Terremoto de L’Aquila: mazzette per il recupero beni culturali. Ai domiciliari anche il vice di Bertolaso

17/06/2014 - in corruzione

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Le Anime Sante in Piazza Duomo e Santa Maria Paganica: sarebbero queste le pietre (crollate) dello scandalo che torna in questi giorni a far tremare L’Aquila. Sono scattate infatti 5 ordinanze di custodia per un presunto giro di mazzette sul recupero di beni ecclesiastici, danneggiati dal sisma del 2009. Due arresti e tre persone finite ai domiciliari, tra cui spicca il nome di Luciano Marchetti, ex braccio destro di Guido Bertolaso.

Dall’inchiesta “Betrayal”, coordinata dal procuratore della Repubblica Fausto Cardella in collaborazione con Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza e dalla Squadra Mobile della Questura dell’Aquila, emergono sospetti di corruzione, falso, turbativa d’asta, millantato credito ed emissione e utilizzo di fatture inesistenti. Oltre al vicecommissario Marchetti, sono coinvolti anche la dipendente della Direzione regionale Beni culturali e paesaggistici per l’Abruzzo Alessandra Mancinelli e gli imprenditori Nunzio Massimo Vinci, Patrizio Cricchi e Graziano Rosone.

La carriera di Marchetti è lunga e ricca di ruoli importanti: in passato è stato un alto dirigente del ministero dei Beni culturali e commissario per la Domus Aurea, ha partecipato al post-terremoto di Marche e Umbria, ha fatto il direttore regionale dei Beni culturali del Lazio, nonché il vice di Guido Bertolaso e in seguito il commissario per la ricostruzione de L’Aquila durante la presidenza di Gianni Chiodi alla Regione Abruzzo. Ad oggi Marchetti è libero professionista, sempre attivo nel settore delle opere pubbliche.
Il suo nome era apparso tra i 450 della “lista Anemone”, svelati nella maxi-inchiesta sui grandi appalti nel 2010.

E adesso il suo nome torna alle cronache.

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