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Whistleblowing made in China: attenzione all’anticorruzione di regime

19/08/2014 - in corruzione, Politico e digitale, trasparenza

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congresso cinaC’è un nuovo metodo in Cina per chi volesse denunciare la corruzione. Si tratta di un sito web messo a disposizione dalla Corte suprema del popolo, sul quale sarà possibile compilare un modulo dove segnalare le irregolarità: qualcosa che può cadere sotto il nome di promozione del whistleblowing.

La lotta alla corruzione per le alte sfere cinesi non è una cosa di poco conto. È infatti dal 2012,(anno in cui si tenne il XVIII Congresso del Partito comunista cinese che designò Presidente Xi Jinping) che quotidianamente il sito web della Commissione centrale per le ispezioni disciplinari viene aggiornato con nuovi nomi di funzionari incriminati per corruzione. Secondo i dati del Partito nel 2013 sono stati ben 180 mila e 63 mila nei soli primi cinque mesi del 2014.

“Da quando Xi Jinping ha preso le redini della nazione – si legge su Il Fatto Quotidiano – 521 funzionari sono stati espulsi dal Partito e il numero di suicidi tra di loro è cresciuto vertiginosamente. Il settimanale economico finanziario Caixin riporta 48 casi di funzionari che si sono suicidati nel 2013, contro i 21 del 2012 e i 19 del 2011. All’inizio dello scorso luglio, per quattro giorni di seguito, si è suicidato un funzionario al giorno.

Zhang Lifan, storico e analista politico che vive a Pechino, pensa che uno dei motivi dell’aumento dei funzionari che si tolgono la vita sia da ricercarsi nell’improvvisa assenza di sostegno politico”, piuttosto che per ragioni culturali.

È quindi necessario fare attenzione che la parola “corruzione” non finisca a sottendere interessi molto più vicini alla difesa di un regime, o di alcuni gruppi forti, piuttosto che il perseguimento del comportamento di chi ruba dalla collettività per fini personali abusando del suo potere.

Non è un caso che sui suicidi eccellenti vi sono alcune ombre che hanno fatto discutere, specialmente sul web. Molti sono infatti nemici politici del presidente Xi Jinping: “Bo Xilai, l’ex principino rosso che sembrava destinato a diventare il novello Mao; il generale in pensione Xu Caihou, già membro del Politburo, vice presidente della Commissione militare centrale e incaricato di supervisionare le nomine all’interno dell’Esercito popolare di liberazione e, ultimo in ordine di tempo e più in alto ancora in grado, Zhou Yongkang, l’ex zar dei servizi di sicurezza cinesi, il potentissimo numero 9 che nella scorsa nomenklatura era a capo della Commissione militare”.

Non è tutto. Una delle richieste più pressanti della società civile cinese organizzata, soprattutto del Movimento dei nuovi cittadini, è stata la pubblicazione online di redditi e patrimoni dei funzionari pubblici, per permettere ai cittadini di monitorare e verificare che i funzionari non conducessero uno stile di vita al di sopra delle loro possibilità e denunciarli nel caso di sospetta corruzione. In sintesi, le stesse cose che Riparte il futuro sta chiedendo in Italia. Il risultato? I loro leader, tra cui il noto avvocato per i diritti civili Xu Zhiyong, sono stati processati a gennaio di quest’anno e condannati a diversi anni di reclusione per “disturbo dell’ordine pubblico”. Anche per questo pare strano che dopo solo otto mesi sia lo stesso governo a incoraggiare la popolazione a denunciare la corruzione e a garantire trasparenza nei suoi confronti.

Quello che accade in Cina, difficile da leggere partendo da questa parte di mondo, accende comunque un allarme che deve farci sempre rimanere svegli rispetto a quale tipo di lotta alla corruzione uno Stato intenda perseguire.

Una cittadinanza libera, attenta e attiva è la garanzia che le politiche pubbliche per l’integrità non nascondano invece interessi forti o guerre interne a gruppi di potere. Quando la società civile è inascoltata o ancor peggio perseguita, non è vera lotta alla corruzione. Whistleblowing poi significa difesa della legalità e dell’integrità: denunciare un fenomeno di corruzione serve a impedirne gli spaventosi effetti sociali ed economici, non a difendere uno status quo.

 

 

 


“Noi li abbiamo visti perfettamente, ma ci fu ordinato di starci zitti”: la strage di Ustica e la grande occasione mancata

21/07/2014 - in trasparenza, video

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ustica_corriereSui cieli dell’Ucraina un Boeing 777 della Malaysia Airline è stato abbattuto da un missile causando 298 morti. Sono bastate circa 24 ore per scoprire quale fosse la causa dello schianto, facendo così partire un’inchiesta per accertarsi semplicemente su di chi sia la responsabilità del disastro. C’è però un’altra storia, tutta italiana, che non può vantare un esito altrettanto veloce e alla quale alcuni non hanno potuto fare a meno di correre con la mente guardando le immagini provenienti dall’Ucraina. Una storia che vede protagonista il nostro Paese. Una storia dove il whistleblowing avrebbe potuto, chissà, cambiare le carte in tavola.

Era il 27 giugno del 1980. Sono passati 34 anni da quando il DC-9 dell’Itavia venne abbattuto da un missile nei cieli di Ustica. 81 morti che dopo 34 anni non hanno ancora trovato un colpevole per la giustizia italiana. Quella di Ustica è una storia di depistaggi, omissioni, ipotesi improbabili che sono state portate avanti per decenni e che ancora oggi qualcuno si ostina a difendere: anche nelle istituzioni. Le indagini della magistratura, prima fra tutte quelle di Rosario Priore, hanno descritto fin dall’inizio un quadro complesso di “guerra nei cieli”, di vittime civili nel posto sbagliato al momento sbagliato e di un quadro internazionale complesso che fino all’ultimo tenterà di non svelare le sue carte. Ma quelle indagini non hanno visto una sentenza, nè dei colpevoli. Dopo più di trent’anni si parla di un missile e si esclude (in quasi tutte le sedi) l’ipotesi della bomba presente sull’aereo o del cedimento strutturale. Era il 2007 quando l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che nel 1980 era presidente del Consiglio, disse che il DC-9 era stato abbattuto da un missile francese indirizzato all’aereo che trasportava il leader libico Gheddafi. Quegli 81 morti sarebbero stati l’effetto collaterale di una vera e propria guerra dei cieli internazionale.

Una verità giudiziaria non c’è. Non penale almeno. I magistrati si sono sempre trovati di fronte ad un muro che ha impedito la raccolta di alcune prove fondamentali per dimostrare le loro tesi: i tracciati aerei di francesi e Nato. Ce n’è una civile, di verità, che arriva 33 anni dopo (a inizio 2013) e che dà ragione alle evidenze ipotizzate dai magistrati inquirenti all’indomani della strage: la condanna, confermata in Cassazione, dei ministeri di Trasporti e Difesa – e quindi dello Stato italiano – al pagamento del risarcimento ai familiari delle vittime.

Una spy-story drammatica e che ancora oggi costituisce una ferita insanabile per tutto il Paese. Con i se e con i ma non si fa la storia, ma si può imparare. E da Ustica si può provare ad imparare che le cose sarebbero potute andare diversamente. Già perché una delle principali difficoltà riscontrate dagli inquirenti è tuttora quella di scoprire cosa accadde esattamente sui cieli sopra Ustica la sera di quel 27 giugno del 1980.

Com’è noto i radar italiani e Nato presenti in quella zona non hanno visto o erano tutti misteriosamente fuori uso. Ma il 6 maggio 1988 una telefonata arrivò a “Telefono Giallo”, programma di Corrado Augias in onda su Rai 3. “Io ero un aviere in servizio a Marsala la sera dell’evento della caduta del DC-9, gli elementi che comunico sono molto pesanti”, raccontava l’uomo al telefono. Il testimone anonimo ammette che lui e i suoi colleghi hanno visto i minuti spariti dalle registrazioni del radar: “Noi li abbiamo visti perfettamente. Soltanto che il giorno dopo, il maresciallo responsabile del servizio ci disse praticamente di farci gli affari nostri e di non avere più seguito in quella vicenda”. All’invito di Augias a non buttare giù il telefono il militare non fece una piega e interruppe la chiamata. Da quel momento in poi non si seppe mai più nulla di lui.

Potremmo forse definirlo un caso di whistleblowing? O meglio, un caso di “whistleblowing mancato” dato che rimase per sempre una semplice dichiarazione anonima? Cosa sarebbe successo, infatti, se la legge italiana avesse previsto una norma di tutela nei confronti dei whistleblower? Quali conseguenze avrebbe potuto avere sulle indagini relative ad uno dei più grandi misteri della storia del nostro Paese la testimonianza di una persona che ammise di avere, guardando la trasmissione, “un fatto emotivo interiore di dire la verità”?

L’uomo chiude il suo sfogo dicendosi costretto a fare quella rivelazione “anonimamente però, perchè cado nel nulla”. Riparte il futuro chiede con forza una legge a tutela di chi denuncia fatti di corruzione proprio perchè nessuno abbia più la sensazione di cadere nel nulla, di rimanere solo a combattere una battaglia inevitabilmente più grande di lui. Una denuncia concreta corrisponderebbe a donare un finale alternativo a centinaia di processi irrisolti o caduti in prescrizione. Per questo non basta compiacersi del fatto che il whistleblowing sia finalmente diventato argomento di discussione all’interno della politica italiana, ma piuttosto impegnarsi a far si che quest’ultima si sbrighi a creare una legge in tutela di chi decide di denunciare comportamenti illeciti come l’aviere di Marsala. Per evitare in futuro che, per cose fattibili in un giorno, ci si impieghino oltre trent’anni.

Daniele Caporale


Di Maio (M5S) sul whistleblowing: “La corruzione è un problema culturale, ecco perché chi non è omertoso va tutelato”

17/07/2014 - in corruzione

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Ieri, durante il convegno “Whistleblowing e anticorruzione: proteggere chi denuncia” organizzato dall’onorevole Francesca Businarolo del Movimento 5 Stelle, è intervenuto anche il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio. Gli abbiamo chiesto a che punto sono i lavori verso la realizzazione della legge anticorruzione e perché è sempre più fondamentale. “La corruzione è frutto di politiche burocratiche di questi anni che non hanno fatto altro che rallentare l’esecuzione dei diritti dei cittadini” ha spiegato Di Maio “chi non è omertoso va tutelato: oggi invece chi è omertoso viene privilegiato. Chi non lo è diventa un bersaglio mobile”.


Diretta streaming dal convegno del M5S “Whistleblowing e anticorruzione: proteggere chi denuncia”. Presenti Libera e Riparte il futuro

16/07/2014 - in corruzione, trasparenza

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MontecitorioOggi pomeriggio, dalle 16, sarà possibile seguire in diretta streaming da Palazzo Montecitorio il convegno organizzato dal Movimento 5 Stelle “Whistleblowing e Anticorruzione: proteggere chi denuncia”.
Tra gli ospiti anche la campagna Riparte il futuro, promossa da Libera e Gruppo Abele, che illustrerà i prossimi obiettivi, portando la voce di oltre mezzo milione di cittadini firmatari.

“Chi denuncia non è protetto – si legge sul sito di Beppe Grillo. – Chi denuncia la corruzione dall’interno di un sistema pubblico non solo non è protetto, ma rischia lavoro e futuro. Denunciare possibili atti illeciti o irregolarità non è mai stato così necessario, come oggi. Sono sempre di più i fatti di cronaca che hanno riportato all’attenzione generale il problema della corruzione in Italia. I whistleblower, ovvero i lavoratori che nell’interesse pubblico segnalano possibili atti di corruzione o irregolarità, devono essere adeguatamente tutelati, diversamente da quanto avviene allo stato attuale. Si suppone che la corruzione deve essere scoperta dalla magistratura o dalle forze dell’ordine, cioè da un “attore esterno”. Invece la corruzione può essere facilmente e più celermente scoperta e debellata con l’aiuto delle persone oneste che lavorano in sistemi corrotti”.

All’incontro parteciperanno anche alcuni whistleblower che racconteranno la loro esperienza: Ciro Rinaldi, che denunciò l’assenteismo nella Pubblica Amministrazione, e Grazia Mennella, licenziata a seguito di alcune denunce di irregolarità nell’ospedale in cui lavorava come medico.

Guarda la diretta streaming dell’incontro dalle ore 16:00 alle 18:00:


Contro la corruzione ora tocca a Renzi: ma che sia la #voltabuona e non solo un doloroso rinvio al prossimo scandalo

25/06/2014 - in corruzione

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Il governo ha promesso un pacchetto di leggi anticorruzione nei prossimi giorni. Siamo felici di questa presa di posizione dell’esecutivo, ma chiediamo che le riforme e le risposte contro la corruzione siano finalmente serie e strutturali. E dobbiamo farci sentire perché il rischio che anche questa non sia la volta buona è alto.

Vogliamo che sia la #voltabuona e non solo un doloroso rinvio al prossimo scandalo. Non ci sono più scuse: vogliamo la cura, non un placebo. Dobbiamo chiederlo.

Cinque sono i punti di riforma su cui il Governo non può prescindere:

1) PRESCRIZIONE

Prescrizione non è assoluzione. E invece troppe volte è intervenuta a inceppare il corso della legge lasciando impuniti i colpevoli, specie per i reati di corruzione. Ecco perché chiediamo un intervento urgente e definitivo sui tempi e sui meccanismi della prescrizione: occorre che smetta di decorrere in caso di qualunque azione penale, come ad esempio il rinvio a giudizio.

2) CONFLITTO DI INTERESSI

Basterebbe adeguarsi alle convenzioni internazionali a cui l’Italia aderisce. Otterremmo trasparenza e contrasteremmo finalmente i conflitti d’interessi dei funzionari pubblici e dei rappresentanti eletti dai cittadini nelle istituzioni.

3) COMBATTERE RICICLAGGIO E AUTORICICLAGGIO

Le tangenti si pagano anche con i capitali in nero. E i capitali in nero si accumulano grazie ad esempio all’autoriciclaggio, l’evasione fiscale e il falso in bilancio. Sono questi i “reati civetta” che vanno sconfitti per togliere ai corruttori le loro armi.

4) TRASPARENZA

Vogliamo una Pubblica amministrazione davvero trasparente: chiediamo che vengano messi online, in formato open data e chiaramente leggibili da tutti i cittadini i dati sull’organizzazione dell’amministrazione, sul bilancio, sull’utilizzo delle risorse, sui concorsi e sui bandi d’appalto. Chiediamo un Freedom of Information Act italiano.

5) WHISTLEBLOWING

Chi rompe il muro dell’omertà non deve mai più essere lasciato solo. Ecco perché abbiamo chiesto in Italia e in Europa risposte concrete sul whistleblowing: per chi cioè, denunciando la corruzione sul luogo di lavoro, contribuisce a smascherare gravi illeciti ma si espone a ritorsioni, rivalse, minacce.

Facciamo sentire la nostra voce. Chiediamo al governo che sia la #voltabuona contro la corruzione!

FIRMA LA PETIZIONE >>


Hai mai pensato di denunciare la corruzione di cui sei stato testimone?

16/06/2014 - in corruzione, video

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Gli scandali di Expo 2015 a Milano e del Mose di Venezia riaccendono i riflettori sull’emergenza corruzione in Italia.

Scoprire la corruzione non è semplice. Ma capita, soprattutto all’estero, che ci siano cittadini che vogliano denunciare ciò di cui si trovano ad essere testimoni. Si definisce whistleblower, e già il fatto che la parola non abbia un convincente corrispettivo in italiano la dice lunga.

Abbiamo provato a raccontarvelo in questo video: guardatelo e condividetelo con i vostri amici. Aiuterete a promuovere la cultura della trasparenza.

Whistleblowing from riparte il futuro on Vimeo.

Whistleblower vuol dire letteralmente “suonatore di fischietto”: si tratta di quel lavoratore che denuncia un illecito di cui è venuto a conoscenza all’interno dell’organizzazione in cui lavora, pubblica o privata che sia. Negli Stati Uniti chi denuncia è protetto da leggi federali e nazionali e, in molti casi, viene addirittura ricompensato in denaro dallo Stato. In Italia invece, come anche in altri Paesi d’Europa, c’è ancora tanta strada da fare.

In questi giorni, sulla scia dello scandalo Expo, ha visto la luce “Expoleaks”: una vera e propria piattaforma per il whistleblowing promossa da IRPI – Investigative Reporting Project Italy e da Wired Italia. Si tratta di uno strumento a disposizione di chi voglia e abbia il coraggio di raccontare in totale anonimato a dei giornalisti indipendenti eventuali illeciti di cui è venuto a conoscenza sul lavoro.

I rischi corsi da chi si oppone alla corruzione sono ancora troppo alti. Spesso chi denuncia viene visto come un traditore e le ripercussioni sulla vita lavorativa e privata sono ingiustificabili: mobbing, minacce e isolamento diventano pratiche subite quotidianamente.

In Italia e in Europa si può e si deve fare di più per tutelare chi ha il coraggio di denunciare e per promuovere la cultura della trasparenza e della cooperazione.

Aiutaci a diffondere questa iniziativa: abbiamo già convinto 62 nuovi parlamentari europei – di cui 22 italiani – a impegnarsi a Bruxelles e Strasburgo per una direttiva sul whistleblowing. E ora chiediamo risposte concrete al Governo Renzi.

Non possiamo più accettare che chi rompe il muro dell’omertà perda il lavoro o rischi la vita.


Expo2015, nasce Expoleaks: la piattaforma per la trasparenza dalla parte dei whistleblowers

10/06/2014 - in corruzione

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Rispondere a quanto sta accadendo e letteralmente precipitando in questi giorni di cronache nere, corruzione, bustarelle, tangenti, stipendi milionari, costi lievitati a carico delle tasche dei cittadini sembra impossibile per quanto si resta annichiliti. Si passa dal Mose di Venezia all’Expo 2015, ma prima di loro vennero il G8 alla Maddalena, le risate agghiaccianti sui morti dell’Aquila, i mondiali di nuoto di Roma. Grandi opere che in Italia si macchiano sistematicamente di malaffare. E le piccole non sembrano avere destino differente. Qui il nostro appello per una legge anticorruzione finalmente efficace.

Scoprire la corruzione non è sempre semplice. Ma capita – sia detto, e per tante ragioni, soprattutto all’estero – che ci siano cittadini che vogliano denunciare ciò di cui si trovano ad essere testimoni. Si definisce whistleblower, e già il fatto che la parola non abbia un convincente corrispettivo in italiano la dice lunga. Noi abbiamo provato a raccontarvelo in questo video.

Whistleblowing from riparte il futuro on Vimeo.

Chi denuncia, e chi vuole raccontare, deve essere tutelato e protetto. Anche quando decide di farlo raccontando quello che sa ai giornalisti. Il tema è molto sentito nel settore dell’informazione. O meglio, è sentito in un determinato settore dell’informazione italiana (quella che, per intenderci, mette il naso al di fuori degli angusti confini italici), tanto da essere protagonista dell’ultimo Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Tanto sentito da richiedere delle risposte prima di tutto pratiche, come quella appena lanciata dal centro di giornalismo di inchiesta IRPI (Investigative Reporting Project Italy). Si chiama ExpoLeaks ed è “la prima piattaforma web indipendente di whistleblowing anonimo dedicata a raccogliere segnalazioni su episodi di corruzione legati proprio alla realizzazione di Expo 2015″.

“Crediamo ci sia un reale bisogno di ExpoLeaks, un progetto che fonde giornalismo e tecnologia per favorire la trasparenza e contrastare la corruzione che danneggia l’imprenditoria onesta e la cosa pubblica”, spiegano i reporter. Nell’idea dei “creatori” si tratta di un mezzo, uno spazio messo a disposizione di chiunque a vario titolo abbia a che vedere con l’esposizione universale del prossimo anno e si trovi ad avere qualcosa da dire su quello che sembra non andare a norma di legge. “Chiunque potrà ora condividere, in modo completamente anonimo e sicuro, informazioni e documenti relativi a possibili irregolarità e forme di illecito”, si legge sulla nota di lancio del progetto. “Tutti i cittadini potranno così contribuire al corretto svolgimento dell’Esposizione Universale”.

Ma soprattutto il progetto, avviato con il sostegno di Wired Italia, media partner dell’iniziativa, si avvale di un mezzo che garantisce l’anonimato della fonte (attraverso un software, GlobaLeaks, e il browser Tor) che si appoggia alla tecnologia del Centro Hermes per la trasparenza e i diritti umani digitali. “La fonte anonima, condividendo non solo informazioni ma anche prove documentali, consentirà ai giornalisti di verificarne la veridicità e di informare i cittadini in maniera trasparente”.

Quello del coinvolgimento dei cittadini e della società civile come watchdog è un’idea che anche Riparte il Futuro persegue e sviluppa. Forse una delle poche risposte possibili al marcio che inesorabilmente avanza e non si arresta nel nostro paese. Il materiale che passerà attraverso Expoleaks sarà della più disparata specie e avrà necessità del vaglio, della selezione, del lavoro e dell’approfondimento dei giornalisti di IRPI. E gli stessi reporter si faranno carico di raccontare attraverso inchieste e approfondimenti le segnalazioni arrivate attraverso la piattaforma.

Angela Gennaro


E se denunciassi un corrotto?

20/05/2014 - in corruzione

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Chi denuncia la corruzione sul posto del lavoro dovrebbe essere encomiato per il suo coraggio, invece accade spesso, soprattutto in Italia, che venga considerato “lo spione” e che subisca addirittura ritorsioni, mobbing e anche minacce. Nei paesi anglosassoni è stato da lungo tempo introdotto il “whistleblowing” (la parola viene dal termine whistle”, che significa “fischietto” in inglese): chi, nel ruolo delle sue funzioni lavorative, assiste a comportamenti illeciti e li denuncia è protetto dalla Stato da qualunque ripercussione. In alcune legislazioni (come quella statunitense) il whistleblower è persino premiato con un riconoscimento economico anche importante: in fondo ha evitato una perdita di denaro molto maggiore denunciando il patto corrotto.

In Italia, invece, come anche in altri Paesi d’Europa, c’è ancora tanta strada da fare. Una buona notizia in questo senso viene dal web. In questi giorni, sulla scia dello scandalo Expo, ha visto la luce Expoleaks: una vera e propria piattaforma per il whistleblowing promossa da IRPI – Investigative Reporting Project Italy e da Wired Italia. Si tratta di uno strumento a disposizione di chi voglia e abbia il coraggio di raccontare in totale anonimato a dei giornalisti indipendenti eventuali illeciti di cui è venuto a conoscenza sul lavoro.

In Italia, la legge 190/2012 per la prima volta introduce questa figura, ma c’è un unico articolo che spiega in che modo procedere e quali sono le garanzie per chi denuncia. E anche a livello transnazionali, in Europa, la situazione è molto arretrata. Chiediamo dunque che i candidati alle europee si impegnino a far fronte a questa insufficienza normativa, una volta eletti europarlamentari.

Rompere il muro del silenzio è un dovere di tutti i cittadini. Essere tutelati per farlo è un diritto.

GUARDA I NOMI DEI CANDIDATI ITALIANI E STRANIERI CHE HANNO ADERITO >>

 


Segnalare la corruzione: dallo sportello civico digitale alla normativa sul whistleblowing

12/05/2014 - in corruzione, Politico e digitale

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Denunciare la corruzione dovrebbe essere per il funzionario pubblico un atto dovuto che gli fa onore, e non, come purtroppo accade, un atto di coraggio che gli può causare ritorsioni sul posto di lavoro.
Nei paesi anglosassoni è stato da lungo tempo introdotto il “whistleblowing”  (da“whistle” che significa “fischietto”) in base al quale chi, nel ruolo delle sue funzioni lavorative, assiste a comportamenti illeciti e li denuncia è protetto dalla Stato da qualunque ripercussione. In alcune legislazioni (come quella statunitense) il whistleblower è persino premiato con un riconoscimento economico anche importante.

Nel nostro paese la legge 190/2012 per la prima volta introduce questa figura, ma c’è un unico articolo che spiega in che modo procedere e quali sono le garanzie per chi denuncia. A questa insufficienza normativa (che segnaliamo anche nella nostra agenda) possono rispondere le Regioni o i singoli enti di Pubblica amministrazione, creando dei sistemi integrati veramente tutelanti e che facilitino la denuncia.

Si tratta di un punto importantissimo per la lotta alla corruzione che abbiamo messo tra le priorità della nuova petizione rivolta ai candidati alle Elezioni di maggio 2014. A sostenere questa battaglia, oltre a 100.000 cittadini che hanno firmato, ci sono anche i Signori Rossi, il movimento fondato dall’ex vice-presidente dell’Amiat di Torino, Raphael Rossi, che alcuni anni fa ha denunciato pubblicamente la corruzione.

Grazie a una coprogettazione con il Dipartimento di Management e con il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino i Signori Rossi stanno lanciando a questo proposito un nuovo sito che si chiamerà SoS corruzione per segnalare abusi ed episodi di corruzione, per spiegare ai cittadini quale sia il corretto comportamento da tenere in situazioni a rischio, per sensibilizzare alle problematiche connesse alla corruzione, conflitti di interesse e favoritismi.

Il sito è l’evolzione dello sportello online dei Signori Rossi, che a maggio compie tre anni, e raccoglierà preziosi contributi accademici e di ricerca in cooperazione con altre Università europee e supportata dalla rete Ius Publicum Network Review.

Il primo passo per dare vita a questo strumento anti-corruzione sarà l’evento Hackunito: una maratona informatica (hackathon) dal 12 al 17 maggio all’Università di Torino, in cui sarà avviata la progettazione del sito coinvolgendo studenti in loco ed esperti web a distanza. L’appuntamento è martedì 13 alle 16 presso l’aula A1 Vilfredo Pareto, D2, piano terra, Campus Luigi Einaudi, Lungo Dora Siena 100, Torino .

Se interessati scrivete a soscorruzione@gmail.com

FIRMA LA PETIZIONE PER I CANDIDATI ALLE ELEZIONI DEL 25 MAGGIO: impegno concreto contro la corruzione >>

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Corruzione: denunciare o tacere, questo è il dilemma

14/02/2014 - in Politico e digitale

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Una delle parole chiave del futuro è sicuramente “trasparenza”, sdoganata anche qui in Italia in seno alla legge 190/2012 e al PNA (Piano Nazionale Anticorruzione). Il percorso è estremamente tortuoso e costellato da pericolosi trabocchetti burocratici – spesso ad esempio il rispetto formale della normativa non corrisponde a un rispetto sostanziale  - ma la strada è stata imboccata.
Oltre ai provvedimenti presi in termini di open data delle Pubbliche amministrazioni, in termini di dialogo tra Stato e cittadinanza e  in termini appunto di trasparenza istituzionale in ambito legislativo e economico, si comincia a parlare anche in Italia di provvedimenti meno teorici e più “fattivi”. Ad esempio il Whistleblowing, una parola che dovrà passare tramite un mutamento culturale molto difficile per entrare a tutti gli effetti nel nostro vocabolario.

La figura del “whistleblower” infatti, ovvero un funzionario pubblico che impugna il “fischietto” (whistle) per denunciare sotto tutela dello Stato un fatto di corruzione di cui è testimone o vittima, non è comunemente associata a un’idea positiva ma piuttosto allo stereotipo dello “spione”.
In Italia infatti, la scelta di denunciare un illecito sul posto di lavoro rappresenta ancora un’eccezione, un atto di coraggio, anche perché lo Stato non garantisce, come accade in alcuni Paesi più avanzati, la protezione dei funzionari pubblici da eventuali ritorsioni. Serve dunque un mutamento culturale e una policy condivisa di sostegno e tutela.

Per incentivare la denuncia e diffondere il valore dell’integrità e del contrasto alla corruzione, il Formez (Centro servizi, assistenza, studi e formazione per l’ammodernamento delle PA) organizza una serie di seminari online di informazione e sensibilizzazione rivolti a dipendenti provinciali, comunali e delle ASL al fine di favorire il rafforzamento della cultura dell’integrità come richiesto da Piano Nazionale Anticoruzione stesso.

“Secondo autorevoli studiosi (Kaptein M. e altri), uno dei fattori che contribuisce ad innalzare il livello di integrità delle amministrazioni pubbliche (così come delle oganizzazioni in generale) è la possibilità per i dipendenti di sollevare e discutere questioni etiche” – spiega Massimo Di Rienzo di Formez sul portale dedicato all’innovazione delle PA – “L’opportunità di imparare dai propri e altrui errori, dalla gestione dei dilemmi etici, si perde se i dipendenti non hanno margine di manovra sufficiente per lo scambio, analisi e discussione delle loro esperienze. Una organizzazione eticamente diretta è quella in cui i dipendenti hanno l’abitudine a sollevare le questioni etiche senza timore di essere vittimizzati.”

I corsi del Formez si soffermano sulla risoluzione di questo fondamentale “dilemma etico”: denunciare o tacere? È facile immaginare che in molti casi, l’illecito sia effettivamente rilevato da  funzionari/dirigenti, ma che non venga portato all’attenzione dei responsabili nonostante sia obbligatorio per legge.

In termini di policy, in Italia emergono alcuni casi virtuosi, analizzati anche nell’ambito del monitoraggio “Salute – Obiettivo 100%” di Riparte il futuro, come quello della ASL di Cuneo 1 ma anche della APSS di Trento e della USL RM B di Roma, come ci è stato segnalato dal Formez.

Tre esempi che dovrebbero essere immediatamente seguiti da tutte le altre PA.

Se tu fossi un funzionario pubblico e ti accorgessi di un illecito sul posto di lavoro cosa faresti?

Laura Ghisellini

 

 


Whistleblowing: chi denuncia è al sicuro. Un buon esempio all’ASL di Cuneo 1

30/01/2014 - in dall'estero, Salute-Obiettivo 100%

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La corruzione è un fenomeno oscuro: chi ne prende parte parte ha tutto l’interesse a tenerla nascosta. Per questo è molto difficile portare alla luce casi di corruzione e ancor di più prevenirli prima che creino enormi danni all’economia e alla società. Quando arrivano le forze di polizia o la magistratura spesso è già tardi.

Come si può quindi spezzare questo meccanismo?  Nei paesi anglosassoni è stato da lungo tempo introdotto il “whistleblowing” (in foto il simbolo del fischietto, in inglese “whistle”): chi, nel ruolo delle sue funzioni lavorative, assiste a comportamenti illeciti e li denuncia è protetto dalla Stato da qualunque ripercussione. In alcune legislazioni (come quella statunitense) il whistleblower è persino premiato con un riconoscimento economico anche importante: in fondo lui ha evitato una perdita di denaro molto maggiore denunciando un patto corrotto.

In Italia, la legge 190/2012 per la prima volta introduce questa figura, ma c’è un unico articolo che spiega in che modo procedere e quali sono le garanzie per chi denuncia. A questa insufficienza normativa (che segnaliamo anche nella nostra agenda) possono rispondere le Regioni o i singoli enti di Pubblica amministrazione, creando dei sistemi integrati veramente tutelanti e che facilitino la denuncia.

whistleblower

Oltre all’esperienza del Comune di Milano, segnaliamo l’intervento della ASL Cuneo 1, che ha approvato una sua “Whistleblowing policy” facendola rientrare nella pubblicazione del Piano triennale anticorruzione. Riparte il futuro sta monitorando anche l’operato di questa ASL, così come di tutte le altre 240 Aziende sanitarie nazionali, nell’ambito del progetto “Salute – Obiettivo 100%”.

La “Whistleblowing policy” dell’ASL Cuneo 1 contiene appunto oggetto, contenuti, destinatari e modalità di trasmissione delle segnalazioni, nonché le forme di tutela. Infatti, solo nel momento in cui il possibile denunciante si sente “al sicuro” è spinto a compiere serenamente il suo dovere di testimonianza. Farà la sua parte se conosce la prassi, se sa a chi rivolgersi e quali sono le garanzie da ritorsioni e discriminazioni.

Un articolo per approfondire il caso di Cuneo.

Leonardo Ferrante

 


“Riparte il futuro ci sarà finché ce ne sarà bisogno”

26/03/2013 - in corruzione, Libera e Gruppo Abele

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“Cento giorni è l’arco di tempo in cui chiediamo ai parlamentari, nonostante questo momento difficile, di impegnarsi per riformare la legge che disciplina lo scambio elettorale politico mafioso. Proprio per recidere dall’origine questa complicità e seriamente avere un Paese libero dalla corruzione.” Leonardo Ferrante, resposabile scientifico della campagna, racconta i successi di Riparte il futuro alla Giornata della Memoria in ricordo delle vittime delle mafie, che si è tenuta a Firenze lo scorso 16 marzo.
Un progetto che non si fermerà con il raggiungimento del primo traguardo – la modifica del 416 ter – ma che proseguirà proponendo nuove politiche affinché l’Italia si doti di un efficiente apparato contro la corruzione. “Riparte il futuro ci sarà finché ce ne sarà bisogno”.

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Ecco l’intervista realizzata da VALORIzziamoci


Integrity Awards premia chi si è distinto nella lotta alla corruzione: aperte le nomination 2013

19/03/2013 - in dall'estero

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Dal 2000 Transparency International premia ogni anno con l’Integrity Awards chi, con coraggio e determinazione, si è messo a servizio della lotta alla corruzione in tutto il mondo. Semplici cittadini, organizzazioni non governative, giornalisti, magistrati, funzionari e leader della società civile, gli anti-corruprione heroes – anche se molti di loro preferiscono non essere definiti così – sono una fonte di ispirazione per chi in ogni angolo della Terra non vuole arrendersi a questo fenomeno che loroga le Istituzioni, l’economia e i rapporti sociali.
Queste persone – come il Cardinale Christian Tumi che ha fatto molto per ricostruire il valore dell’integrità in Camerun o come Grégory Ngbwa Mintsa (in foto a six) che ha coraggiosamente collaborato con una investigazione internazionale sulla corruzione dei presidenti africani – sono un esempio anche per i 163.000 cittadini che hanno firmato negli ultimi tre mesi la petizione Riparte il futuro, che per la prima volta in Italia sta concentrando l’interesse del mondo politico e della società civile attorno a questo tema di fondamentale importanza per lo sviluppo del Paese.

L’Integrity Award è il simbolo di un messaggio positivo che fa il giro del mondo: la corruzione non è la normalità e può essere contrastata. Anche nella nostra Italia, 72esima al mondo per Indice di corruzione percepito e con una persistenza del fenomeno definita “sistemica” dalla Corte dei conti.

Le nomination sono aperte: ognuno può segnalare il suo candidato entro il 15 giugno 2013.