. Sono le richieste che Riparte il futuro ha fatto ai candidati sindaci, ma questa volta rese obbligatorie per tutti gli eletti.

Ciò che noi chiediamo ai Comuni che si sono impegnati con Riparte il futuro è un impegno più forte da parte loro, per poter conoscere fino in fondo chi ci rappresenta; ciascuno di essi deve prendersi carico della propria responsabilità e garantire informazioni fruibili e dettagliate sui propri eletti. Come? Promozione costante della pagina web attraverso attività di pubblicizzazione su autobus, in luoghi pubblici istituzionali e non, più un attento lavoro dei mass media locali; un connubio perfetto verso una maggiore trasparenza.

Francesco Quarta


“Noi li abbiamo visti perfettamente, ma ci fu ordinato di starci zitti”: la strage di Ustica e la grande occasione mancata

21/07/2014 - in trasparenza, video

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ustica_corriereSui cieli dell’Ucraina un Boeing 777 della Malaysia Airline è stato abbattuto da un missile causando 298 morti. Sono bastate circa 24 ore per scoprire quale fosse la causa dello schianto, facendo così partire un’inchiesta per accertarsi semplicemente su di chi sia la responsabilità del disastro. C’è però un’altra storia, tutta italiana, che non può vantare un esito altrettanto veloce e alla quale alcuni non hanno potuto fare a meno di correre con la mente guardando le immagini provenienti dall’Ucraina. Una storia che vede protagonista il nostro Paese. Una storia dove il whistleblowing avrebbe potuto, chissà, cambiare le carte in tavola.

Era il 27 giugno del 1980. Sono passati 34 anni da quando il DC-9 dell’Itavia venne abbattuto da un missile nei cieli di Ustica. 81 morti che dopo 34 anni non hanno ancora trovato un colpevole per la giustizia italiana. Quella di Ustica è una storia di depistaggi, omissioni, ipotesi improbabili che sono state portate avanti per decenni e che ancora oggi qualcuno si ostina a difendere: anche nelle istituzioni. Le indagini della magistratura, prima fra tutte quelle di Rosario Priore, hanno descritto fin dall’inizio un quadro complesso di “guerra nei cieli”, di vittime civili nel posto sbagliato al momento sbagliato e di un quadro internazionale complesso che fino all’ultimo tenterà di non svelare le sue carte. Ma quelle indagini non hanno visto una sentenza, nè dei colpevoli. Dopo più di trent’anni si parla di un missile e si esclude (in quasi tutte le sedi) l’ipotesi della bomba presente sull’aereo o del cedimento strutturale. Era il 2007 quando l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che nel 1980 era presidente del Consiglio, disse che il DC-9 era stato abbattuto da un missile francese indirizzato all’aereo che trasportava il leader libico Gheddafi. Quegli 81 morti sarebbero stati l’effetto collaterale di una vera e propria guerra dei cieli internazionale.

Una verità giudiziaria non c’è. Non penale almeno. I magistrati si sono sempre trovati di fronte ad un muro che ha impedito la raccolta di alcune prove fondamentali per dimostrare le loro tesi: i tracciati aerei di francesi e Nato. Ce n’è una civile, di verità, che arriva 33 anni dopo (a inizio 2013) e che dà ragione alle evidenze ipotizzate dai magistrati inquirenti all’indomani della strage: la condanna, confermata in Cassazione, dei ministeri di Trasporti e Difesa – e quindi dello Stato italiano – al pagamento del risarcimento ai familiari delle vittime.

Una spy-story drammatica e che ancora oggi costituisce una ferita insanabile per tutto il Paese. Con i se e con i ma non si fa la storia, ma si può imparare. E da Ustica si può provare ad imparare che le cose sarebbero potute andare diversamente. Già perché una delle principali difficoltà riscontrate dagli inquirenti è tuttora quella di scoprire cosa accadde esattamente sui cieli sopra Ustica la sera di quel 27 giugno del 1980.

Com’è noto i radar italiani e Nato presenti in quella zona non hanno visto o erano tutti misteriosamente fuori uso. Ma il 6 maggio 1988 una telefonata arrivò a “Telefono Giallo”, programma di Corrado Augias in onda su Rai 3. “Io ero un aviere in servizio a Marsala la sera dell’evento della caduta del DC-9, gli elementi che comunico sono molto pesanti”, raccontava l’uomo al telefono. Il testimone anonimo ammette che lui e i suoi colleghi hanno visto i minuti spariti dalle registrazioni del radar: “Noi li abbiamo visti perfettamente. Soltanto che il giorno dopo, il maresciallo responsabile del servizio ci disse praticamente di farci gli affari nostri e di non avere più seguito in quella vicenda”. All’invito di Augias a non buttare giù il telefono il militare non fece una piega e interruppe la chiamata. Da quel momento in poi non si seppe mai più nulla di lui.

Potremmo forse definirlo un caso di whistleblowing? O meglio, un caso di “whistleblowing mancato” dato che rimase per sempre una semplice dichiarazione anonima? Cosa sarebbe successo, infatti, se la legge italiana avesse previsto una norma di tutela nei confronti dei whistleblower? Quali conseguenze avrebbe potuto avere sulle indagini relative ad uno dei più grandi misteri della storia del nostro Paese la testimonianza di una persona che ammise di avere, guardando la trasmissione, “un fatto emotivo interiore di dire la verità”?

L’uomo chiude il suo sfogo dicendosi costretto a fare quella rivelazione “anonimamente però, perchè cado nel nulla”. Riparte il futuro chiede con forza una legge a tutela di chi denuncia fatti di corruzione proprio perchè nessuno abbia più la sensazione di cadere nel nulla, di rimanere solo a combattere una battaglia inevitabilmente più grande di lui. Una denuncia concreta corrisponderebbe a donare un finale alternativo a centinaia di processi irrisolti o caduti in prescrizione. Per questo non basta compiacersi del fatto che il whistleblowing sia finalmente diventato argomento di discussione all’interno della politica italiana, ma piuttosto impegnarsi a far si che quest’ultima si sbrighi a creare una legge in tutela di chi decide di denunciare comportamenti illeciti come l’aviere di Marsala. Per evitare in futuro che, per cose fattibili in un giorno, ci si impieghino oltre trent’anni.

Daniele Caporale


Foia4Italy, quando la conoscenza è potere: è arrivato il momento della trasparenza

09/07/2014 - in Politico e digitale

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Questa è una storia che parte da lontano. Dall’Atene dell’Antica Grecia, e dalle basi della cultura e della democrazia. “Sono un avvocato, ma sono prima di tutto un boulomenos”, esordisce Ernesto Belisario (che insegna diritto amministrativo e delle tecnologie e si occupa dei profili giuridici di PA digitale, Open Government, Open Data e Social Media) presentando a Venezia il #Foia4Italy alla #digitalVenice week in corso.

È ancora una volta la mobilitazione della società civile, questa volta al grido di #Foia4Italy: 32 associazioni e una vera e propria proposta da cui partire per un Freedom of Information Act nel nostro paese. “Negli ultimi anni è stato fatto molto per la trasparenza, ma l’iniziativa FOIA4Italy non si accontenta e chiede di più perché la linea di confine tra cittadinanza e sudditanza è ancora molto sottile, si legge sul sito dell’iniziativa. “Il nostro interesse legittimo è poterci occupare delle nostre comunità. Chiediamo di sapere per poter analizzare, capire e agire. FOIA4Italy è un’iniziativa senza affiliazioni politiche nata dalla società civile“.Il boulomenos è, nell’Atene culla della democrazia, “colui che desidera”. Che chiede e che agisce. Che si attiva. “Siamo tutti boulomenoi e chiediamo oggi un Freedom of Information Act italiano”.

È una storia che parte da lontano e si aggancia a parole che da giovani si ripetono senza forse a volte comprenderne veramente il significato: “La conoscenza è potere”. È un punto chiaro e cruciale dell’agenda di Riparte il futuro: “È necessario rivoluzionare il modo d’intendere la Pubblica Amministrazione,dando vita a un nuovo rapporto tra istituzioni e cittadini per mezzo del web, che rende possibile diffondere e usufruire direttamente di migliaia di dati messi in rete”. Il modello è quello delle leggi sulla libertà di informazione e l’obettivo è una Pubblica Amministrazione aperta, inclusiva, facilmente conoscibile perché una casa dalle mura di vetro, “ma impermeabile all’illegalità, quindi con porte blindate per tenerne fuori corrotti, corruttori e clan criminali”.

La società civile chiede trasparenza, e da Venezia arriva la conferma: il “momentum” è arrivato. Lo diceva Obama nel 2009 (prima dello scandalo NSA): “Government should be participatory. Public engagement enhances the Government’s effectiveness and improves the quality of its decisions. Knowledge is widely dispersed in society, and public officials benefit from having access to that dispersed knowledge”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi quando era ancora in corsa per la direzione del Pd: “La prima cosa in assoluto che farei da premier è adottare il Freedom of Information Act”. Lo ricorda qui Guido Romeo, editor di Wired e fondatore di Diritto di sapere insieme ad Andrea Menapace. Renzi è premier dal 22 febbraio del 2014 ma il Freedom of Information Act non ha visto ancora la luce.

Gli ingredienti di un’amministrazione trasparente sono ricordati dall’agenda di Riparte il futuro: rendere pubblici le regole di funzionamento e l’organizzazione interna, compresi i nomi dei componenti degli organi di indirizzo politico; i dati relativi ai bandi concorsuali, gli esiti di gare e concorsi, informazioni sulle aziende che partecipano ai bandi; i dati sull’uso delle risorse (rendere tutto pubblico, dai criteri di acquisizione degli incarichi agli atti formali che certificano i vantaggi economici per persone fisiche e enti pubblici e privati); i dati di bilancio.

Non solo: questi dati devono essere accessibili e soprattutto open, ovvero disponibili gratuitamente, utilizzabili, riutilizzabili e facilmente leggibili, sviluppando apposite piattaforme che spieghino, ad esempio, come vengono spesi i fondi pubblici. Il Foia è un tipo di legge già adottata in 90 Paesi democratici che “rende la conoscenza delle informazioni raccolte dal governo un diritto universale, ponendolo alle fondamenta della libertà di espressione dei cittadini”.

Ora testo presentato da Foia4Italy, ricorda ancora Guido Romeo da Venezia, “sarà presto sottoposto a un crowdsourcing nazionale volto a migliorarlo ancora, accompagnato da una campagna pubblica per sostenerne l’adozione entro l’anno. In questo modo si aprirà un’azione di scrittura collettiva, nel solco della migliore tradizione dell’Open Government, che vede nella partecipazione e nella cooperazione due pilastri a favore della trasparenza”.

Angela Gennaro


Dati sugli Open data: a che punto siamo e cosa serve?

04/07/2014 - in trasparenza

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I risultati della ricerca dell’edizione 2013-14 dell’Osservatorio eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano dimostrano che c’è molta strada da fare sulla strada dell’Open Government. Innanzitutto sarà necessario individuare modelli organizzativi ed economici, omogenei su tutto il territorio nazionale, per rendere la gestione sostenibile alla PA. Inoltre, per far sì che i cittadini comprendano l’utilità di questi nuovi strumenti e partecipino all’innovazione, sarà  d’obbligo creare concrete forme di partecipazione.
Dall’analisi di oltre 730.000 commenti pubblicati sui social network da utenti italiani che discutevano di questi temi tra novembre 2013 e maggio 2014 emerge un giudizio complessivamente negativo sulla PA, tanto più se digitale, ma le riforme annunciate negli ultimi mesi hanno portato un repentino cambio di atteggiamento. Inoltre dalla ricerca emerge che:

- Il 76% dei Comuni ritiene che la diffusione dei dati aperti consentirà una maggiore visibilità sull’operato dell’Ente pubblico

La trasparenza non è, e non deve essere, un semplice adempimento burocratico, ma un modo per il Comune di farsi conoscere e creare fiducia. Il 76% dei Comuni sembra averlo compreso, ma siamo ancora lontani dal creare “Municipi dalle mura di vetro”.

- l’89% dei Comuni pubblica dati in formati difficilmente modificabili

Si definiscono open data quei file che permettono di “estrarre” facilmente informazioni e “riutilizzarle” in altre banche dati. Informazioni di questo tipo devono essere alla portata di tutti e facilmente leggibili. Il decreto trasparenza 33/13 dice espressamente che le informazioni devono essere di “buona qualità” ma l’89% dei Comuni sembra non aver recepito questo importante aspetto.

- il 72% dei Comuni con più di 10.000 abitanti afferma di aver attivato o voler attivare dei processi partecipativi. Tuttavia meno del 50% ha definito obiettivi, strumenti e regole per farlo

Partecipare non è semplice e non lo è neanche avviare processi di partecipazione. Per questo la campagna Riparte il futuro ha chiesto a tutti i sindaci neo-eletti alle scorse elezioni di adottare e attuare la delibera “trasparenza a costo zero”  sull’incontro tra società civile e potere pubblico: in particolare si chiede  l’organizzazione delle giornate della trasparenza, l’aggiornamento dei piani anticorruzione e il dialogo con il responsabile anticorruzione. Su queste basi è più facile avere obiettivi e strumenti chiari, e le regole sono quelle del monitoraggio civico da un lato e della proposta politica dall’altro.

- il 64% dei Comuni dichiara di non utilizzare nessun social network, ma nel 2014, il 59% dei Comuni capoluogo ha attivato un profilo ufficiale su Facebook, il 28% in più rispetto al 2013, e il 63% ha un account su Twitter, con un incremento del 74% rispetto al 2013.

I social network sono degli strumenti utilissimi per comunicare velocemente ed efficacemente aggiornamenti, informazioni, novità. Dotarsi di questi strumenti significa impegnarsi ad essere oggi più vicino al cittadino. Non dovrebbe più essere necessario sottolinearlo.


Consegnato il braccialetto bianco al sindaco di Forlì: al via lo #zeroscuse tour di Riparte il futuro

25/06/2014 - in trasparenza

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sindaco_forlì3Il Presidio territoriale di Libera “Placido Rizzotto”, in accordo con il Coordinamento provinciale e regionale Libera Emilia-Romagna, ha consegnato stamattina al neoeletto sindaco Davide Drei il braccialetto bianco simbolo della campagna contro la corruzione presso il Comune di Forlì.

Davide Drei ha aderito alle richieste che Riparte il Futuro, la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione, ha presentato prima del voto a tutti i candidati alle amministrative. “Abbiamo chiesto a tutti di mettere in cima alla propria agenda la lotta alla corruzione in tre modi”, spiegano i promotori. “Rendendo trasparente la propria candidatura in campagna elettorale, promettendo di adottare la delibera “Trasparenza a costo zero” entro i primi 100 giorni e impegnandosi ad attuare le prescrizioni della delibera entro 200 giorni“.

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L’appuntamento forlivese è l’anteprima del tour nazionale di Riparte il Futuro #zeroscuse: un viaggio attraverso l’Italia durante il quale in questi mesi verranno consegnati i braccialetti bianchi a tutti i 75 neoeletti sindaci che hanno sottoscritto gli impegni della lotta alla corruzione nelle loro amministrazioni.

Avendo aderito a Riparte il futuro ora il nostro sindaco è un “braccialetto bianco”, uno dei 75 sindaci italiani che si sono impegnati concretamente contro la corruzione”, proseguono gli attivisti. “A lui il nostro buon lavoro e la nostra promessa: continueremo a vigilare affinché tutti gli impegni contro la corruzione presi con i cittadini di Forlì vengano rispettati”.


Expo 2015 e gli open data che avrebbero potuto salvarci dagli scandali

24/06/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

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expo2015Open Expo è un progetto che risale al 2012. Si tratta di una piattaforma open data che avrebbe dovuto garantire trasparenza e accountability su tutte le opere relative all’Expo 2015, ma poi non se ne è più parlato, fino agli arresti per corruzione delle scorse settimane. Le sue funzioni sarebbero state utili a evitare quanto accaduto. Il sistema – come riporta il Corriere delle Comunicazioni – prevedeva infatti di incrociare e confrontare le informazioni a disposizione con le statistiche regionali, misurando i ritorni sugli investimenti e i tempi di realizzazione delle opere facendo emergere eventuali anomalie. Ma la sezione trasparenza del sito è ferma e per lo più ci sono documenti pdf che a partire dal 2008 riportano bilanci, relazioni, gare, aggiudicazioni”.

Il perchè della fermata sullo sviluppo di Open Expo è tuttora ignoto, ma, come impotizzato anche da Wired, “resta il dubbio che l’operazione trasparenza sia stata rallentata per non intaccare il sistema di corruzione emerso nella recente inchiesta della Procura di Milano. “Adesso le ragioni di quella mancata trasparenza sono evidenti a tutti, lo si poteva fare allora Open Expo, non c’è stata la necessaria pressione dall’alto”, racconta Vittorio Alvino, tra i fondatori della Depp, la società che avrebbe dovuto realizzare il progetto. “L’obiettivo era di comunicare e monitorare tutti i flussi finanziari, gli stati di avanzamento; aprire tutti i contratti, indicare gli aggiudicatari, i subappaltatori, i consulenti. C’è stato un accordo di massima sugli obiettivi, poi una serie di rallentamenti. Prima si trattava di delicatezza dei dati, poi veniva negato il consenso per la pubblicazione di informazioni sulla dirigenza, gli organi di controllo e gli emolumenti. Infine, abbiamo incontrato un limite a fornire dati su contratti sotto la soglia di 250mila euro. La ragione per la quale Open Expo si è arenato è proprio questa: noi chiedevamo, com’era giusto che fosse, una reale trasparenza e un’apertura di dati, non a metà né a un quarto, né per finta”. “Nel nostro progetto – aggiunge Alvino – non c’era solo prevenzione dell’illegalità, ma approccio strategico alla trasparenza anche ai fini della comunicazione. Sarebbe stato un valido punto di partenza per chiedere ai vari espositori di adottare una politica simile, rispetto alla loro gestione, ai padiglioni, ai flussi turistici. Sarebbe stato un presupposto per Expo ancor più innovativo”.

Adesso non serve piangere sul latte versato ma, in attesa di vedere in atto il piano anticorruzione che il governo intende attuare, facciamo sentire la voce della società civile.

Per non dire mai più: “avrebbe dovuto garantire trasparenza ma…”
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I siti dei Comuni non sono trasparenti come dovrebbero. Cantone fissa una deadline: il 15 settembre

23/06/2014 - in Dialogo con l'ANAC, trasparenza

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“Criticità in termini di completezza e di qualità dei contenuti e diffuse carenze”: Raffaele Cantone ha inviato delle lettere piuttosto eloquenti – per quanto possa essere eloquente il linguaggio istituzionale – ai grandi Comuni italiani per richiamarli all’ordine. Molti siti delle Pubbliche amministrazioni offrono ad oggi informazioni imprecise o del tutto mancanti e non rispettano la Delibera Civit 71 del 2013. Se l’obiettivo di tale normativa era ottenere lo stato di ”Amministrazione trasparente”, non è stato ancora raggiunto.
Dopo il primo monitoraggio condotto dall’Autorità nazionale anticorruzione nei primi mesi dell’anno – rapporto che la campagna Riparte il futuro ha analizzato e commentato nel dettaglio con infografiche e classifiche – ce n’è stato un altro, a maggio, focalizzato sugli obblighi di pubblicazione relativi ai pagamenti, alla società partecipate, alle tipologie di procedimento e all’accesso civico.

I risultati sono stati inviati tramite missiva il 12 giugno ai sindaci, ai responsabili della trasparenza e della prevenzione della corruzione dei singoli Comuni, al nucleo di valutazione interno all’ente, ai responsabili dei ministeri. Come a dire: “non ci siamo!”

Per fare alcuni esempi i Comuni di Milano e Torino omettono i compensi degli amministratori delle società partecipate. Nel sito del Comune di Firenze per consultare i dati sulle partecipate bisogna scaricare tre diversi documenti. A Messina non si leggono gli oneri totali gravanti sull’amministrazione e i risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi finanziari; inoltre appaiono incompleti i trattamenti economici degli amministratori. A Palermo c’è il buio totale sui risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi di Amia spa, la società di smaltimento rifiuti (già fallita) né si leggono gli incarichi di amministratore della società e i relativi compensi. Trieste non specifica le funzioni che le partecipate svolgono in favore dell’amministrazione comunale né gli incarichi di tutti gli amministratori.
In generale per tutti i Comuni si riscontrano “carenze informative” nei dati sugli organi di indirizzo politico-amministrativo, su consulenti e collaboratori, sui tempi dei procedimenti. Molti punti oscuri anche sugli atti di concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi, vantaggi economici e sui beni immobili e la gestione del patrimonio. Informazioni incomplete anche dai ministeri dell’Interno, delle Politiche agricole, dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e trasporti, del Lavoro, della Difesa, degli Esteri e della Giustizia.

Preso atto della situazione, Raffaele Cantone fissa perentorio una deadline: il 15 settembre. Entro questa data dovrà essere tutto a posto.

Sperando che sia iniziata una nuova era, in cui le norme devono semplicemente essere rispettate, stiamo a vedere cosa accadrà.
E soprattutto: cosa accadrà a chi non rispetterà la scadenza?

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LG

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