Whistleblowing: chi denuncia è al sicuro. Un buon esempio all’ASL di Cuneo 1

La corruzione è un fenomeno oscuro: chi ne prende parte parte ha tutto l’interesse a tenerla nascosta. Per questo è molto difficile portare alla luce casi di corruzione e ancor di più prevenirli prima che creino enormi danni all’economia e alla società. Quando arrivano le forze di polizia o la magistratura spesso è già tardi.

Come si può quindi spezzare questo meccanismo?  Nei paesi anglosassoni è stato da lungo tempo introdotto il “whistleblowing” (in foto il simbolo del fischietto, in inglese “whistle”): chi, nel ruolo delle sue funzioni lavorative, assiste a comportamenti illeciti e li denuncia è protetto dalla Stato da qualunque ripercussione. In alcune legislazioni (come quella statunitense) il whistleblower è persino premiato con un riconoscimento economico anche importante: in fondo lui ha evitato una perdita di denaro molto maggiore denunciando un patto corrotto.

In Italia, la legge 190/2012 per la prima volta introduce questa figura, ma c’è un unico articolo che spiega in che modo procedere e quali sono le garanzie per chi denuncia. A questa insufficienza normativa (che segnaliamo anche nella nostra agenda) possono rispondere le Regioni o i singoli enti di Pubblica amministrazione, creando dei sistemi integrati veramente tutelanti e che facilitino la denuncia.

whistleblower

Oltre all’esperienza del Comune di Milano, segnaliamo l’intervento della ASL Cuneo 1, che ha approvato una sua “Whistleblowing policy” facendola rientrare nella pubblicazione del Piano triennale anticorruzione. Riparte il futuro sta monitorando anche l’operato di questa ASL, così come di tutte le altre 240 Aziende sanitarie nazionali, nell’ambito del progetto “Salute – Obiettivo 100%”.

La “Whistleblowing policy” dell’ASL Cuneo 1 contiene appunto oggetto, contenuti, destinatari e modalità di trasmissione delle segnalazioni, nonché le forme di tutela. Infatti, solo nel momento in cui il possibile denunciante si sente “al sicuro” è spinto a compiere serenamente il suo dovere di testimonianza. Farà la sua parte se conosce la prassi, se sa a chi rivolgersi e quali sono le garanzie da ritorsioni e discriminazioni.

Un articolo per approfondire il caso di Cuneo.

Leonardo Ferrante