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Foia4Italy, quando la conoscenza è potere: è arrivato il momento della trasparenza

09/07/2014 - in Politico e digitale

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Questa è una storia che parte da lontano. Dall’Atene dell’Antica Grecia, e dalle basi della cultura e della democrazia. “Sono un avvocato, ma sono prima di tutto un boulomenos”, esordisce Ernesto Belisario (che insegna diritto amministrativo e delle tecnologie e si occupa dei profili giuridici di PA digitale, Open Government, Open Data e Social Media) presentando a Venezia il #Foia4Italy alla #digitalVenice week in corso.

È ancora una volta la mobilitazione della società civile, questa volta al grido di #Foia4Italy: 32 associazioni e una vera e propria proposta da cui partire per un Freedom of Information Act nel nostro paese. “Negli ultimi anni è stato fatto molto per la trasparenza, ma l’iniziativa FOIA4Italy non si accontenta e chiede di più perché la linea di confine tra cittadinanza e sudditanza è ancora molto sottile, si legge sul sito dell’iniziativa. “Il nostro interesse legittimo è poterci occupare delle nostre comunità. Chiediamo di sapere per poter analizzare, capire e agire. FOIA4Italy è un’iniziativa senza affiliazioni politiche nata dalla società civile“.Il boulomenos è, nell’Atene culla della democrazia, “colui che desidera”. Che chiede e che agisce. Che si attiva. “Siamo tutti boulomenoi e chiediamo oggi un Freedom of Information Act italiano”.

È una storia che parte da lontano e si aggancia a parole che da giovani si ripetono senza forse a volte comprenderne veramente il significato: “La conoscenza è potere”. È un punto chiaro e cruciale dell’agenda di Riparte il futuro: “È necessario rivoluzionare il modo d’intendere la Pubblica Amministrazione,dando vita a un nuovo rapporto tra istituzioni e cittadini per mezzo del web, che rende possibile diffondere e usufruire direttamente di migliaia di dati messi in rete”. Il modello è quello delle leggi sulla libertà di informazione e l’obettivo è una Pubblica Amministrazione aperta, inclusiva, facilmente conoscibile perché una casa dalle mura di vetro, “ma impermeabile all’illegalità, quindi con porte blindate per tenerne fuori corrotti, corruttori e clan criminali”.

La società civile chiede trasparenza, e da Venezia arriva la conferma: il “momentum” è arrivato. Lo diceva Obama nel 2009 (prima dello scandalo NSA): “Government should be participatory. Public engagement enhances the Government’s effectiveness and improves the quality of its decisions. Knowledge is widely dispersed in society, and public officials benefit from having access to that dispersed knowledge”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi quando era ancora in corsa per la direzione del Pd: “La prima cosa in assoluto che farei da premier è adottare il Freedom of Information Act”. Lo ricorda qui Guido Romeo, editor di Wired e fondatore di Diritto di sapere insieme ad Andrea Menapace. Renzi è premier dal 22 febbraio del 2014 ma il Freedom of Information Act non ha visto ancora la luce.

Gli ingredienti di un’amministrazione trasparente sono ricordati dall’agenda di Riparte il futuro: rendere pubblici le regole di funzionamento e l’organizzazione interna, compresi i nomi dei componenti degli organi di indirizzo politico; i dati relativi ai bandi concorsuali, gli esiti di gare e concorsi, informazioni sulle aziende che partecipano ai bandi; i dati sull’uso delle risorse (rendere tutto pubblico, dai criteri di acquisizione degli incarichi agli atti formali che certificano i vantaggi economici per persone fisiche e enti pubblici e privati); i dati di bilancio.

Non solo: questi dati devono essere accessibili e soprattutto open, ovvero disponibili gratuitamente, utilizzabili, riutilizzabili e facilmente leggibili, sviluppando apposite piattaforme che spieghino, ad esempio, come vengono spesi i fondi pubblici. Il Foia è un tipo di legge già adottata in 90 Paesi democratici che “rende la conoscenza delle informazioni raccolte dal governo un diritto universale, ponendolo alle fondamenta della libertà di espressione dei cittadini”.

Ora testo presentato da Foia4Italy, ricorda ancora Guido Romeo da Venezia, “sarà presto sottoposto a un crowdsourcing nazionale volto a migliorarlo ancora, accompagnato da una campagna pubblica per sostenerne l’adozione entro l’anno. In questo modo si aprirà un’azione di scrittura collettiva, nel solco della migliore tradizione dell’Open Government, che vede nella partecipazione e nella cooperazione due pilastri a favore della trasparenza”.

Angela Gennaro


C’è qualcosa che non va se un’opera pubblica è “in fase di completamento”… da 40 anni. Rizzoli presenta “Corruzione a norma di legge”

08/07/2014 - in corruzione

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2980443-9788817075701Se qualcuno si chiedesse come sia possibile che le grandi opere siano totalmente pervase di corruzione nostrana, come sia possibile che personaggi poco limpidi (con più di qualche scheletro nell’armadio) riescano sempre ad avere per le mani denaro pubblico o come sia possibile che per oltre quarant’anni abbiamo creduto che il Mose di Venezia fosse in fase di completamento, troverà finalmente qualche risposta nell’ultima fatica di Giorgio Barbieri e Francesco Giavazzi: il saggio “Corruzione a norma di legge. La lobby delle grandi opere che affonda l’Italia” da ieri in libreria per Rizzoli.

La storia del Mose è solo l’epicentro intorno al quale i due autori ruotano per raccontare come il sistema degli appalti italiano sia malato e, purtroppo, lontano da una cura. Non si può essere infatti ottimisti di fronte a notizie come il ritorno di Patrizio Cuccioletta alla carica di Magistrato alle acque.  Per ordine di Altero Matteoli di Forza Italia, nonostante le accuse di irregolarità per cui era stato rimosso nel 2001, Cuccioletta è stato rimesso alcuni anni dopo al suo posto, come se niente fosse successo. Nel suo primo mandato Cuccioletta aveva collezionato “234 giornate lavorative di assenza su 381” e aveva fatto “un uso improprio dei poteri d’urgenza”. Proprio quella “urgenza” che sembra rappresentare una sorta di “password della corruzione” intorno all’affare Mose.

Nel presentare il libro sul Corriere della Sera, Gian Antonio Stella parla delle “disinvolte scorciatoie per scansare ogni intralcio normativo in nome dell’urgenza («Le opere per salvare Venezia verranno ultimate entro il 1995», giurava Craxi nel 1986), col risultato che chi oggi chiede se «una scelta tecnologica fatta quarant’anni fa sia tuttora idonea, soprattutto alla luce dell’analisi costi-benefici», si sente rispondere che «è troppo tardi, ma è una domanda che, in quarant’anni, mai è stato consentito porre, sempre con la scusa che ‘ormai i lavori sono quasi finiti’»”.

Stella spiega poi come gli autori distinguano due tipi di corruzione. Il primo è quello classico, la tangente, per cui talvolta scatta l’arresto. Mentre il secondo è più pericoloso e ambiguo «perché – come si legge nel libro – nessuna legge viene violata sono le leggi stesse a essere state corrotte, cioè scritte e approvate per il tornaconto dei privati contro l’interesse dello Stato, o per alcuni privati a svantaggio di altri. Di fronte a questo tipo di corruzione la giustizia non possiede armi. Nel momento in cui la regola corrotta viene applicata nessuno commette alcun reato; i reati semmai sono stati compiuti quando il Parlamento ha approvato le leggi, ma sono più difficili da dimostrare e sanzionare».

Corruzione a norma di legge
di Giorgio Barbieri, Francesco Giavazzi
Rizzoli 2014, 238 pp. 15.00 €

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Digital Venice, l’innovazione riparte dalla laguna

07/07/2014 - in Politico e digitale

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È proprio da qui, dalla laguna in cui si è consumato lo scandalo del Mose, che l’Italia lancia un messaggio forte e chiaro all’Europa: la chiave per lo sviluppo economico sostenibile e per creare nuova occupazione è l’innovazione digitale, su cui devono concentrarsi le migliori energie di tutti. Comincia oggi Digital Venice 2014, l’evento ospitato dal Comune di Venezia e promosso dalla Presidenza italiana del Consiglio europeo con il sostegno della Commissione Europea, che riunirà politica, imprenditoria e innovazione per una settimana di conferenze, workshop e open forum sui temi caldi di questo settore in espansione.

Destinato a ripetersi ogni anno, l’incontro stigmatizza l’inizio del semestre di Presidenza italiana in Europa e pone l’accento sugli intenti del governo italiano in materia di innovazione digitale. La  “Venice Declaration”, che riassumerà la visione e le raccomandazioni raccolte durante la settimana, saranno presentate dalla Presidenza italiana al prossimo Consiglio Digital. All’evento parteciperanno anche Matteo Renzi, il vicepresidente della Commissione europea Neelie Kroes, altri responsabili politici di spicco provenienti dagli Stati membri dell’Unione e i rappresentanti delle principali aziende digitali internazionali.

Tra le varie iniziative previste c’è anche #restarteurope, cinque workshop a cura di Microsoft e StartupItalia! dedicati ai giovani talenti per costruire un’Europa digitale. 300 innovatori, funzionari governativi, esperti e ricercatori si confronteranno con i presenti e con la rete su 5 argomenti chiave: digital education/skills, digital economy, digital job, digital democracy e città digitali.

Ovviamente parteciperemo anche noi, portando l’esperienza di Riparte il futuro, e della sua versione internazionale Restarting the future, nell’utilizzo dei mezzi digitali per la battaglia contro la corruzione. Non solo per una questione di omonimia abbiamo il dovere di fare la nostra parte in questo importante percorso.


Mose: la prescrizione potrebbe mandare il fumo il processo al sindaco Giorgio Orsoni

01/07/2014 - in corruzione

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In questa settimana ci saranno importanti sviluppi sul caso Mose. Soprattutto si decideranno le sorti – almeno per il momento – di alcuni dei principali coinvolti nell’inchiesta. Si saprà ad esempio se saranno confermati gli arresti domiciliari per l’ex-eurodeputata di Forza Italia Amalia Sartori, adesso che è formalmente iniziata l’VIII legislatura ed è effettivamente scaduta la sua immunità.
Si saprà anche la decisione  del Tribunale del Riesame sul ricorso presentato dall’ingegnere Alessandro Mazzi, secondo la Procura di Venezia il principale collegamento tra il sistema “tangenti-Mose” e gli ambienti politici romani. E non solo.

Nonostante la cronaca quotidiana non riporti più molti dettagli sulle vicende giudiziarie dello scandalo, sembra che per la maggior parte dei coinvolti il quadro indiziario regga, compreso quello di Giorgio Orsoni. Dopo che il gup di Venezia ha respinto il patteggiamento a 4 mesi e 15mila euro di multa poiché “la pena è risultata “incongrua rispetto alla gravità dei fatti”, l’ex sindaco si prepara ad affrontare il processo.

Processo che rischia di portare a una scadenza dei termini poiché gli episodi di finanziamento illecito dei partiti che gli vengono contestati risalgono a oltre cinque anni fa e dopo sette anni e mezzo, si sa, scatta la prescrizione. Anche se in primo grado fosse condannato, l’appello potrebbe sforare i tempi.

La lotta alla corruzione non può prescindere da una significativa riforma della prescrizione. Ecco perché chiediamo un intervento urgente e definitivo sui tempi e sui meccanismi della prescrizione: occorre che smetta di decorrere in caso di qualunque azione penale, come ad esempio il rinvio a giudizio.

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Fiorello: una canzone sulle mazzette del Mose

10/06/2014 - in corruzione

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Per fare il Mose ci son gli appalti
a dar gli appalti ci pensa il sindaco
insieme al sindaco e al governatore
il generale e l’assessore
son tutti pronti a prender la mazzetta
così la diga verrà perfetta
questa è la storia triste di Veneeeeezia

Fiorello rivisita “Ci vuole un fiore” sulla base della vicenda Mose. Pochi versi ma eloquenti nella sua Edicola quotidiana.

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#MaipiuMose appello di Libera: non c’è più tempo, subito una nuova legge anticorruzione

05/06/2014 - in corruzione

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Ieri Expo, oggi il Mose, la corruzione ci ha impoverito e ci impoverisce ogni giorno: inquina i processi della politica e dell’economia e minaccia il prestigio e la credibilità delle istituzioni. Non c’è piu’ tempo serve una terapia d’urto: Governo e Parlamento devono passare dalle buone intenzioni ai fatti. Subito nuovi reati, come l’autoriciclaggio e la reintroduzione del falso in bilancio, con sanzioni adeguate. Più poteri, più risorse e personale all’ Autorità anticorruzione, che deve innanzitutto prevenire i fenomeni illegali. Ma soprattutto uno stop immediato alla “tagliola” della prescrizione, che smetta di decorrere dal momento dell’esercito dell’azione penale (richiesta di rinvio a giudizio o di giudizio immediato, citazione diretta, presentazione per giudizio direttissimo …). La corruzione è l’incubatrice del potere della mafia e il suo avamposto. Ecco perché la si deve combattere su tutta la linea, perché in Italia la corruzione non è un problema ma è il problema”. In una nota Ufficio di presidenza di Libera rilancia le proposte per combattere la corruzione dopo le recenti vicende giudiziarie di Milano e Venezia.

Auspichiamo che il governo e Parlamento sappiano farsi carico di questa responsabilità: Libera e Gruppo Abele, attraverso la campagna Riparte il futuro, lanciano una nuova petizione per chiedere una nuova legge completa ed efficace per combattere la corruzione. Riparte il futuro continuerà a monitorare questo processo, assieme a quasi 520mila cittadini che vogliono un’Italia libera dalla corruzione

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www.riparteilfuturo.it/maipiumose


Mose: 31 anni di mazzette e rimborsi ingiustificati. Tutti soldi pubblici, naturalmente

05/06/2014 - in corruzione

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Mose_cantiereQuando parliamo dei costi della corruzione nel nostro Paese dobbiamo costantemente far riferimento a dati ufficiosi poiché impossibili da quantificare esattamente. La corruzione infatti trascina con sé costi indiretti che sfuggono al contatore. Per quanto riguarda l’affaire “Mose” è relativamente facile verificare quanto i costi di realizzazione dell’opera si siano gonfiati a causa del giro di tangenti e mazzette che sta venendo alla luce nelle ultime ore. Rimasto dopo 31 anni ancora incompiuto, il Mose doveva rispondere a un’”emergenza” ed è diventato una storia senza fine, un buco nero di corruzione.

Nel 1988, l’allora vicepresidente del Consiglio Gianni De Michelis, prese un impegno: “La scadenza? Resta quella del 1995. Certo, potrebbe esserci un piccolo slittamento…”. Il “piccolo slittamento” c’è stato eccome e sappiamo anche quanto ci è venuto a costare. Il Mose prevedeva un costo iniziale di 1,3 miliardi di euro (attuali, allora c’era ancora la Lira) e adesso ha già sfondato il tetto dei 5 miliardi e si teme che non ne basteranno 6. Secondo quanto scoperto dalla Guardia di Finanza, alla base di questa lievitazione dei prezzi ci sarebbe di tutto e di più: ad esempio il compenso da un milione di euro all’allora presidente Giovanni Mazzacurati a titolo di “una tantum” insieme ai periodici rimborsi spesa (tutti naturalmente privi di giustificazione contabile), case affittate in California, consulenze distribuite ad amici e parenti e la super-liquidazione da 7 milioni di euro (incassata, tra l’altro, dopo il suo arresto).
Tutti soldi pubblici, naturalmente
.

Il Mose è solo l’ultimo esempio di grande opera trasformata in ghiotta occasione di corruzione. In Italia ormai si fa fatica a contarle: Expo2015, G8 alla Maddalena e all’Aquila, Mondiali di nuoto, ecc. Eppure nelle nostre carceri i detenuti per reati economici e fiscali sono 156, lo 0,4% del totale. Una percentuale dieci volte più bassa rispetto alla media europea del 4,1%. Il Paese con il maggior numero di “colletti bianchi” in carcere è la Germania, mentre l’Italia ne conta un numero 55 volte inferiore e non è certo un merito.

 


Venezia, il caso Mose: 35 arresti per corruzione, concussione, riciclaggio tra cui il sindaco Giorgio Orsoni

04/06/2014 - in corruzione

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Corruzione, concussione, riciclaggio. Mazzette a politici, commercialisti, protagonisti della finanza che conta, generali a tre stelle delle Fiamme Gialle. Tutto all’ombra degli appalti per il Mose, il sistema di dighe mobili progettato per difendere Venezia dall’acqua alta e realizzato dal Consorzio Venezia Nuova quale concessionario unico”. E’ così che Il Gazzettino riassume in poche righe l’affaire Mose, quello che il quotidiano del Nord Est rinomina la “Tangentopoli veneta”, ma che tocca anche Roma e Milano. Dalle prime ore di questa mattina, il Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle di Venezia conta 35 arresti, un centinaio di indagati e altrettante perquisizioni.

A finire in manette anche nomi illustri come “l’attuale assessore regionale alle Infrastrutture di Forza Italia, Renato Chisso, di Favaro, il sindaco di Venezia del Pd Giorgio Orsoni, il consigliere regionale Pd, Giampietro Marchese di Jesolo, il presidente del Coveco, una delle cooperative consorziate in Cvn, Franco Morbiolo di Cona, il generale in pensione Emilio Spaziante, casertano, fino al 4 settembre 2013 comandante in seconda della Guardia di Finanza e il vicentino Roberto Meneguzzo, fondatore e amministratore della Palladio Finanziaria spa, la holding diventata punto di riferimento della finanza dell’intero Nordest e non solo, che ha recitato la parte del leone in partite finanziarie del calibro di Fonsai e Generali. Richiesta di arresto anche per l’ex governatore del Veneto ed ex ministro all’Agricoltura e ai Beni culturali, ora senatore di Forza Italia, il padovano Giancarlo Galan, ma per poter procedere occorre il beneplacito dell’apposita Commissione di Palazzo Madama. Manette anche per Enzo Casarin, ex sindaco di Martellago e già arrestato e condannato per una vicenda di concussione, attualmente dirigente della segreteria di Chisso. Casarin è stato portato in caserma a Marghera”. Tra le notizie trapelate anche quella di un avviso di garanzia all’ex ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli.

Naturalmente ancora una volta a fare le spese di quest’ondata di corruzione sono stati i cittadini. Stando alle due inchieste confluite in un unico filone, si parla di fondi neri milionari, creati truccando le gare e facendo lievitare i costi non solo del Mose ma anche delle opere connesse alla salvaguardia di Venezia e finanziate con la Legge speciale. “Soldi depositati su conti criptati e affidati alla “discrezione” di istituti bancari con sede nei paradisi fiscali. Già un anno fa la domanda, retorica, che si erano posti gli inquirenti era: a cosa serviva tutto quel denaro fantasma? La risposta era contenuta nella ponderosa relazione trasmessa dal pm al gip, costellata da numerosi omissis motivati da esigenze investigative, dietro i quali si nascondevano nomi cosiddetti eccellenti di corruttori e corrotti”.

Un altro danno incommensurabile che grava sulle tasche degli italiani e sull’immagine dell’Italia stessa agli occhi del mondo.
“Immobile e imperitura”, come la definì lo scrittore Bruno Barilli, Venezia bisognava rispettarla… 


La trasparenza dei grandi Comuni: Napoli e Venezia sono le migliori in fatto di Enti controllati e Società partecipate. Catania la peggiore

09/04/2014 - in corruzione, Dialogo con l'ANAC

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Prosegue la nostra analisi sui rapporti che ’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) ha da poco pubblicato sulla trasparenza dei grandi Comuni nell’anno 2013. In particolare l’Anac ha valutato il  rispetto della Delibera Civit 71 del 2013 che fissa l’obbligo di pubblicazione nei siti istituzionali di alcune informazioni specifiche. L’obiettivo è raggiungere lo stato di”Amministrazione trasparente”.

Oggi analizziamo i dati dei report in merito alla trasparenza sugli Enti controllati – Società partecipate. Secondo l’art. 22 del d.lgs 33 del 2013, le PA sono tenute a pubblicare sul proprio sito tutte le informazioni sulle società che vi partecipano. Non devono solo rendere noto un mero elenco, ma anche fornire le seguenti informazioni dettagliate:

1) l’elenco delle società;
2) i dati relativi alla ragione sociale;
3) la misura della eventuale partecipazione dell’amministrazione;
4) la durata dell’impegno;
5) l’onere complessivo a qualsiasi titolo gravante sul bilancio dell’amministrazione;
6) il numero dei rappresentanti dell’amministrazione negli organi di governo;
7) il trattamento economico complessivo di ciascuno di essi;
8) i risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi finanziari;
9) i dati relativi agli incarichi di amministratore dell’ente;
10) il relativo trattamento economico complessivo.

Inoltre l’Autorità ha verificato che tali informazioni fossero:
11) aggiornate
12) in formato open data

Dalla Figura 3 si può osservare un buon livello di adempimento relativo a questa informazione: Napoli e Venezia sono i Comuni che hanno soddisfatto tutti i criteri individuati dalla Delibera Civit. In questo caso Catania risulta il Comune più inadempiente.

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La Figura 4 mostra che tutti i 15 Comuni hanno predisposto l’elenco delle società partecipate, indicandone la ragione sociale e la misura della eventuale partecipazione dell’amministrazione.

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Continuate a seguirci per sapere se le nostre città sono in regola o meno!